DIAMO UN CUORE AL PD

DIAMO UN CUORE AL PD

208586_618006_ITALY_ANTI_11167890_mediumTutti noi ricordando i Blues Brothers, ripetiamo spesso che “quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare”. È una bella frase ed è anche divertente ma vale solo nostro avviso, per l’America di Trump. Non vale e non deve valere per noi dirigenti ed elettori della sinistra. Sto parlando anche a te, Matteo, che in questo momento sei quello che di questa sinistra ha la maggiore responsabilità.

Il gioco, in effetti, si è fatto veramente duro, a un punto di cui non ho ricordanza nella mia lunga storia dentro e a fianco del più grande partito della sinistra italiana. Sembra che quel terribile turpiloquio inaugurato pochi anni fa dal “vaffanculo”di Grillo abbia ormai permeato tutta la nostra società e, tragicamente, anche l’insieme dei nostri compagni, quelli che amo, quelli a cui cerco di rivolgermi giorno per giorno, a quel grande insieme di persone che vanno dal compagno Giorgio Napolitano al compagno Stefano Fassina.

Ho sofferto molto e soffro ancora per quelle terribili parole indirizzate a Roberto Benigni dal più grande dei satirici sorti dall’utopia del sol dell’avvenire e che ha fatto da maestro a tutti noi: Dario Fo, ovviamente. Ma soffro ancora di più per quell’infantilismo quotidiano che giorno per giorno ci viene propinato nella televisione, sui giornali, e anche nei nostri quartieri, dal droghiere o dal benzinaio, o da incontri casuali per la strada.

Amici e compagni che si guardano con odio, con disprezzo; amici carissimi che ti tolgono il saluto e ti trattano come un appestato, quasi che ogni opinione diversa sia necessariamente frutto di sporchi interessi e torbidi affari. Vorrei tanto che sorgesse anche tra le nostre fila un papa Francesco della sinistra laica che levasse la sua voce per dire un’unica, potente, parola: finitela. Sì, finiamola, smettiamola, recuperiamo il valore etico della vocazione di sinistra e con calma e tenacia salviamo le parti più belle di quel partito che ancora miracolosamente rimangono.

Agli elettori stanchi, incazzati e smarriti; a quelli che hanno voluto “mandare un segnale” alla leadership del Pd non andando a votare o dando un “voto di protesta” vorrei dire di ricordarsi che in gioco è la qualità dei servizi nei nostri comuni, cosa fondamentale per chi non ne può fare a meno, per i più umili, per i tanti nostri concittadini emarginati nella sofferenza.

Ricordatevi che una amministrazione ispirata ai principi del riformismo e della solidarietà è migliore di qualunque amministrazione di destra o populista e che nessuno, proprio nessuno, anche colui che è stato colpito da nefandezze del nostro partito, ha il diritto di volgere le spalle sdegnato facendo prevalere il suo egoismo sul bene collettivo.

Ai dirigenti del Pd, a quelli che hanno spesso preferito scorciatoie decisioniste alla fatica paziente del dialogo: ricordatevi che un partito vitale e inclusivo è oggi l’unica garanzia contro una antipolitica parolaia e contro il fascismo più o meno strisciante che sta minacciando l’Europa.

Quando il gioco si fa duro all’interno della nostra area di sinistra non devono essere i duri a scendere in campo bensì, al contrario, deve essere il loro opposto: il cuore. E’ la mancanza di ideali, di partecipazione appassionata, di vocazione e di sacrificio che si sono perduti nel nostro partito e che bisogna assolutamente ritrovare e far germogliare.

Come possiamo impedire la costruzione dei muri in Europa e nel mondo quando i primi muri li costruiamo proprio dentro noi stessi, dentro l’anima del nostro partito? Per tutto questo mi rivolgo a te, Matteo, a te che hai la maggiore responsibilità ma anche le maggiori possibilità per sanare questo delirio e ripartire con speranza e tenacia. Devi dare un grande segnale di pacificazione cominciando ad ascoltare con modestia le obiezioni che tantissimi compagni ti pongono in modo sincero e non strumentale. Non so se la strada migliore sia quella invocata dal compagno Macaluso e altri su un possibile abbandono dell’Italicum o su una revisione del meccanismo di nomina nel nuovo Senato, ma quello di cui sono certo è che occorre riprendere in mano in modo non demagogico il discorso sul partito.

Devi mostrare a tutti noi quel volto umano, gioioso e disponibile con cui hai inventato la Leopolda e affrontato le primarie a suo tempo. Hai dato ampia prova di saperci fare, hai rinnovato lo stile di lavoro e le forme di comunicazione ma non puoi lasciare andare il partito. Il partito è la base della coesione sociale; il partito è il luogo dove nascono le idee che arriveranno poi al centro e anche a te; il partito è quello che deve garantire l’identità di una classe politica di sinistra che si trova di fronte compiti enormi: l’Europa in disgregazione, il più feroce dei capitali finanziari, le più grandi tragedie legate alla fame, alle guerre, alla disperazione. O ritroviamo quella solidarietà perduta, quella capacità di discutere con dialettica e disponibilità, sapendo che nessuno ha la verità in tasca, o saremo finiti e con noi sarà finita l’Italia.

[La lettera-appello di Sergio Staino è stata per ora sottoscritta da Francesco Guccini, Sergio Givone, Massimo Cirri, Mario Primicerio, Silvio Greco]

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2 Risposte

  1. Ecco come la pensa una che è veramente di sinistra……………………………..

    Ricordo c on nostalgia i giorni in cui convintamente volevamo salvare la Costituzione. Ci piaceva il libretto delle regole, dei diritti e dei doveri. Ancora molti di noi lo tengono a cuore il libercolo, sebbene molte delle sue pagine siano ormai violate e stracciate. Proviamo a tenerne al sicuro i brandelli.

    Me ne sto qua, in quest’angolo dimenticato d’Italia, affacciata alla finestra aperta costantemente sul resto del paese, e assisto avvilita allo squallido spettacolo che mi si presenta, sempre uguale a se stesso, anche se di molto peggiorato, che ogni volta si ripete da quando in troppi stabilirono che la politica fosse soltanto cacca. Una cosa sporca dalla quale era meglio stare lontani.

    Imbecilli.

    E proprio da imbecilli, oggi, siamo trattati da una manica di venditori di fumo, di marionette con i fili imbrogliati dalla frenesia dei manovratori.

    Non ci era bastato l’orrore di immaginare un tizio come berlusconi, ergersi a Padre Prostituente? Evidentemente no, siamo scivolati più in basso.

    Agli imbecilli oggi è chiesto di diventare protagonisti con un Referendum che ha dell’assurdo. Una specie di “televoto” per stabilire se le regole del gioco – cambiate in corsa – siano o no accettabili, e peggio, proprio come si fa in quei detestabili programmini da pessima televisione, se i protagonisti dello spettacolo abbiano ancora o no il favore del pubblico rimbecillito.

    “Chi vota no, mi odia”, dice colui che dovrebbe essere il capo di un governo (e non di una squadriglia di boy scout un po’ cretino, impegnato in uno dei giochi da campo domenicali). “I partigiani veri voterebbero sì”, dice un’altra indispettita dal selciato romano che impiglia i suoi tacchi (i partigiani veri ti avrebbero sparata). “Chi vota no, mi offende!” avvisa l’ex peggior presidente della Repubblica che la storia ha da ricordare.

    Ma il popolo è imbecille. Rincoglionito da questo ventennio di barbarie e ignoranza guarda il dito che indica la luna. Così mentre a noi viene proposta la finalissima di questo “Talent show” che spera di confermare il burattino a furor di popolo, nelle scuole dove non c’è carta igienica e manca il gesso – perché la LIM non è roba per tutti – circola già tra i banchi il libretto offerto dal ministero “La nuova Costituzione spiegata ai ragazzi”, e non si legge orrore tutto intorno, perché in fondo siamo proprio imbecilli.

    E a me torna la domanda: “Ma non abbiamo sempre voluto salvare la Costituzione?” Oh, già dimenticavo: “Mica è un totem”, mi hanno risposto l’ultima volta che osai chiedere. E allora mi rimetto là alla finestra a guardare il mondo, e quel che vedo oltre l’orizzonte non mi piace.

    Perché, vada come vada, il plebiscito si farà e non accadrà assolutamente nulla: dato che la politica era cacca, ed è stata sterminata, pure se vincesse il no noi non saremo liberi e tantomeno torneremo democratici: semplicemente il manovratore spezzerà i fili alla marionetta, e la sostituirà con un’altra. Perché noi per far la guerra non siamo buoni. Chi vorrebbe combattere è vecchio, stanco e acciaccato, chi è convinto di farla, invece, pensa che si faccia senza armi, vestito da pubblico, armato di applausi o fischi, a seconda dell’opportunità.

    Nessuno avrebbe mai dovuto toccare la Costituzione, soprattutto non quelle luride mani che l’hanno violentata.

    Rita Pani (APOLIDE)

    1. Conosco molto bene e da tempo Rita Pani. La stimo molto, ma non mi lascio dare dell’imbecille da lei.
      Solo chi è così duro d’animo, non riesce ad adattarsi alla vita di oggi, non sa affrontare con cuore aperto i problemi della società, se non chiudendosi nel proprio cerchio di elite comunista, in questo modo pensa di poter dare dell’imbecille a tutti coloro che non stanno nella propria cerchia. Mentalità molto chiusa. Comunque ne ammiro la coerenza.
      Caso raro, isolato e come tale resterà, ma non sarà di alcun giovamento a migliorare questo paese.
      “O ritroviamo quella solidarietà perduta, quella capacità di discutere con dialettica e disponibilità, sapendo che nessuno ha la verità in tasca, o saremo finiti e con noi sarà finita l’Italia”.
      Ciao Spera.

      Debbo aggiungere però che c’è chi fa il contrario e mescola tutto, rivelandosi opportunista e adatto a ingoiare qualsiasi minestrone (in questo caso preferisco Rita Pani). Ti faccio un esempio: La candidata grillina a Roma si appropria indebitamente di Berlinguer e nello stesso tempo viene indicata al voto dalle forze di destra, anche quella fascista, e dalla Lega razzista. A Milano, Dario Fo, da sinistra vira a destra. dichiarando il voto al candidato di Berlusconi, Parisi.
      Quando il voto è soltanto contro e mai per qualcuno si possono combinare vere confusioni cerebrali. Confusioni che si dispiegano sulla testa delle persone come una ragnatela. E creare confusioni, in definitiva, è lo scopo del nuovo fascismo.

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