LE DIMISSIONI DI VALENTINA…LA RISPOSTA DI CIVATI

LE DIMISSIONI DI VALENTINA…LA RISPOSTA DI CIVATI

537720_10200757814176865_1234568331_n__1Ecco la lettera della presidente dimissionaria Valentina Sanna, pubblicata sul suo profilo Facebook

“Vergogna.
Nella vasta gamma di sentimenti che ho provato in questi ultimi anni, e in special modo da quando ricopro un ruolo di primo piano nel Partito Democratico, questo mi mancava. Rabbia, delusione, sgomento, sfiducia, sì. E a tratti rassegnazione. Poi tornavano la determinazione e la speranza, ora ammetto irragionevole, di riuscire a cambiare questo partito dall’interno.
Quello che provo oggi, però, è un sentimento nuovo che non trova più una giustificazione proporzionata al danno morale che il Pd sta infliggendo ai suoi elettori, ai militanti, agli iscritti. A me.
Dalle primarie ritoccate per la scelta dei parlamentari, alla drammatica vicenda dell’elezione del Capo dello Stato come anticamera al calice ben più amaro del Governo “di scopo” con il PDL di Berlusconi; ai 101 parlamentari del Partito Democratico che, uccidendo politicamente Prodi, hanno gettato una prima pietra tombale sulla speranza di una qualsiasi decente prospettiva che si fondi sulla fiducia, la tensione ideale e i bisogni veri di un popolo tenuto e guardato a distanza.
Un patrimonio di migliaia di militanti e iscritti che ne costituiscono la vera ossatura e che stiamo disperdendo con un’apparente, ostinata premeditazione.
L’amarezza e il sentimento di sfiducia che abbiamo lasciato loro dopo questi mesi assurdi ci stanno inchiodando a un destino fatale, per il Pd e tutto il centrosinistra.
Sì, perché se gli eventi gravissimi che si sono succeduti dal giorno dopo le elezioni meritavano un forte e aperto dissenso verso il partito e questo governo, quelli di oggi ci consegnano il ritratto di una classe politica alla bancarotta morale e civile.
Il mancato ridimensionamento dell’acquisto degli F35, promesso da Bersani e dal Pd, è il penultimo atto di arrogante noncuranza di fronte alle vere emergenze delle aziende che falliscono, di chi ha perso il lavoro, degli esodati, della scuola e dell’università che affondano sotto la scure dei tagli di bilancio.
I nostri parlamentari sardi non si sono distinti per dissenso. Come sul resto.
L’ultimo, è stato recapitare nelle mani di un dittatore al potere la moglie e la figlia di 6 anni del suo principale oppositore derubricandolo a imbarazzante incidente internazionale da risolversi con il prepensionamento di un opaco funzionario.
Non è solo Alfano a doversene andare a casa, sia chiaro, ma tutto questo improbabile Governo e una bella quantità di Parlamentari che, equamente distribuiti tra la Camera e il Senato, sono stati nominati esclusivamente per garantire la sopravvivenza di un dannoso, pervasivo sistema di potere.
Si cancelli il Porcellum, anche con decreto. Sono certa che Sel e M5S non farebbero mancare il loro appoggio. In mancanza di una nuova legge elettorale si torni almeno al Mattarellum. E poi, scioglimento delle Camere.
Perché, come diceva Berlinguer: “Quando si chiedono sacrifici alla gente che lavora ci vuole un grande consenso, una grande credibilità politica e la capacità di colpire esosi e intollerabili privilegi. Se questi elementi non ci sono, l’operazione non può riuscire.”
Purtroppo, la nostra credibilità è andata perduta e non dobbiamo nasconderci che una larga parte dei nostri militanti, iscritti, simpatizzanti percepisce il Governo attuale come il frutto di un accordo tra oligarchie.
Un Governo che a Berlusconi serve, non più solo ad allontanare i suoi processi, ma a evitare le conseguenze di condanne che a un comune cittadino costerebbero ben altro castigo.
Lui, invece, può degnamente rappresentare il Senato della Repubblica con una condanna a 7 anni e l’interdizione perpetua dai pubblici uffici.
Su questo, Letta e Epifani si sono limitati a dire che rispettano la sentenza della magistratura quando invece avremmo dovuto votarne l’ineleggibilità.
Da qualunque lato la vogliamo guardare, per quante giustificazioni vogliamo trovare, penso che il governo con questo centrodestra sia un danno collaterale inaccettabile e che un gruppo dirigente che ha condotto (per imperizia o per oscuro calcolo) il nostro partito a uno stato di così grave necessità difficilmente possa recuperare la fiducia di chi oggi pensa che il suo voto non serva a cambiare niente.
Berlinguer diceva: “I partiti di oggi sono soprattutto macchine di potere e di clientela: scarsa o mistificata conoscenza della vita e dei problemi della società e della gente, idee, ideali, programmi pochi o vaghi, sentimenti e passione civile, zero. “
Era il 1981 e oggi subiamo drammaticamente gli effetti di questa mostruosa degenerazione.
Si può cambiare? È dura. Ma sì, si può. Si deve, se vogliamo dare una speranza, non tanto e non solo al Pd o al centrosinistra, quanto al nostro Paese e, per quanto ci riguarda più da vicino, la Sardegna.
Con qualche rara eccezione, in questi sessant’anni e più di sciupata Autonomia, la classe politica che si è alternata al governo della nostra regione ha amministrato l’enorme capitale di persone, culture e territorio in modo miope o, spesso, dissennato.
Una politica industriale pesante e a corto respiro, la svendita di larghe fette di paradiso ambientale destinate a servitù militari che costituiscono il 70% dell’intero presidio su suolo nazionale, hanno compromesso per sempre ecosistemi unici al mondo, senza neanche il lascito di un po’ di ricchezza condivisa con le multinazionali del petrolio o delle armi.
Dobbiamo essere onesti, se la politica ha fatto qualche passo sul fronte dei poligoni militari, è stato sulla spinta di un tenace comitato e di pezzi della società civile che, insieme alle inchieste di un giornalista cagliaritano, hanno convinto un risoluto magistrato ad aprire un processo che ha potuto individuare una parte di responsabilità, politica e militare, per i pesanti danni dell’inquinamento.
Il tema del ricambio della classe politica è cruciale e non più rinviabile. Ma non servono un semplice rinnovamento generazionale, o un congresso guidato dai soliti, intramontabili capicorrente. Serve una svolta culturale, un affrancamento dal potere del capo locale. È necessario sottrarsi al suo ricatto, e riconoscere che in nome dei vantaggi che ne possiamo ricevere (magari dovuti, ma ottenuti solo attraverso i canali dei partiti e delle loro correnti), accettiamo iniqui favoritismi e arbitrarie discriminazioni.
Quindi, o si cambia profondamente, o si muore.
Il presupposto per competere con un centrodestra regionale in ripresa è riconquistare l’attenzione e la fiducia di quelle persone che non ci votano più, rifugiandosi chi nell’astensione, chi nel voto di protesta.
Le primarie possono essere, se le lasciamo aperte alla partecipazione di tutti, una straordinaria occasione di rilancio, non solo per chi ne avrà in capo la leadership ma per tutto il centrosinistra.
A patto che si abbiano lungimiranza e coraggio nel proporre ai sardi persone e programmi credibili, che segnino una forte discontinuità con quella parte di classe dirigente che ancora oggi occupa, a vari livelli, le istituzioni, i consigli di amministrazione, gli enti regionali, le organizzazioni sindacali e, nonostante gli scandali e l’inopportunità di evidenti contiguità con i partiti, le fondazioni bancarie. Invece, tutto scorre, come se niente fosse.
La scuola e l’università dovrebbero essere le priorità di un qualunque soggetto politico che, nel segno dell’innovazione, si voglia candidare a costruire la Sardegna dei prossimi 30 anni. Diversamente, non ci sarà classe dirigente, formata e consapevole delle enormi sfide che ci attendono.
A questi temi decisivi, aggiungerei la difesa dell’ambiente e del territorio, con un progetto di sviluppo alternativo all’industria chimica e pesante che ha invece caratterizzato le politiche degli anni della Rinascita fino alla attuale devastante crisi; un progetto capace di riconvertire, dove si può, impianti obsoleti e abbandonati da società rapaci e ormai delocalizzate in paesi dove la manodopera a basso costo consente ampi margini di guadagno con il minimo investimento. 
Serve un’idea di valorizzazione delle nostre risorse naturali che non siano la ricerca del metano a migliaia di metri di profondità del sottosuolo o la cessione di ampi territori alle multinazionali dell’eolico e del fotovoltaico, per di più senza che ci sia una significativa ricaduta sulla nostra economia. Piuttosto, serve credere e investire sul nostro potenziale nel settore dell’agricoltura; sulle nostre specialità, sulla cultura e sul turismo, nelle coste come nelle nostre splendide zone interne.
Stiamo invece assistendo, senza che ci sia stata una vera opposizione, alla svendita e alla mostruosa cementificazione che, in tutta la Sardegna e in modo particolare in Costa Smeralda, Cappellacci e il centrodestra stanno consentendo con i vari piani casa.
Purtroppo, la resistenza al cambiamento è connaturata all’essere umano. Nonostante milioni di anni di evoluzione ci dicano il contrario, continuiamo a pensare che la sopravvivenza nostra o del nostro gruppo, sia più importante del miglioramento di tutta la specie. A questa convinzione sacrifichiamo qualunque cosa, anche di fronte all’evidenza che non è più il bene comune ciò che stiamo perseguendo.
In fondo, è stato questo il male che ha colpito i partiti e, alla fine, la nostra società.
Le vicende che nelle ultime settimane hanno occupato le pagine dei giornali, il Parlamento e l’aula del Consiglio regionale parlano anche e soprattutto di questo.
Da noi, anche il passaggio vergognoso sulla legge elettorale approvata di recente con l’esclusione della doppia preferenza di genere ci restituisce il ritratto di una classe politica, per lo più maschilista e retrograda,arroccata su una montagna di insopportabili privilegi.
Si capisce che un’assemblea regionale che su 80 consiglieri conta sole 7 donne e che ha dovuto ridurre sensibilmente il numero dei seggi nel parlamento sardo, non tema di cancellare la rappresentanza di genere femminile; l’eliminazione del listino del Presidente renderà questa eventualità drammaticamente concreta.
Il rischio che venisse affossato l’emendamento esisteva, in tanti l’abbiamo denunciato e si è concretizzato. E quel voto segreto, anche su una questione come questa, è stato offensivo e vile.
Il Gruppo del Partito Democratico ha poi presentato una nuova proposta di legge con un solo articolo, proprio sulla doppia preferenza. Era una nuova occasione, la nostra battaglia di civiltà. Dicevano si sarebbe discussa nel giro di qualche giorno. Che fine ha fatto?
Come in altre occasioni, dalla Sardegna alla Penisola, assistiamo pressoché inermi a delle vuote enunciazioni. Sembra tutto finito nel nulla, soverchiato da altri problemi, affrontati solo per titoli e per distogliere l’attenzione dalle insufficienze di un Consiglio regionale ormai concentrato quasi esclusivamente sulle prossime elezioni.
Come Presidente del Pd sardo, vivo la contraddizione tra il sentimento calpestato del militante e la responsabilità del dirigente di partito. E l’equivoco, alimentato da chi pretende il silenzio di fronte a colpevoli mancanze, che io debba rappresentare chi governa e rovina il Pd piuttosto che i suoi elettori e la base.
Lascio questo Pd perché, pur con il rispetto verso le tante persone che ho cercato di rappresentare con dignità e onestà e verso le quali resta immutata la vicinanza, la stima e la disponibilità a un lavoro comune, non mi riconosco affatto in chi lo governa realmente a livello nazionale e regionale. Ma le energie che ho profuso in tutti questi anni nella speranza di poter incidere positivamente sul cambiamento, pur con i miei errori che certamente non sono mancati, non si esauriranno con la rinuncia al mio ruolo di rappresentanza.
Proseguirò, con rinnovata passione e determinazione, l’impegno politico. Solo, proverò a seguire una strada più coerente con il mio sentire.
Perché torniamo a dire, come Berlinguer: «Lavorate tutti, casa per casa, azienda per azienda, strada per strada, dialogando con i cittadini, con la fiducia per le battaglie che abbiamo fatto, per le proposte che presentiamo, per quello che siamo stati insieme…»

beppe_civatiResta con noi

Leggo delle dimissioni (non quelle di Alfano, purtroppo) e mi dispiace. Valentina Sanna lascia il Pd con parole dure, che in larga parte condivido, ma che mi portano a fare una scelta esattamente contraria.

Perché, cara Valentina, lo dobbiamo proprio ai nostri elettori, ai nostri iscritti, alle nostre convinzioni più profonde. Al patrimonio di storie e di esperienze che fanno parte del nostro progetto politico e della storia del nostro Paese.

Bisogna riportare il Pd dalla sua e nostra parte. Chiarire i molti equivoci, superare le mille timidezze, definire il percorso che ci riporti a superare nel migliore dei modi questa fase di emergenza, con una nuova legge elettorale e le misure fiscali ed economiche che le persone e le categorie attendono.

Per poi tornare a votare con un centrosinistra ricostruito e coraggioso, capace di recuperare quei milioni di voti che abbiamo perduto e di offrire al cambiamento un progetto di governo. E con un Pd restituito a se stesso e ai suoi elettori.

Cara Valentina, ripensaci e facciamolo insieme. Esattamente per i motivi a cui ci richiami. Non altri, proprio quelli.

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18 Risposte

  1. Valentina, una donna che ha capito cos’è diventato il PD e ha fatto la scelta giusta!

    1. non posso che essere d’accordo con mariorox42. Il pd è un partito senza identità, senza nerbo, senza una direzione politica e organizzativa.

  2. E’ come il famoso detto sul pozzo di S. Patrizio: pare non si arrivi mai al fondo della vergogna e dell’iniquità di tutti i nostri politici. Per chi voterò la prossima volta non lo so, ma so certamente chi non votare.
    Ciao.

  3. Quante amare verità, purtroppo!
    Quante cose si sarebbero potute fare se anziché limitarsi a contare scontrini, un movimento si fosse impegnato a fare politica senza chiamarsi fuori da tutto, invece…

  4. @ Antonio @ Mario @ Michele @ Sileno
    Di solito rispondo a ciascuno dei miei commentatori, ma in occasione di questo post, dove due persone dello stesso partito esprimono un sentire diverso, accomuna anche noi nelle argomentazioni e nelle risposte.
    Secondo me le dimissioni di Valentina, chiare e legittime, condivisibili, per la sua grande sensibilità, hanno tuttavia il difetto di guardare al partito, come obiettivo e cerca di coglierne tutte le incongruenze e i difetti che non le consentono più di rappresentare il partito stesso verso i propri sostenitori. Non critico la posizione, ma il modo di vedere il partito come obiettivo, mentre trovo nella risposta di Civati, che mi sento di sottoscrivere, il modo di fare politica per un obiettivo molto più alto che è il bene del paese, anche con un partito, che può dare forti delusioni, commettere errori, decisioni non condivise, ma che rimane l’unico partito che può battere seriamente la destra.
    E per fare ciò è necessario che le persone restino dentro il partito stesso per contribuire con la loro capacità politica a renderlo più forte e a fargli fare quei cambiamenti e quelle modernizzazioni che sono necessarie perché sia sempre più forte.

    Se crediamo solo nel partito come tale, ne elenchiamo i difetti e le incongruenze e purtroppo gli errori, e ci concentriamo solo sul partito perché lo vorremmo più bello, e più coraggioso, gli faremo un bel lifting, ma ci guardiamo sempre e solo noi stessi allo specchio. Se invece ci serviamo del partito, che perfetto non sarà mai, proprio perché fortunatamente ha in sé i germi della democrazia, per arrivare a fare il bene del paese, troveremo anche il modo di cambiare il partito stesso, e renderlo attraente ed efficace per fare tutto quanto è necessario per dare al paese una prospettiva diversa.

    Se lasciamo che lo sconforto e le delusione prendano il sopravvento e abbandoniamo questo unico partito radicato territorialmente, da esterni non conteremo più nulla ed i nostri sforzi saranno vani perché privi di chi ci può ascoltare, e si finisce, nella migliore delle ipotesi, con l’accodarci a partiti che non raggiungono una gran percentuale di consensi o a un Grillo che se ne sta nella ghiacciaia in attesa dell’armageddon .

    Un ringraziamento a tutti per la pazienza e un abbraccio.

  5. Al punto in cui ci ha condotto la gerontocrazia del PD “diciamo che”, siamo tutti in…kazzaki…

    1. Sì Gerry è vero, ma rivoltiamolo come un calzino questo partito, e vediamo che tipo di società è in grado di esprimere così rivoltato e rinnovato, col nostro aiuto, s’intende.
      Ciao carissimo, un abbraccio.

  6. Civati mi è molto simpatico ed ammiro la sua pazienza e la sua speranza come quella tua, Speradisole, io ho perso ambedue qualche tempo fa. Per me insistere nel cambiare “da dentro” il PD è un accanimento terapeutico. Se il PD sopravvive così, votando contro la propria coscienza per “dovere di Stato” non fa danni solo a se stesso li fa al paese. In tre mesi il governo non ha preso un solo provvedimento serio e ha disatteso le promesse fatte, che cosa si aspetta? I Civati e le persone pulite che ancora ci sono dovrebbero uscire allo scoperto e votare contro i dettati di Napolitano (ricordo bene un tuo post), altrimenti altri usciranno dal partito.

    1. Altri usciranno dal partito, è vero e aspettiamocelo, ma forse il dimagrimento collaborerà a fare due cose alternative una all’altra:
      * O il partito cambia veramente anche con il nostro contributo:
      * O si fa nascere un nuovo soggetto politico che assuma come “programma” i discorsi di Berlinguer o di Calamandrei.
      Io penso che se succedesse questa seconda ipotesi non sarebbe un dramma, ma lascieremmo indietro tutte le ombre e le opacità che ora siamo costretti a subire per amore della “responsabilità” verso il paese.
      In nome di questa responsabilità, (e l’inistenza fastidiosa di Napolitano) senza chiarezze finiremo con lo spegnerci del tutto.
      Ciao Luigi carissimo, un abbraccio.

    2. Un vecchio saggio affermava che “chi vive di speranza muore disperato”. Detto ciò cosa e chi vogliamo cambiare. Cosa il PD. Chi? E qui il discorso è leggermente più complesso. La conditio sine qua non, per un cambiamento del PD sarebbe l’esodo in massa dei gerontocrati “diciamo” in testa. Questi sono ancorati alle loro posizioni di potere (e speriamo non credano di prestigio), peggio che le cozze allo scoglio. Del resto la loro maggioranza, fuori del Palazzo, cosa potrebbe fare per sbarcare il lunario? Gli andrebbe alla grande un posto di posteggiatore abusivo, magari precario… pertanto l’imperativo di Borrelliana memoria è: resistere, resistere, resistere. Ma si trattava di ben altre figure. Il loro unico pensiero è, ci chiedono di fare un passo indietro? Giammai. Se continua così e, così continua, purtroppo per noi, questi ci trascineranno (?) ci stanno trascinando a fondo (simil Schettini) insieme a loro. Ma con chi ci siamo alleati? Mi chiedo con quale coraggio, Padre Letta ha osato giustificare la turpitudine, non credo esista altro termine, per discutere di Alma Shalabayeva e della bambina di sei anni. Coronata poi da un’altra figura di “M” come quella dell’annullamento dell’espulsione. Degna dell’opera dei Pupi. Ma l’Italia come si sa, di pupari abbonda. Grande inchiesta, svolta in un paio di giorni ed ecco trovato (servito) il capro espiatorio. Ve possino, come dicono a Roma.
      Meno male che arriverà l’autunno e tutto sarà a posto, almeno secondo il parere di Padre Letta. Re Giorgio potrà tuonare, occorresse o meno, qualche altro paio di “è con profonda consapevolezza e vibrante… e vai così. Intanto lo psiconanocalafato avrà ottenuto quello che in qualsiasi paese civile non avrebbe mai ottenuto. Il popolo otterrà qualche altra spremuta e cosa vogliamo di più. Ma è possibile che noi italiani non siamo mai contenti? Intanto in tribunale piovono assoluzioni.

  7. Cara Spera, hai ragione, però il partito è composto da uomini, sempre gli stessi, attaccatissimi alle loro poltrone fonte di benessere e di privilegi. Ogni volta che riescono a salire di un gradino sopra gli altri, che fanno? O si alleano con chi da sempre li combatte senza esclusione di colpi oppure si fanno male da soli in seno al partito stesso: vedi Veltroni, Renzi ecc. senza contare coloro che “lavorano” nell’ombra col sorriso sotto i “baffetti”, in attesa di poter risorgere.
    Non so se sia corretto non votarli e costringerli a lasciare la politica, anche perché non tutti la pensiamo allo stesso modo, però, anche la base dovrebbe farsi carico di tempestare questi signori delle loro lamentele come quella di Valentina.
    Chissà?
    Stretta la foglia larga la via……
    Ciao Speradisole.

    1. La base non sta in silenzio per nulla, ed è in continua ebollizione. I capi bastone del partito lo sanno bene, ma c’è una differenza che loro sono là, lontanti “dalla base” e si permettono di cincischiare tra di loro, mentre noi, siamo qui, alla base e ci prendiamo tutti gli accidenti di coloro che ci hanno votato e che ora si sentono traditi.

      Un esempio di ieri:
      “Secondo Bettini (uno di quelli di Roma, venuto a Bologna per presentare un suo libro) il Partito Democratico, a Bologna e in Emilia, è “conservatore”.
      A questi valenti ideologi, usciti evidentemente poco dalle “stanze romane”, darei un consiglio da chi si impegna in politica e sta alla base: prima di venire in una città a sentenziare, invece che rilasciare la solita intervista al quotidiano di turno, si informi sul lavoro che è stato svolto e che stanno facendo i dirigenti locali.
      Posso assicurare all’onorevole Bettini che qui il processo di rinnovamento e innovazione è partito ben prima delle vittorie di Zingaretti e Marino nella sua Roma”.

      Scrive così un ventenne della mia città, un ragazzo che si impegna e dà la vita ed il tempo per questo partito. Mi permetto di dire che Bettini non ha capito niente di noi e se ne dovrebbe andare lui, non noi.
      Ciao carissimo Antonio, un abbraccio.

    2. Caro Antonio,
      Ma Lei crede veramente che lo “sparviero con i baffetti” e company, possano lasciare la poltrona, per quanto riguarda “diciamo” le poltrone”? Ritengo che la Sua sia una visone oltremodo ottimistica della situazione. Come ho già avuto modo di dire su queste righe, questi ci trascinano a fondo con loro. L’alleanza con la ditta del cainanocalafato, non s’aveva da fare come direbbero a Firenze. Vogliamo discutere di chi ci ha fatto perdere un vantaggio (almeno nei sondaggi) pauroso nei confronti della ditta di cui sopra? Adesso arriverà la sentenza della SC. Si accetto scommesse… E dal colle udremo tuonare l’ennesimo monito “ E’ con vibrante e convinta soddisfazione che apprendiamo la sentenza della Cassazione”, questa volta farà pure rima, non trova?
      Purtroppo annoveriamo tra i nostri, figurine piuttosto sbiadite e/o incolori (faccia Lei), con le quali sarà ben difficile raggiungere risultati positivi. Costoro gli unici risultati cui ambiscono è lei “la poltrona”. Se poi li trombano su quella governativa, poco male, ci sarà sempre un ente pubblico (per carità che sia importante e soprattutto ben retribuito) che, graziosamente porrà sotto le auguste natiche, un’altra poltrona. E la vita continua.
      Cordialmente.

      1. Gerry, rispondo anch’io a questa sua domanda, ma lo faccio in modo scorretto, con un’altra domanda: la continuità del governo vale il massacro politico del partito che lo sostiene? Non so se Letta si è posto questa domanda e se è contento di fare l’ecesutore testamentario del Presidente della Repuibblica.
        Come minimo è ricattabile e molto più debole di prima.
        Un abbraccio.

  8. Carissima,
    l’ultima proposta che hanno avuto l’impudenza (esiste forse altro termine) di avanzare gli alleati di Padre Letta è stata una moratoria sui temi etici, a mio parere, anche se devo, aimè, confessare che non sono particolarmente versato in materia di etica, è un “avanti con le zoccole” (nell’accezione napoletana del termine) o mi sbaglio?
    Tu spesso menzioni la base. Ma quali speranze ha di farsi ascoltare? Ora è ormai chiaro che parecchi dei nostri e la maggioranza assoluta dei loro, hanno un solo scopo sopravvivere, i nostri, e arricchirsi gli altri. Tra i nostri c’è ancora qualcuno in cui credere, ma che non si faccia notare troppo dai gerontocrati, che quelli, “diciamo” lo impallinano all’istante. Vogliamo discettare sull’ultima trovata in merito al “foraggiamento” ai partiti. Una levata di scudi… contro. Del resto se gli togli il foraggiamento statale, la maggioranza di loro dove la trova un’altra greppia. Abbiamo delle figure in Parlamento che nemmeno nel Burundi (ora non mi accusare di razzismo) il paragone è, infatti, a favore del Burundi.
    Voglio porti una domanda. Non c’è un giornalista nell’intero panorama giornalistico italiano, che sia uno, che abbia trattato il tema dell’imbarbarimento dell’agone politico. Eppure è facile intendere quando e da chi è partito…con il suo (rigorosamente con la minuscola anche per equiparalo alla bassezza morale del soggetto) avvento sulla scena politica, è iniziato tutto. I discepoli poi, una vera sfilata di ex della prima repubblica, già abbondantemente sputtanati (sorry) di loro, rimessi all’onor del mondo (si fa per dire), poi sono arrivate le ladies delle quali parecchie rifatte, ma non dopo l’infausto ventennio, già da prima, adesso appaiono inguardabili anche se calcano ancora – speriamo per poco – il proscenio. L’altro giorno mi è capitato di vederne una intervistata per strada, quindi non ristrutturata, perché per alcune di esse non si può più parlare di “ritocchino” bensì di ristrutturazione integrale, mi son detto, deve essere la nonna della……, no! Era proprio Lei la neo ministra. Complimenti alla truccatrice, Complimenti non estendibili, purtroppo, alla visagista del nostro, che malgrado tonnellate di fondotinta, mascara di marca e lucido da scarpe marrone scuro, appare ormai solo come un vecchio clown in disarmo afflitto da mania di potenza. Ma con chi si è alleato Padre Letta su suggerimento del regnante, trascinandoci nel ridicolo.
    Un caro abbraccio.

    1. Come vedi il pdconelle adesso sa di poter ricattare il Presidente del Cconsiglio e lo fa, o lo farà, in questi giorni con l’insistenza tipica di quei personaggi. Hanno chiesto un numero maggiore di ministri berlusconiani, perché vogliono che Gasparri, Brunetta, Cicchitto e Schifani non siano solo dei semplici onorevoli, poi insisteranno sulla Santanché vicepresidente alla Camera, …. altrimenti il governo cadrà e allora chi lo sente Napolitano? Succederà l’irrecuperabile come ha detto.
      Poi vorranno che si dia mano ai temi etici. Di questi mi viene in mente: il fine vita e il ritocco alla legge 174.
      Gliene frega niente della legge elettorale, dei poveri in aumento, del lavoro che manca, della scuola che cade a pezzi, e neppure che i giovani si acculturino, meglio che restino ignoranti, si comandano meglio. E per la verità gliene frega niente anche dell’Imu e dell’Iva, tutta polvere negli occhi della gente.
      Hanno perso oltre 6 milioni di voti alle ultime elezioni, ma comandano come se avessero avuto il 99% (quell’1% lo lasciano al Pd nella persona del Presidente del Consiglio così bravo, che parla tanto bene, da meritare gli elogi del pdconelle ed il silenzio del suo partito).
      In quanto all’informazione, so solo che non va in vacanza neppure d’estate e che continuiamo a vedere sempre le stesse facce con le stesse pretese e con la verità in bocca.
      Ma probabilmente non siamo abbastanza intelligenti da capire l’intelligenza di questi giornalisti o tuttologi del pensiero, persino gente dello spettacolo che sa tutto della politica, che abbondano nella nostra tv. Oramai ci siamo abituati, e non ne facciamo più caso, ma ci sono momenti in cui scatta in noi un qualcosa: una certa nausea, una certa repulsione, una tale irritazione da sentirci tremendamente soli a valutare i fatti.
      Infine i vari ritocchini sono di moda, chi si rifà gli occhi, le labbra, le tette, il culo, e così via. Di vero e naturale non c’è più niente. Come la politica.
      Sai chi mi fa ridere? Napolitano quando si appella alla collaborazione dei mass media. Mi chiedo dove vive e se alla sua età ….beh, lasciamo stare non vogliamo incorrere in “irriverenze” sottilmente irrispettose.
      La base, è vero, io parlo spesso della base politica, perché so che c’è. È forte e che costituisce i pilastri portanti del partito, sopra, per ora ci stanno i vari Fioroni, Franceschini, D’Alema, arrapati come stiliti sulle colonne e da lì abbaiano, ma se la base comincia a fare oscillare quelle colonne, il rischio di cadere c’è. Vedremo se vince l’arroganza o la paura di cadere.
      Ciao Gerry, un grande abbraccio anche a te.

  9. Come poter dar torto al mio Pippo?

    Lui e’ decisamente piu’ razionale di me.

    Pero’ io non escludo a priori una nascita di una nuova forza politica retta da Pippo e forse dalla Puppato e da Scalfarotto.

    Perche’ piu’ passano i giorni e piu’ non riesco a comprendere come potremmo liberarci della vecchia, connivente e concussa dirigenza del Pd.

    E quando parlo di dirigenza intendo tutti, da Franceschini alla Finocchiaro, da Fassina a Bersani, passando dai Bettini (tornato in auge di recente) sino a quelli che si fanno chiamare giovani turchi e che son piu’ vecchi di me.

    Stasera chiacchero con Pippo, poi ti riferiro’.

    Ciao
    Zac

    1. Apprendo da fonti credibili che si vuole rimandare il congresso. Il rimando sarebbe necessario perché si tradurrebbe in un voto di “sfiducia” al governo. Sostanzialmente farebbe cadere il governo.
      E quindi i fautori e sostenitori di questo governo innaturale, da Napolitano, a Fioroni, da Franceschini ai 120 traditori, vogliono adesso che si rimandi anche la discussione nel partito. Hanno una paura folle di perdere le larghe intese.
      Se ciò succedesse potrebbe nascere una nuova forza politica. Quel punto B che hai anche suggerito a me e che io ho ripreso graziosamente nei commenti: B) si fa’ nascere un nuovo soggetto politico che prenda come esempio e manifesto qualsivoglia discorso tenuto da Berlinguer, da Calamandrei, da Togliatti e da Gramsci.
      Dillo a Civati e digli anche che c’è un sacco di giovani che vorrebbe cominciare questo nuovo cammino.
      Ciao un grande abbraccio

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