UN ALIBI PER UNA IRRESPONSABILITA’

UN ALIBI PER UNA IRRESPONSABILITA’

napolitanoonu_R425Le mancate dimissioni del ministro dell’Interno, Alfano, non riguardano solo la sua presenza al governo, ma stabiliscono un precedente pericoloso, perché il caso  kazato  farà giurisprudenza. La necessità di dare al paese un governo comunque, per servizio e per fronteggiare la crisi (Letta infatti ha chiesto la fiducia al governo) diventa una protezione per ogni membro dell’esecutivo. Si è creato un alibi per una irresponsabilità.

La stabilità ad ogni costo stabilisce un principio con quale tutti potranno sentirsi più al sicuro.

E non mancheranno ancora le occasioni in cui sulla base di questa copertura (il governo non deve cadere) tutti si sentiranno più sicuri.

E quali saranno le conseguenze?

Probabilmente il prossimo gesto impositivo di Napolitano (il governo non deve cadere pena conseguenze irrecuperabili) ce lo troveremo il 30 luglio, o poco oltre, alla sentenza della Cassazione su Berlusconi e Mediaset. Letta, ad ogni passo, sarà ricattabile, i berluscones potranno alzare la voce e pretendere qualsiasi cosa e la situazione diventerà molto difficile.

Altro che Imu, ci saranno altri rospi per il Pd.

Se invece questo precedente non fosse passato e Alfano si fosse dimesso, Letta, ora, sarebbe molto più forte.

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4 Risposte

  1. Arriverà mai il momento che questo Paese e la sua classe dirigente, con uno scatto di dignità, ricomincieranno a salire la china?
    Al momento sembra che giorno dopo giorno si continui a precipitare verso il fondo, tante chiacchiere e tanti provvedimenti per arricchire chi è già smisuratamente ricco, per salvare corrotti, disonesti ed incapaci e contemporaneamente ridurre in miseria e senza futuro coloro che hanno sempre pagato tutto e di più.

    1. Forse arriverà dopo che si è praticamente ucciso l’unico partito di questo paese. Quello che più mi addolora è che a contribuire maggiormante alla fine del Pd sia il Presidente della Repubblica, un ex komunita!
      Approfitto del tuo commento per riportare qui quanto ha scritto Lucia Annunziata a proposito.
      Ciao, un abbraccio.

      “Conoscendo la convinzione, e la dignità, che Enrico Letta coltiva da sempre nel suo rapporto con la politica, l’unica cosa che mi veniva in mente seguendo la discussione in Senato sulla sfiducia ad Alfano era: “non vorrei essere nei suoi panni”.

      Il premier ha ottenuto quello che voleva, e quello che pensava fosse necessario: la riconferma del governo. Ma a quale prezzo. Sotto i suoi occhi ( e i nostri) è andata in scena la pantomima di una assemblea. Gonfia di retorica della “vergogna”, del “dovere nazionale”, delle “violazioni dei diritti umani”, nel momento stesso in cui era già obbedientemente avviata alla obbligata e mesta conclusione di quel voto di fiducia contro cui si battevano i suoi stessi interventi.

      Una assemblea che condannava da una parte e assolveva dall’altra. Che chiedeva un sussulto di orgoglio nazionale, mentre quell’orgoglio non riusciva a rivendicare. E a propria assoluzione invocava la più esile delle giustificazioni – il monito del Colle. Esile, perché tutti loro, i senatori, sapevano certo meglio di tutti noi cittadini che il presidente della Repubblica non ha tra le sue competenze quella di dare ultimatum.

      Ultimatum, scriviamo. Termine irrispettoso per un atto del Quirinale. Purtroppo è sempre più difficile non usarlo per I vigorosi moniti del Colle, radicati in una visione ormai a senso unico della strada che il paese ha davanti. Nessuna alternativa se non l’ordinato esistente. Nessuna soluzione se non la faticosa ragioneria degli attuali conti. Questa è la visione che un Napolitano sempre più sofferente e insofferente ci restituisce dell’Italia. Ed è questa visione ad essere la gabbia in cui ci muoviamo.

      A cominciare da Enrico Letta. Un leader ingabbiato, che nel suo discorso al Senato difende come impeccabile la condotta dei Ministri Alfano e Bonino, per scaricare sull’ambasciatore kazako tutta la responsabilità di fatti che, secondo le sue parole, hanno procurato all’Italia “imbarazzo e discredito”.

      Ho troppo rispetto per il Premier per non pensare che mai, in diverse circostanze, si sarebbe piegato a tali assurdità logiche. Tracce chiare del disagio di Letta emergono infatti dallo stesso discorso, quando arriva al dunque: ” Quello che chiedo qui oggi è un nuovo atto di fiducia al governo che ho l’onore di presiedere”, dice. Una richiesta che non a caso non ha nessuna connessione con la vicenda in discussione in aula. Nemmeno lui, il Premier, se l’è sentita di fondare la continuità del governo sulla correttezza dell’operato dei suoi ministri sul caso kazako.

      La fiducia – perché di un voto in tale senso si è alla fine trattato – ottenuta è stata chiesta solo ed esclusivamente per la necessità di compiere il percorso di provvedimenti intrapresi. E siamo punto e a capo. Il cerchio si chiude. Un governo di necessità si giustifica con la necessità stessa su cui si basa. Entrando così in un sorta di impossibilità di verifica. Ma davvero questa è l’unica strada possible?

      Anche a non voler mettere in discussione l’intesa con il Pdl, anche a voler accettare tutte le indicazioni di Napolitano, non è credibile che questa mesta, silente accettazione della mediazione sia l’unica base possibile di questo governo di necessità nazionale. Persino in una coalizione fra diversi si può esercitare una leadership più vigorosa, assumere decisioni più controverse, avviare un confronto/scontro che permetta alle diverse identità di vivere la propria vita politica.

      A questo punto, tuttavia, di tutte le possibili domande che Letta può farsi, ce n’è una ormai ineludibile: la continuità del governo vale il massacro politico del partito che lo sostiene? La giornata in Senato è
      stata infatti la plastica dimostrazione che nella coalizione si sta creando uno sbilanciamento a sfavore dello stesso primo ministro.

      Se per i democratici, lo spazio fra risultati, progetto e base elettorale si fa sempre più stretto, per il Pdl e i suoi leader quello stesso spazio si fa sempre più comodo. Il Pdl ha finora portato a casa i migliori risultati possibili, condizionando l’agenda del Premier e del Pd, guidando le danze del dibattito nazionale, e raccogliendo intorno al suo leader Silvio Berlusconi una rete di protezione istituzionale quale mai prima aveva avuto.

      Al Senato, è appunto finita così. Alfano e’ stato salvato. Ma il Pd è uscito dissanguato da questo ennesimo sforzo per sostenere un governo in cui c’è sempre meno dei valori per cui è stato votato. E Enrico Letta ha ottenuto la fiducia che aveva chiesto, ma, insieme, anche l’umiliazione di ricevere non i complimenti del suo partito, bensì quelli di chi sta ballando sul suo corpo politico”.

  2. E dove erano quei 101 che affossarono Prodi….si sono tolti il cappello davanti al diktat
    di Napolitano. Ad ogni modo qualche altro ministri con le palle,si sarebbe dimesso per molto meno,ma dal momento che lui non ha neanche il cervello,come si dice da noi”è fatto e messo lì”. Mi meraviglio di Letta,credevo che tenesse più al suo partito che al padre padrone,vedremo dopo il 30 cosa succederà,se il capo dello Stato metterà ancora il becco.
    Condivido appieno l’analisi Dell’Annunziata,ci stanno dissanguando,ma noi non reagiamo e,non capisco il perchè.
    Basta così sono troppo indignata.
    Ciao speradisole un abbraccio Lidia.

    1. Il problema sta tutto lì: continuare con questo governo, vuol dire massacrare il partito politico del Presidente del Consiglio.
      Possibile che Letta tenga di più a quella poltrona (per pochi mesi) che al suo partito e quindi a tutta la gente che lo ha votato?
      E Napolitano che si rivela più berlusconiano di Berlusconi e sostenitore accanito di questo govenro che per forza di cosa si limiterà a galleggiare, non si rende conto che andiamo incontro ad una catastrofe e che i delusi del Pd andranno ad ingrossarte la protesta di grillo? Poi che farà? Darà il governo in mano a grillo per uscire dall’euro a cui tiene tanto?
      Quante contaddizioni! Dovevamo andare a votare subito nel 2011, quando Berlusconi era in caduta libera, ora come ora avremmo risolto un sacco di problemi.
      Ma con “era meglio” non si rimedia niente.
      Anch’io sono molto arrabbiata e sto con i ragazzi che hanno posto sulla porta del circolo Pd: MOBBASTA.
      Ciao carissima, un abbraccio

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