LA PROFEZIA DI GIUSEPPE TURANI

LA PROFEZIA DI GIUSEPPE TURANI

GIUSEPPE TURANI

GIUSEPPE TURANI

Per i Cinque Stelle la lotta per la conquista di Roma si concluderà comunque con un disastro.

E’ vero che in questa società permissiva la tolleranza verso i fuori di testa è elevata. Ma nel caso dei pentagrullini si sta avvicinando la resa dei conti. La dissoluzione dei 5 stelle è infatti ormai questione di pochissimo tempo, per motivi interni e esterni. I fatti degli ultimi giorni hanno messo in luce alcuni elementi interessanti.

1- Il primo riguarda l’effettiva leadership del movimento. Qui si è sempre sostenuto che il comando vero lo aveva lo scomparso Casaleggio. Il comico genovese è sempre stato una sorta di vessillo e un percettore dei redditi derivanti dai tanti clic degli ingenui seguaci. Scomparso Casaleggio padre, il comando è passato a Casaleggio figlio. Se del padre si sapeva che era un po’ uno stramboide, del figlio non si sa proprio nulla, se non che di politica non capisce niente. Basta vedere come ha gestito l’affaire dei due sindaci (Nogarin e Pizzarotti): nessuna abilità tattica, esibizione di prepotenza e niente altro. E sempre con il ricorso alla ridicola dizione “lo staff di Beppe Grillo”. Staff ignoto a tutti.

Come si fa a non capire che un Movimento che vuole avere responsabilità nazionali, non può nascondere le decisioni più importanti dietro una dizione che non significa nulla. In realtà lo staff di Beppe Grillo (uno che al massimo avrà una colf) non esiste. Si tratta di quattro assistenti del Casaleggio giovane, impegnati più che altro a fare post e tweet per i seguaci. Questo staff non è certo un luogo di discussioni o di dibattiti. E dai post che pubblica deve anche essere di un livello intellettuale un po’ da osteria.

Il vertice del Movimento, quindi, altro non è che un luogo in cui si raccolgono confusamente informazioni dalla rete e poi Casaleggio giovane decide. Non si può nemmeno escludere che ci sia un rapporto circolare: ogni tanto, cioè, rimangono vittime delle stesse stupidaggini che mettono in rete e che ritornano sui loro terminali veicolate e amplificate dai fedeli. E’ un caso quasi unico al mondo di auto-inganno, di auto-disinformazione.

Inoltre, è ormai chiaro (lo si è visto nella vicenda di Pizzarotti) che non esiste alcuna gerarchia di comando. Chi decide è il giovane Casaleggio e basta. Un giovanotto che quasi nessuno ha mai visto, che nessuno ha mai eletto o nemmeno votato e che sta lì solo perché prima di lui c’era il padre.

E’ da folli pensare che un accrocco del genere possa essere davvero un protagonista della politica italiana: è qualcosa di più vicino alla mafia o a una setta religiosa che a un movimento politico. E infatti è un soggetto che si è di fatto auto-escluso dalla politica (dice sempre no, non fa accordi, accusa tutti i giorni gli altri di essere immondi). Ricorda un po’ i maoisti di “Servire il popolo”, i quali però avevano talmente perfezionato il concetto di setta politica e di estraneità al resto del mondo che si sposavano solo fra di loro (per la cronaca: il loro fondatore finì poi capogruppo di Forza Italia al comune di Milano).

I cinque stelle non possono andare da nessuna parte perché l’idea di fare politica senza fare politica (ignorando cioè tutti gli altri soggetti) è di una balordaggine totale. Come pretendere di fare una buona carbonara senza la pasta.

E infatti alle prime prove semi-serie (i problemi con i loro sindaci) ci sono state solo decisioni scomposte (da Quarto a Parma), quasi casuali, o di semplice antipatia.

Se i comuni dove ci sono sindaci pentastellati diventassero quaranta, e non meno di venti come oggi, le risposte di Davide Casaleggio, privo di alcuna struttura politica, non porrebbero essere che istintive (con me/contro di me), all’incirca come quelle di un rospo: se si muove e viene verso di me è un pericolo, se sta fermo no. In queste condizioni la catastrofe politica è assicurata.

2- Ma c’è di peggio. A furia di non far politica, di gestire tutto da dentro un ufficio di una S.r.l. di Milano, dopo tanto gridare, tanti insulti, tante querele e tantissimi voti raccolti, il movimento si trova nella circostanza di dover puntare tutte le proprie carte su un solo confronto: il sindaco di Roma. E qui verrebbe quasi da ridere. Se mai c’è stata una trappola perfetta per i cinque stelle, è questa: Roma. Comunque finisca la gara, sarà un disastro definitivo.

Dopo tanto rumore, alla fine ci si mette in corsa per avere il sindaco della città più indebitata (e più incasinata e forse anche corrotta) d’Europa. Per il ruolo di sindaco viene scelta una ragazza -immagine, non esiste uno staff con qualche competenza, non esiste un programma che abbia un senso (ammesso che per Roma se ne possa fare uno). Ci sono tutte le premesse per un disastro che farà storia in tutta Europa, in caso di vittoria e che probabilmente cancellerà il movimento dalla scena politica.

Al punto che se Davide mi invitasse al bar per un caffè, gli direi: inventatevi una balla, fate qualche piccola irregolarità, e toglietevi da questa corsa. Tornate a gestire il vostro sacro blog, mettete da parte due soldi e lasciate perdere Roma.

In ogni caso, anche se non dovessero vincere, la loro sorte è segnata. Dovrebbero infatti concludere che a loro spettano solo ruoli periferici e non decisivi. Certo, si può continuare a tenere in piedi il fantasma del Movimento perché attraverso il sacro blog procura un certo reddito finanziario, ma al di là di questo è prevedibile solo una serie infinita di figure ridicole. E quindi una diminuzione del favore popolare, una lenta estinzione.

Non è difficile immaginare che, giunti a questo punto, i colonnelli del movimento cercheranno di mettersi in salvo (con le loro poltrone) sganciandosi dalla Casaleggio e tentando di essere un vero movimento politico. La classe dirigente di cui dispongono per tentare questa eventuale avventura è però talmente modesta (i Di Maio, i Dibba, Fico, le Taverna, ecc.) che alla fine andranno tre volte in pizzeria, poi litigheranno e infine si scioglieranno. Ognuno per la sua strada. Con la Meloni o con Fassina, a seconda dei casi.

E a quel punto sarà davvero finita. Verso i primi di luglio?

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6 Risposte

  1. mi sforzo di crederci , ma non ne sono convinta…..sono Curiosa di conoscere il risultato !
    Buona settimana cara Speradisole

    1. Carissima,
      anch’io, tantissimo e cerco sempre di riportare il pensiero di questo giornalista per trovare un po’ di conforto.
      E’ come rifugiarsi in qualcosa di più consolante, e speriamo che si avveri anche questa profezia.
      La prima, quelle delle elezioni europee l’aveva previsto, pochi gli davano credito, perché altri cantavano vittoria, ma oggi, sono troppo i detrattori, molti anche dentro il suo stesso partito e per Renzi non si presenta proprio bene.
      Ciao, un grande abbraccio. E magari a risentirci con buone notizie non solo con speranze.

  2. i like your article, very inspiring and thank you for your post.

  3. ci ha azzeccato in pieno, non c’è che dire AHAHAHAH

    1. Il bello comincia ora, ammesso che vinca al ballottaggio.
      Ci sono tutte le premesse per un disastro, in caso di vittoria e che probabilmente cancellerà il movimento dalla scena politica.
      Vedremo come lavora e vedremo se i romani decreteranno che sarà una grande risorsa o un enorme buco nell’acqua.
      L’amministrazione non si giudica come concorso di bellezza, ma dalla concretezza e correttezza dei fatti.
      ********************************************************

      “Risultato storico, cambieremo tutto”
      Proclama il comico, ma non è vero. In arrivo ci sono solo guai.
      di Giuseppe Turani | 06/06/2016

      “Risultato storico, cambieremo tutto”, tuona il comico genovese nel cui mondo ogni cosa è epocale, definitiva. “Siamo forza di governo, pronti a assumerci le nostre responsabilità”, gli risponde Gigetto Di Maio che ormai da un anno gira vestito da futuro presidente del Consiglio. “Pronta governare Roma”, chiude il cerchio Virginia Raggi.

      Naturalmente, non è vero niente. Tutto quello che i pentastellati hanno fatto è stato portare la loro candidata al ballottaggio per fare il sindaco di Roma. Tutto il resto del mondo è rimasto esattamente come prima.

      E Roma sarà un bel problema. Intanto i pentastellati per conquistarla davvero dovranno contaminarsi, cioè accettare i voti di altre formazioni politiche. Cosa che finora non avevano mai fatto, sostenendo che bastava la loro “purezza” a farli vincere.

      Poi c’è Roma. Cioè la città più indebitata, incasinata, corrotta e cinica d’Italia. Probabilmente la conquisteranno dopo il ballottaggio. Poi dovranno amministrarla. E qui nasceranno i guai. I pentastellati non hanno il personale e non hanno le idee. Si è visto che sono quasi ovunque nel casino per amministrare città molto più piccole (da Parma a Livorno). Figurarsi a Roma: teleferiche, pannolini da lavare in casa per ridurre l’immondizia. E, forse, la grande idea: il reddito di cittadinanza. Con quali soldi non si sa.

      Insomma, cambierà tutto perché per la prima volta saranno i pentastellati a doversi misurare con l’amministrazione della più difficile città italiana.

      E’ facile prevedere che ne usciranno con le ossa rotte e la Raggi probabilmente si darà alla fuga nelle campagne del viterbese. Imitata da altri componenti della giunta.

      Hanno una sola via d‘uscita: chiedere l’intervento straordinario dello Stato e, quando non arriverà, accusare il governo si sabotare Roma. Quindi buttare tutto per aria e andare a nuove elezioni verso un inutile successo elettorale ancora più grande. A meno che i romani non si rendano conto, finalmente, di avere a che fare con una banda di dilettanti pericolosi.

      Nel frattempo si sarà arrivati alle votazioni per il referendum di ottobre. E’ probabile che cerchino di assumere la guida dello schieramento anti-Renzi in modo da intestarsi l’eventuale vittoria.

      E per i pentastellati quella sarà la spallata finale per portare Di Maio a palazzo Chigi. Sempre che nel frattempo non si siano dilaniati fra Roma, Parma, Livorno, ecc.

      Insomma, non è vero che cambieranno tutto. Dovranno fare i salti mortali per rimanere vivi.

      Nell’ombra infine si sta preparando Giggino De Magistris: ha visto che il populismo rende. E è pronto a prendere il posto del comico genovese e di Di Maio, non appena si creerà l’occasione.

      La vita minaccia di farsi dura anche per i populisti.

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