IL SONNO DELLA RAGIONE

IL SONNO DELLA RAGIONE

roberto-benigniCon imperdonabile ritardo ho letto le offese e gli insulti verso Roberto Benigni in questi ultimi tempi.

Le motivazioni pare siano queste nell’ordine:

1) E’ andato dal Papa, e questa è di per se una colpa gravissima che attira una prima serie di insulti non tanto leggeri, ma direi ancora nello spazio dell’umano.

2) Non ha mai insultato Renzi, e questa non è una colpa, ma addiritura è un reato che probabilmente può portare alla pena capitale.

3) Ha dichiarato in pubblico che voterà Si per il referendum di ottobre sulla riforma del Senato, e questo ha scatenato delle reazioni incontrollabili, per cui la pena capitale non viene nemmeno presa in considerazione, ma c’è allo studio una punizione peggiore della morte come il trasferimento oltre il tempo e lo spazio. Neppure Superman potrà mai salvarlo.

Diciamo in altre parole che siamo già al sonno della ragione, sì, sì proprio quello che genera Mostri.

La mancanza di rispetto per le persone che non sono allineate al Pd e che sostengono Renzi, sta diventando davvero una cosa indegna di un popolo civile. Sono convinta che finirà col produrre effetti contrari a quanto con superficialità e rancore livido di odio, viene detto. Finirà con lo spingere sempre più le persone ragionevoli verso Renzi.

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9 Risposte

  1. Cara Spera ti invio questo preso dal blog di Mauro Pellegrini (alias drdedalo), che mi sembra interessante , soprattutto quando scrive : ” Capire la differenza fra un corretto distinguersi e un compulsivo separarsi, fra una saggia separatezza e un narcisistico isolamento” ……….. per i “nostri dormitori ” è diventato impossibile ! Forse servirebbe ripassare un po’ di filosofia…

    Veleni della mente: Avversione

    “Come le persone ti trattano è il loro karma;
    come reagisci è il tuo”
    Wayne Dyer

    Così come l’avidità è una sorta di drammatizzazione del desiderio, l’avversione è un esagerazione del distacco e dell’indipendenza. Desiderando ci protendiamo verso oggetti di cui vorremmo entrare in possesso o che non vogliamo lasciar andare; provando avversione ci allontaniamo da tutto ciò che ci sembra dannoso, molesto, minaccioso o disgustoso. E se la fame e la sete sono state la base fisiologica in cui desiderio e avidità hanno potuto mettere radici, è nel disgusto e nell’antipatia/intolleranza verso certi cibi o certi oggetti che l’avversione ha trovato terreno per crescere.

    Distinguere con chiarezza la linea di demarcazione fra sano desiderio e avidità o fra distacco e avversione è un’impresa simile a quella degli antichi farmacisti che, dosando accuratamente una sostanza, ne stabilivano la capacità curativa o, al contrario, il potere di avvelenare.

    Il farmaco era, originariamente, sia la cura che il veleno e la capacità di distinguere fra l’uno e l’altro, era la discriminante, l’abilità psicologica e “politica” grazie a cui la malattia poteva essere guarita e la salute ristabilita.

    Infatti: “Nell’antica Atene il rito del pharmakos era usato per espellere e allontanare il male (fuori dal corpo e fuori dalla città). Per raggiungere questo scopo, gli ateniesi mantenevano a spese pubbliche alcuni poveri diavoli. Quando si verificava una calamità, ne sacrificavano uno o più come rituale di purificazione e rimedio curativo. Il pharmakos, il “capro espiatorio”, era condotto fuori dalle mura della città e ucciso al fine di purificare l’interno della città. Il male che aveva infettato la città dall’esterno è rimosso e restituito all’esterno, per sempre. Ma, paradossalmente, il rappresentante dell’esterno (il pharmakos) era ciononostante mantenuto nel cuore stesso dell’interno, la città, e anche a spese pubbliche. Per essere cacciato dalla città, il capro espiatorio doveva essere già stato dentro la città. “La cerimonia del pharmakos si svolge sulla linea di confine tra l’interno e l’esterno, e il suo compito è di tracciare e rintracciare incessantemente quella linea”.” (Wikipedia: Pharmakos)

    Il confine fra interno ed esterno, una soglia! Su quella soglia desiderio e distacco svolgono il loro compito: portare dentro o distinguere-tenere fuori.

    Ma, proprio come nel rito/metafora del Pharmakos greco, ciò che decidiamo di espellere è, spesso, ciò che di noi ci infastidisce: crediamo di voler allontanare qualcuno o qualcosa ma respingiamo la nostra stessa reazione. Troviamo antipatiche nelle persone cose che in noi sono diventate ombra: caratteristiche rimosse e incistate che vediamo così bene negli altri ma che non riusciamo a scorgere in noi stessi. E’ in questi momenti che il distacco si trasforma in avversione e che la cura diventa malattia: gli omofobi combattono un “gay interno” da cui cercano invano di distanziarsi “ là fuori”; i moralisti vanno a caccia di streghe che dimorano nei loro cuori e gli indigeni scansano e detestano i “forestieri”, i barbari.

    Paradossalmente, proprio come nel farmaco, la cura e la malattia sono adiacenti. Dobbiamo saper distinguere anche all’interno della nostra capacità di distinguere (avere un briciolo di avversione anche per le nostre avversioni): Dove sono il dentro e il fuori? Cosa sto combattendo, quale male voglio allontanare? Quale è l’oggetto del mio astio? E’ davvero fuori?

    Dovremmo imparare il distacco anche nei confronti delle nostre reazioni. Capire la differenza fra un corretto distinguersi e un compulsivo separarsi, fra una saggia separatezza e un narcisistico isolamento.

    Non è un compito facile ma cosa abbiamo di meglio da fare? Qui, in occidente, dentro questa strana bolla da cui lo guerre, quelle vere, stanno fuori da un pezzo, abbiamo il tempo per interrogarci sui nemici interni , le nostre reazioni, le nostre inconsapevoli risposte. Prima di espellere potremmo meditare a lungo sulla soglia.

    1. Carissima Roberta,
      interessantissimo questo ripasso filosofico di Mauro Pellegrino.
      Va letto con attenzione (e anche più volte) per capire bene la differenza fra sano desiderio e avversione.
      Credo che ben pochi si pongano la domanda del perché si prova avversione verso qualcuno, a meno che non si confonda con il desiderio di essere quel qualcuno.
      Mi è capitato, a scuola, soprattutto al liceo, una cosa analoga. Non ho mai amato il greco, materia che dovevo regolarmente riparare a settembre (allora c’erano gli esami di riparazione) e portavo rancore, o comunque invidiavo moltissimo coloro che invece erano bravissimi, perché sostanzialmente volevo essere “loro”. E i loro bei voti mi urtavano.
      Una invidia tutta mia, ma non mi sono mai chiesta il perché di questo atteggiamento. Ma poi, con senno di poi, ne ho capito le radici. Quando entrai al liceo l’insegnate di greco fece l’appello per conoscerci, e quando arrivò al mio cognome, non mi chiamò, ma disse “adesso vediamo chi è la montanara”. Ti parlo di parecchi anni fa, quando il liceo Galvani (che tu conoscerai bene), difficilmente era frequentato da gente che veniva dalla montagna. Io invece ero della montagna, famiglia che lavorava la terra con le proprie mani, e lo sono tuttora anche se abito in città. Per quell’insegnate ero la “montanara” non una persona da chiamare con nome e cognome.
      Da quel momento ho odiato il greco. Non era la materia in sé, ma una persona che mi ha portato a questo mio infelice retaggio linguistico. Inoltre è l’unico professore che ricordo benissimo, ne ricordo nome e cognome, l’aspetto, la voce, i capelli grigi ricci, la bassa statura, la risatina quando portava i compiti in classe, il modo di stare in cattedra, il sorrisino cattivo e persino la sua borsa. Insomma insopportabile anche ora.
      Questa mia disgressione centra poco col discorso filosofico di Pellegrino, ma i sentimenti di avversione che si provano e la loro causa andrebbero meglio analizzati.
      Nel caso di Benigni, credo che sia un po’ così, si invidia la persona intelligente, brava, culturalmente preparata, e non portendo sentirsi allo stesso livello, la si denigra in tutti i modi possibili.
      Come sempre ti ringrazio Roberta. Con i tuoi commenti riesci a dare un tocco in più ai miei commenti. Non solo, ma abbondante cultura. Che nella vita distingue tanto le persone.
      Un abbraccio grande. Spera.

  2. Il “sonno della ragione”, Spera, è non venire sfiorati dal dubbio neanche quando un vostro rappresentante di una sezione milanese dove si svolgono le primarie, dice davanti alle telecamere, a proposito del notevole afflusso di “cinesi”, che in tanti non capivano la nostra lingua e chiedevano allo stesso per chi dovessero esprimere la preferenza! Il “sonno della ragione”, Spera” sono le immagini in cui si vede la deputata Quartapelle e il consigliere comunale Lazzarini che incontrano in un bar i cinesi che poi vanno alle urne.

    Il “sonno della ragione”, Spera, è non voler vedere.

    In quanto a Benigni, non so dove hai potuto leggere di tutti questi insulti e offese ma va bene. Per quanto riguarda il Papa, a parte i soliti media che ne decantavano lodi, ho trovato ben poche critiche.

    Sul “silenzio” dello stesso verso Renzi, peraltro comune in un certo mondo della cultura che, viceversa, ai tempi del pregiudicato era molto presente e non solo in video ma anche nelle piazze, è una storia vecchia come il mondo. Anche in questo caso, non capisco dove hai letto di insulti… a parte il legittimo e sacrosanto diritto di criticare, esercitato da molti nei confronti di Benigni come di altri uomini “di cultura”, oggi stranamente silenti su Renzi.

    Infine, sul “si” al referendum sulla Costituzione, prima di formulare un’eventuale critica all’indirizzo dello stesso, vorrei sapere perché vota “si”. Tu lo sai? Nell’intervista non lo dice e quel “si”, vale quanto la tua fede per Renzi.

    Io vorrei sapere perché vota “si” ad un Senato che dovrebbe legiferare a livello regionale ma non è più votato dai cittadini. Vorrei capire perché vota “si” ad un Parlamento con una sola camera, per giunta di nominati perché votata con legge elettorale che è peggiore della precedente “porcata”. Io vorrei sapere perché vota “si” ad un governo del premier che grazie alla suddetta legge elettorale può condizionare a piacere l’attività dell’unica camera sopravvissuta.

    Un “si” buttato lì, a modo suo peraltro, può essere una battuta oppure una cosa seria. Nel secondo caso, le critiche meravigliate che ha sollevato sono più che legittime.

    Ma dimenticavo. Per voi renziani chiunque dissente “non è degno di un popolo civile”.

    Comunque, io non sarei così convinto che tutta sta critica, produrrà effetti contrari. Forse tra gli appartenenti alla sezione che frequenti e tra i soliti “moderati” di un’italietta sempre più egoista e arrogante. Ma se non imbarcate voti da destra, ad aprile sentirete che botto!

    Ciao Spera, buona serata.

    1. Carissimo Carlo,
      La fonte di questi insulti è con ogni probabilità uno dei miei tanti amici del circolo Pd che frequento. Ci sono un sacco di ragazzi giovani che hanno un umorismo molto ricco e sanno raccogliere ogni sfumatura di quanto sta succedendo. Ma non credo che importi tanto, quello che conta è che gli insulti ci sono stati e come!
      E Benigni, comunista di vecchia data, e di vecchia famiglia comunista, ha amato Berlinguer moltissimo, tuttavia, da intelligente qual è non critica, né odia Renzi. Sarebbe giusto chiedersi perché non lo fa, ma la risposta è piuttosto semplice, è capace di raccogliere le buone novità, e di evolversi perché sta al passo con la società di oggi.
      Altri no, non ci riescono o non vogliono.
      Noi renziani, come tu ci chiami, siamo tutti stati comunisti, io almeno da 30 anni. Ma il comunismo che cos’è oggi? In Italia ha cambiato nome quattro o cinque volte, in Russia è tutt’altro, in Cina è diventato commercio, Cuba vuole il papa per migliorare.
      E’ chiaro che le società del mondo sono in continua evoluzione anche in politica, perché si dovrebbe sempre restare ancorati al passato? Perché non migliorare anche noi e andare verso una società che sia più giusta, senza impugnare la bandiera del “o si fa così” o muore la sinistra. La sinistra oggi è una parola bellissima, ma non è più quella del 1900.

      La polemica dei cinesi al voto delle primarie è vecchia come il cucco. E’ sempre stato detto persino a Napoli quando vinse De Magistris. Gli stranieri residenti possono votare le primarie, e non vedo lo scandalo dei cinesi. Vedo la malizia di qualcuno che, per dire che erano tanti, ha postato, sui vari social, la fotografia della fila dei cinesi in maniche corte, d’estate, in fila per avere il permesso di soggiorno, per dare l’idea ai creduloni di turno, che la fila dei cinesi era enorme. Penso sia una polemica molto sterile e mi viene da dire: Non ci sono più le stagioni.

      Perché gli uomini di cultura oggi dovrebbero essere “stranamente” silenti su Renzi?
      Cos’ha fatto di tanto male? Non è un pregiudicato lui, anche se molte persone fanno sforzi enormi per scavare nella sua famiglia e nella famiglia di chi è al governo, per infangare ad ogni costo, una figura che finalmente ci ha liberato dalla schiavitù del berlusconismo.

      Ha abolito il Senato, cosa che dicevano persino coloro che hanno steso la Costituzione.
      E perché i senatori, se quella camera non c’è più, dovrebbero essere eletti direttamente con elezioni nazionali? Sono eletti direttamente dai cittadini delle regioni, di cui portano le ragioni e le necessità. Mi sembra assai cosa più saggia la cosa. Ed è chiaro che voterò SI al referendum.

      Credo che a poco a poco, più lo criticano e più Renzi diventerà un gigante.
      Sto scrivendo un post a questo proposito e chissà, forse potrò anche aver ragione.
      Dalle mie parti si ricorda un proverbio azzeccatissimo: Chi disprezza compera. Vedremo.

      Ciao Carlo.
      Grazie per la tua attenzione, va a finire che mi rendi carlodipendente.
      Un abbraccio. Spera.

  3. Scusa Carlo ma di cosa parli?
    Per aspettarsi qualcosa bisogna prima essere disposti a fare qualcosa.
    Tu applichi qualcuna delle aspettative che vorresti da chi ha molto più potere di te?
    Tu appartieni ad un gruppo di persone incapaci di confrontarsi, arrivi, lasci cadere le tue verità, i tuoi giudizi(pesantissimi) e te ne vai.
    Ti riempi la bocca di belle parole e poi?
    E poi stai nella cricca di chi ad una domanda, ad una critica risponde con insulti personali e si nasconde vigliaccamente.
    Critichi Renzi ma non ti sento dire nulla su quelli che hanno preso altre poltrone e su cosa fanno.
    Se la politica si comportasse come voi(si voi che vi sentite così fighi da non volervi insozzare con chi ha idee differenti…e poi chiedete un confronto alla politica?)sicuramente oggi non scriveresti, anzi forse oggi non esisteresti!
    Impara a vivere quello che ti aspetti dalla politica.

    1. Caro Stefano,
      ormai sono settimane e anni (due per l’esattezza) che sentiamo critiche, a mio avviso molto ingiuste verso questo governo.
      Le critiche in politica ci sono sempre state ed è bene che ci siano, perché significa che siamo in democrazia, ma quello che fa dispiacere, almeno a me, è che si critica un governo che veramente fa le cose. Soprattutto con un parlamento eletto nel 2013, sostanzialmente contrario, quello che aveva vinto perdendo ai tempi del segretario Bersani. Ciò comporta una fatica ulteriore, rispetto al precedente governo Monti, che li aveva tutti a favore e ancor prima governo Berlusconi che aveva la maggioranza assoluta e poteva fare quel cavolo che voleva,. Anche farci passare tutti per cretini, com’è stato fatto con la nipote di Mubarak. Per forza siamo andati tutti in depressione.
      Questo governo lavora e fa lavorare anche il parlamento, e non fa solo annunci ma fatti. Si può sempre dire che si poteva fare meglio, ma intanto si stanno facendo.
      Credo che ciò succeda perché si ha una memoria molto corta in Italia.
      Se si cambia persona, questa dovrebbe fare tutto in una volta usando una bacchetta magica.
      Ma a pensarci bene tante cose sono cambiate e non tutto va peggio di prima, anzi.
      Ma i detrattori sono tanti, e finché non avranno distrutto l’unica persona che può aiutarci non saranno contenti.
      Gioire per non ammettere che le cose cambiano in meglio, a me sembra masochismo.
      Un abbraccio Spera.

      1. Cara Spera, al tipo di cui sopra manco replico. Tempo sprecato! Poi, come vedi, proprio non ha capito come si entra in un blog e come ci si comporta. Solo per inciso: se ne frega bellamente del contenuto del tuo post, era arrivato qua solo per gettare il solito fango su un gruppo di blogger, quelli del condominio di Zac, che l’ha definitivamente buttato fuori. Quindi è inutile che gli replichi… manco ti legge!

        A te, invece, dico che il giorno in cui inizierai a raccontarci cosa sta facendo di buono il tuo Renzi e, soprattutto, perché è “buono”, allora potrai dire che le “critiche” mosse allo stesso da chi “dissente”, sono ingiuste.

        Fino ad oggi, ti sei limitata a fare quello che facciamo noi: criticare l’opposizione e segnalare tutti i difetti di cui, secondo te, la stessa soffre.

        Personalmente, e modestamente, ho sempre cercato di motivare le critiche che ho mosso a questo governo. Non mi pare che tu abbia smentito chi critica, con argomenti che dimostrassero la bontà dell’azione dell’attuale governo.

        Ciao Spera, buona serata

        1. Carissimo Carlo,
          mi riesce difficile non aprire la porta a chi entra nel blog, anche se non sta all’argomento, quello a cui tengo è che non porti insulti e disprezzo. Sono cose che non sopporto ed è per questo che ho dovuto inserire di volta in volta, l’approvazione.

          E’ vero, per quanto riguarda le critiche alla sinistra che è mia, ancora mia, ma che non mi convince più. Non mi convince per la disgregazione insensata in decine di partitini inefficaci, e che, forse per un eccessivo egoismo di qualcuno, non riescono ad unirsi. E’ icredibilmente frustrante, per una come me, che ama l’unione delle persone, la comunità, il dialogo, il rispetto e così via. Quando leggo gli insulti a questo governo per quello che fa, e quegli insulti arrivano da sinistra, non ci sto. Mi viene sempre in mente Bertinotti, che il giorno dopo del nuovo governo Prodi, cominciò a criticarlo, fintanto che cadde. Forse non fu solo colpa sua, ma certamente una grande mano gliel’ha data. E da allora ci troviamo in questi pasticci.

          Per quanto riguarda Renzi, forse per il carattere che ho, non sono capace di portare critiche al suo lavoro, perché mi piace molto, sia come persona, sia come Presidente del Consiglio. Mi chiedi perché non lo critico? Non lo so, così come, sinceramente, non mi sento di criticare mio padre o mia madre.
          Finalmente un governo che lavora, riesce a fare molte cose che da tempo si aspettavano (non ultima la legge sulle unioni civili), ha risvegliato, in bene o in male, la passione politica. Scatena la gente nei vari talk show in modo nuovo, riceve insulti da ogni parte e non è permaloso.
          Ha ridato fiducia ad un paese, ha portato in Europa il rispetto verso l’Europa, ma nel contempo chiede il rispetto che gli si deve. Salva vite umane a discapito del consenso o meno di tutti noi. E sicuramente non gli fa bene al cuore il distacco delle persone che anche lui stima, il primo dei quali è Bersani.

          Un abbraccio di cuore. Spera.

        2. Caro Carlo,
          non rispondi, come sempre, perchè non sai come rispondere.
          Il fango non lo butto io ma chi scrive e chi condivide certi insulti sulla persona.
          Io posso dirti che non hai capito, che non guardi dalla giusta prospettiva, ecc ma dire cose su tua madre, sulla tua famiglia, su tuo figlio, ecc è da vili e persone piccole.
          Chi tace in silenzio sogghignando lo è ancora di più!

          Chiuso questo discorso, purtroppo per te leggo Spera, non condivido alcune sue posizioni e altre si, per fortuna non siamo tutti uguali, e forse non c’è nemmeno una sola strada corretta da percorrere!
          La leggo perchè una visione differente consente di avere una visuale più ampia, non so se capisci!

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