LO SPAZIO DI LANDINI

LO SPAZIO DI LANDINI

6623cbb9b28b0a3b0913dd93a633ff4ab02402ccf67431a0a16f0f70In varie occasioni Landini si è lasciato sfuggire l’idea di entrare in politica, poi ha smentito e ripreso il discorso in modo abbastanza confuso. Nel suo progetto non ci sarebbe un partito vero e proprio ma un movimento che escluda i vari Vendola, Fassina, Civati e che comprenda, invece, il movimentismo solidale che si muove a sinistra, come “Emergency di Gino Strada, Libera di don Ciotti, Stefano Rodotà, la Rete degli Studenti, i comitati ambientalisti disseminati sul territorio, le esperienze di mutualismo sociale, alcuni settori del Centri sociali”.

Sono movimenti, quelli citati da Landini, che svolgono un ruolo importante nella società, ma non hanno mai pensato ad un aggregato in cui c’è tutto il movimento movimentista. Forse è ambizione di Landini aggregarli tutti per farne una sorta di “movimento” per porsi alla sua guida, ma poi dice di rifiutare la competizione elettorale, lasciando ad altri l’impegno di governare il Paese, fare le leggi, oppure di prepararsi al un’alternativa di governo.

L’impressione che se ne ricava è che in Landini ci sia la volontà di cambiare le cose, ma anche una confusione nell’indicare un’azione per farlo.

In Italia il sindacato ha sempre avuto una dimensione politica. Il “Piano per il Lavoro” di Giuseppe Di Vittorio propose una linea economica e sociale alternativa a quella dei governi centristi. E sul quel terreno si svolsero lotte straordinarie. Quando nel 1955 la Fiom perse la maggioranza alla Fiat, Di Vittorio mise auto criticamente in discussione la politica contrattuale che lui stesso aveva portato avanti. Si trattò di un metodo seguito anche da altri importanti sindacalisti come Lama e Trentin.

Da parte di Landini autocritica non c’è, c’è, invece, la prorompente e incisiva oratoria, dalla quale si arguisce che la colpa di tutto è di Renzi, colpevole, in particolare, di aver rotto il sindacato. Ma se a Pomigliano è stata sconfitta la Fiom, non hanno vinto nemmeno la Cisl e la Uil. Ha perso il Sindacato. Tutto.

E se i partiti su questo fronte non ci sono più, ci vuole un sindacato forte ed unito, l’unico che può difendere i lavoratori, non un movimento imprecisato fatto di tanti pezzi di volontariato, ma un sindacato con idee nuove, un programma, un’azione sindacale, sociale e politica sul terreno dello sviluppo economico, adeguando le sue politiche contrattuali al nuovo che è venuto maturando nel mondo del lavoro.

Tutto questo lo può fare un sindacato più unitario. Se è diviso, come oggi, il sindacato non ce la fa a fronteggiare l’offensiva moderata. Ora Landini cerca una rivincita in future occasioni e ricorda che la Fiom è di gran lunga l’organizzazione più numerosa. Non basta, se il sindacato non trova un terreno unitario, tutti perderanno qualcosa e perderanno soprattutto i lavoratori.

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10 Risposte

  1. Condivido l’idea di un sindacato unito e che si sappia rinnovare nella rappresentanza de mondo del lavoro profondamente cambiato negli ultimi due decenni e un sindacato che sappia elaborare nuove idee, ma anche il partito che una volta rappresentava la sinistra deve sapersi rinnovare con programmi che indichino chiaramente, in che tempi, e come intende correggere le storture nelle quali ci hanno portato tanti anni di governi di destra che hanno arricchito esageratamente gli speculatori a spese di coloro che hanno sempre stentato ad arrivare a fine mese.
    Un abbraccio Spera e buona domenica.

    1. Carissimo Sileno, ti rispondo con una bella storia.
      C’era una volta un Paese, dove tutti aspettavano Godot, che avrebbe portato la soluzione a ogni problema e dato lavoro e ricchezza a tutti gli abitanti, che, in attesa del suo arrivo, aspettavano, aspettavano, aspettavano e discutevano su come fare le cose. Politici, sindacalisti, governanti, associazioni e cittadini passavano il tempo a discutere, discutere, discutere, facendo anche finta di litigare tra loro, tanto a risolvere i problemi sarebbe arrivato poi Godot.
      Dopo decenni di inutili attese e discussioni arrivò un giorno un principe che spiegò che Godot era solo un’invenzione e perciò bisognava agire e risolvere le questioni senza attendere il suo arrivo.
      La gente cominciò ad applaudire, ma quanti avevano fondato la loro carriera sul parlare a vanvera videro minacciata la loro stessa quieta esistenza e accusarono il principe di voler diventare un tiranno e si rivoltarono contro.
      Ma il popolo, stanco dopo tanta attesa, capì che il principe diceva il vero e prese le sue difese costringendo i venditori di chiacchiere a tacere.
      E’ così ci troviamo in un paese di chiacchiere e se qualcuno decide “qualcosa” viene preso per un “bullo”.
      Grazie Sileno, buona domenica anche a te.
      Un abbraccio. Spera.

  2. Se le analisi dei giuslavoristi non convincono… per non esser tacciati di catastrofismo, buttiamola sullo scherzo… anche se in realtà ci sarebbe ben poco da ridere:
    http://blog-micromega.blogautore.espresso.repubblica.it/2015/02/25/alessandro-robecchi-lavoro-a-minuti-e-nero-di-gruppo-cosi-si-licenzia-il-precariato/

    1. Caro Massimo,
      non mi cimento a commentare gli articoli di questi grandi pensatori, abituati a trovare nei minimi particolari, tutte le pecche possibili di chi in questo momento sta al governo.
      Io sono molto più semplice e credo in un futuro migliore.
      Un abbraccio,
      Spera.

    1. Carissima,
      grazie, la verità in una vignetta.

  3. Sabato 14 marzo 2015 si svolgerà l’assemblea costituente della “coalizione sociale” voluta da Maurizio Landini per dare rappresentanza politica alla protesta di sinistra contro le politiche del governo Renzi. E’ il primo passo della cosiddetta “Podemos” di Landini, quello che secondo molti giornali dovrebbe essere un nuovo soggetto politico capace di unire i partiti, ora marginali, alla sinistra del PD cercando di cavalcare il successo che stanno avendo formazioni radicali in Paesi del Sud Europa come Grecia e Spagna. Nella lettera riportata dal “Corriere della Sera” di venerdì 13 marzo 2015 Landini scrive come ”dovremmo trovare il modo di dare forma e forza ad un progetto innovativo, individuando punti di programma condivisi. Queste poche righe per invitarti\vi a incontrarci. Nelle scorse settimane abbiamo ragionato sulla necessità di un momento assembleare per dibattere in modo libero e aperto l’ipotesi di costruire una “coalizione sociale. Ho avuto la fortuna di potermi confrontare con molti di voi di condividere sin da subito l’idea che il tentativo di costruire una coalizione sociale muove da una certezza: la politica non è proprietà privata”. Nella lettera Landini rimarca come la Costituzione promuova la partecipazione alla vita pubblica, spiegando come si debbano contrastare due assunti che si stanno imponendo, ovvero la fine del lavoro e della società, grazie alla crisi economica e sociale degli ultimi anni. “”La fine del lavoro” e “la società non esiste, esistono solo gli individui e il potere che li governa” credo diano vita allo spettro di un futuro già presente con cui siamo chiamati a fare i conti in tutta Europa”. Le politiche della Commissione europea e della Bce, la cosiddetta Troika con la partecipazione del Fondo monetario internazionale, sono particolarmente criticate nella lettera di Landini, che in questo modo si aggancia ai partiti della Sinistra europea che maggiormente contrastano l’austerità, i greci di Syriza e gli spagnoli di Podemos. “ Le politiche della Commissione e della troika anche in Italia stanno mettendo in discussione la democrazia, il lavoro e i suoi diritti, l’istruzione e la formazione, la salute, i beni comuni e la cultura, la giustizia”. Per questo motivo è necessario “ coalizzarsi insieme per una domanda di giustizia sociale sempre più inascoltata e senza rappresentanza. La coalizione sociale dovrà essere indipendente e autonoma: significa che per camminare dovrà potersi reggere sulle proprie gambe e pensare collettivamente con la propria testa”.

  4. Dalle interviste rilasciate da Maurizio Landini si è appreso della riunione di oggi (14 marzo 2015) nella sede della Fiom per dar vita al “Movimento dei Movimenti”, cioè ad una “Coalizione sociale” in radicale opposizione alla politica economica e sociale del governo. Il Corriere della Sera ha titolato: “Nasce Podemos di Landini”. Altri giornali hanno puntato su “Landini, lo Tzipras italiano”. Con il segretario della Fiom si sono schierati don Ciotti, Gino Strada e altri. Il “Fatto Quotidiano” di Travaglio si presenta già come giornale di riferimento.

    È del tutto evidente che un movimento di opposizione sociale assume inevitabilmente una cifra politica anche perché nasce, secondo gli editorialisti, come forza a sinistra del PD, partito che si colloca nel centrosinistra. Ma il gioco delle finzioni non serve: in Grecia e in Spagna i movimenti “sociali” hanno avuto uno sbocco politico-elettorale. Del resto, lo stesso Landini non a caso ricorda sul Corriere della Sera che il partito laburista britannico nacque dalle costole del sindacato. Ma era un’altra epoca e un altro contesto.

    Sia chiaro: se si vuole dare corpo ad una forza politica di sinistra non vi è nulla da obiettare, salvo dire vedremo. Ma qui tutto nasce dalla Fiom, con il segretario di un sindacato che è parte essenziale della Cgil. Ed io più volte ho segnalato il fatto che Matteo Renzi ha un atteggiamento sprezzante nei confronti del sindacato e, anzi, tende al suo isolamento. Esattamente per questo motivo penso che il sindacato debba reagire sul suo terreno – quello sindacale – con forza e maggiore unità. Invece, questa iniziativa di Landini darà nuovi argomenti a quanti non vogliono l’unità sindacale e a quel mondo che vuole addirittura cancellare il sindacato.
    E suona strano il silenzio di Susanna Camusso e della Cgil.

  5. Francesco Piccolo su Maurizio Landini: “Le sue idee sono il male della sinistra”
    Nicola Mirenzi, L’Huffington Post
    Pubblicato: 28/03/2015 14:00
    PICCOLO INTERVISTA LANDINI

    “Per me le idee di Landini sono un ritorno all’indietro, un atto reazionario e in definitiva il male della sinistra”. Quando al termine dell’intervista Francesco Piccolo mi saluta davanti alla porta di casa sua, a Roma, si raccomanda di riportare con precisione il ragionamento che fa sul leader della Fiom, oggi in piazza per contestare il governo: “È un discorso sulla sinistra che si sente pura, il mio giudizio su Landini è storico, non personale. E lo esprimo nel pieno rispetto delle sue idee e di quelli che le condividono”.

    Scrittore, autore tv, sceneggiatore con Nanni Moretti e Paolo Virzì, vincitore del Premio strega: Piccolo ha pubblicato da poco il suo ultimo libro, Momenti di trascurabile infelicità (Einaudi, 143 pag., 13 euro), in cui attraverso racconti, aforismi, frasi di due parole mostra come si possa ridere, con leggerezza, anche dei nostri fallimenti, delle nostre débâcle quotidiane. Lo incontriamo nel suo appartamento. I pantaloni di velluto blu a coste larghe. La camicia grigia. I ricci appena accennati, la barba. Un Macbook sul tavolo. La finestra aperta sul chiasso di Piazza Vittorio.

    Oggi Landini è in strada, Renzi a Palazzo Chigi: due sinistre armate l’una contro l’altra.
    È uno scontro che si apre ogni volta che la sinistra si fa concreta, diventa di governo, e deve mettere in atto le cose. Di fronte a questo appuntamento, in cui ci si espone alla fragilità del non farcela, c’è sempre nella sinistra un risveglio di purezza. Contrapporre alla fragilità della concretezza la purezza degli ideali è una strada seducente, irresistibile. Stavolta tocca a Landini incarnarla. L’anno scorso è toccato a Tsipras. Prima era stato Bertinotti. Il fatto è che c’è una sinistra che ogni volta che si è di fronte alla realtà insorge e dice: “Vedete? Appena ci mettiamo a far cose concrete perdiamo verità, coerenza, forza. Torniamo alle origini!”.

    Sta dicendo che intestandosi questo richiamo della foresta Landini sta diventando reazionario?
    Non c’è dubbio che lui sia un reazionario. Ma non è questo il punto: il punto è che Landini si inscrive in una storia, la storia della sinistra dalle idee inermi. Attenzione: sono idee non solo rispettabili ma anche condivisibili. Ma sono inermi, perché non si misurano mai con la loro realizzazione. Anzi, è proprio nell’opporsi alla concretezza che trovano vigore. È come fermarsi a dormire in una casa sicura anziché rischiare condizioni precarie per raggiungere una casa migliore.

    È una condanna alla sconfitta?
    Certo. Ma non bisogna nemmeno sopravvalutare Landini. In questo momento è la novità, e sembra che stia costruendo la nuova, grande sinistra italiana. Ma non è così. Landini è sovrastimato. Decisamente sovrastimato.

    Ancora in epoca berlusconiana lei disse: «Il governo, per la sinistra, è come diventare adulti». Pensa che con Renzi la sinistra stia crescendo?
    Diventare adulti vuol dire tante cose. Questo governo – rispetto alla sinistra dei giusti che non si mettono mai in gioco – mette le mani nei fatti. In questo senso sì: è il governo del diventare adulti.

    Sia più chiaro.
    L’altro giorno alla radio discutevano la riforma del codice stradale. Un esperto ha commentato: «È un passo avanti, ma è insufficiente». Ecco cos’è un governo riformista: un governo che fa dei passi avanti, probabilmente insufficienti. È così che sono progrediti tutti i paesi democratici europei. L’Italia invece no. Perché qui c’è gente che dice: “Questa legge elettorale non è perfetta”. Dunque meglio non fare nulla. Mentre un paese riformista è un paese che fa un sacco di cose insufficienti, anziché un paese che non fa niente perché tutto è insufficiente.

    Nel suo libro scrive: «Credo nel progresso e credo che tutto migliori, sempre». Ma se tutto tende al meglio, inevitabilmente, che senso ha agire; che senso ha la politica?
    Io non credo che il mondo migliori naturalmente. Credo che il progresso sia un processo che fa migliorare il mondo lentamente. È indubbio che il mondo di oggi sia migliore – dal punto di vista della salute, della mortalità, della tecnologia – di quello di ieri. Questo le persone se lo dimenticano troppo facilmente. Sentono un’attrazione terribile a dire: “Sta andando tutto a scatafascio”. Ma non è così.

    Provi a dirlo alle persone impoverite dalla crisi che non è così…
    Ma dire di avere fiducia nel progresso non significa negare le difficoltà! Significa avere un atteggiamento fiducioso verso il cammino. La medicina è in cammino, la scienza è in cammino, la tecnologia è in cammino, e anche il nostro paese è in cammino. Il fatto che il percorso sia difficoltoso, irto di ostacoli, non significa che l’Italia si è accartocciata su se stessa.

    Anche il suo è un pensiero mitico. Contesta chi dice “prima andava tutto meglio”, affermando che “domani andrà tutto meglio”. Cosa cambia spostare il bene prima o dopo nel tempo? Rimane un atto di fede.
    Cambia molto invece. Perché se devo avere un mito preferisco avere il mito del futuro a quello del passato. Perché il mito del passato mi fa sedere. Il mito del futuro mi fa alzare e camminare.

    In questo suo libro lei mischia i generi letterari: racconto, racconti brevissimi, aforismi. Ciò è molto simile, nella forma, a quello che fanno autori europei come Houellebecq e Carrère nei loro due recenti libri, Sottomissione e Il regno, che non sono romanzi tradizionali. Ma tra voi c’è una grande differenza: loro parlano di fine del mondo, sono attratti dalla catastrofe, Houellebecq addirittura prefigura la morte della civiltà europea. Lei invece si occupa di cose apparentemente minuscole, della vita quotidiana, con leggerezza. Allora mi metto nei loro panni e le chiedo: “Ma che ha da ridere, Piccolo? Non vede che sta crollando tutto?”
    Io sono contro l’idea dell’apocalisse. Contro l’idea che il presente sia peggiore del passato. Contro l’idea che l’umanità degeneri. Mentre invece Carrère – ma soprattutto Houellebecq – raccontano un’umanità che si sfacela. Ho letto sia Sottomissione sia Il regno: mi sono piaciuti moltissimo. Ma io non ho un’idea apocalittica del mondo. E non solo non ce l’ho: ma la combatto. Perché l’apocalisse rende tutto elementare. Non mi riferisco ora a Carrère e Houellebecq, che sono molto articolati: ma proprio dell’idea di apocalisse, che semplifica tutto. Io credo che uno scrittore debba fare lo sforzo della complessità. Poi a me, sì, piace la leggerezza, l’umorismo, il quotidiano. Se dentro questa roba c’è qualcosa di più importante, non devo essere io a dirlo.

    Ne Il desiderio di essere come tutti lei racconta come si è liberato del complesso di superiorità comunista. Un vizio che molti avevano contestato al Pci molto tempo prima. Ha mai pensato di esserci arrivato tardi?
    C’è chi l’ha detto prima di me, certo: ma l’ha detto da fuori, non da comunista. E così è troppo facile. Io ho vissuto la superiorità antropologica, l’ho vissuta da dentro. Liberarsene è come per i governi: un lungo cammino. Non potevo scrivere quel libro a trent’anni, forse nemmeno a quaranta, potevo farlo solo a cinquant’anni.

    C’è una cosa che non sono riuscito a ricostruire nel suo percorso: i girotondi contro Berlusconi. Lei partecipò?
    Sì, ma non facevo parte del gruppo dirigente: ci sono andato due o tre volte come sono andato a tante altre manifestazioni. Poi col tempo ho capito che, in quanto intellettuale, è meglio non andare alle manifestazioni. Uno dei difetti enormi degli intellettuali della sinistra italiana è stato quello di farsi portabandiera delle idee. Mentre invece se fossero gli osservatori dei portabandiera delle idee, capirebbero un po’ di più.

    Contesta tanto i vecchi intellettuali della sinistra. Ma la maggior parte di essi ormai è sconfitta e ininfluente. Lei invece no. Non sente di aver preso il loro posto: cioè di essere uno degli intellettuali di riferimento della nuova sinistra al potere?
    No, per niente. Questa cosa non la sento affatto. E m’imbarazza, anche. Io dico quello che penso. Non mi percepisco né come filo governativo né come anti governativo. Né come renziano né come anti renziano. Penso delle cose liberamente e le dico senza nessuna strategia. Non mi sento di appartenere a nessuna schiera.

  6. Messaggio di Gianni Cuperlo a Maurizio Landini 28.3.2015

    “Caro Maurizio, in una giornata importante per te e la tua organizzazione voglio dirti che la vostra battaglia per la democrazia, per l’uguaglianza, i diritti e l’occupazione è anche la battaglia di molti di noi. Spero di poterti incontrare presto anche perché credo a ciò che hai sostenuto in questi mesi quando hai rivendicato per ora e per il futuro il tuo ruolo di sindacalista appassionato e schierato sempre dalla parte dei più deboli. Un caro saluto”.

    Wow, ma quanto siamo democratici noi del Pd?! Incredibile, come noi nessuno mai. Specialmente poi, se si tratta di quelli della minoranza, sempre pronti a solidarizzare con i sindacati e gli altri partiti, sempre pronti a dare contro alle idee e alle posizioni della maggioranza del loro stesso Partito. E poi, c’è pure chi nella minoranza si lamenta di non essere preso in considerazione o ascoltato…

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