SONO ORGOGLIOSA DI ESSERE ITALIANA

SONO ORGOGLIOSA DI ESSERE ITALIANA

Bandiera_ItalianaSono orgogliosa di essere italiana. Senza retorica alcuna.

Lo sono perché noi, per primi in Europa, abbiamo dovuto fare i conti con un fenomeno grande e difficile come quello dell’immigrazione e siamo stati, con il nostro governo, i portatori sani nella comunità europea di principi di rispetto, dignità, accoglienza, governo ed indirizzo del fenomeno.

Sono anni che l’Italia si trova ad affrontare questa emergenza, complessa, difficile, in completa solitudine, perché, fino a quando i problemi non si toccano con mano, quelli degli altri appaiono lontani e poco interessano.

Sulle nostre coste arrivano i più poveri i più disperati.

Noi non li scegliamo, non ci interessa da dove essi provengano, semplicemente li salviamo.

Semplicemente e con tristezza accogliamo anche i morti e con dignità li seppelliamo nei nostri cimiteri.

Nessuno degli altri ricchi paesi europei si è commosso davanti a centinania e migliaia di morti galleggianti nel Mediterraneo. Ma la morte di un  angelo, annegato, con la faccia rivolta alla terra, ha commosso finalmente anche gli altri paesi. E’ cambiato l’atteggiamento verso questa gente disperata. Un angelo.

E oggi, al centro di tutto c’è la Merkel. Colei cui i profughi inneggiano. Colei che, con la mossa di offrire accoglienza solo ai siriani in fuga dalla guerra, ha generato l’insostenibile pressione al confine ungherese. Per così dire ha sentito il problema vicino a casa sua.

Ma se taluni paesi del centro Europa, oggi hanno così diametralmente modificato le loro posizioni sul tema, il merito è anche nostro e va rivendicato.

Quello che accade oggi in Germania ed Austria è figlio della presa di coscienza che, da soli praticando egoismi e particolarismi, nessuno può farcela, quello che il nostro governo per mesi ha sostenuto e troppo spesso inascoltato.

Per mesi abbiamo visto profughi accampati a Ventimiglia perché dall’altra parte la polizia francese sparava a chi tentava di passare, per settimane abbiamo visto i poliziotti inglesi fermare e sparare conto coloro che premevano all’imbocco del tunnel a Calais.

Un grazie va a tutti quegli italiani che, senza finire sui giornali come eroi, ogni giorno rischiano le loro vite per portare in salvo i migranti che arrivano stremati sulle nostre coste.

Un grazie agli uomini delle nostre forze dell’ordine, soprattutto quelli della guardia costiera, ai cittadini comuni, ai volontari, alle istituzioni che in stato di emergenza permanente aiutano al meglio questa parte di umanità così afflitta ed emarginata.

Un grazie al Governo per avere sollevato, nel semestre europeo di presidenza italiana alta e forte, la richiesta di una governance europea del problema immigrazione.

La Storia, con la S maiuscola, ci sta passando accanto e, come al solito, è una somma di eventi casuali, imprevedibili, incontrollabili. Di tutte le nuove frontiere, fino a pochi mesi fa, quella issata dal premier ungherese Orbàn, con il suo muro e il suo filo spinato, sembrava la più alta e invalicabile. Così non è stato. Lo stesso sembrava valere per il blocco dei treni verso la Germania, figlio della volontà di identificare chiunque fosse entrato in Ungheria. Niente da fare.

La retorica è un pericoloso nemico, ma è evidente la sensazione che sia saltato un tappo. Che l’Occidente e l’Europa se mai sono state una fortezza, hanno brecce da tutte le parti. Che questa gigantesca migrazione dai luoghi della follia islamista e di una guerra brutale, che noi occidentali abbiamo contribuito a far nascere e rinfocolare, cambierà per sempre i connotati demografici, sociali, culturali, politici del Vecchio Continente.

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5 Risposte

  1. La morte dell’angelo annegato è stata pubblicata in prima pagina da tutti i giornali, altre morti di altri angeli perché scomode non verranno mai pubblicate!

    http://www.rischiocalcolato.it/2015/09/il-ricatto.html#comments

    1. Caro Mario,
      in effetti le immagini dei bambini morti sui barconi, non sono mai state pubblicate, perché non solo non sono state fatte ma non avrebbero avuto nessun impatto emotivo sugli europei lontani dalle coste. Quelli sono bambini di serie b, figli di poveracci, sporchi e puzzolenti. Così come la morte del bimbo palestinese. paese che l’Europa non vede e non ha a cuore e, debbo dire, neppure le morte di Angela Fresu, tre anni, morta nella strage di Bologna di cui non s’è trovato nulla.
      Questa foto del bimbo siriano morto, ha fatto effetto, sì, ma credo che , presto si stancheranno di accogliere gente. E il problema resterà sempre a carico dei paesi come l’Italia e la Grecia. Lo dice l’Inghilterra che più di 15.000 non ne vuole. Proprio l’Inghilterra che per secoli ha sfruttato la povertà di tutto il mondo.
      Ciao, un saluto. Spera.

        1. Grazie Massimo per questa tua segnalazione.
          Mi permetto di fare un copia incolla per renderla più visibile.
          Ciao e grazie ancora.

          Immigrazione il problema è il profitto, non l’accoglienza
          mer 09 set 2015

          politica

          L’immigrazione è ormai parte di ogni nostra parte, il dibattito pubblico ne è quasi saturo, anche noi siamo saturi, attoniti, divertiti, incazzati, ad ogni dichiarazione di Salvini e compagnia cantando. Ci si divide:bisognerebbe dividere quelli che scappano dalla morte per guerra da quelli che scappano dalla morte per fame. Intendiamoci se stanno in mare salviamo entrambi poi certi li

          teniamo e certi, dopo averli curati e custoditi in qualche posto accogliente almeno nel nome, li rimandiamo indietro. Morire per fame come è noto è notevolmente meno emozionante del morire sotto una bomba, per la mitragliata di un fucile d’assalto, per mano armata di coltello. Morire perché ti manca una patata, un po’ di pane e,o, l’acqua, è da sfigati. Certo se riesci a farti beccare proprio mentre stai al limite o mentre tieni in braccio tua figlia coperta dii mosche, con la pancia gonfia e un po’ di bavetta secca sulla bocca, ti guadagni la celebrità eterna, diventi fico come uno dilaniato da una bomba. Insomma non solo i morti sono diversi, diceva uno che certi pesano come piume, ma anche le morti potenziali sono diverse, certe contano, certe no. Devo dire il vero: trovo la distinzione fra fuggitivi dalla guerra e fuggitivi dalla fame, infame. Adesso pure Salvini la maneggia, prendiamo certi, scarti gli altri ” clandestini potenziali criminali “. Pure chi scappa dalla guerra però può essere un criminale, anzi, possiamo ben dire che il criminale lo trovi in ogni dove e con le piu ‘svariate motivazioni, ad esempio i leghisti che trafficavano in diamanti mica fuggivano da una guerra, stavano al caldo e non avevano fame come gli sfigati che muoiono senza neanche una fotografia. Però se dici clandestini, se dici criminali, se dici invasione, ognuno può ben pensare: chissenefregaseschiattanoinmare. Su tutte queste disquisizioni si costruiscono fortune elettorali, c’è chi dice tu si tu no, in maniera educata e appassionata e c’è chi dice tu si tu no, con la bava alla bocca la felpa informale, la barba incolta. E’ brutto dirlo ma al fondo della divisione fra i fuggitivi, c’è la stessa profondità di pensiero: al mondo non siamo tutti uguali. Bene allora diciamolo chiaro: non siamo uguali a Salvini e alla sua cricca, siamo nati da questa parte del mare per caso, siamo nati in quest’epoca per caso, siamo ricchi o poveri sotto qualunque cielo, non per caso. I poveri sono la condizione per l’esistenza dei ricchi, la loro fonte di guadagno, il loro diletto, raramente la loro disperazione. Questa è la immigrazione in questo tempo, la certificazione che lo sfruttamento ha fatto il suo tempo, quelli che schiattavano in silenzio ora se non riescono a lottare, preferiscono schiattare affogati davanti alle nostre telecamere, farsi duecento chilometri a piedi, farsi strappare la pelle dal filo spinato. E i nostri disoccupati? Quindi qualcuno pensa ai nostri disoccupati? Salvini? Si. Ciao. I nostri disoccupati sono il prodotto della divisione sociale, mica manca il lavoro, ci sarebbero tante cose da fare se il prodotto finale non dovesse essere il profitto per pochi, ma il benessere per tutti. I disoccupati non dipendono dai fuggitivi, dipendono dal profitto. Tutto questo per dire che il tema centrale non è l’accoglienza, ci sarebbe posto per tutti su questa terra, il tema centrale è l’uguaglianza. Dividi il lavoro e vedrai che la fatica sparisce, dividi le ricchezze e vedrai che sparisce anche la povertà.

  2. Un mese fa, o poco più, l’emergenza migranti è stata gestita dai cittadini milanesi con entusiasmo ed efficienza. La stazione era piena di persone comuni che distribuivano viveri, vestiti, informazioni. Attorno a loro lavoravano alacremente le forze dell’ordine.
    Ogni giorno navi della nostra Marina militare salvano vite umane nel Canale di Sicilia. Lo fanno pure ora che la missione Mare Nostrum è diventata Triton, anche sulla spinta di Merkel e C., e teoricamente avrebbe valenza ben poco umanitaria.
    Associazioni religiose, laiche, semplici cittadini si incaricano quotidianamente, in una sorta di Resistenza civile, di equilibrare l’Italia orrenda e diffusa che sfrutta i clandestini. Un’Italia trasversale che parte dai campi di pomodori del sud e arriva fino alle Langhe, dove i raccoglitori d’uva sono schiavi ucraini e moldavi.
    Siamo un Paese molto migliore di quel che crediamo di essere.
    Ma ce ne vergogniamo.
    Chiunque dica o anche faccia cose concrete per i più sfortunati viene deriso, tacciato di secondi fini, assimilato ai Buzzi, definito col più rotondo e sgraziato degli aggettivi: buonista.
    Beh, buonisti un cazzo.
    Buoni, semmai. Non perfetti, non santi, non intangibili. Ma buoni. O, se preferite, migliori. Migliori di chi gorgoglia razzismo più o meno mascherato e cerca sempre un nuovo pusher di palle – giornali, politici, buffoni vari che lucrano sull’intolleranza – con cui giustificare la propria coscienza livorosa.
    Gente che magari ciancia di patriottismo, di difesa della bandiera, di identità nazionale. Gente che deve sapere una cosa: proprio quella vergogna ha appena tenuto l’Italia fuori dai libri di Storia.
    Perché la Germania avrà certo operato – anche – un calcolo, aprendo ai profughi siriani. Avrà anche spalancato le frontiere perché con un’economia così solida l’impatto può essere retto più facilmente. Avrà anche deciso di ribaltare l’inerzia della propria percezione all’estero dopo essere stata vissuta in giro per il Mondo come la carnefice della Grecia e la punta di diamante della Troika o di chi volete voi.
    Fatto sta che ha reagito alla prima vera emergenza nazionale come umilmente mi ero permesso di suggerire al nostro amato Premier “Accogliamoli tutti”.
    E che quella solidità, quell’economia intonsa, quell’orgoglio di popolo, vengono da un Paese che non evade 300 miliardi di tasse l’anno, che distribuisce diritti ai propri cittadini perché sa chiedere i doveri, in cui c’è qualcuno che prende una decisione impopolare sul fronte interno, a forte rischio terrorismo, semplicemente perché la considera inevitabile.
    Noi no. Noi titilliamo i ladri, soprattutto quelli della porta accanto, e accettiamo che un Paese largamente corrotto sia ineluttabile. Chiediamo loro il voto anche da sinistra, dando de facto dei babbei a chi si comporta decentemente. Nonostante tutto.
    Li deridiamo se siamo di destra. Dicendo che non ci sono i soldi. Quelli dell’Iva che ci teniamo in tasca.
    Per questo, su quei libri, ci sarà un poliziotto di Monaco e non un marinaio di Lampedusa. Per questo potevamo fare la Storia, e ancora una volta l’avremo subita. Per colpa di una minoranza vincente che applaudirebbe i migranti solo se sfilassero dentro a una cassa di legno.
    Viva l’Italia.
    (Luca Bottura)

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