MONDINO DE’ LIUZZI

MONDINO DE’ LIUZZI

Mondino de’ Liuzzi (anche de’ Luzzi o de’ Lucci) (Bologna 1275 – Bologna 1326), è stato un anatomista e medico italiano.

Biografia

Lezione di anatomia di Mondino de’ Luzzi in un’illustrazione

“Statua di Mondino de’ Liuzzi all’interno del teatro anatomico dell’Archiginnasio di Bologna

Figlio di Nerino Frazoli de’ Luzzi, farmacista, e nipote di Liuzzo de’ Luzzi professore di medicina, Mondino nasce a Bologna da una famiglia di speziali di origine fiorentina. La famiglia di Mondino risulta infatti iscritta alla Società dei Toschi di Bologna tra gli anni 1259 e 1314. Negli atti di questa corporazione della gente originaria della Toscana l’ortografia del cognome varia tra Liucci, Lucci, Liuzzi, Luzzi e dal Luzzo (la forma latina risulta essere in vari documenti dell’epoca de Luciis, de Liuccis, de Leuciis).

La Bologna dell’epoca era dilaniata dai contrasti tra guelfi e ghibellini, la famiglia de’ Liuzzi si schiera con questi ultimi. A seguito del prevalere della fazione guelfa Mondino viene esiliato da Bologna ove rientrerà, dopo alcuni anni, a seguito del pagamento di un riscatto molto oneroso.

Discepolo di Taddeo Alderotti, Mondino si laureò in medicina all’ateneo bolognese intorno al 1292. Nel 1321 diventò lettore pubblico nell’ateneo bolognese ove insegnò medicina e soprattutto tenne corsi di anatomia.

Mondino de’ Liuzzi fu il primo anatomista che riprese la pratica delle dissezioni del corpo umano, che, iniziata da Erofilo nel III secolo a.C., era stata abbandonata già dai suoi immediati successori (la Scuola Medica Salernitana aveva ripreso lo studio dell’anatomia ma praticando solo dissezioni di animali).

L’esempio di Mondino fu imitato ben presto dagli anatomisti di Montpellier e poi da quelli delle altre principali università europee. Guy de Chauliac, considerato il fondatore della chirurgia francese e, come tanti, discepolo dell’ateneo bolognese, lo citerà nella sua Chirurgia Magna riconoscendolo quale Maestro di Anatomia.

Lo scopo delle dissezioni anatomiche praticate da Mondino e dai suoi seguaci era molto più didattico che di ricerca e ciò spiega la lentezza con cui nei secoli successivi furono superate alcune errate concezioni anatomiche di Galeno, al quale lo stesso Mondino continuò a fare spesso riferimento. In qualche caso tuttavia egli sottolinea punti di disaccordo con l’antica autorità, cominciando quell’opera di erosione che dovrà proseguire ancora per secoli prima di vedere finalmente demoliti alcuni postulati del medico greco-romano.

Nel 1316 Mondino scrisse il suo Anothomia: un testo che sarà utilizzato da intere generazioni di studenti, ai quali egli si rivolge spiegando i tempi ed i modi della dissezione autoptica. Oltre che questo manuale di anatomia Mondino scriverà anche di argomenti clinici e commenterà le opere dei grandi medici del mondo classico e della scuola araba, per i quali mostrò sempre un grande rispetto”. (Tratto da Wikipedia)

Non conoscevo questo personaggio, realmente esistito, fintanto che non ho letto la trilogia scritta da Alfredo Colitto su Mondino dei Liuzzi. Tre libri scritti molto bene, in cui, tra le vicissitudini romanzesche, ci sono riferimenti storici molto precisi, sia per la città di Bologna che per Venezia. Ho imparato molte cose interessanti (come spesso accede quando si leggono libri) che mi hanno incuriosito molto.

Una, per esempio riguarda l’obbligo degli ebrei di portare una specie di ruota gialla di panno, ritagliata e cucita sulla spalla destra degli abiti. Questa dispozione rilasce al IV Concilio Lateranense, convocato a  Roma, dal papa Innocenzo III, nel 1215. Ecco cosa fu sancito, in quella occasione, per gli ebrei, (anche se, si sa che l’antisemitismo cattolico è iniziato molto prima):

“Il Concilio, in un’epoca che riconosce nel papa il capo supremo non solo della Chiesa, ma anche, in un modo o nell’altro, della società civile, riafferma disposizioni già prese in precedenza riguardanti gli Ebrei, e ne stabilisce altre che rimarranno classiche fino alla Rivoluzione francese, anche se saranno applicate diversamente nei vari Paesi e rimarranno fondamentali fino alle bolle infami del Cinquecento.

Sono quattro le disposizioni relative agli Ebrei:

  • decreto 67: mentre per i cristiani l’usura è vietata, agli Ebrei viene permessa, ma deve essere esercitata con moderazione, perché « se in seguito i Giudei, sotto qualsiasi pretesto, estorcessero ai cristiani interessi gravi e smodati, sia proibito ogni loro commercio con i cristiani, fino a che non abbiano convenientemente riparato »;
  • decreto 68: gli Ebrei devono distinguersi dai cristiani per il modo di vestire e nei giorni della settimana santa non devono affatto comparire in pubblico. Questa fu la misura più conosciuta: nata per impedire rapporti sessuali fra cristiani ed ebrei, finì per assumere un significato discriminante. Il segno che doveva contraddistinguere gli Ebrei consisteva in pezzo di stoffa gialla a forma di cerchio (verrà chiamato “sciamanno”) cucito sul vestito per gli uomini; due strisce blu cucite sullo scialle per le donne. La disposizione significò presto inferiorità e infamia;
  • decreto 69: ripete una vecchia disposizione, già presente nel codice teodosiano: agli Ebrei è vietato rivestire uffici pubblici, « poiché è cosa assurda che chi bestemmia Cristo debba esercitare un potere sui cristiani »;
  • decreto 70: è fatto divieto agli Ebrei convertiti di ritornare alla loro vecchia religione, perché « è minor male non conoscere la via del Signore, che abbandonarla dopo averla conosciuta»”.     (Anche questo brano è tratto da Wikipedia)

I romanzi di Alfredo Colitto cui faccio riferimento sono: “Cuore di ferro”, “I discepoli del fuoco” e “Il libro dell’angelo”, tutti editi da Piemme editore.

Alfredo Colitto è nato a Campobasso e ha studiato a Bologna. Ha vissuto molto all’estero e ha scritto libri, noti in molti paesi, e, oltre a collaborare come editore e tradutttore con alcune tra le maggiori case editrici, scrive soggetti per il cinema e la televisione e insegna scrittura  creativa presso la scuola Zanna Bianca di Bologna.

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