LA SINISTRA ITALIANA

LA SINISTRA ITALIANA

Non è solo Renzi il problema della sinistra italiana.

Leggiamo, per esempio, “La Repubblica”, all’indomani del voto amministrativo. Ezio Mauro tira la giacca a Renzi affinché prenda in considerazione il passato della sinistra e non rappresenti soltanto metà partito.
I grillini sparano a zero su Renzi, ma non chiederanno le dimissioni del governo. (Chissà perché?)
Bersani, (gestore del PD nelle sezioni di partito), chiede a Renzi di cambiare tutto e mettersi da parte.
Verdini e Ala vogliono apparentarsi in un abbraccio mortale con Renzi.
Scalfari pretende che Renzi faccia la voce grossa con la Merkel per un’Europa simil – Draghi.
Salvini non chiede niente, lo vuole solo “morto”. 

Tutto vero! Analisi precisa, ma manca un dettaglio. Ma Ezio Mauro e il suo giornale che ruolo hanno in questa situazione? Hanno solo informato o hanno sottolineato, ampliato, ribadito e sostenuto le voci che da 2 anni e mezzo si oppongono, con qualsiasi pretesto, all’opera di “cambiare un Paese bloccato da cautele democristiane per troppi anni, e ancor più irrigidito dalla ruggine di una crisi economico-finanziaria senza fine”?

Si leggano i commenti sotto gli articoli, vi si trova solo l’odio profondo verso Renzi. Si guardino le puntate di Ballarò e si scorra l’elenco infinito dei cori e delle litanie del “blocco”, ci si rende conto della mancanza assoluta di concretezza, ci si crogiola nella critica, nel rancore e tutto finisce lì.

Dove sono le politiche alternative reali che si possono sostituire a quelle del governo del PD di Renzi? Esistono veramente riforme strutturali che non scontentano nessuno che fanno tutti felici?

Se il ceto intellettuale della “sinistra storica” italiana pensa che il problema sia essere stata “fregato” da un quarantenne pop, credo sia messa proprio male.

Analizzando i dati dei risultati delle elezioni amministrative delle principali città italiane si vede come l’area a sinistra del Pd rischi l’irrilevanza. A Roma Stefano Fassina si è fermato al 4,47%, una percentuale al di sotto delle aspettative della vigilia. A Torino Giorgio Airaudo, che puntava ad una percentuale a due cifre, ha fatto anche peggio fermandosi al 3,7%. Un po’ meglio è andata a Bologna con Federico Martelloni, che nonostante l’endorsement del leader di Podemos Pablo Iglesias, ha chiuso al quinto posto raccogliendo il 7% dei voti. Potremmo fare altri esempi, ma questi 3 bastano per dimostrare l’inesistenza di uno spazio autonomo a sinistra del Pd.

Ora Sinistra italiana, e quella ancora più a sinistra, dovrebbe riflettere e resettare la tattica impostata. Le percentuali dimostrano che l’operazione sta fallendo, anche quella non detta: fare più danni possibili a Renzi, al suo partito, al suo governo.

Al di là dei numeri, la sensazione è che manchi un vero e proprio progetto politico, che vada oltre l’avversione al presidente del Consiglio.

La posizione assunta è inspiegabile anche per i loro elettori di riferimento. Come si fa a governare insieme nelle regioni Lazio, Piemonte ed Emilia Romagna e non allearsi nei capoluoghi di regione? Come si fa a spiegare, in special modo a Torino e Bologna, che l’amministrazione precedente è stata un disastro, quando si è amministrato insieme per anni? I cittadini hanno capito che questa scissione non era legata a motivi programmatici e al bene delle città, ma a pura ripicca politica.

Il tempo per resettare c’è, ma è anche agli sgoccioli. Sinistra italiana ora deve decidere cosa farà da grande e deve farlo in fretta.

[Citazione: “Segavano i rami sui quali erano seduti e si scambiavano a gran voce la loro esperienza di come segare più in fretta, e precipitarono con uno schianto, e quelli che li videro scossero la testa segando e continuarono a segare.” B.Brecht]

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