NOI CHE GRIDAMMO AL VENTO

NOI CHE GRIDAMMO AL VENTO

copj170.asp“Alto nel cielo c’era il sole. È tiepido come oggi. E c’era il vento, quel giorno a Portella. Un vento che agitava le bandiere, sfumava musica e canti e, inascoltate, disperse le nostre grida”

Portella della Ginestra è una località in provincia di Palermo. Poche anime ancora la popolano, suddivise nei paesi di Piana degli Albanesi, San Giuseppe Jato e San Cipirello. Gente povera, in gran parte contadini, gente che ama la propria terra e la lavora, dieci, dodici ore al giorno, dall’alba al tramonto, perché la terra offre loro il minimo indispensabile per vivere e crescere una famiglia, dignitosamente.

Il libro di Loriano Macchiavelli è anzitutto un encomio a questa gente che è la parte sana e nobile della Sicilia ma è anche il racconto di un tremendo atto di violenza perpetrato nei loro confronti, un vero e proprio eccidio, che fu consumato in questa zona il Primo maggio del 1947: una carneficina talmente efferata ed implacabile da essere considerata la prima tragica strage della Repubblica, inaugurando la cosiddetta strategia della tensione degli “anni di piombo”.

Portella della Ginestra rimane ancora un segreto di Stato.

L’opera di Macchiavelli non vuole indicare un colpevole o incriminare qualcuno, sia esso lo Stato o la mafia, o entrambi visto che un accordo segreto, un compromesso tra mafia e Stato che avrebbe salvaguardato gli interessi di ambo le parti è del tutto plausibile in quel periodo storico.
Questo romanzo vuole solo smuovere la memoria affinché il ricordo di quel giorno non si perda nel tempo, non si dissolva al vento.
Perché le undici persone falcidiate dal mitra di Salvatore Giuliano e dei suoi compari erano tutti innocenti, uomini, donne e bambini che si erano riuniti con tanti altri paesani nella vallata circoscritta dai monti Kumeta e Maja per un giorno di festa, l’unico in cui era consentito loro sollevare la schiena dai campi per onorare quello stesso lavoro con cui dignitosamente vivevano.

E’ la Sicilia, e la gente di Portella, i morti di Portella, il cui pianto dolente ancora risuona tra quei sassi in cerca di giustizia, solo giustizia:
‘A ‘ddu jornu, fu a Portedda,
cu ci va doppu tant’anni,
vidi morti ‘n carni e ossa,
testa, facci, corpa e jammi,
vivi ancora, ancora vivi
e ‘na vuci ‘n celu e ‘n terra:
O justizia, quannu arrivi?
O giustizia, quannu arrivi?

Loriano Macchiavelli “Noi che gridammo al vento”. Editore Einaudi.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: