MERIAM E LE SUE SORELLE

MERIAM E LE SUE SORELLE

Nel mondo sono in atto una trentina di guerre. Alcune famose, altre sconosciute o ignorate. Una di queste, presente ovunque, è contro le donne, con milioni di vittime di cui non sapremo mai nulla.

Vite spezzate, voci negate, storie di sconfinata sofferenza.

Donne di ogni età, accomunate da povertà materiale e sociale, da una spietata emarginazione che inizia dalla nascita. Da una crudele predestinazione che le “culture” locali tramandano di generazione in generazione.

Due recenti storie esemplari che ne evocano migliaia di altre rimaste nell’ombra.

Quella di Meriam, la mamma condannata a morte in Sudan con l’accusa di apostasia, per avere difeso il suo diritto a dichiararsi cristiana. Il recente rapimento da parte degli islamisti di Boko Haram di 60 donne e ragazze, mamme con i loro bambini, nel Nord della Nigeria. A opera degli stessi terroristi che due mesi fa hanno sequestrato 200 studentesse a Chibok e di cui il mondo, dopo il clamore della notizia, si sta dimenticando.

Meriam è stata liberata grazie alla pressione internazionale, ma subito dopo, mentre stava per partire per gli Usa con il marito ed i figli, è stata fermata all’aeroporto. Ed è ricominciato per lei il, calvario di un’attesa carica di minacce e di vessazioni.

Il governo di Khartum non accetta di essere stato sconfitto dal suo coraggioso gesto.

Il sequestro di massa compiuto da Boko Haram è una drammatica conferma di come le donne stiano pagando i prezzi più alti sulla frontiera che separa la modernità dall’integralismo.

Per i fanatici jihadisti una donna non è solo una “preda”. È un “nemico” da ridurre in schiavitù perché non ostacoli il loro piano di islamizzazione del Paese e la lotta contro quell’educazione occidentale che “è peccato”.

Contro quella libertà di coscienza che molte di loro eroicamente difendono, anche a costo della propria vita. Come testimonia Meriam. Lei e tante sue sorelle.

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2 Risposte

  1. mi viene solo da scuotere la testa per questa merda di mondo popolato da merde di uomini.
    Scusa l’amarezza. Ciao cara Spera. robi

    1. Carissimo Robi,
      condivido la tua amarezza.
      La donna è stata da sempre “il corpo del reato”.
      Questa è la sua maledizione che persiste e si allarga tuttora negli integralismi di qualsiasi tipo.
      Approfitto della tua cortesia per trascrivere qui un famoso passo di Tertulliano (apologeta cristiano che visse a cavallo del II e III secolo) i cui testi sono ancora oggetto di studio.

      “Ogni donna dovrebbe camminare come Eva nel lutto e nella penitenza, di modo che con la veste della penitenza essa possa espiare pienamente ciò che le deriva da Eva, l’ignominia, io dico, del primo peccato, e l’odio insito in lei, causa dell’umana perdizione”.

      Che cos’è, per esempio, il Burqa, l’abito che copre le donne musulmane, se non l’abito del lutto e della penitenza?
      Come vedi gli integralismi si toccano, poco importa se Tertulliano cristiano morì eretico per il suo rigorismo, ma quello che diceva allora è tuttora vero e visibile nell’integralismo del mondo arabo.
      In buona sostanza la colpa di tutti i mali del mondo è delle donne.
      Ciao, un abbraccio. Spera.

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