PICCOLI SUPERBI

PICCOLI SUPERBI

copj170.aspPer la folla dei piccoli superbi non ci sono foto che identifichino qualcuno, uno qualunque: è una schiera anonima. Non ci sono grandi individualità. E’ una microfisica del potere, la rete di poteri esercitata nelle scuole, nei tribunali, negli uffici, nelle carceri, negli ospedali.

In una società tendenzialmente egualitaria come quella democratica, questi piccoli superbi, o meglio superbi piccoli, pusillanimi, si accomodano nelle nicchie di potere che si formano al suo interno. Si spegne la fiamma dell’eccezionalità, della superbia magnanima e aristocratica e si fa spazio all’arroganza pusillanime di amministratori, impiegati, poliziotti, funzionari di un ordine, di una sicurezza animati troppo, animati in modo eccessivo, disordinato.

Si parla di dispotismo paternalista dello Stato nello spazio individuale, ma lo Stato, il dispotismo paternalista non sono che fantasmi astratti. Essi si fanno carne ed ossa nei funzionari, negli esecutori, nella moltitudine dei piccoli individui grigi che, incarnando questo nuovo immenso potere tutelare, ne assumono la superbia, l’arroganza, la pervasività inquisitoria.

E’ l’arroganza delle rotelle del meccanismo, degli ingranaggi del dispotismo, ciascuno dotato di un micropotere rispetto al quale è solo funzione, ma che, nel complesso, è immenso e irresistibile e dunque sorregge la singola tracotanza. E controllano e sorvegliano e dispongono risorse e negano e umiliano e vessano.

Nella società democratica e sostanzialmente egualitaria non esiste, nella concretezza delle relazioni, una vera uguaglianza di poteri e di posizioni sociali.

Il potere istituzionale che assume sempre più carattere tecnico amministrativo di fronte al gigantesco compito di realizzare i diritti di tutti e ottenere consenso, si organizza sempre in modo verticale, eccedendo strutturalmente il potere dei singoli. Nonostante la parola “egualitario” si ripristinano i ruoli differenziati e le gerarchie.

Lo Stato sono i suoi funzionali, alcuni dediti al bene comune e al servizio dei cittadini, altri assai meno: e questi usano la piccola ma nevralgica porzione di potere che gli deriva dall’appartenenza alla grande Macchina burocratica, per vessare e umiliare i cittadini.

A tutti noi sarà capitato di dover sbrigare una noiosa pratica in un ufficio (magari grigio e di impronta fascista) con immensi saloni spesso suddiviso malamente in piccole nicchie di policarbonato che sarebbero trasparenti allo sguardo inquisitore del capoufficio se solo fossero un po’ meno polverose. In ciascuna di esse un impiegato o un’impiegata con davanti un computer, aspetta.

Un episodio personale chiarisce meglio ciò che intendo. Poco tempo fa, ho ricevuto la lettera dal Cimitero comunale che mi informava che i termini di sepoltura in un tombino di una mia lontana parente (morta senza figli né eredi) erano scaduti e che la defunta aveva chiesto la cremazione dopo questa scadenza. Tutti i parenti prossimi dovevano dare il loro consenso per la cremazione. Allegato vi erano i documenti da riempire e la richiesta di fotocopie della carta di identità di tutti parenti prossimi. Poiché durante il periodo (25 anni) di sepoltura in un tombino, la luce cimiteriale l’avevo sempre pagata io, perché la persona era molto amica di mia madre e perché sono l’unica (o quasi) che abita in città, la lettera ovviamente è stata indirizzata a me. Sembrava semplice, ma la complicazione intervenne quando si trattò di dover far firmare il consenso ed inviare la fotocopia della carta d’identità di tutti parenti prossimi, perché siamo 16 secondi-cugini viventi. E non tutti vicini di abitazione. Tempo disponibile per acquisire il tutto: una settimana. Mi reco all’ufficio comunale del Cimitero per chiedere se è sufficiente il mio consenso o se davvero debbo acquisire tutti quei documenti, visto la difficoltà di farli pervenire in tempo utile tutti quanti, anche da chi abita a Brescia, e in tanti altri Comuni non vicini. La signora, dapprima gentile, si fa arcigna, mi tratta malissimo, come se fossi stata io la colpevole di avere tanti parenti, sparsi qua e là. Faccio notare la difficoltà di far pervenire il tutto nei termini di una settimana, ma l’arroganza della signora aumenta, e aumenta il suo suono stridulo, mi fa quasi sentire una delinquente, cancella con rabbia, tracciando un segnaccio da cima a fondo, con un pennarello nero, l’unico foglio, che avevo compilato a mio nome e pure la fotocopia della mia carta d’identità.

Non ne ho voluto più sapere. Sono riuscita, tramite l’aiuto di tutti e dei fax, a far pervenire ciò che mi era stato chiesto, ma ho spedito tutto con posta raccomandata. Non volevo più vedere quella faccia arcigna. Veramente quello non era il posto giusto per esercitare una simile arroganza ed una tale superbia. In fondo si trattava anche di un luogo triste.

Ma gli episodi da raccontare sono tanti, non ultimo, in questi giorni natalizi, in cui, un farmacista, davanti alla richiesta di un medicinale prescritto (col nome brevettato) da una dottoressa del pronto soccorso e davanti alla richiesta del medico curante che ha prescritto lo stesso farmaco, ma in forma generica, non ha saputo o voluto scegliere (sono uguali) ed ha preferito mandare a casa il paziente (in questo caso una mia nipote), senza il farmaco. Si trattava di un antibiotico. Al che sono proprio andata fuori dai gangheri.

In questa nostra società, molti di quelli che fanno i giudici, i professori, i professionisti, o anche i ministri, sanno di non possedere la dignità e l’autorevolezza riconosciuta al ruolo che ricoprono, allora compensano la propria indegnità con il tormento che infliggono al più debole. L’abuso di potere è una meschina soperchieria che a stento si può chiamare superbia. La superbia infatti è spesso anche servile e sa di essere pronta anche a prostituirsi.

A questo proposito suggerisco, a chi non l’abbia ancora letto, il libro: Lettera scarlatta (di Nathaniel Hawrthorne). Anche quella è una storia di ordinaria intolleranza in cui un potere religioso, incarnato in una ben modesta persona, distrugge la vita di una donna, parte debole, estromessa dalla comunità.

 

 

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6 Risposte

  1. Hai toccato una piaga aperta: la burocrazia!
    Negli uffici di questo Paese si possono trovare delle persone squisite, sempre pronte ad aiutare gli utenti spaesati alle prese col mostro burocrazia, ma si trovano pure burocrati imbecilli ed arroganti che scaricano le proprie frustrazioni vessando il cittadino inerme, questi burocrati sono una piaga e sono ancora peggio dei politici scadenti, perché il burocrate ha la garanzia del posto di lavoro sicuro, mentre il politico sa bene che il suo incarico è a tempo determinato.
    Ciao Spera

    1. Carissimo Sileno,
      è vero, negli uffici o comunque nelle situazioni in cui si ha bisogno di un aiuto o di chiarire qualcosa, spesso si trovamno persone cortesi che per altro sanno anche fare bene il proprio lavoro. Per fortuna. Ma chissà perché quelle sgarbate, poco propensi ad ascoltare i problemi degli altri e soprattutto quelli che ti lasciano con il problema da risolvere, colpiscono molto di più.
      A me è capitato di andare in un negozio, trovare una commessa su di giri e in quel negozio non sono più tornata, mentre in qualche altro posto, è successo l’inverso, magari mi hanno un po’ intontito di chiacchiere, ma hanno saputo vendere e allora….ci torno.
      Forse è un condizionamento anche quello, ma in ogni modo, la scortesia, la superbia, e il mancato aiuto da chi ti aspetti altro, lascia sconcertati.
      Grazie Sileno, e un grande abbraccio. Spera.

  2. Per muoversi nelle pieghe dei regolamenti cimiteriali ci vuole almeno una laurea alla normale di Pisa, e la farmacista ,incauta in quanto potrebbe essere denunciata, DOVEVA consegnare il farmaco equivalente, salvo diversa richiesta del paziente. Concordo con Spera che troppo spesso ci troviamo a sopportare piccoli e grandi soprusi di quelli che in quel momento “portano il cappello”, ma … spesso io verifico che anche gli utenti/clienti/pazienti sono maleducati e fanno richieste immorali per avere piccoli o grandi vantaggi. Ci sono, come dice Sileno, anche tante brave persone.
    Probabilmente è considerato fuori moda, ma sarebbe importante , che si facesse qualche “ripassino” sui doveri , sul buon lavoro, sulla buona educazione delle persone. Magari qualche talk show su chi è più bravo ed educato sarebbe più utile che imparare come fare una frittata o come truccarsi o altre amenità simili .

    1. Carissima Roberta,
      Forse neppure la laurea nella università più prestigiosa è sufficiente per affrontare certi uffici.
      Un presentimento che qualcosa non andava l’avervo avuto, stando pazzientemente in fila.
      Prima di me è uscita una coppia di sposi, non più giovani, completamente in lacrime. E’ logico e comprensibile trovare qualcuno che piange, in quegli uffici. A volte le disgrazie sono talmente gravi, che non si riesce a reggere, ma sono sicura che da quella signora, anche quella coppia di sposi, ha trovato poco conforto.
      Penso che un minimo di comprensione e di sensibilità, in taluni uffici siano d’obbligo, e il responsabile del personale, dovrebbe scegliere, secondo me, le persone più adatte. Non tutti reagiamo allo stesso modo e, se il mio era un problema vecchio e risolvibile, quello di altri forse era più grave e distruttivo. Per cui chi ascolta, deve essere capace anche di sentimenti comprensivi e delicati.
      Ti garantisco che la signora con cui abbiamo avuto a che fare, era tutt’altro. Direi arcigna e cattivella Forse ce l’aveva col mondo intero perché era costretta a parlare di morti.
      Ciao carissima Roberta.
      Un grande abbraccio. Spera.
      P.S. Per quanto riguarda il farmacista abbiamo rimediato andando nella farmacia di un altro paese. Il che non ci ha rispiarmiato benzina, tempo e tanta rabbia.

  3. Sono “atterrato” sul blog non so come, facendo ben altra ricerca, ed ho curiosato.
    Questo post sfonda una porta aperta, ma vi è una origine di questi mali, e una soluzione, perlomeno di contenimento.
    Sulle origini, occorre rivedere la storia: il rapporto che lo stato instaura con il cittadino risale allo statuto albertino, cioè a una concessione monarchica del 1848, fatta per sedare gli animi che in tutta europa si stavano infiammando. Il monarca sabaudo anticipò la mossa, e rifilò una fregatura ai suddito, concedendo loro molto meno e di qualità peggiore, di quanto invece ottennero coloro che si ovunque si ribellarono.
    Ovvio che, in una struttura monarchica non costituzionale lo stato-re si organizzò in modo tale da mantenere i sudditi il più possibile soggetti, attraverso la macchina burocratica. Sulla cui macchina il fascismo riuscì a costruire, ampliandola, uno stato di stretti controlli, assai utile e funzionale alla dittatura. E fin qui tutto è logico, dal punto di vista dello stato, anche se sgradevole per chi è sottomesso.
    Con la costituzione repubblicana, spesso decantata e vantata ( magari da un famoso comico.. 😀 ) si riprese l’impianto precedente, correggendolo in chiave repubblicana e mantenendo l’impianto di leggi esistente. Tant’è vero che alcune prerogative delle istituzioni sono il residuo di regi privilegi, come la grazia, il senatorato a vita o il respingere una legge alle camere ( ma una volta sola..) ed a tutti i livelli.
    Si è semplicemente scambiata una aristocrazia ereditaria ed a bassa mobilità sociale con una di pari o simili poteri: una aristocrazia elettiva che a sua volta nomina i propri sgherri che si fan forza del potere che rappresentano per conto del provvisorio Duca, o Prence che sia. Che però cambia spesso, e quindi comporta un aumento continuo dei suoi boiardi e vassalli.
    Le leggi poi… se per parlare di una stupidaggine costosa come il canone rai, ci si deve rifare alla interpretazioni di leggi del 1938 (quando di tv ancora non si parlava) qualcosa non torna; se nel 1938 c0erano un re e un duce, essi ci governo ancora con le loro leggi….
    Il fatto è che nel dopoguerra, si sarebbe dovuta disporre una totale revisione dei codici, azzerandoli e revisionandoli o rifacendoli, METTENDO AL CENTRO IL CITTTADINO, e non lo stato.
    Che sarebbe poi solamente quella cosa chiamaNO repubblica e democrazia, in questo senso mai realizzate.

    La soluzione non ce l’ho in tasca, ma quello che dovrebbe essere messo in chiaro da tutti, è che i “servitori dello stato” vengono sempre dopo, e che sono al servizio, e non farlo è una grave omissione. Qui abbiamo i camerieri che ci dicono cosa dobbiamo mangiare, e quando.
    Quindi la parola d’ordine deve essere “resistenza”. Ogni volta che uno di costoro e apre bocca bisogna ricacciargliela in gola, con pari modi e metodi. Toni gentili in risposta a toni gentili, e agli aggressivi rispondere con aggressioni più forti. Anche col contatto fisico, se necessario. Ribadendo chi è il “padrone” in quella situazione.
    Occorre superare le paure da sudditi, di novelli Geordie, e rischiare la “corda d’oro”.
    Vale prima di tutto il principio, e fermre ogni piccolo abuso, per chi lo subisce e per tutti gli altri che verranno. Applicandolo, funziona: molti bulli da scrivania si acquietano quando li prendi per gli stracci sia realmente che metaforicamente.
    E in questo chi si lamenta solamente e non agisce, nei limiti del rispetto dovuto dai propri ‘dipendenti’, è colpevole e complice quasi quanto loro.

    1. Ciao INQBO.
      Mi auguro che tu abbia fatto un buon atterraggio. E ben arrivato.
      Da quanto hai scritto, la storia della nostra burocrazia arriva da molto lontano nel tempo.
      E noi abbiamo tollerato e stiamo stollerando troppo. Almeno in quei casi in cui come si dice, rimaniamo col cerino in mano ed il problema non risolto.
      Dovremmo ribellarci è vero, ma come? Quando si affrontano certe cose e non si hanno risposte, accanto a noi non c’è nessuno che possa aiutarci, siamo deboli, o quantomeno nella posizione del più debole e non abbiamo la forza di reagire.
      Ma anche reagire bisogna saperlo fare in modo persuasivo ed efficace, altrimenti ci si mette allo stesso piano loro e quello che otteniamo sarà sempre un pugno di mosche.
      Sono d’accordo con te, fermare ogni piccolo abuso, ma insieme, in modo da avere la forza necessaria, per porvi rimedio.
      Altrimenti siamo dei Don Chisciotte che combattono contro i mulini a vento.
      Grazie carissimo e gradito ospite.
      Un abbraccio. Spera.

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