FUGGIRE DALL’INFERNO – ERITREA

FUGGIRE DALL’INFERNO – ERITREA

181501186-69175349-4ff2-40f9-b62c-0053a79fd5b5In una recente intervista, brevissima, fatta da una giornalista della tv ad un giovane eritreo che camminava saltellando felice per le strade strette di Lampedusa, sono rimasta colpita dalla gioia che brillava in quegli occhi giovanili. Camminava disinvolto, respirando a pieni polmoni, apriva le braccia come per accogliere tutto il mondo, sorrideva felice. La giornalista gli ha fatto presente che le condizioni del centro di accoglienza di Lampedusa, adesso, sono davvero brutte,e gli ha chiesto come si trova in un centro del genere, quasi volesse costringere il giovane ad ammettere che sì, quel centro, era brutto.

Ma il giovane insisteva nelle sua contentezza. «Ora sono qui, cammino su un suolo libero, e sono libero, cammino tra la gente, questo è bello ed è quello che voglio, nulla più»

Sono andata a leggere sui quotidiani, qualcosa sull’Eritrea, la terra da cui questo popolo sta fuggendo. Chi se ne va sono i giovani, le migliori energie, quelle che dovrebbero garantire al paese un futuro. Il dramma dimenticato di un Paese dove la violazione dei diritti umani, secondo le Nazioni Unite, è peggiore che in Corea del Nord e ricorda la tragedia della Cambogia di Pol Pot. Dal paese fuggono in Sudan circa tremila persone al mese e altre mille raggiungono l’Etiopia.

L’anno scorso mille eritrei hanno chiesto asilo politico in Italia. L’Eritrea,sei milioni di abitanti, è da anni un lager a cielo aperto nel totale silenzio della comunità internazionale. È governata dal 1993 da uno dei più longevi signori d’Africa, Isaias Afwerki che aveva guidato il movimento di liberazione dall’Etiopia.

Afwerki è ossessionato e terrorizzato da complotti e ha fatto sparire nei centri di detenzione e di tortura migliaia di oppositori, ma anche suoi ministri dei quali non si fidava più. Va via la migliore gioventù e l’esodo è, di fatto, favorito dal Governo, che si priva di possibili oppositori in grado di dar vita anche ad Asmara a una possibile primavera e intanto incassa dall’estero e impone una tassa del due per cento alle famiglie dove ci sono persone riparate all’estero.

Una parte dei fuggiaschi si affida ai trafficanti di uomini, che, per una cifra tra i sei e gli ottomila dollari, assicura un passaggio verso l’Italia o verso Israele, attraverso il deserto del Sinai. I giovani fuggono per non fare il servizio militare, obbligatorio dai 13 ai 54 anni, spesso a tempo indeterminato.

Per continuare indisturbato il regime gioca su varie sponde ed intrattiene rapporti con paesi che si odiano, da Israele all’Iran, finanzia i ribelli islamici in Somalia e viene in Europa accolto con onore. Afwerki assomiglia a Gheddafi ed ha paura di fare la stessa fine, per questo ha costruito uno spaventoso Stato di polizia con delatori ovunque.

Così, chi riesce a racimolare i soldi per il viaggio, fugge all’estero. I trafficanti di uomini sono molto attivi nei campi profughi in Sudan. promettono viaggi di due settimane, che possono diventare un incubo di violenze, stupri, detenzioni e lavoro forzato di anni. C’è chi riesce a farcela in poche settimane, ma paga prezzi altissimi. I profughi vengono continuamente comprati e venduti da bande di predoni beduine lungo le piste del Sahara e del Sinai.

Un vero inferno, un incubo, da cui fuggire.

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5 Risposte

  1. Probabilmente in Eritrea non ci sono giacimenti petroliferi da deppredare. E quel dittatore prospera infierendo sul suo popolo.
    A me ha fatto un po’ specie il fatto che gli uomini siano costretti a fare 40 anni di servizio militare obbligatorio. Ciò significa che non ci sono fabbriche, nessuno lavora la terra o alleva bestiame. Di che vivono queste persone?
    Non so se la comunità internazionale, invia aiuti anche alimentari in quei paesi, ma anche così facendo, mi sembra che si voglia riempire un pozzo con un secchio bucato.
    Ciao carissimo, un abbraccio.

    1. C’è qualcuno che si spaccia per me, io non avrei mai scritto quelle cose
      Mario Lanza

      1. Caro Mario,
        è così, mi dispiace. Per sicurezza, ho tolto il commento.
        Ciao.

  2. Ho conosciuto una famiglia eritrea negli anni 80, ed erano fuggiti per la fame e le violenze.Ed ancora oggi è una terra martoriata, nulla è cambiato se non il presidente.
    Ciao spera Un abbraccio Lidia.

    1. Carissima, questa piccola ricerca, mi ha fatto capire quanto poco ne sappiamo del dolore e della pena degli altri. E mi ha fatto capire anche come sia ingiusto e crudele respingerli “a prescindere”. La cosa migliore sarebbe aiutarli nel loro paese, ma anche se dico delle ovvietà, è l’unica cosa che può giovare.
      Ciao, un abbraccio.

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