LETTERA APERTA DI UNA PROSTITUTA AL BUON CLIENTE

LETTERA APERTA DI UNA PROSTITUTA AL BUON CLIENTE

booksSe ti piace il sesso, questa non è una lettera per te. Se ti piacciono le donne, questa non è una lettera per te. Se hai in qualche modo messo le due cose insieme e hai deciso che ti danno il diritto di comprare ciò che ti piace, questa è una lettera per te.

Se sei un bastardo misogino che si eccita facendo del male alle donne, questa non è una lettera per te. A parte il fatto che non ti arriverebbe nulla di ciò che scrivo, non sprecherei le mie cazzo di doti di scrittura per te.
Se sei un uomo che compra il sesso pensando di essere impegnato in una transazione reciprocamente vantaggiosa che non causa alcun danno, mi rivolgo a te.

Ne ho incontrati tanti come te. Davvero tanti. Troppi. E mi sono sempre fatta domande su di voi. Mi sono chiesta, come potete giustificare questo a voi stessi? Come potete dire a voi stessi – credendoci – che ero felice di avere dita, peni e lingue di estranei infilate nelle mie parti più intime? Come avete convinto voi stessi che sarei stata felice di qualcosa che non desiderereste mai, neanche nei vostri sogni più segreti, per le vostre figlie? Mi sono chiesta, soprattutto, come avete potuto guardarmi senza vedermi?

Lascia che ti dica chi sei: tu sei il “buon” cliente. Tu sei l’uomo che scherza con la donna che sta comprando. Tu sei l’uomo che le accarezza i capelli. Che le chiede come è stata la sua giornata. Come si sente. Perché sta facendo questo. Hai mai fatto questa domanda a te stesso?
Tu sei il “buon” cliente. Se vedi un livido su di lei le chiedi se sta bene. Qualcuno le sta usando violenza? Sì. Molti uomini lo stanno facendo. Vai in bagno. Ne troverai uno davanti al lavandino.

La verità, da cui vuoi così disperatamente fuggire, è che sei proprio come un violentatore gentile. Il tuo atteggiamento e comportamento non mitigano ciò che fai. Il danno che stai causando è incalcolabile, ma dici a te stesso che non stai arrecando alcun danno, e usi i sorrisi delle donne che compri come se fossero valuta; ti consentono di credere alle tue stesse balle. Io ne so qualcosa; ho emesso quella valuta molte volte, e ci siamo passati entrambi, abbiamo entrambi scambiato valuta in modi diversi, tu ed io.

Sei venuto da me perché volevi scaricare quello che dovevi scaricare, il tuo peso, che significava anche i tuoi soldi; e mi hai guardato e mi hai toccato e mi hai fottuto e poi mi hai abbracciato. Quella era sempre la parte peggiore. Voglio che tu lo sappia. Quella era sempre la parte peggiore.
Io non volevo essere abbracciata da te. Non volevo essere cullata. Non ti volevo vicino a me, meno che mai dentro di me. Le tue braccia intorno a me mi facevano venire voglia di vomitare più di quanto non abbia mai fatto il tuo pene. Ho annullato quella parte; era troppo orribile. Ogni momento con te era una bugia, e ho odiato ogni singolo istante. E tu hai comprato quella bugia; credimi, era una bugia quella che compravi. Lo so, perché la vendevo.

In Costa Rica dicono: «Chi è più in torto: chi commette peccato per soldi o chi paga per il peccato?» Queste parole sono state tratte da un libro che parla di uomini come te: The Johns di Victor Malarek. Riesci a vedere la verità di quelle parole?
Ci riesci, ma non lo vuoi riconoscere. Non la vuoi affrontare. Non si adatta alla tua idea di ciò che fai. Non si adatta all’idea di ciò che sei. Ma io so chi sei.

Ti posso vedere ora. Tu sei il “buon” cliente. Hai i pugni premuti sulle orecchie. Tu sei il “buon” cliente. E non vuoi ascoltare.

 

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