L’HO UCCISA PERCHE’ L’AMAVO

L’HO UCCISA PERCHE’ L’AMAVO

Li chiamano delitti passionali, raptus, incidenti. Chi li ha compiuti racconta che ha perso la testa, che è stato un attimo, che amava la donna che ha ucciso. Non è vero. Il numero di donne uccise dagli uomini ogni anno in questo paese parla chiaro: per quanto si cerchi ancora di rubricarli come casi singoli di follia circoscritta, i femminicidi appaiono sempre più chiaramente come un fenomeno culturale. In questo processo di minimizzazione le parole che usiamo per raccontare gli uomini, le donne e le loro relazioni hanno un peso enorme e ancora troppo poco considerato da chi pratica la parola pubblica e ha la responsabilità di renderne conto. Così negli ultimi anni è accaduto che si siano mobilitate associazioni contro la pubblicità sessista, che le donne si siano organizzate anche in piazza per chiedere maggiore rispetto dalle istituzioni e che si sia alzata la voce per pretendere maggiori investimenti verso i centri di accoglienza e supporto contro la violenza. Ma in questo moto evidente di sensibilizzazione è accaduto anche che i professionisti della parola – giornalisti e giornaliste, professionisti televisivi e opinionisti a tutti i livelli mediatici – poche volte abbiano sentito altrettanto forte il desiderio di riflettere sul linguaggio che racconta la relazione tra i sessi e sulle sue conseguenze. Questo libro vuole smontare i luoghi comuni più pervicaci a proposito del femminicidio. Partire dalle parole per rileggere e decostruire l’immaginario. Perché le parole cambino e magari cambino, soprattutto, i fatti.

Ecco cosa succede prima…..

Il gioco dei trucchi

Pubblicato il 16 giugno 2013 da

Ore 8..la chiave che apre la porta…

Buongiorno signora,
Fiorella, sono in cucina…
Vengo, poso solo la borsa..
Uh…ma..Fiorella! Cosa ha fatto!
Ma niente signora, sa, con il casino che stiamo passando io e Ale…sa, con la causa di separazione, dura, Ale che patisce il fatto, papà che non e’ ancora fuori dalla perdita di mamma, e ora anche con la separazione…poi c’è nonna, da andarla a trovare, la casa da mettere a posto….
E, sa, con tutti i pensieri, mentre pulivo le finestre, sopra la scala, sono caduta malamente…
Ma, Fiorella…l’occhio…il labbro, le ecchimosi….
E’ certo signora, stia tranquilla, ho sbattuto ben bene, nella caduta…
Sicura?!
Ma certo!
Buon lavoro Fiorella, a domani.
Buongiorno a lei.
……..
Fiorella!!
Si papà?!
Che cazzo hai!
Papà, sono caduta……ecc. ecc.
Cazzo non me la racconti, io vado a prenderlo e gli spacco, lo…..gli…..
Papà! Ma piantala! Pensi che se mi avesse fatto qualcosa non te lo direi?
Si non me lo diresti, come quando eri incinta, me lo ha detto, sai, mamma prima di morire cosa ti ha fatto….che ti insultava, e ti ha chiesto per tre mesi di abortire (previsti dalla legge)….e poi ti maltrattava…
Si, ma ora te lo direi…
E Fiorella, pensava, che se avesse liberato la furia di suo padre, sarei passata dalla parte del torto, e in casa ci sarebbero stati ancora più soprusi, verso di lei e verso Ale..
Fiorella, che ancora credeva che non valeva un cazzo…
Fiorella, che da troppo tempo, lui le ha inculcato che non vale un cazzo…
Fiorella, che, ancora non sapeva che significato avesse “il cuore tatuato”…..
Fiorella che ancor oggi, non si valuta pienamente per quello che e’….
…….
Giorno prima.
Sottovoce, sei una stronza, puttana da 4 soldi, non vali niente come donna n’è come madre…lei si che e’ una vera donna….
1 volta, 2 volte…all’infinito…..
Urla, piantala di INSULTARMI!! Non continuare a offendermi così….
Viscidamente…vedi Ale e’ la mamma che vuol litigare, mica sono io…
Ale, occhioni sgranati…e lacrimosi….
Vai via di qui, piantala di INSULTARMI, e lo spintone, a lui fu dato…
E la di lui cinghia si abbatte’…..ma in salone…distante…da un Ale già troppo impaurito.
Ale tranquillo, non e’ successo niente…tranquillo mamma e’ caduta…
……..
L’arte del trucco, l’arte del trasformismo, l’arte di cercare di nascondere l’evidenza…
L’arte di pensare che se parli fai peggio…
……..
L’arte che una persona ha di passare pulito, dopo aver fatto crimini…
……..
Che vita, un palco di attori, che si truccano….
Che vita, senza suggeritori…
Che vita, con il passato che continua a tormentare…..
…….
Ma voglio parlare di tutto, voglio vomitare tutto quello che ho nello stomaco…
Non ho più bisogno di suggeritori, ne di trucchi….
Ora il palco e’ mio…..
Non ho nulla più da perdere….
…….
E se il grande manipolatore continuerà, così il suo copione, mi troverà….senza trucco….
Senza suggeritore…
Solo il mio sguardo, solo la mia fermezza…..
Da quel palco non farà più l’attore.
Fiorella.
IL RACCONTO DI VITA VISSUTA, DI VIOLENZA DOMESTICA, RACCONTATA DA UN’AMICA CHE HA TROVATO IL CORAGGIO DI RIBELLARSI RIAPPROPRIANDOSI DELLA SUA DIGNITA’ DI DONNA.
Grazie amica cara per avermi dato il permesso di pubblicare il tuo post. La tua testimonianza sono sicura sarà un incentivo, un aiuto per le altre donne che stanno vivendo la tua stessa tragica storia.
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13 Risposte

  1. Purtroppo, come sempre si dice dopo un femminicidio “una morte annunciata”.
    A quanto pare, quest’ultima vittima, non aveva denunciato il “suo” uomo neanche dopo aver ricevuto il primo colpo di pistola.
    E’ anche vero che se la vittima sporge denuncia, non serve a niente, perché il “lui” è sempre libero di continuare a fare lo stalking (quando va bene) oppure aggredirei con relative lesioni, lasciando la “lei” indifesa, da parte delle forze dell’ordine che hanno ricevuto la denuncia.
    Credo sia importante che, dopo la denuncia, le forze dell’ordine debbano mettere in sicurezza la vittima e sotto stretta sorveglianza il “lui”, magari facendolo sottoporre a delle visite specialistiche obbligatorie del caso per evitare che le cose degenerino come sappiamo. Sicuramente questi atti violenti non avvengono per amore ma per convinzione di possesso e a niente serve l’inasprimento delle pene.
    L’amore è un altra cosa!
    Credo anche che l’emancipazione della donna nel tempo, abbia lasciato l’uomo al passo, molto indietro e, per molti, la parità dei sessi viene considerata arroganza/concorrenza al comando.
    Mah!
    Ciao.

    1. Amare una persona vuol dire cercare il suo bene.
      Uccidere dicendo che è perché si ama troppo è omicidio. Un delitto.
      E a proposito di denuncia vorrei qui riportare le “critiche” di Michela Murgia al recente decreto approvato dal consiglio dei ministri sul femminicidio.
      Non saprei risponderti meglio, la scrittrice coglie nel segno.
      Ciao Antonio, un abbraccio.

      “C’è poco da cantar vittoria:
      il decreto legge approvato dal consiglio dei ministri non è una legge contro il femminicidio.
      Si tratta infatti di un pacchetto di norme dove la violenza alle donne viene genericamente affiancata a fenomeni di natura assai diversa, come la violenza negli stadi e i crimini informatici, ma anche contro situazioni tutt’altro che criminali, come le proteste civiche contro decisioni imposte dallo Stato, stile Val di Susa.
      Perchè dunque stupirsi se questo pacchetto contiene solo inasprimenti di pena e procedure giudiziarie di emergenza? Se si considera la violenza di genere come un imprecisato problema di sicurezza nazionale, non si può immaginare molto altro che questo.
      Eppure sarebbe bastato ascoltare le associazioni delle donne che da anni ripetono che il femminicidio – inteso nel suo significato ampio di pratica di morte e mortificazione di una donna in quanto tale – prima di essere un dato criminale è un fenomeno culturale.
      Nel decreto, così come è stato presentato, di norme per affrontarne le matrici sociali non sembrano esserne state previste. Si parla ripetutamente di nuovi poteri alle forze dell’ordine, mentre non ci sono riferimenti al potenziamento dei centri anti-violenza, primo vero argine contro il femminicidio.
      Non si parla di investimento nei programmi scolastici, mentre invece sarebbe fondamentale avere percorsi di istruzione appositi di educazione al genere e all’affettività, le uniche azioni che possono contribuire a cambiare la cultura del possesso sin dalle scuole elementari.
      Paradossalmente nel decreto si incarna invece proprio la mentalità che si dovrebbe combattere, attraverso la presenza di norme di stampo esplicitamente paternalistico come quella che rende la querela della donna irrevocabile;
      chi si assume l’arbitrio di impedire alla vittima di ritirare la denuncia, oltre a privarla dell’elementare diritto personale di rivalutare le sue scelte, dovrebbe anche garantirle con certezza che l’inasprimento degli abusi nei suoi confronti sarà impedito, perché nella maggioranza dei casi la querela porta proprio a un’escalation della violenza. Nessuno può ragionevolmente garantire alla donna e agli eventuali figli una protezione costante per tutto il tempo dell’iter giudiziario, tanto meno può farlo uno Stato che si occupa della violenza di genere solo in quanto reato, proponendo risposte legislative che mettono ancora una volta al centro l’aggressore e non l’aggredita.
      Il solo passo avanti rappresentato da questo pacchetto di norme è il fatto che la politica finalmente stia cominciando a considerare il fenomeno del femminicidio come qualcosa di concreto di cui occorre occuparsi. Il secondo passo verso il traguardo di una legislazione civile veramente europea sarebbe quello di tirare fuori le pratiche di femminicidio dall’alveo delle “emergenze criminali” e cominciare a rendersi conto che la violenza di genere è una normalità sociale e che tale resterà fino a quando questo paese non si doterà dei necessari strumenti di contrasto culturale al patriarcato e al suo frutto principale: la violenza sui soggetti che indebolisce”.
      Michela Murgia

  2. OCCHIO DONNE(TUTTE)AL PRIMI SINTOMI DI MALTRATTAMENTI,INGIURIE, MINACCE ECT..NON ABBIATE MAI PAURA DI PARLARNE CON I VOSTRI AMICI E PARENTI TUTTI..NON PRENDETE LE COSE ALLA LEGGERA NE FATEVI PRENDERE DALLA TENEREZZA “CHE POI CAMBIERA’ “QUESTI MASCALZONI CHE MERITEREBBERO L’ERGASTOLO…DIVENTANO GIORNO DOPO GIORNO PIU’ PERICOLOSI SPECIE SE SANNO CHE “TANTO NON SI REAGISCE”…QUESTI FARABUTTI BISOGNA BLOCCARLI SIN DA SUBITO…MA ANCHE A VOI DONNE DICO…MA CAZZO VE LI CERCATE PROPRIO?CONOSCO CASI CHE NON POTEVANO FINIRE DIVERSAMENTE CHE CON L’OMICIDIO!CASI IN CUI LA VIOLENZA CE L’HANNO SCRITTA SULLA FORNTE E VOI CI ANDATE A LETTO??MA DAIIIIIIIII

    1. Come sai, sono stata a vendemmiare. In campagna, o per meglio dire, nei paesi, tutti sanno tutto di tutti. Ebbene il maresciallo del paese, si è sposato in Chiesa sabato scorso, con la sua fidanzata. Cosa normalissima, dirai, perché me la racconti? Perché tutti sapevamo che la fidanzata era presa spesso a schiaffi da questo maresciallo, ora che se l’è sposata e lei si è lasciata sposare, non crediamo che le sberle finiscano.
      La mia nipotina stupita mi ha chiesto ingenuamente: ma perché l’ha sposato se prendeva le botte?
      Non ho saputo darle una risposta, se non che, come dici tu, “ma voi donne ve li cercate proprio”. Sì è una constatazione amara, ma spesso è anche la realtà.
      Per questo ritengo che anche nelle donne si debba cambiare profondamente e culturalmente mentalità, lasciar perdere il paternalismo, la paura di restare sole, la sensazione di non essere mai all’altezza e smettere di ricoprire quel ruolo di sottomesse che da millenni sta sulle spalle delle donne, a partire dalle imposizioni delle varie religioni.
      Ciao carissimo, un abbraccio.

  3. Non passa giorno che la stampa e la televisione non riportino qualche caso di femminicidio e tutto con ricchezza di particolari, io penso anche che tutto questo martellamento possa portare ad una assuefazione che faccia ritenere che in fondo strangolare la compagna che ti ha lasciato sia un diritto, perché la schiava tenta di ribellarsi e mortificando così la tua virilità.
    Anche questi essere immondi sono figli di questa società dove apparire è più importante dell’essere, dove un losco figuro ha imperversato in prima fila impunito per due decenni, faccendo credere a troppa gente che puoi avere tutto quello che vuoi appropriandotene in qualsiasi modo ed uscirne sempre appagato ed impunito.
    Ho visto inoltre alla televisione una tizia avvicinarsi col microfono al familiare stretto di una vittima barbaramente massacrata poche ore prima e chiedere petulante: Permette una domanda? : Cosa prova in questo momento nei confronti dell’assassino?
    Mi sono sentito io umiliato e in preda ad un’ira tremenda nei confronti di quella pseudo-giornalista.

    1. Tocchi un tasto assai triste: la comunicazione di questi femminicidi. C’è sempre una giustificazione per l’omicida. Delitto passionale (quale passione? Non certo l’amore). Raptus (lui è diventato matto all’improvviso). Gelosia (come se essere gelosi fosse una motivazione per uccidere). Scatto d’ira (avrebbe potuto prendersela con cose materiali, scassare i mobili, ma non uccidere). Tragedia famigliare, lei non lo amava più e lui si sente perso. Non si parla della vittima in queste comunicazioni, ma solo dell’assassino ed in qualche modo lo si assolve.
      La tizia che fa le domande stupide dovrebbe riascoltarsi per vergognarsi di se stessa. Ammesso che abbia coscienza delle cose che dice.
      Ma voglio qui riportare alla tua attenzione alcune parole scritte da Michela Murgia in questo libretto (si tratta di circa 90 pagine) a proposito dell’uccisione di Melania Rea. È un insegnamento su come una certa mentalità influisca tutti, anche i giudici.

      “ Di nuovo occorrerà citare a titolo di esempio le motivazioni della sentenza Parolisi, che qui non ci interessano per il motivo giudiziario, ma solo per la preoccupante visione culturale che esprimono. Melania Rea, secondo il giudice non è stata uccisa solo perché ha rifiutato di prestarsi a un rapporto sessuale con il marito, scatenando la sua reazione omicida. Per il giudice le ragioni dell’attrito tra i due coniugi dipendevano anche da quello che nelle motivazioni viene definito il carattere «dominante» di lei, unito al dislivello culturale ed economico tra le rispettive famiglie di provenienza. Questa presunta differenza di poteri sociali e familiari a così evidente vantaggio di Melania Rea avrebbe prostrato il suo omicida, riducendolo in condizioni di sudditanza fisica e morale. Frustrato e avvilito da questa situazione, e per di più pressato da «esigenze sessuali» impellenti che non trovavano soddisfazione. Parolisi, uccidendo la moglie, non avrebbe fatto altro che reagire «all’ennesima umiliazione». Il messaggio è più che chiaro: se a essere avvantaggiato da un dislivello socio-economico, è l’uomo, nell’economia relazionale della coppia, non si creerà nessun conflitto. Se, invece, il vantaggio va a beneficio della donna, l’uomo accumula frustrazione e umiliazione, sentimenti oscuri che possono portare a qualunque conseguenza. L’importante è ricordare che quella conseguenza sarà la reazione naturale all’indebita pretesa di instaurare un ordine non naturale”.

      Ciao carissimo, un abbraccio.

  4. Che dire? Temo che non si riuscirà nell’intento di stroncare questa delitti, per alcune ragione che provo ad esporre.
    Inizio con l’affermare che quando ricevono una denuncia, sia Polizia di Stato sia Carabinieri, non è che abbiano tanto discrezionalità per intervenire. Si fa presto a dire “li sbattano in galera”, in galera li sbatte un magistrato e non un poliziotto o un carabiniere, per quanto ben disposto. Denunciate donne, denunciate e poi? Tornano a casa, quando non finiscono ammazzate, e se lo ritrovano davanti. Lo Stato dovrebbe preoccuparsi di creare delle strutture efficienti, per permettere a queste vittime di non soccombere alla prepotenza di questi ANIMALI. Ma nessuno o almeno pochi hanno capito perché siamo giunti a questo punto. Come giustamente afferma Sileno (ha proprio ragione), siamo stati e saremo ancora a lungo, governati da un satrapo orientaleggiante, che considera le donne solo in senso orizzontale, Granero dixit, adesso smentisca se può please. . Una manica di decerebrati gioca ad imitarlo, prova ad imitarlo, la donna è mia e ne faccio quel che voglio (“ragionier Spinaus mi bonifichi anche quest’altra a fine mese) Il degrado morale cui ci ha condotto è visibile ogni giorno di più. Il malaffare è dilagato e dilaga a vista d’occhio. Ruberie a gogò da parte di tanti stimati galantuomini, finché qualche toga rossa non li becca con le mani nella marmellata, quando non sono mazzette, sono comunque intrallazzi sporchi per favorire gli amici e gli amici degli amici. A Torino che pure è la città ideale per delinquere, in quanto il tutto viene ammantato da quello che qui definiscono il “naturale riserbo sabaudo”, ne viene a galla uno in questi giorni. Naturalmente Lorsignori, uno alla volta si tirano fuori, validamente supportati da certa stampa locale: Io non c’ero, se c’ero non sapevo, se sapevo non mi avevano informato comunque a dovere e, via così. Tra due mesi che dico tra dieci giorni nessuno nè parlerà più. Ttti qui hanno dimenticato Il famoso cardiochirurgo ribattezzato dalla stampa (naturalmente solo quella milanese) ai tempi Bisturi d’oro” per via di certe statistiche di mortalità, leggermente alterate (in meius). I concorsi a cattedra fasulli, Tu esamini mio figlio a Novara, io esamino Tuo figlio a Torino, Un capolavoro di etica professionale. Vero che all’epoca furoreggiavano in cattedra i baroni (furoreggiavano?). Raccomandazioni a tutti i livelli. Come ha scritto un’ottima penna, c’è ne paio non di più, anche qui, ma per precauzione scrivono su altro foglio, C’è un ente a Torino la cui unica mission pare essere quella di elargire posti e prebende e che prebende, a tutti i rottamati della ex casa regnante. E lo scambio di amorosi sensi con l’attuale capataz, dove lo mettiamo. Loro gli sistemano il rottame che altrimenti dovrebbe tenersi sule croste o liquidare fanaorescamente, che sia questo il motivo per cui il locale Museo Egizio è tanto famoso? E Lui, benevolmente li fa vincere (ogni tanto) a scopone scientifico. Si tratta in gran parte di colletti bianchi e che colletti. Mentre i lavoratori si buttano in strada senza pensarci due volte Riva docet (anche se qualche volta rientrano, ma guarda caso, solo quelli che non vorresti che rientrassero), non è un gioco di parole il mio, vi assicuro. Vogliamo parlare della famiglia l’ultima della nobless, finita ai domiciliari e qualcuno “brevemente” in carcere? Quasi subito è scattata la concessione dei domiciliari, perché la detenuta era dimagrita di sette chili. Ma occorre un dietologo per capire che se non mangi (se rifiuti di mangiare) dimagrisci e …e vai a casa, scommetto lo capisca anche un legale non particolarmente addottorato sui valori nutrizionali. Mai che capitasse di leggere “muratore ai domiciliari, perché in carcere dimagriva” sai che scoop per qualsiasi giornale. Un altro preclaro esempio di etica professionale e dolce stil novo, o nauseante volgarità, lo abbiamo potuto leggere strillato proprio oggi, su un quotidiano del nostro, o del fratello non ricordo, strillato in prima pagina, casomai passasse inosservato Cosa possiamo chiedere alla cu@@@a inguardabile” Una vera lezione di stile giornalistico, che signore il direttore. Sarei curioso di conoscere il Granero pensiero sul fatto. Tutti questi comportamenti osceni, messi in atto dalla nobless del paese (nobless si fa per dire…), si riverberano sui dei poveracci decerebrati, che a modo loro cercano di dimostrare una presunta superiorità infliggendo punizioni alle loro (?) donne…Pare che un tizio sia stato incriminato per aver affermato che l’Italia è un paese di materia fecale, va bene ha sbagliato, posso almeno pensare che l’Italia sia un paese dove i comportamenti disdicevoli sono premiati, senza essere incriminato. Tanto poi, se lo fanno, io poi digiuno e torno a casetta, o no?
    Ciao Spera

    1. Carissimo Gerry, lo Stato fa assai poco di fronte a questo fenomeno che oggi viene chiamato col nome giusto “femminicidio”. Anche il recente decreto legge approvato dal consiglio dei ministri non è una legge contro il femminicidio.
      “Si tratta infatti di un pacchetto di norme dove la violenza alle donne viene genericamente affiancata a fenomeni di natura assai diversa, come la violenza negli stadi e i crimini informatici, ma anche contro situazioni tutt’altro che criminali, come le proteste civiche contro decisioni imposte dallo Stato, stile Val di Susa.
      Non hanno capito che non è sufficiente inasprire le pene, anzi del tutto inutile, se si considera la violenza di genere come un imprecisato problema di sicurezza nazionale, non si può immaginare molto altro. Non sono neppure state ascoltate le associazioni delle donne che da anni ripetono che il femminicidio, inteso nel suo significato ampio di pratica di morte e mortificazione di una donna in quanto tale, prima di essere un dato criminale è un fenomeno culturale.” (Queste parole le ho prese dalla scrittrice Michela Murgia)

      Da questa mancanza culturale derivano tutti i fenomeni che hai descritto. Sottolineo in pieno il tuo commento sulla Granero. Mi fa tanta rabbia. Una di quelle donne che pensano di essere così seducenti che nessuno possa resisterle, qualunque cazzata dica. Ebbene esempi simili non vanno a vantaggio delle donne, anzi. Si può far politica e bene, senza essere così indisponenti.

      Grazie ancora Gerry e un abbraccio

  5. io penso che il titolo più adatto al libro potrebbe essere: “L’ho uccisa perchè sono una merda”
    Solo una merda di uomo può pensare di fare del male ad una donna ed a maggior ragione se la ama o se l’ha amata. Ma penso anche che la sensibilità molto più accentuata nelle donne di interpretare le anomalie in un rapporto dovrebbe intimorirle alla prima reazione violenta. Gli uomini che fanno del male alle donne non meritano avvocati difensori, dovrebbero marcire dentro alla loro orribile colpa.

    Un caro saluto. robi

    1. Hai ragione, non meritano avocati difensori, gli uomini che uccidono le donne, le loro ex, le loro amiche e persino le loro figlie. Temo però che gli avvocati difensori li trovino abbondantemente nelle modalità di comunicazione che giunge a noi.
      È da pochissimo tempo che si parla di “femminicidio”, uccisione di donne. Ma cos’ha di diverso il femminicidio dall’omicidio? Perché quando a morire sono le donne si parla di emergenza e si conia una parola nuova? La risposta è semplice perché, la maggior parte delle vittime viene uccisa in circostanza quasi identiche, anche se la consapevolezza che esiste un filo comune è recente.
      È questo che sconcerta Robi, le modalità sono identiche, una uccisione e la fotocopia di un’altra uccisione di donna. È quasi sempre un famigliare un ex marito o un ex compagno che uccide. Esiste un filo comune che unisce queste vittime, un filo che possiamo chiamare specificatamente “femminicidio”.
      Un abbraccio.

  6. Il caso di oggi: Lei lo esasperava

    Nell’anno del Signore 2013, in Italia, si può morire di infezione per un rene bucato da una pallottola sparata dal tuo cosiddetto fidanzato, che poi per sicurezza ti spara un’altra volta? O piuttosto è stata la paura, ad uccidere Ilaria che invece di chiamare l’ambulanza, quando Cosimo gli ha fatto un buco nel fianco con la calibro 22, ha zittito l’atroce dolore e ha passato la notte a domare il sangue, col cuore in gola perché dopo di lei, poteva toccare a sua madre, ignara al piano di sopra?
    Non è semplice capire una storia come quella successa a Statte, periferia di Taranto, una settimana fa, e che ieri è diventata tragedia per la morte di Ilaria Pagliarulo, 20 anni, per mano del suo ragazzo e convivente, Cosimo De Biaso, quattro anni più grande di lei. Non sapremo mai, forse, se Ilaria è morta per la setticemia che viene ipotizzata, dopo il decesso nel reparto di rianimazione, oppure semplicemente per proteggere i suoi cari dalla furia di un ragazzo che nonostante la giovane età ha già un destino segnato da precedenti penali e dalla sorveglianza cui è sottoposto da parte delle forze dell’ordine.

    Oggi è in programma l’autopsia e non è difficile immaginare di quanto peggiorerà la già pessima situazione del ragazzo, che era accusato di tentato omicidio prima che Ilaria perdesse la sua battaglia per cavarsela e che secondo i magistrati, dopo la convalida dell’arresto in carcere da parte del gip, «ha dimostrato di essere soggetto portatore di una spiccatissima e assolutamente allarmante inclinazione alla violenza».

    Di certo potrebbe aver pagato con la vita il ritardo con cui è stata portata via in ambulanza, dopo la seconda pallottola che Cosimo gli ha sparato a distanza di poche ore, dopo un altro violento litigio. E di certo, nel paese che più di tutti paga le folate del vento velenoso dell’Ilva e in cui anni fa, da un’analisi su un pezzo di pecorino venduto in una drogheria, iniziò tutto quello che sta succedendo adesso, tra tribunale e parlamento, una domenica sera di otto giorni fa è andato in scena l’ennesimo delitto annunciato contro una donna. Ilaria e il suo «zito» al primo piano di una villetta bifamiliare, la mamma di Ilaria al piano di sopra a fare da badante alla padrona di casa. Una convivenza appena cominciata, circa un mese, ma già tutt’altro che facile per le botte e le minacce che Ilaria subisce senza dire una parola, senza lamentarsi e soprattutto senza denunciare.

    Così, almeno, pare, in una di quelle vicende che da torbide diventano atroci e incredibili nel giro di un attimo. Qualcuno ha parlato di storia finita e dell’incapacità di Cosimo di accettarlo, lui che risulta in cura presso le strutture di igiene mentale per una «sindrome bipolare» e che girava con una calibro 22 con la matricola abrasa, infatti è stato denunciato anche per porto d’arma abusiva. Lo descrivono poco più di un bullo con precedenti per droga e la tendenza a farsi notare, come quella volta che si è messo a fermare le macchine per strada annunciando chissà quali fatti gravi: «Spegnete tutti i fanali», urlava agli automobilisti, raccontano proprio così.

    Ilaria viveva con questo fidanzato e riusciva a tenere tutto dentro, anche se nelle foto che ha postato sui social network la linea degli occhi sfuma in un’ombra di malinconia molto simile alla rassegnazione, e i suoi vent’anni tradiscono pensieri molto meno spensierati. Durante l’interrogatorio, il suo omicida ha detto che lei lo «esasperava», ma questo non spiegherebbe certo perché lui abbia sparato addirittura contro l’ambulanza che portava via Ilaria, già più morta che viva, e contro la macchina di sua madre che la seguiva a breve distanza.

    È successo tutto in dodici ore o giù di lì, nella casa a due piani in via Tafuri. Un litigio la domenica sera, la pistola, il colpo sparato contro Ilaria che si tiene il fianco e cerca di medicare quella ferita da cui comincia ad uscire, lentamente ma inesorabilmente, la sua giovane vita.
    La mattina dopo, sul presto, un’altra lite e Cosimo che spara di nuovo contro Ilaria e la colpisce al torace. Con due pallottole in corpo e il sangue dappertutto, Ilaria è riuscita a suonare il citofono di sua madre, al piano di sopra, dove forse temeva si avventasse Cosimo, nella sua folle deriva di violenza. Nei primi accertamenti dei carabinieri, con Ilaria ancora ricoverata all’ospedale di Taranto, si leggeva che è stata la gelosia a scatenare la furia di Cosimo, ma questa ricostruzione – comune a quasi i femminicidi – ha un difetto strutturale: la disegna chi spara e sopravvive, non chi ne è vittima.

    Twitter@SalvatoreMRighi

    Solo in queste ultime tre righe del twitter di Salvatore si legge il “difetto strutturale” dell’informazione.

    “Nei primi accertamenti dei carabinieri, con Ilaria ancora ricoverata all’ospedale di Taranto, si leggeva che è stata la gelosia a scatenare la furia di Cosimo, ma questa ricostruzione – comune a quasi i femminicidi – ha un difetto strutturale: la disegna chi spara e sopravvive, non chi ne è vittima”.

  7. Su questo toccante post gli amici del blog hanno detto tutto e,cose giuste. Ma io alle volte mi chiedo come una donna che viene maltrattata e le viene chiesto dal padre, da un’amica il perchè delle ecchimosi, riesca a trovare il coraggio di mentire, ha non scoppiare a piangere, insomma a tenersi dentro tanta infelicità.
    Occorrerebbe che tutte le donne abbiano il coraggio al primo segale di parlare, forse non servirà alle volte a salvargli la vita, ma da un granello di sabbia può nascere una montagna. La lettera della tua amica, tutti i commenti, sentirne parlare tutti i giorni in tv di donne uccise per ( AMORE ) mi mette tanta tristezza.
    Ciao spera un abbraccio Lidia.

    1. La risposta a queste tue parole è molto difficile. Ci sommergono millenni di storia in cui la sottomissione della donna è una “cosa naturale”. Mi è capitato qualche anno fa fra le mani un libro delle scuole elementari dell’era fascista. Già da piccoli le bambine dovevano essere giudiziose, carine e docili, mentre i maschietti dovevano essere furbetti, potevano fare i capetti in classe, perché questo era ed è sempre stato l’ordine naturale delle cose.
      Nel momento in cui questo ordine viene rotto da una donna proprio perché si è voluta liberare anche dal silenzio e dalla sottomissione ecco che arriva il femminicidio.
      Spesso la donna amatissima è sorvegliata, continuamente disturbata, dallo spasimante. L’amante è geloso perché l’ama tantissimo e quando la donna viene uccisa si parla di “delitto passionale”, parente stretto del delitto d’onore scomparso dal codice penale italiano solo nel 1981, ma le matrici culturali restano nella mentalità comune. In nome del delitto passionale si invoca l’assoluzione sociale, ma soprattutto attenuanti e riduzione di pena.
      (Vado un po’ fuori tema, ma mi viene in mente, in questo momento, la petulante richiesta fatta a gran voce fino a renderci tutti isterici e sfiniti, da parte dei seguaci del nano,condannato in terzo grado di giudizio per un reato gravissimo), per ottenere un’assoluzione, o l’agibilità politica o il perdono, perché era stato votato da milioni di persone).
      Ti consiglio con tutto il cuore di acquistare questo libretto, la copertina è quella che ho messo nel post, la casa editrice Laterza. Ti consiglio anche di acquistare un libro favoloso e straordinario scritto da Michela Murgia: “Ave Mary”.(edizione Einaudi) Un punto di vista di una donna verso una donna fuori da ogni contesto umano. Si possono capire tante cose, anche questi feminicidi.
      Un caro abbraccio e arrivederci

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