I CONFINI DEL LINGUAGGIO

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Il linguaggio delimita il mondo in cui viviamo. Lo hanno detto molti pensatori nel corso dei secoli, come ad esempio il filosofo austriaco Ludwig Wittgenstein. Ecco, soprattutto nell’epoca contemporanea dove la comunicazione è diventata l’elemento centrale in ogni lavoro e in ogni azione compiuta dall’uomo, il linguaggio, se è possibile, diventa ancora più rilevante per l’essere umano e le sue molteplici relazioni.

Le parole che usiamo nella nostra quotidianità sono quelle che ci caratterizzano, ci identificano con un profilo e non con un altro. È il nostro vestito sociale. Conoscere una determinata terminologia permette di entrare in contatto con alcune realtà e non conoscere, invece, ci obbliga a essere semplici spettatori. La differenza è abissale.

Nel mondo della globalizzazione, dove si riesce a raggiungere qualsiasi posto della terra senza troppa fatica e in tempo ben circoscritto, c’è, in realtà, qualcosa che mantiene in vita i confini, i limiti. Si tratta proprio del linguaggio.

E il riferimento non è soltanto alla conoscenza di un’altra lingua. Certo, sapere l’inglese o il tedesco è il modo migliore per vivere in Gran Bretagna o in Germania, ma il linguaggio non si sofferma a questioni dello studio di una o più lingue. La vicenda è più complessa e fa riferimento al significato delle parole.

Anche in politica, per fare qualche esempio, il vocabolario dei vari esponenti politici li pone in risalto nei loro ceti di riferimento. È così per tutti: da Renzi a Grillo passando per Salvini e Berlusconi. Ognuno usa un linguaggio ben preciso per cercare di far arrivare il suo messaggio.

Lo stesso vale per Barack Obama, che è un maestro della comunicazione, in questo ambito, sa muoversi molto bene. Se il linguaggio identifica perfettamente una persona e di conseguenza anche un partito politico, o qualsiasi organizzazione e associazione, lo stesso vale per una parte della sinistra italiana.

Il riferimento è, per esempio,  a Nichi Vendola, o  Stefano Fassina e comunque a coloro che da oltre trent’anni hanno fatto proprio un vocabolario che, invece di farli crescere numericamente nel Paese, li ha fatti arretrare, li ha rinchiusi in un recinto come se fossero degli esseri in via di estinzione. Così, dopo ogni anno che passa, sono sempre meno.

Diminuiscono perché il loro vocabolario è troppo ristretto, semplice e soprattutto monotono. Se per vent’anni le parole d’ordine sono state “No Berlusconi”, “contro Berlusconi” e “antiberlusconismo”, adesso, mentre stiamo assistendo al declino della carriera politica dell’ex presidente del Consiglio, si è trovato un altro soggetto a cui affiancare i “no”, i “contro” e “l’anti”. Si tratta di Matteo Renzi, identificato come il male assoluto, la forte personalità contro cui coalizzarsi per salvare il Paese, il lucignolo che condurrà l’Italia alla rovina, colui che annienterà la parola “sinistra”. Dimenticando che il termine “sinistra” rimane in vita soltanto se si mischia con la rinnovata terminologia di un mondo sempre in movimento, questa parte della sinistra mostra i propri evidenti limiti.

Nessuna proposta programmatica, ma soltanto risposte negative e opposizioni a priori. Non è importante l’idea, quanto essere contro una persona e pazienza se con il passare del tempo, come è successo nel recente passato, si imbarca il Mastella di turno per sconfiggere il “male fatto persona”.

No alle riforme, no alla direzione del partito, no alla legge elettorale, no al presidente della Repubblica, no alle primarie, no al partito che si allarga. A forza di dire no, con l’obiettivo di mostrarsi autentici esponenti della sinistra, ironia della sorte, hanno fatto scelte lontane dal socialismo europeo e così si trovano al fianco di Tsipras, critici verso la moneta unica e sempre più isolati e lontani dal resto del mondo. Si, il linguaggio è il loro recinto. Allo stesso modo si può catalogare il linguaggio particolarmente ristretto del sindacato, che da un po’ di tempo, oltre che a dire sempre “no”, ha come parola d’ordine “sciopero generale”. Sempre le stesse trite e ritrite parole che fanno perdere credibilità.

 

 

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14 Risposte

  1. E’ proprio così, comunicare con le parole giuste è molto importante.
    Per esempio, se uno ti dice: “ti do una certa cifra una tantum” al posto di:
    “ti do un acconto su quanto dovuto ed il resto dilazionato nei mesi a venire”
    (proprio come operano all’Agenzia delle Entrate con coloro con ristrettezze economiche), le parole, oltre che corrette, sarebbero più comprensibili per tutti.
    Ciao Spera.

    1. Carissimo Antonio,
      comunicare con la parole giuste, è vero, è importantissimo. Persino se si sta ad uno sportello pubblico, o se si chiede aiuto a qualcuno, a seconda di come l’altro comunica ci si fa un’idea della persona che si ha davanti.
      Ma se una parte politica non riesce a cambiare linguaggio, ma porta avanti sempre le stesse tesi, si chiude in un cerchio e non viene più compresa dalle nuove generazioni.
      L’ha capito benissimo Landini, che, secondo me molto intelligentemente, sta cercando di costruire qualcosa di diverso a sinistra. Spero che il suo progetto riesca, perché c’è un gran bisogno di innovazione, da quella parte.
      Ciao Antonio, un grande abbraccio. Spera.

  2. Scusa, Spera, ma se la “maggioranza” di questo Paese è contenta di un certo linguaggio da “mondo della globalizzazione” che ha assunto una certa politica, perché voi renziani continuate a puntare il dito contro una minoranza confinata in una specie di riserva indiana? Che importanza può avere questa “sinistra” che non si adegua al linguaggio da “mondo della globalizzazione”? Che minaccia potranno mai rappresentare per coloro che sono “proiettati” verso il futuro? Forse avete paura che “dai un colpetto oggi, dai un colpetto domani”, si riesca a convincere un maggior numero di entusiasti del “mondo della globalizzazione” che, poi, non è tutto rose e fiori ciò che vogliono far credere certi politicastri da terzo millennio? Forse che anche voi siete affetti da quella “sindrome” da anti, come certi passati e antiquati antiberlusconiani che, oggi, secondo voi non hanno proposte alternative da fare? O forse che anche voi avete bisogno di un “nemico” da demonizzare, per dimostrare la bontà del vostro “mondo della globalizzazione”? Forse che non avete altro mezzo per dimostrare quanto siano giuste le vostre “riforme epocali”? Perché, in verità, ancora non ce l’avete spiegato perché è un bene aver abolito un Senato della Repubblica, aver approvato una legge elettorale più porcata della precedente, perché è un bene aver demolito lo Statuto dei Lavoratori e privato le nuove generazioni di lavoratori delle tutele in esso contenute, perché è un bene privare le minoranze di una rappresentanza parlamentare.

    Non ce l’avete spiegato, però vi innalzate a censori di chi dissente (e che ne ha di argomenti con cui replicare, altro che non li ha! Però, voi siete proiettati nel “mondo della globalizzazione”!! Come dire, sordi.

    A proposito di “linguaggio”, leggiti questo http://www.huffingtonpost.it/carlo-patrignani/larroganza-di-renzi-e-la-cultura-di-fassina-la-ragione-dello-scontro_b_4547588.html

    Ciao Spera, buon fine settimana.

    1. Carissimo Carlo,
      continuiamo a puntare il dito contro quella minoranza di sinistra perché non deve diventare una riserva indiana, ma sforzarsi di cambiare atteggiamento, idee, e fare proposte inn0vative e non solo critiche.
      Troviamo quella parte di sinistra che dovrebbe rinnovarsi, con la testa rivolta all’indietro, con la nostalgia delle belle teorie, con il ricordo di come era comodo, forse, stare all’opposizione, tant’è che ci ritornano, perché stare in campo e cercare di migliorare le cose, è stancante, estenuante e le scelte sono quelle di chi scappa dal campo, nella speranza che poi, vincano gli avversari e così si torna beatamente tutti all’opposizione.
      Per dire: “avevamo ragione”.
      La minaccia è grande, è quella che abbiamo già sperimentato con Bertinotti, è quella che farà governare la destra per sempre in questo paese.
      Ci piacciono i duri e puri, ma al momento giusto. Adesso è tempo di dare una mano a questo governo, di fare le riforme e di vincere, non è tempo di eterne discussioni, sterili, quelle che hanno portato la destra per troppo tempo al potere.
      Via i personalismi da mezzi leader, e via i rancori, qui dobbiamo essere uniti come in una famiglia e darci da fare perché finalmente un partito, come il Pd , possa governare, senza la palla al piede di inciuci.
      Possibile che quello che fa Renzi, a Fassina, Civati, Bersani, Bindi, D’Alema, eccetera, non vada mai bene? Io ci vedo solo rancori, e dire che il congresso quasi all’unanimità ha eletto Renzi segretario del partito.
      Ricordiamoci che il Pd è al governo e che abbiamo la responsabilità di dargli una mano, non di tagliargli le gambe, come se ci trovassimo i fascisti a governare.
      Dopo sarà troppo tardi.
      O forse più comodo per certuni.
      Ciao Carlo, un abbraccio. Spera.

  3. Devo dire che sono in sintonia con tutti i commenti del signor Carlo!

    1. Allora, evidentemente, anche tu usi un linguaggio non più “adeguato ai tempi”!

  4. E questo è un altro che ha il “vocabolario troppo ristretto, semplice e soprattutto monotono”. E’ più a sinistra lui che coloro che storicamente provengono dal partito comunista e dalla cultura socialista.

    http://www.avvenire.it/Chiesa/Pagine/udienza-papa-Acli.aspx

    1. Caro Carlo,
      questo che tu tiri in ballo, non è un linguaggio fuori dal tempo, e neppure monotono, è il linguaggio di una religione, e non ha nulla a che fare con la politica.
      Lasciamo stare i santi, come papa Francesco, lasciamo che compia la sua missione di fede, e non mischiamolo nelle nostre povere discussioni politiche.
      Ciao, Spera.

      1. Permettimi cara: ” papa Francesco, lasciamo che compia la sua missione di fede, e non mischiamolo nelle nostre povere discussioni politiche.”
        Il guaio che è proprio papa Francesco che si mischia nelle nostre discussioni politiche alcune volte facendo affermazioni che poi ritratta per farne altre 😉

        1. Carissima,
          hai ragione, nonostante la sua persona apprezzabilissima, a volte si mischia nelle discussioni politiche. Del resto sta seguendo un mestro eccezionale: il Cristo o se vogliamo quello che c’è scritto nel vangelo. Anche Cristo si è immischiato parecchio nella poltica, ai suoi tempi.
          Un abbraccio.

  5. Io sono affascinato dalla cultura tradotta in linguaggio, ma non è roba per politici.
    Breve passaggio per una abbraccio alla carissima Spera. robi

    1. Ciao Robi,
      il linguaggio è un’arte. Non è roba per i politici, tu dici, forse, ma quando rivedo, anzi risento, alcuni discorsi o interventi di Nenni, o di Moro o di Berlinguer, mi viene da pensare che non è roba per certi politici di oggi.
      Ciao, un grande abbraccio. E grazie. Spera.

  6. La minaccia è grande, è quella che abbiamo già sperimentato con Bertinotti, è quella che farà governare la destra.

    La destra sta già governando con il renzino che dirige l’orchestra!

    1. Caro Mario,
      è così, alcuni signori che si definiscono puristi in politica, danno una grande mano alla destra. E se pensi che Renzi sia la destra, ognuno è libero di pensare quello che vuole, ma a me piace questo ragazzo che si chiama Renzi. Mi piace assai. Non ho mai visto tanto coraggio e tanta determinazione.
      Ciao. Spera.

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