CRITICHE E RISPOSTE SULLA RIFORMA (settima parte)

CRITICHE E RISPOSTE SULLA RIFORMA COSTITUZIONALE  (settima parte)

Critiche di merito in ordine a scelte specifiche contenute nel testo.

 

Critica: – Il nuovo Senato non rappresenta davvero le istituzioni territoriali come invece promette l’art.55 Cost. riformato.

Risposta: – Non c’è dubbio che rappresenterà anche, ma non solo le autonomie territoriali: bisogna vedere in che misura queste e in che misura, più tradizionalmente, i partiti. Onestà intellettuale impone di precisare che è difficile dire dove l’equilibrio andrà a collocarsi nei tempi medi. Dipenderà da varie cose: legge elettorale e scelte delle classi dirigenti nazionali e soprattutto regionali. Ne faranno parte i presidenti di Regione?  La legge elettorale privilegerà l’indicazione del corpo elettorale oppure la scelta del Consiglio regionale? Ma difficilmente il nuovo Senato potrà comportarsi come una seconda camera politica minore. Certo, se così avvenisse sarebbe un’occasione perduta: ma è difficile pensare a danni più gravi rispetto alla mancata rappresentazione in Parlamento degli interessi regionali e locali. E’ più probabile però che questi sapranno farsi sentire e “imporre” ai senatori l’ascolto che meritano. Intanto si pensi ad una legge elettorale adeguata e soprattutto a un nuovo regolamento del senato che favorisca la rappresentanza territoriale e non quella partitica: lo spazio giuridico c’è.

 

Critica: – sarebbe stato preferibile il modello Bundesrat (tipo Germania).

Risposta: – Rispettabilissima e in parte condivisibile opinione. Ma, a parte che non rappresentare affatto l’Italia dei Comuni o rappresentarla solo per il tramite delle Regioni non è scelta che avrebbe rispettato la storia delle autonomie territoriali nel nostro paese, questo modello, semplicemente, non aveva abbastanza sostenitori in Parlamento se non altro per il fatto che oggi il Pd governa 17 Consigli regionali su 21 (nel Bundesrat siedono delegazioni dei governi non dei Consigli – che votano unitariamente – e le minoranze non sono rappresentate). Pensare che le altre forze politiche avrebbero accettato di mettere il Senato tutto in mano al solo Pd, è fuori dalla realtà.

 

Critica: – Si sarebbe dovuto lasciare più senatori e ridurre il numero dei deputati. Oppure varianti: 100 senatori ma riduzione dei deputati a 500.

Risposta: – Sul lasciare più senatori c’è da nutrire seri dubbi. Quanto alla riduzione dei deputati, è chiaro che andare in quella direzione avrebbe complicato l’iter della riforma fino a farla fallire. Se ne può riparlare.

 

Critica: – la riforma crea uno squilibrio eccessivo fra le due camere.

Risposta: – E’ un’opinione come un’altra. Curiosa però da parte di chi, in nome della sovranità popolare, difende l’elezione diretta dei senatori. Infatti, il denunciato e presunto squilibrio assicura la preponderanza della Camera in sede di Parlamento e in seduta comune, com’è giusto che sia, dato che la Camera è la sede ultima della sovranità popolare nelle istituzioni. Comunque il rapporto Camera/Senato sarebbe di 6,3 a 1 (in Germania il rapporto Bundesrat è di 9 a 1) Inoltre non è esatto affermare che così si rende irrilevante il voto dei senatori (nel Parlamento in seduta comune, che poi fa poche cose: elegge i componenti del Consiglio superiore della magistratura ed elegge e mette in stato d’ accusa il capo dello Stato). Dato e non concesso che la legge elettorale resti l’Italicum e, soprattutto, che la maggioranza di 340 deputati da questa elegge elettorale garantiti resti compatta, anche a scrutinio segreto – si badi bene (sarebbe una novità), le maggioranze richieste renderebbero i voti dei senatori superflui solo nel caso in cui una parte notevole dell’opposizione politica votasse con la maggioranza. Ma ciò configurerebbe un’elezione non partigiana, bensì bipartisan: il che è esattamente ciò che molti auspicano. Dunque non si capisce la preoccupazione del presunto squilibrio.

 

Critica: – Non si capisce cosa restano a fare i cinque senatori di nomina presidenziale.

Risposta: – Effettivamente non si capisce. O meglio: si capisce che sono restati per una sorta di timore reverenziale verso il capo dello Stato e verso i senatori a vita in carica. Sono le vischiosità di qualsiasi riforma. Certo che è tutto tranne che un punto decisivo.

 

Critica: Se proprio si volava tenerli, i senatori a vita e presidenziali dovevano diventare deputati a vita o presidenziali… Che c’entrano col Senato?

Risposta: – Posto che non si è avuto il coraggio di abolire né i cinque presidenziali né quelli a vita in quanto ex presidenti, è logico che siano ancora senatori. Perché in questo modo, si evita che siano associati al circuito del rapporto fiduciario, che caratterizza la sola Camera, facendo parte del ramo del Parlamento che non potrà essere sciolto.

(Fonte: “Aggiornare la Costituzione” di Guido Crainz e Carlo Fusaro)

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