LA ZUPPA

zuppa di cavolo nero, black kale soup, italian foodLA ZUPPA

In un grande self service una signora anziana prese una grossa ciotola di zuppa, la sistemò sul vassoio e poi, dopo aver pagato, posò il vassoio su un tavolino libero.

Appese la borsetta alla sedia e stava per sedersi e degustare la fumante e profumata zuppa, quando si accorse di aver dimenticato il cucchiaio.

Lasciò tutto e si recò alla cassa, dove c’erano le posate.

Quando ritornò, vide, con sorpresa, che il suo posto era occupato da un giovane africano che stava tranquillamente mangiando la sua zuppa.

La donna rimase perplessa e indignata. Poi con un po’ di malcelato sussiego, si sedette sulla sedia vicina e affondò il cucchiaio nella zuppa, sotto il naso dell’intruso. Il giovane sorrise e continuò a mangiare.

Lei prese una cucchiaiata, anche il giovane ne prese una.

Lei pensava: «Che sfrontato! Se solo avessi più coraggio! È ora di finirla con questi immigrati».

Così ogni volta che lei prendeva una cucchiaiata, l’uomo di fronte a lei, senza fare un minimo cenno, ne prendeva una anche lui.

Continuarono così fino a che non rimase una piccola quantità di zuppa e la donna pensò: «Ah, adesso voglio proprio vedere cosa mi dice quando sarà finita».

Il giovane le lasciò l’ultima cucchiaiata. Poi si alzò, la salutò educatamente e se ne andò. La donna guardò la sedia: la sua borsa era scomparsa.

Un ladro! Era solo un comunissimo ladro extracomunitario.

Delusa, arrabbiata, tutta rossa in volto si guardò intorno. Ma il giovane era scomparso senza lasciare traccia. Poi, mentre si guardava intorno, la rabbia si trasformò in confusione e profondo imbarazzo.

Sul tavolino accanto, c’era un vassoio senza cucchiaio, con una zuppa che si stava raffreddando. Sulla sedia appesa come l’aveva lasciata, c’era la sua borsa.

Sentì tanta vergogna e capì, solo allora, che lei aveva sbagliato tavolino e che quel giovane che mangiava una zuppa uguale alla sua, l’aveva divisa con lei, senza sentirsi indignato, nervoso e superiore, al contrario di lei che aveva sbuffato e addirittura si era sentita ferita nell’orgoglio.

 

[Quante volte nella nostra vita, senza saperlo, abbiamo “mangiato la zuppa” di un altro? Quante volte al giorno, rubiamo tempo, stima, affetto, attenzione e neanche ci sfiora il rimorso?]

 

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2 Risposte

  1. La solidarietà umana Le favole per adulti e bambini di Vincent Pisano

    Un tempo il mondo era popolato dagli Egoisti e dagli Altruisti, ma essendo mescolati era difficile separare gli uni dagli altri.
    I primi, furbi e intraprendenti, sfruttavano la bontà dei secondi a loro vantaggio senza mai ricambiare, tuttavia sostenendo che erano altrettanto indispensabili nella società.
    Gli Altruisti, a loro volta, non sopportavano più la situazione che si era creata e volevano ribellarsi. Così si trincerarono nella loro protesta e decisero di non fare favori più a nessuno, almeno finché il mondo non si fosse liberato degli Egoisti.
    Fu allora che entrambi consultarono un saggio eremita che non era né Altruista né Egoista, ma Autosufficiente, e che passava la maggior parte del tempo a meditare. Costui chiese agli Altruisti di indossare una camicia bianca e agli Egoisti una camicia blu, proponendo a ciascuno di sottoporsi a una prova di sopravvivenza.
    I due gruppi accettarono, ciascuno offrendo una rappresentanza di otto persone, che furono condotte dal vecchio saggio in un grande monastero e piazzate in due grandi stanze diverse, ciascuna con un lungo tavolo che divideva la stanza in due, largo due metri e più.
    Il vecchio saggio chiese a tutti di disporsi su due file lungo ciascun tavolo, l’uno di fronte all’altro, gli altruisti in camicia bianca nella sala est e gli egoisti in camicia blu nella sala ovest.
    Sarebbero rimasti rinchiusi per un massimo di cinque giorni, il limite di sopravvivenza umana.
    Il primo giorno il vecchio portò il rancio – che consisteva in una ciotola di fagioli – sia alla tavola degli Egoisti sia alla tavola degli Altruisti.
    Ogni ciotola fu avvitata al tavolo e chiusa con un lucchetto, del quale solo il saggio aveva la chiave.
    Ogni persona fu legata con una corda al collo, che scendeva diagonalmente dall’angolo della parete posteriore con il soffitto. Anche i polsi furono legati alla stessa corda, all’altezza del collo, così da limitarne i movimenti: ognuno poteva alzarsi, indietreggiare di un metro, fino alla parete, ma non poteva avanzare oltre il bordo antistante la tavola, né poteva avvicinare la bocca alla ciotola.
    Le mani si fermavano vicino la ciotola e non potevano andare né avanti, né verso il basso: insomma era impossibile mangiare con le mani o con la bocca dentro la ciotola.
    Dopo aver riempito le ciotole, il vecchio portò le posate: due cucchiai a persona, ma con un manico lungo 3 metri, poco meno dell’altezza del soffitto partendo dal tavolo e molto meno della larghezza della stanza. Le posate erano di legno durissimo, non potevano essere spezzate con la sola forza delle braccia. Quindi ognuno poteva pescare i fagioli all’interno della ciotola solo con i cucchiai i quali, una volta riempiti di fagioli dalla ciotola, non potevano essere avvicinati alla bocca: i manici urtavano contro il soffitto qualche centimetro prima, anche inclinandoli, poiché la parete posteriore e quelle laterali erano troppo vicine.

    Gli Egoisti si trovarono subito in difficoltà: ognuno cercava di avvicinare la bocca alla ciotola, tirava fuori la lingua, cercava di lanciare i fagioli con i cucchiai dal basso verso la bocca, ma la maggior parte si disperdeva e cadeva sul tavolo. Ben presto gli Egoisti riuscirono a svuotare le proprie ciotole senza però riuscire a nutrirsi, se non di qualche fagiolo “vagante” per l’aria. E la fame aumentava.
    Ma cosa succedeva nella stanza degli Altruisti? Ebbene, costoro riuscivano a mangiare tranquillamente e bene. Ma come? Presto detto: dopo aver sollevato il cibo con un cucchiaio fuori della ciotola, lo dirigevano con entrambe le mani, anche se legate, verso il compagno di fronte, entrambi retrocedendo verso la parete posteriore affinchè la lunghezza dei manici non impedisse all’uno di avvicinare il cibo alla bocca dell’altro di fronte, il quale, al suo turno, ricambiava la cortesia allo stesso modo.
    Gli Egoisti, allo stremo, decisero di arrendersi al terzo giorno, perché non trovavano una soluzione per sfamarsi, ammettendo la propria incapacità nel governare la situazione. Allora il vecchio saggio decise di mescolare i gruppi, scambiando una fila di camicie bianche dell’ala est con la corrispondente fila di camicie blu dell’ala ovest. E non potevano barare: ogni qualvolta l’Altruista porgeva il cucchiaio pieno di fagioli, per poter continuare a mangiare a sua volta, l’Egoista dalla parte opposta era obbligato a ricambiare la cortesia.
    Fu solo così che gli Egoisti riuscirono a capire l’importanza della solidarietà umana che non lascia spazio all’egoismo in condizioni estreme, e come sia indispensabile aiutarsi a vicenda se si vuole sopravvivere nelle circostanze più difficili, come quella artificiale che avevano appena vissuto e … gli Altruisti non possono lasciarsi fregare per sempre. La morale? non è vero che “chi fa da se fa per tre”, o “aiutati che Dio ti aiuta”, ma piuttosto: “aiuta e sarai aiutato”

    Vincent Pisano Favola gentilmente concessa da GBN News Il Giornale delle Buone Notizie
    http://www.ilgiornaledellebuonenotizie.it La solidarietà umana Le favole per adulti e bambini di Vincent Pisano http://www.leparoledegliangeli.comhttp

    1. Carissima,
      un altro bellissimo racconto che mette in luce l’egoismo di certe persone. Si finisce col morire di fame.
      Mi richiama un po’ il clima che si sta vivendo in Europa. I popolo egoisti, quelli che stanno bene, lascierebbero volentieri morire di fame gli altri. Tutto ciò mette tanta tristezza. Un po’ di buon senso dovrebbe aleggiare su tutti.
      Ciao, Un abbraccio.

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