CRITICHE E RISPOSTE SULLA RIFORMA (quinta parte)

CRITICHE E RISPOSTE SULLA RIFORMA COSTITUZIONALE (quinta parte)

Critiche di merito di carattere generale

Critica: – Prevedendo un Senato non eletto direttamente dal corpo elettorale, la riforma viola il principio della sovranità popolare.

Risposta: – Il principio fondamentale della sovranità popolare (art. 1 Cost.) non è mai stato interpretato nel senso che tutti gli uffici pubblici debbano necessariamente essere di diretta estrazione popolare, né che sia vietato abolire enti direttamente eletti o trasformati in enti indirettamente eletti (Province). Né ciò può valere limitatamente al Parlamento: altrimenti di ordinamenti rispettosi della sovranità popolare, al mondo, ne avremmo pochi, oltre gli Stati Uniti. Nel regno Unito, in Germania, Francia, la seconda camera non è eletta direttamente dai cittadini. In Spagna in parte.

Critica: – La riforma è un attentato alla democrazia perché non assicura le necessarie “garanzie”.

Risposta: – Pensare che chi controlla il circuito governo-Parlamento sia per ciò solo una specie di “padrone del palazzo” vuol dire ignorare come funzionano le moderne democrazie e come funziona, in particolare, la nostra: nella quale poteri e contropoteri sono saldi e forti, a partire dalla Corte costituzionale e dal Presidente della Repubblica, le burocrazie inossidabili, anche troppo, la magistratura giustamente indipendente, non solo quella giudicante ma anche quella inquirente, le autonomie territoriali una realtà e ora sarebbero dentro le istituzioni parlamentari, oltretutto. Significa ignorare che siamo inseriti in un sistema giuridico multilivello europeo e internazionale col quale chiunque governi deve fare i conti (e ci si lamenta anche troppo). Significa ignorare, infine, che quella italiana è una società nella quale l’associazionismo di categoria, il sindacato, il volontariato, il terzo settore, le Chiese, eccetera, sono saldi e in grado di difendere i propri interessi. E’ bene che sia così: per questo i politologi parlano di “poliarchia” per definire sistemi del genere. Inoltre, la riforma assicura più democrazia, non meno: (1) aumenta gli istituti di partecipazione; (2) dà precise indicazioni sulle garanzie per minoranze e opposizione nei regolamenti parlamentari; (3) responsabilizza davanti agli elettori chi governa; (4) sana il deficit democratico derivante dal fatto che il Senato oggi pesa quanto la Camera ma non è eletto a suffragio universale (Non votano i circa 4.000.000 di cittadini fra i 18 e 25 anni meno un giorno. Cosa di cui tutti si dimenticano); (5) Per le leggi più importanti, a partire da quelle costituzionali, mantiene il bicameralismo.

Critica: – La riforma crea troppe incertezze e produrrà contenzioso.

Risposta: – In generale qualsiasi riforma contiene margini di incertezza, per definizione. Non può che essere così: se si mette a raffronto un testo vigente da 15 o 70 anni, studiato, applicato, giudicato e interpretato da schiere di giudici e studiosi, con un testo nuovo, è evidente che il primo pare chiaro, perché noto nelle diverse interpretazioni e nella prassi concreta, il secondo fonte di incertezza. Ed è sicuro che all’inizio ci sarà qualche contenzioso davanti alla Corte, chiamata a dirimere qualcuna di quelle incertezze. Ciò è fisiologico. Ma non si deve drammatizzare una questione che rappresenta l’assoluta normalità dei processi di riforma. Riforme senza incertezze e incognite non esistono.

Critica: – La riforma è scritta male e sgrammaticata (Stefano Rodotà)

Risposta: – Che la riforma non sia un capolavoro di bella normazione è vero, ma questo vale – in giro per il mondo – per tutte le recenti revisioni costituzionali, nelle quali prevale la tendenza ad essere sempre più specifici, a tutto prevedere, e tutto regolare proprio per ridurre le incertezze interpretative. Tanto più quando una riforma è figlia di compromessi parlamentari. E non si può al tempo stesso lamentare una presunta espropriazione del Parlamento e poi, quando fa il suo mestiere, rammaricarsi che non ne vengano fuori testi inappuntabili tecnicamente come se prodotti non da politici ma da esperti di buona legislazione.

(Fonte: “Aggiornare la Costituzione” di Guido Crainz e Carlo Fusaro)

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2 Risposte

  1. Nariorox42,
    mi dispiace ma questa cose non mi garbano.
    Ciao

  2. Mariorox42
    mi dispiace ma queste cose non mi garbano.

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