LA SCELTA PRIMARIE PD 2013

LA SCELTA PRIMARIE PD 2013

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Matteo Renzi…rinnova

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Gianni Cuperlo… è di sinistra

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Giuseppe Civati…rinnova ed è di sinistra

Per informarsi: http://www.primariepd2013.it/

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24 Risposte

  1. Perché accontentarsi? La scelta è obbligata (oltre che meditata!) Fino all’ultimo, incrocerò le dita!

    Ciao Spera, buona serata.

    1. C’è un giornalista fanatico di grillo, di nome Scanzi, che si augura che molti grillini vadano a votare per le primarie del Pd e votino Civati. Ho l’impressione che non conosca bene la sorpresa che potrebbe riservare Civati.
      Ciao carissimo, un abbraccio.

      1. Cara Spera , Scanzi e’ la versione edulcorata di queel’altro, quello che conduce la zanzara (mi rifiuto anche solo di scriverne il nome).
        Sai come chiama Pippo nei suoi articoli? Civati Tentenna.

        Lo attacca meticolosamente a giorni alterni.

        Ora, l’avevo letto anch’io, tenta un improbabile endorsment.

        Il classico caso di camaleontismo, ne abbiamo visti a bizzeffe, ne’ conosciamo i fini, ma soprattutto, ci lasciano completamente indifferenti.

        Baci
        Zac

        1. Non capisco il motivo dell’odio di questi giornalisti verso il Pd. Capisco quello dello strapagato Sallusti, ma non questo.
          Se molti grillini verranno a votare, sarà una cosa buona perché non ci sono altri nomi su quella lista e se vince Civati, beh! cosa credono che sia, una pecora come loro?. Non credo proprio. Ne vedremo delle belle. Innanzitutto si potrebbe riparlare di Rodotà. Vedremo, a questo punto, cosa saprà fare grillo con la sua ciurma (o Scanzi per denigrare).
          Un abbraccio.

          1. Cara Spera,
            a proposito della trasmissione, ma è una trasmissione? Io da qualche tempo mi pongo una domanda che è credo, di molti. Come fa il direttore del giornale della Confindustria ad accettare che l’organo ufficiale di stampa della casa, ospiti una trasmissione (e dai) come quella.
            Dire che è la sagra della volgarità sarebbe farle un complimento.
            Quello che la tiene, non saprei come altro esprimermi, tratta tutti come pezze da piedi. Finché il Berlu era in auge, era tutto uno strisciare che nemmeno un serpente affetto da diabete mellito in crisi ipoglicemica. In disgrazia il Berlu, finge, (potrebbe, infatti, tornare) di criticarlo, ma si capisce che gli sanguina il cuore farlo. Ogni tanto cerca di far intendere che sono ordini che vengono dall’alto, perché dipendesse da Lui: Berlu santo subito.
            Parolacce ad ogni piè sospinto, un fare tipico dei complessati all’ultimo stadio. Poi quell’insistenza, fino alla noi, nel voler far dire agli ospiti il contrario di quello che pensano. Nemmeno a dirlo amicone di Sgarbi, Gasparri e compagnia cantante, il che non può certo dirsi un titolo di merito. Nella circostanza, vale il detto – dimmi con chi vai e ti dirò chi sei – E’ tutto un Vittorio di qua e un Maurizio di là. Non parliamo poi di quando si discute di argomenti che richiederebbero ben altra sensibilità. Si crogiola nel far dire agli ospiti, che occorre dire nella maggior parte si dilettano, si dilungano e si compiacciono nel comunicare i loro dubbi gusti in materia di sesso. Un tema che pare prediligere (gatta ci cova). Il nostro sarebbe capace se potesse intervistasse Santa Maria Goretti, di chiederle “ma Lei cosa ha provato quando la violentava, cosa pensava del suo violentatore in quel momento. Ma mi dica, ha raggiunto almeno l’orgasmo? Alla risposta della Santa, sarebbe capace di replicare, ma vuol dirmi che non ha goduto nemmeno un poco, dica la verità. Roba che se esistesse in Italia un Ordine dei Giornalisti, da radiarlo Illico et immediate.
            Non capisco poi la partecipazione di David Parenzo, che si vorrebbe di sinistra. Almeno lui vorrebbe che si credesse. Non si accorge evidentemente di impersonare, almeno a mio parere, il detto tutto italiano del “tengo famiglia”, in altre parole, “ch’e s’adda fa p’ campà”. Qui cala a pennello il detto latino di Asinus asinum frigat.
            La cosa inspiegabile è che pare che, quello che parla, non oso definirlo conduttore per non offendere la categoria, pare dunque, abbia ricevuto un riconoscimento come giornalista dell’anno.
            Lo avrà ricevuto, evidentemente, dai presuppongo, austeri e seriosi organizzatori della sagra della salciccia fritta, di Pescofiorito di Sotto, ameno paesello sperduto tra i monti Cimini, area Polverini, non so se mi spiego. Una che a tali nobili consessi ci si recava con l’elicottero della Protezione Civile.
            Nell’ascoltare la notizia mi sono posto un interrogativo. Che collegamento ci possa essere tra costui e il giornalismo. Poi un amico ben informato con cui si discuteva, mi ha disvelato le origini: Pannella. Che come saprai ha generato anche un certo Capezzone…per non parlare di Ciccio Bello Rutelli. Quando senti queste cose, ti viene da gridare W l’interruzione di gravidanza, o no?
            Ti chiederai perché l’ascolto. Viaggio molto e non mi piace ascoltare musica mentre guido, per cui ascolto tutto quello che passa il convento e poi in un certo modo m’informo su certi personaggi. Ieri sera ad esempio ascoltavo la Zodiac Granero in Teschio, affermare che se arrestassero (foss’ a maronn) il Berlu, lei (rigorosamente con la minuscola stante il personaggio di cui si discute) s’incatenerebbe ai cancelli di San Vittore. Promessa facile da profferire, difficile da mantenere non foss’altro per il semplice motivo che San Vittore ha un portone interamente in ferro che non offre appigli di sorta. Se comunque dovesse riuscire ad incatenarsi alla grata dello spioncino, nessuno osi liberarla. Pensare che quando militava con Storace, la pensava diversamente…alle volte basta un buon contratto in campo pubblicitario per cambiare opinione.
            Almeno a certi personaggi. Personaggi, forse è troppo, meglio definirli elementi.
            Che poi, costui critichi Civati. È comprensibilissimo. Trattasi di quello che gli addetti ai lavori definiscono come un immenso complesso d’inferiorità.
            Un abbraccio.
            Gerry

            P.S. Ma chi è Scanzi?

  2. Concordo con Carlo la scelta è obbligata e, ne sono convinta. Civati deve vincere, per riformare la sinistra, ero scettica ma adesso sono più convinta che sarà il vincitore.
    Ciao ad entrambi un abbraccio Lidia.

    1. Qui da me c’è una atmosfera abbastanza surriscaldata. Domenica c’era Civati, ieri sera Renzi e sabato ci sarà Cuperlo.
      Spero che anche a votare vadano in molti e che scelgano il meglio.
      Ciao, un abbraccio.

      1. Cara Spera,
        scrivi “speriamo che scelgano il meglio” dovevi scrivere (scusa il rimprovero) speriamo scelgano Civati, infatti, Civati significa:
        1. Idee di sinistra, ovvero “have a change of scenery”;
        2. Una faccia pulita e ne sentiamo tutti (gli italiani) il bisogno…;
        3. La non possibilità di inciuci.
        Sei d’accordo? Accetto le Tue scuse preliminarmente.
        Un abbraccio.
        Gerry

        1. Carissimo, le scuse te le faccio volentieri.
          Non ho la verità in mano, ma ho tanta voglia di cambiare e spero che, una volta tanto, venga scelta una persona che non ha voglia di perdere.
          Idee di sinistra? Ci sono se si parla di scuola, di università, di cultura, di innovazione, di lavoro, di giovani e non di inciuci perché “non si poteva fare altrimenti” e perché la stabilità “ad ogni costo”.
          Per capire il Pd bisogna essere nati, in politica, nel Pd e due di questi concorrenti hanno 38 anni, una bella novità.
          Di compromessi sbagliati non si vive, la generazione degli inciuci deve essere alle spalle.
          Ora gli inciuci li fanno Berlusconi e grillo che sono amici di barricata.
          Sono d’accordo, Gerry.
          Un grande abbraccio. Spera.

    1. Speriamo di brindare lunedì 9 dicembre.

  3. Scusa Speradisole, molte delle volte, quando parli del PD, speri. Speri sempre che le cose vadano bene, però… In tanti discorsi che fai, c’è sempre l’ombra nera della destra che potrebbe…, che forse…, si ma Berlu è ancora forte…, è difficile da sconfiggere…, la gente che lo voterebbe è tantissima…, ecc.
    Ti consiglio di non parlare più della destra e dei sinistri destroidi.
    Parla solo del PD con fiducia, con sicurezza e con vera speranza di vittoria. Di quello che farà, che potrebbe fare una volta giunti alla meta. Molti elettori sono allo sbando e coloro che seguono le vicende politiche, sono confusi e non sanno più a chi dare il proprio voto. Se continui a temere la destra, chi ti legge, ed è vicina al PD, si fa un’idea di paura, di scoraggiamento e di confusione. Dai l’impulso giusto a coloro che si sentono smarriti (parlo per me) per le ultime vicende politiche dove tutto sembra serio e dove, invece, è tutto una vera farsa!
    Ciao Spera e scusami.

    1. Credo proprio che tu abbia ragione. Nello scorrere i vari post, almeno quelli più recenti, questa vena di “paura di sconfitta” salta fuori. Ed hai ragione anche nel sostenere che è bene che parli del futuro di un partito, di quello che farà o potrà fare, senza che dietro ci sia sempre l’ombra nera della destra.
      Ma d’altra parte, è talmente tanta la violenza che ci viene fatta da questa destra soffocante che è difficile sottrarsi.
      Per riprenderci abbiamo bisogno di tempo, forse basta poco, di altre facce, di altri pensieri e di altre parole. Saranno quelle che usciranno dalla votazione di domenica prossima. E’ una bella battaglia quella condotta dai tre sfidanti. Il partito democratico è e resterà il più grande partito della sinistra, quello che riuscirà a portare in questo paese, oltre ad una pace linguistica, anche novità nel campo dei giovani, del lavoro, dell’uguaglianza di genere e del rispetto tra le persone. Io ci credo.
      Ci ritroviamo lunedi, per commentare insieme ciò che è successo.
      Un grande abbraccio. Spera.

  4. La carica dei Prodi

    Sabato mattina a Roma, tira vento su Ponte Sisto, uno dei più belli della Capitale, quello che collega il quartiere Campo de Fiori al rione Trastevere. Emanuele con un gruppo di ragazzi, tutti volontari del comitato Renzi, sta volantinando per il suo candidato alle primarie quando passa un gruppo di persone. Uno di loro si volta, guarda il giovane che gli porge il volantino con uno sguardo tra l’ironico e l’amaro, gli stringe la mano, riprende a camminare. È il fondatore dell’Ulivo e del Partito democratico, il Professor Romano Prodi.
    Aveva deciso di non andare a votare alle primarie, ma oggi annuncia di aver cambiato idea. «Domenica, di ritorno dall’estero, mi recherò a votare alle primarie del Pd. In questa così drammatica situazione mi farebbe effetto non mettermi in coda con tanti altri cittadini desiderosi di cambiamento. I rischi aperti dalla recente sentenza della Corte mi obbligano a ripensare a decisioni prese in precedenza. Le primarie del Pd assumono oggi un valore nuovo. Nella situazione che si è venuta a determinare è infatti necessario difendere a ogni costo il bipolarismo. Pur con tutti i suoi limiti, il Pd resta l’unico strumento della democrazia partecipata di cui tanto abbiamo bisogno».
    Nessuno dei tre candidati alla segreteria, nonostante l’impegno e i fiumi di parole spesi in interviste e uscite televisive, e meno che mai la grigia burocrazia di largo del Nazareno, era riuscito finora a rendere in tre righe il senso delle primarie dell’8 dicembre e la loro urgente necessità, non solo per quella parte di Italia che vota Pd e centro-sinistra e che tutte le ricerche confinano in una zona ben delimitata, geograficamente e anagraficamente.
    Nel comunicato di Prodi colpiscono tre parole. La prima è bipolarismo: in Italia non è solo un sistema elettorale, è il contrario di trasformismo, inciucio, larga intesa, è la difesa del potere di scelta dei cittadini, il rifiuto della delega ai sancta sanctorum dei notabili di ogni livello. La seconda è cambiamento: quello richiesto a gran voce, magari in modo rozzo e sgradevole, da milioni di elettori alle ultime elezioni, che in cambio hanno invece ricevuto continuità e immobilismo mascherati da stabilità. Dei tre candidati alla segreteria, due, Matteo Renzi e Pippo Civati, incarnano sicuramente la domanda di cambiamento, ognuno poi può giudicare con quanta forza, determinazione e credibilità. Il terzo, Gianni Cuperlo, è il volto nobile della conservazione.
    La terza parola prodiana, la più importante, è dramma: «in questa drammatica situazione», dice l’ex presidente del Consiglio, non si può restare a casa. Quanto sia drammatica la situazione lo segnala il rapporto Censis uscito oggi, con toni senza appello: «sconforto collettivo», «ampliamento delle disuaguaglianze sociali», «avvitamento della politica». E una «classe dirigente italiana» che, si legge, «tende a ricercare la sua legittimazione nell’impegno a dare stabilità al sistema, magari partendo da annunci drammatici, decreti salvifici e complicate manovre che hanno la sola motivazione e il solo effetto di far restare essa stessa la sola titolare della gestione della crisi». Parole scritte prima della sentenza della Consulta, eppure fotografano alla perfezionecosa è successo due giorni fa. Il Porcellum poteva essere stracciato dagli elettori un anno e mezzo fa, con un referendum, invece la Corte rigettò i quesiti firmati da un milione e 200mila cittadini, sostenendo che c’era il rischio di lasciare il Paese senza una legge elettorale, la sentenza di due giorni fa dichiara esattamente l’opposto: l’unico filo comune sembra essere il desiderio di lasciar fuori dalle decisioni l’elettorato, la società. Meglio che restino affidate ai competenti, ai professionisti, a chi sa dove mettere le mani.
    C’è un piccolo problema in questo ragionamento. Che i professionisti si sono rivelati pasticcioni o inconcludenti e ci hanno portato a un passo dal baratro. Per evitarlo non basta certo andare in un gazebo a votare per un segretario del Pd. No, non può bastare. Ma il ripensamento di Prodi, ancora una volta più in sintonia di tanti con gli umori del Paese, vale come un messaggio per tutti, non solo per chi vota Pd. Come in un film western lo sceriffo che aveva lasciato disgustato torna indietro perché c’è ancora bisogno di lui. Oppure, se preferite un altro genere di film, è quasi una carica dei 101. Ma alla rovescia.
    (Marco Damilano – L’Espresso)

    1. Cara Spera,
      ha vinto Renzi e,…siamo punto e a capo. Il grande agricoltore, già ex grande timoniere (il riferimento non è a Mao, nel bene e nel male tutt’altra statura), Il “baffino sarcastico” si è subito sentito in dovere e, ti pareva, di dichiarare o così o pomì. Io qui sono e non mi sposto di una virgola. Pronto alla battaglia. Battaglia? Contro chi? Contro una sinistra non inquinata da personalismi tragici? In tal modo ha rinnovato almeno in me, ma non credo di essere il solo, la convinzione che la libidine di potere che lo affligge dal periodo prenatale, non lo abbandona. Occorre dire che non è il solo che ne soffra. E’, certamente in buona e numerosa compagnia. Gli fanno compagnia, infatti, tutte le cariatidi partorite dalla scuola delle Frattocchie. Personaggi che man mano che si sono allontanati dai banchi delle Frattocchie, si sono allontanati anche dagli ideali della sinistra. Ma quando mai potremo avere in Italia una sinistra moderna? Una sinistra che si occupi dei più deboli e non intrallazzi, esclusivamente, per posti di potere e sottopotere. Una sinistra che chiami i lavoratori, lavoratori e non risorse umane, tanto per capirci. Una sinistra che non accetti il lavoro (?) a chiamata, che tradotto significa – vieni quando mi servi e ti butto via come uno straccio quando non mi servi più -. Una sinistra che faccia pagare le tasse ai ricchi sfondati, quelli che hanno il panfilo da centinaia di milioni di euro che batte bandiera di comodo e pagano tasse risibili in Italia. La lotta all’evasione mi rendo conto è dura. Se iniziassimo dalla lotta all’elusione? Ma non dal barista di periferia. Se cacciassimo i politici e qualche sindacalista decotto, dalle partecipate? Volete andarci? Bene, andateci gratis. Qualcuno dovrebbe spiegarmi perché un semianalfabeta deve essere nominato amministratore di un ente energetico, appena magari lo fanno fuori da un posto dove ne ha combinate più di Bertoldo. Est plus facile, o no?
      Ora sarebbe giunto il momento di liberarci definitivamente di una zavorra non più sostenibile. Con Renzi? Sì, se non imita Crozza…e mantiene qualcuna delle promesse che ha fatto in campagna elettorale. Dobbiamo comunque almeno ringraziarlo di averci evitato che alla guida del partito ci fosse un robot telecomandato da dietro le quinte.
      Adesso Renzi con la collaborazione di Civati, per primo dovrà occuparsi di sbarazzarsi di certi compagni (?) di partito. Altrimenti sbatte contro gli scogli.
      Vorrei modestamente dargli un consiglio. Li nomini a qualche carica onorifica, nisba soldi, tanto più che nessuno di loro nè ha necessità. Infatti, uno pare sia socio del Circolo della caccia (quota annua € 30.000), un altro calza scarpe da € 1000 (quando non calcava la tolda di una barchetta da….), quando lo si seppe in giro si giustificò, dichiarando “ diciamo che le scarpe sono due”, nel disperato tentativo, forse, di diminuirne il prezzo. Adesso nella vigna calzerà senz’altro Timberland con suola in pelle umana. Vogliamo parlare dell’altro rivoluzionario del ca@@o che frequenta da pensionato la costa Smeralda e possiede tre case? Anche se occorre onestamente dire, che, almeno lui sa di possederle…un particolare direi di poco conto per distinguersi dall’altro che le case le comprava a sua insaputa. Ne parlo cercando di dimenticare che provocò la caduta un governo e ancora oggi la sinistra vera si chiede perché.
      Non ci resta che attendere…speriamo bene, anche se solitamente chi vive di speranze muore disperato.
      Mentre scrivo appare in TV uno psiconanocalafato, che sorridendo illustra una statistica su cani e gatti, affermando che il 16 per cento delle persone intervistate ha dichiarato che li fa dormire sotto le coperte. E’ proprio andato. Ai tempi belli avrebbe aggiunto raggiante “io sotto le coperte solo gnocche” mostrando subito dopo il lavoro del suo dentista.
      Con affetto.

      1. Gerry carissimo.
        Sì ha vinto Renzi. Ebbene ora è anche il mio segretario.
        Ha vinto un giovane, rampante sì, ma con la voglia di dare una sferzata anche ad una architettura di sinistra (con Baffino in testa) che era votata anima e corpo a “perdere”.
        Questo ragazzo non ha per nulla la voglia di perdere e se hai ascoltato bene il suo discorso di ieri sera a Firenze, non c’è nulla del perdente in lui.
        Questo è un dato molto positivo.
        Lo aspettamo con ansia e vedremo se è davvero finita la stagione degli inciuci, e come ha detto lui, quelli che hanno brindato perché la Cassazione ha dichiarato incostituzionale il porcello, perché speravano nelle larghe intese ad vitam aeternam (se si va col proporzionale alle elezioni), debbono ritappare la bottiglia di spumante che avevano stappato.
        Questo ragazzo non si lascierà pestare né da Berlusconi, né da grillo e soprattutto da quei vecchi bacucchi che vivacchiano da troppi anni dentro il Pd, non avendo mai avuto a cuore, questo partito.
        Ora ricominciamo Gerry. Non siamo da capo, ma abbiamo rivoltato completamente la coperta.
        Ne riparleremo, per ora conservo un sano entusiasmo.
        Almeno un cambio generazionale l’abbiamo ottenuto. Seguiranno anche cambiamenti di comportamenti politici.
        Un grande abbraccio. Spera.

  5. Presumo che dato che Civati per te è la sintesi tra Cuperlo e Renzi, voterai Civati…!?

    1. Sì la mia scelta è andata a Civati. 38 anni, non amante delle larghe intese e perché riesce anche a parlare ad una parte dell’elettorato, deluso, che si è rivolto al pessimismo di grillo, per cambiare.
      I voti che ha preso sono tanti e questo avrà un senso nel Partito Democratico che ho visto nascere con queste primarie.
      Un abbraccio.

    1. E Civati è.
      Giovane, con la voglia di cambiare e soprattutto di non lasciare che le larghe intese si incancreniscano a vita. Credo che tutti quei voti che ha preso conteranno.
      Ciao, grazie, e un abbraccio.

  6. Come vede codicecivile, in questo blog, nessuno e dico nessuno gira la faccia dall’altra parte, per noi l’unione è la nostra forza. Ma la cosa più importante è non essere villani ne nel linguaggio ma soprattutto amiamo la democrazia nel vero senso della parola, indipercui abbiamo votato Civati. Anche se non dovesse vincere avremo una ventata di giovani che cambieranno il PD.
    Buona serata.

    1. E’ vero, carissima Lidia, in questo blog vogliamo trasmettere anche la speranza nel futuro. Abbiamo passato tanto tempo a piangere sulla nostra sorte, ora è tempo di parole nuove.
      Gli altri sono gli altri, noi siamo adesso il Partito Democratico nato l’8 dicembre 2013. E credo che non rimarremo delusi. Le facce sono diverse, i discorsi sono diversi e la voglia di vincere supera quella solita “di perdere”.
      Ciao carissima, un abbraccio

  7. sta vincendo alla grande quello che rinnova (i miei dubbi sugli italiani).
    Ciao Spera. Buon relax dopo la lunga maratona al seggio. Grazie. robi

    1. Come sai io sono meno pessimista. E’ giovane, ha voglia di vincere, diamogli questa possibilità, prima che sia troppo tardi. Come ho scritto: Renzi…rinnova. E lo farà con la forza che gli deriva dai suoi anni, e dalla voglia che ha di….vincere.
      Un grande abbraccio. Spera.

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