DUE INSEGNANTI ITALIANI DA NOBEL

DUE INSEGNANTI ITALIANI DA NOBEL

Ecco chi sono e cosa pensano della scuola.

DANIELE MANNI, 55 anni, insegnante di informatica all’Istituto Galilei-Costa di Lecce. Un professore stimatissimo in lizza con altri 50 stranieri per il Global teacher prize academy, una sorta di Nobel degli insegnanti (con un premio di un milione di dollari) il cui scopo è valorizzare la figura e il ruolo di chi fa il lavoro più importante del mondo. A metà febbraio saranno selezionati i dieci finalisti che a maggio partiranno per Dubai, dove uno solo di loro tornerà vincitore.

La dedizione, l’autorevolezza, la capacità di suscitare stima sono le caratteristiche di questo insegnante, nato in Canada, vicino a Toronto per via del lavoro dei genitori e giunto in Italia a 11 anni. Si è trovato in questo “corpo” di insegnanti scelti su segnalazione di uno studente che ha mantenuto il massimo riserbo.

Quando i ragazzi stimano così il loro prof c’è sempre un motivo valido e sincero. Soprattutto in un momento in cui questo mestiere appare sempre più svalutato.

Anni di insegnamento nella stessa istituzione permettono di vederne i cambiamenti: «Purtroppo non ne ho visti. Non tanto per i contenuti che sono eccellenti ma per il metodo con cui si vuole trasmetterli. Il mondo è cambiato. È multimediale e dinamico, ma nelle scuole non si è capaci di adeguarsi ai nuovi ritmi esterni».

Manni racconta come siano invece cambiati i ragazzi: «Rispetto a vent’anni fa la maggior parte si dipoma senza avere l’idea di che cosa fare. La risposta e “poi ci penso”. Sono sfiduciati. La realtà non dà loro la carica. La famiglia e la scuola non indicano la strada».

Due parole anche su un tasto dolente: l’atteggiamento dei genitori. «Una volta erano totalmente a fianco degli insegnanti, oggi sono contro. Non partner ma nemici. Da parte mia lavoro con serenità perché concentro tutte le attenzione sui ragazzi. Ma vedo molti colleghi in difficoltà».

Infine una riflessione su un altro tema cardine, quello del “merito”. «Sono un sostenitore. Ma mi trovo completamente impreparato nel capire come valutarlo. C’è chi dice che devono essere gli studenti, anche se probabilmente dai mei ragazzi riceverei ottime valutazioni, non penso che sia questa la strada. Spesso gli studenti non sanno comprendere tutto il bene che un professore magari rigido e severo sta facendo loro in quel momento. Certi atteggiamenti vengono rivalutati col tempo».

DANIELA BOSCOLO, insegnante d’inglese all’Istituto tecnico economico Colombo di Porto Viro, in provincia di Rovigo. Dal 2007 insegnante di sostegno. Anche lei l’8 dicembre scorso è apparsa tra i 50 candidati del Global teacher prize academy, riconoscimento al miglior insegnante del mondo assegnato dagli esperti della Varkey Gems Fountation , insieme a un milione di dollari. L’insegnante è rimasta incredula perché dice: «Faccio cose normali ed è strano che venga premiata per questo». Ma è stata scelta proprio lei tra oltre 5 mila segnalazioni provenienti da 127 paesi.

L’approdo in cattedra non è stato semplice, laureata nel 1992, fino al 2000 non c’è stato alcun concorso. Non potendo aspettare ha trovato lavoro come tour operator. Solo nel 1998 è stata chiamata per la prima supplenza annuale. Nel 2000 ha superato il concorso e si è specializzata nel sostegno e dal 2007 insegna ai ragazzi con disabilità.

Nonostante che nel sostegno non si sia molto liberi di sperimentare, di dar vita a didattiche innovative, ha messo in pratica molte idee, in sinergia con le risorse del territorio. Nel 2009 è partito il progetto “Al Supermercato”. È stato creato un supermercato dentro la scuola dove poter fare davvero la spesa, aperto per due ore alla settimana, per tutti i ragazzi. Si tratta di uno spazio in cui crescere in ogni disciplina, dall’economia aziendale, alla matematica, alle lingue straniere che si possono usare per gli acquisti. La gestione è affidata ai ragazzi disabili. Un’esperienza lavorativa tra quelle probabili per il loro futuro.

Non solo supermercato, ma anche cucina, col progetto “Special masterchef”, grazie alla collaborazione con un ristorante. Tutto il materiale che usano è loro e non usano libri.

Alla domanda: «E se vincesse un milione di dollari?» Risponde: «Almeno una cosa la debbo prendere: il pulmino. Per andare al ristorante ho sempre messo in macchina i ragazzi a mio rischio e pericolo, affittarlo non si può perché non ci sono soldi, e dopo servirebbe solo qualche anima pia che lo guidasse».

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