NUOVO ABOMINIO QUOTIDIANO

NUOVO ABOMINIO QUOTIDIANO

Casa-di-cura--600x300Da uno scritto di Massimo Del Papa (Lettera 43), ho tratto l’idea per questo post, perché non solo mi sono meravigliata, ma è stato un colpo al cuore ed ho capito quanto poco la stampa quotidiana o la tv o qualsiasi altro mezzo di informazione di massa, ci informi, su quanto di più scandaloso e orribile succede in questo paese. E’ come se una orribile rassegnazione si impossessasse della nostra coscienza.

Ci si sbizzarrisce su uteri in affitto o su Totti al tramonto, mentre si tralasciano certe vergogne che fanno schifo. Vince l’indifferenza, la rassegnazione e si lasciano passare sotto silenzio, fatti gravissimi.

Le case di cura, i centri per disabili e asili nido sono diventati luoghi di botte, di sporcizia e chi dovrebbe accudire, pulire ed anche amare le persone indifese che ci vivono, diventano aguzzini.

Ecco l’elenco di ciò che è successo, in alcuni di questi luoghi, solamente in tre mesi:

18 novembre 2015, Gragnano, alla scuola elementare botte e insulti a ragazzini “difficili”, sospese due maestre, una delle quali di sostegno.

10 dicembre 2015, Soleto di Lecce, maltrattati anziani in casa di riposo, 23 indagati.

14 dicembre 2015, Falconara, al Centro Bignamini, cinque piccoli disabili presi a schiaffi e per i capelli, due le insegnanti indagate.

15 dicembre 2015, Nocera Inferiore, disabili legati e pestati in casa di cura e persino sui pulmini, sette arrestati.

4 gennaio 2015, San Marino, anziani percossi, insultati e terrorizzati all’ospizio, una operatrice a giudizio.

18 gennaio 2016, Licata, sevizie su bambini disabili, un arresto e otto indagati.

29 gennaio 2016, l’attore Francesco Nuti, da tempo offeso da disabilità, umiliato e picchiato dal suo tutore.

4 febbraio 2016, Pisa, piccoli maltrattati all’asilo nido, una maestra ai domiciliari altre due indagate.

8 febbraio 2016, Grottaferrata, maltrattamenti nel centro di riabilitazione per giovani disabili, 10 arresti.

15 febbraio 2016, Parma, vecchi maltrattati in casa famiglia, 3 arresti.

15 febbraio 2016, Decimomannu, violenze sui malati psichiatrici nella struttura sanitaria Aias, 14 sospesi dal servizio.

19 febbraio 2016, Borgo d’Ale di Vercelli, nell’ex clinica della santona mamma Ebe, torture a reclusi psichiatrici e anziani con Alzheimer, 300 episodi accertati, 18 arresti.

20 febbraio 2016, Roma, Infernetto, sequestrata una casa abusiva, vecchi pestati e costretti nei propri escrementi, chi li scopre descrive “scene raccapriccianti”.

lager_1La trafila delle atrocità tutto è fuorché una novità, ma nel 2016 è sembrata subire un’accelerazione, un fuoco d’artificio di atroci scoperte. Si lasciano da soli, si picchiano anche se non si rinchiudono, persone abbandonate là ad aspettare la fine, come se fossero cani o cose.

Questa è l’ipocrisia del Bene, del Sociale, entità sulle quali sono fioriti business non meno articolati, potenti e miliardari.

Per qualcuno è un buon segno, significa che si fanno più controlli, ma il brutto è che da questi controlli emergono le violenze, il totale disprezzo per la sofferenza e in definitiva per l’esistenza degli altri.

I controlli come vengono fatti? Le Asl, gli ispettorati, gli uffici deputati e quant’altro, svolgono veramente bene il loro lavoro oppure il tutto si traduce in un proforma prima e in un buffetto dopo o in una sanzione da poco?

Un altro problema è che non c’è selezione per questi “custodi”, tutti possono dedicarvisi, anche spostati, lunatici, gente che ne fa un lavoro qualsiasi e vi trasfonde le proprie frustrazioni, i propri bovarismi di provincia, sfogandoli su quelli che considera dei rompicoglioni che si divertono a essere matti, malati o vecchi.

E la dignità dei “pazienti” dove sta? Il Villaggio Eugenio Litta di Grottaferrata, gestito dal padri camilliani, dove dipendenti pestavano, alla lettera, mettevano sotto i piedi, i disabili reclusi, tra loro minori di 14 anni, garantisce nello statuto “il diritto al rispetto della dignità personale dei pazienti”, ed era stato formalmente accreditato dalla Regione Lazio nel 2013.

Inoltre le punizioni dei colpevoli di tali abomini sono ridicole, irrisorie. A Decimomannu, in provincia di Cagliari, operatori si sfogano a bastonate e calci sugli ospiti mentalmente disabili: scatta la semplice sospensione cautelativa dal servizio per sei mesi.

Non sono aguzzini da carcere e comunque da rimuovere automaticamente dal servizio? No, erano stressati, spiega qualche sindacalista oltremodo cinico.

Non sta sfuggendo di mano la situazione se, il rapporto dei Nas, parla di tre centri sequestrati, più di 300 chili di cibi avariati (quelli buoni se li spartivano i dipendenti), somministrazione, anche casuale, di farmaci scaduti, totale incompetenza degli aspetti sanitari, 130 soggetti segnalati a vario titolo, 100 violazioni del codice penale, oltre 100 violazioni di natura amministrativa?

In un solo mese di controllo, vale la pena di ripeterlo.

175318772-ad953ac7-80b6-4f50-897b-7b318d220543L’altro problema è anche più squallido, perché in un certo senso fatale: le varie inchieste, i blitz, le azioni dello Stato nascono, di regola, dopo insistite e angosciate segnalazioni di ospiti torturati, che alla fine, ma proprio alla fine, riescono in qualche modo a farsi credere dai parenti, i quali allertano chi di dovere.

Si sa benissimo che le famiglie, per problemi oggettivi o più spesso per cattiva coscienza, preferiscono smistare l’anello debole là dove non può più complicare la vita: ospizi e ricoveri ci sono per questo, e se poi ci scappa uno scappellotto, pazienza.

Altro che scappellotto! Malati incatenati, usati come tappeti, coi “sanitari” che si puliscono le scarpe sulla loro faccia, li lasciano nella loro merda, li prendono a bastonate con lo scopettone.

Manco i sorci.

 

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8 Risposte

  1. Cara Spera, condivido la tua indignazione, ma …
    “Si sa benissimo che le famiglie, per problemi oggettivi o più spesso per cattiva coscienza, preferiscono smistare l’anello debole là dove non può più complicare la vita: ospizi e ricoveri ci sono per questo, e se poi ci scappa uno scappellotto, pazienza”.

    Non è solo l’anziano o il bambino o il disabile vittima (in passato era enormemente peggio!, non credere alla favola del rispetto degli anziani del c’era una volta), ma la famiglia intera vittima di questi abusi. Non credere che a domicilio non succedano queste infamie.

    Quando i familiari ci affidano un loro caro spesso sono sfiniti da una lunga assistenza e non più in grado di proseguire un percorso assistenziale così faticoso e impegnativo.

    Non vi è e non vi può essere NESSUNA giustificazione alla violenza e al sopruso del più forte sul più debole
    ciao
    R

    1. Carissima Roberta,
      forse non ho più l’età per poter giustificare “in famiglia” certi maltrattamenti. Vengo da una famiglia numerosissima (e lo siamo tuttora) dove la mia nonna è rimasta paralizzata per 10 anni in un letto, e non ha avuto neppure una piaga da decubito. Il trattamento era umano e la si alzava, la si metteva nella sua sedia accanto al focolare d’inverno o su una terrazza d’estate, la si imboccava, puliva eccetera e non ho mai visto uno sgarbo e una insolenza che le sia stata fatta. E chi la accudiva era la nuora. Adesso ho tanti parenti che sono vecchi, e non sono più in grado di fare tante cose, le loro mani si sono indurite, tremano, non sono capaci di mettersi un cerotto per il cuore, o prendere la medicina giusta, eppure fanno parte con dignità della famiglia e se sono in grado di esprimersi, si ascoltano anche i loro consigli.
      Forse la cosa peggiore sta nella piccolezza della famiglia, dove un grave peso non si può dividere su diverse spalle, ma ricade tutto su una sola persona.
      In ogni modo, quando si affidano queste persone deboli o di mente o di corpo, ad un servizio, in quel servizio dovrebbero esserci persone adatte, selezionate e preparate per un lavoro tanto difficile e delicato.
      E’ questo che mi indigna di più e cioè che chiunque, non preparato, possa fare questo lavoro di “custode” della persona anziana o del figlio difficile, che la famiglia per diversi motivi non riesce a gestire. Ed anche il fatto che una volta scoperti sul fatto, le persone stesse non siano almeno allontanate da un lavoro che fanno con cattiveria e nervosimo.
      Anzi, nella cronaca, si nascondono i loro volti ed i loro nomi.
      Ciao Roberta. Un abbraccio. Spera.

  2. la società moderna è troppo attenta all’esteriorità della vita e un disabile costituisce un impedimento, ma se si vuole si può fare, io aiutata da mio marito, mi sono assistiti entrambi i miei genitori di cui la mamma con l’altzaimer. Non dico che non mi sono stancata, è stato pesante e molto vincolante, ma era per me un atto di amore dovuto, e vedendo quel che succede nelle strutture, sono contenta di averlo fatto! Ciao!

    1. Carissima Maria,
      sei la dimostrazione che se si vuole, anche in famiglia, si riesce a fare una buona assistenza, in condizioni difficili.
      Quando si è ancora giovani ed in forza, può costare rinunciare a qualche serata, a qualche uscita con gli amici, ma poi si ha la coscienza di aver fatto il possibile, come nel tuo caso, per coloro che ci hanno dato la vita.
      Tuttavia, dove ci sono condizioni particolari per cui nessun familiare sia incondizioni per accudire un minorato psichico o un anziano, è necessario che intervenga il servizio (pubblico o privato che sia) ma il servizio con personale adatto, e non con chiunque.
      Non tutti sono in grado di sopportare lo stress che può creare il trovarsi con queste persone difficili da gestire. Persino per fare il servizio civile lo Stato fa selezioni affidabili, mi chiedo perché non si possano fare selezioni valide per coloro che debbono affrontare un lavoro tanto delicato.
      E mi viene da dire che non tutte le maestre, anche e soprattutto quelle degli asili, sono in grado di fare bene il proprio lavoro, soprattutto quando si portano dietro i loro stessi problemi e scaricano sui più deboli le loro frustrazioni.
      Grazie Maria, un abbraccio. Spera.

  3. E’ vergognoso, che succedano certe cose. Ma succedono, ed io penso che ceerte aberrazioni non siano dovute solo alla cattiveria ed alla mancanza di umanità (non si pretende amore), di civiltà, di professionalità degli operatori. Vivere tutti i giorni con un certo tipo di “pazienti” porta alla assuefazione ed alla indifferenza. E così molti scaricano sulle persone affidate alle loro cure lo stress accumulato. Forse con una rotazione in certe attività si potrebbe limitare il danno.
    Un saluto…..triste

    1. Ciao Ginetto,
      io non sapevo quasi nulla di tutte queste angherie sui più deboli. E l’articolo dello strittore Massimo Del Papa mi ha colpito molto.
      Tutti noi, se abbiamo vita lunga, possiamo essere o diventare vittime di tali personaggi, e allora mi vengono i brividi, a pensarci. Sono così tanti i casi che sembra un male ineluttabile.
      Cosa si può fare? Naturalmente vanno bene le telecamere per controllare che cosa succede, ma spesso non sono sufficienti, perché le case di cura, le case di riposo, gli asili, le scuole, e quant’altro sono un’infinità ed il dolore si può annidare ovunque.
      Un buon suggerimento è il tuo, cambiare le persone, sostituirle con altre, ma può succedere anche che alle persone ci si affeziona e toglierle non sempre è un beneficio, soprattutto per chi è solo.
      E’ un grande problema della nostra società, che resta irrisolto. E ciò mi spaventa.
      Un grande abbraccio. Spera.

  4. Preparazione,informazione,controllo.
    Ricordate che la violenza è più frequente al domicilio, anche se più difficile da dimostrare.
    Un consiglio da chi lavora nel settore, diffidate delle strutture dove si può entrare solo ad orari stabiliti.

    1. Carissima,
      quando queste cose brutte succedono in famiglia, allora è ancora più difficile controllare ed è difficile che vengano alla luce. Forse solo nei casi più eclatanti che compaiono sui mass media, altrimenti si consumano nel silenzio. E penso che sia dolorosissimo per chi soffre.
      Grazie anche del consiglio. A me è capitato una sola volta, in una casa di cura per le persone che dovevano stare in lungodegenza dopo una operazione. Non è stata una bella cosa e l’impressione che ne ho dedotto era negativa al massimo.
      Un abbraccio doppio. Spera.

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