LO SGUARDO DEGLI ALTRI

alcuni-fiori-sulla-mia-terrazza-220411-a26887083LO SGUARDO DEGLI ALTRI

Nel faticoso cammino che ognuno di noi è chiamato ad affrontare siamo costretti a confrontarci con l’alterità. La costruzione dell’identità non è mai un percorso solitario, ma passa inevitabilmente attraverso il confronto con gli altri. La consapevolezza che la vita di ciascuno di noi è legata a doppio filo con quella di chi ci sta accanto. La presa d’atto della complessità insita in ogni relazione.

Che lo vogliamo o no, gli altri ci provocano, ci interpellano, ci mettono in discussione, spesso rappresentano una presenza scomoda, ingombrante, difficile da gestire. In altri casi ci appaiono distanti, inespugnabili, quasi un enigma insolubile, che però quanto più ci sembra indecifrabile, tanto più ci appassiona.

Immancabilmente fanno vacillare tutte le nostre certezze e ci costringono a decentrare l’angolo visuale dal quale ci siamo affacciati al mondo.

Si tratta di una difficoltà che caratterizza ogni fase della vita, poiché accettare che la categoria dell’umano possa realizzarsi in modi differenti dai propri, non è mai un’operazione scontata.

Ma, forse, il confronto con gli altri si rivela particolarmente impegnativo verso l’età adulta, quando la genuina empatia che contraddistingue gli adolescenti, lascia il campo a una crescente diffidenza verso il prossimo, alla disillusione circa la possibilità di penetrare fino in fondo il “mistero” che l’altro cela dentro di sé, a un certo individualismo che è foriero di chiusura e autoreferenzialità.

Man mano che ci si addentra nel cammino della vita, fidarsi incondizionatamente di chi ci sta accanto diventa più difficile, le relazioni si complicano e di fronte ai tanti fraintendimenti che costellano i rapporti con gli altri si fa più forte la tentazione di “gettare la spugna”, di rinunciare in partenza a capire e a farsi capire, scegliendo deliberatamente di porre tra sé e gli altri una distanza incolmabile.

Ma, per quanto si cerchi di erigere muri e scavare fossati, nessuno può fare a meno degli altri. L’alterità, per quanto faticosa, destabilizzante, talvolta persino irritante, è ciò che dà colore e respiro all’esistenza.

E’ nel confronto con la diversità che si impara a fare i conti con se stessi, a rivedere le proprie convinzioni, a misurarsi con le proprie capacità di cambiamento.

Anzi, la cifra della propria maturità sta proprio nella capacità di confrontarsi con ciò che è differente da sé. Ogni cosa, inoltre, acquista un gusto diverso quando è condivisa. Le gioie diventano più intense, le difficoltà e gli ostacoli più lievi, i sogni meno irrealizzabili. Come in uno specchio, nello sguardo degli altri ritroviamo noi stessi, con la nostra complessità e le nostre imperfezioni, e, riconoscendoci nelle loro storie, sperimentiamo il sollievo di non esser soli al mondo.

E’ questa la ricchezza più grande che l’alterità porta con sé, lo stimolo più forte a “decentrarsi” e a superare la distanza che ci divide dagli altri, la promessa più concreta di riuscire a costruire con chi ci sta di fronte una autentica comunione e una genuina simpatia.

Forse, come ha scritto qualcuno, si diventa veramente adulti quando si è disposti a mettere da parte la “certezza inoppugnabile della propria verità” per approssimarsi all’altro e accettare che “ciascuno ha la propria verità che va accolta e rispettata”.

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4 Risposte

  1. MARIAPIA CAPORUSCIO

    AI POLITICI DELLA SINISTRA
    Voi che vi siete sempre schierati dalla parte della ragione.
    Voi che vi ritenevate superiori per aver sempre difeso i più deboli.
    Voi che sognavate un mondo migliore senza padroni, senza sfruttati, senza emarginati, senza poveri.
    Voi che predicavate la parità dei diritti e l’abolizione dei privilegi.
    Voi che amavate il dio vero: l’uomo, come avete fatto a tradirlo col “dio denaro”?
    Come avete fatto a voltare le spalle alla giustizia, alla verità, al progresso vero, per promuovere il regresso a cui avete cambiato nome?
    Come avete fatto ad abbandonare i più deboli per unirvi ai più forti?
    Come fate a dormire la notte quando state togliendo la pace a chi vi ha dato fiducia?
    Come fate a guardare i vostri figli, quando i figli di chi vi mantiene non hanno di che sfamarsi?
    Come fate a voltare le spalle alla gente onesta per schierarvi dalla parte dei delinquenti? (Anche oggi come tutti i giorni molti di quelli che sostenete sono indagati) e non diteci per pietà, che sono innocenti fino al terzo grado di giudizio, quella classe lavoratrice che avete tradito non gode di queste “delicatezze” ma viene licenziata anche senza una giusta causa.
    Come fate a gettare così in basso quello che era un partito di lotta per il benessere sociale?
    Come fate ad accordare fiducia a chi si compra la vostra coscienza?
    A chi non è stato eletto dal popolo,
    a chi occupa abusivamente il Parlamento,
    a chi promuove leggi contro quella classe lavoratrice che tanto stava a cuore alla sinistra quando era degna di definirsi sinistra?
    Come fate a sopportare chi sta rigettando tutti i diritti conquistati dai lavoratori col vostro contributo?
    Come fate a far massacrare il popolo italiano e la vostra nazione per non perdere una poltrona?
    Come fate a permettere senza sputarvi in faccia, che un cazzaro di periferia, inviti i cittadini a non votare un referendum, per fermare gli squali che stanno sbranando i cittadini del vostro e nostro paese?
    Voglio gridarlo quanto FATE SCHIFO.

    1. Apprezzo chi fa del bene per questo paese. Il fanatismo e il populismo li lascio ad altri, perché non mi riguardano. Un giorno tutto finirà, ci starò male, ma continuerò per sempre a sostenere il Partito Democratico, l’unica soluzione, attualmente, per risolvere i problemi di questo paese.
      Ciao Speradisole.

      Per la precisione, il Presidente del Consiglio non viene eletto dal popolo, ma dal Presidente della Repubblica dietro indicazione dei parlamentari.
      In Italia non esiste il premierato eletto direttamente dal popolo, ma un Parlamento eletto dal popolo, per questo si chiama Repubblica parlamentare. (Leggere Costituzione, non fa male)

  2. Mariorox 42 è rimasto a quando era piccolo che se non vinceva si portava via il pallone.
    Patetico

    1. Carissima,
      un bambino piccolo e dispettoso sicuramente.
      Ma scrivere qui in questo blog, riportando, come spesso fa, il pensiero di altri, purché siano contrari e fuori tema a quello che viene scritto, gli dà soddisfazione. Come i bambini che, fatto una marachella, ti guardano con sfida. Debbono ancora crescere per capire.
      Grazie Roberta e un abbraccio. Spera.

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