LA MANIA DI ETICHETTARE TUTTI

LA MANIA DI ETICHETTARE TUTTI

imagesCA9YR9TMUno degli aspetti più odiosi dell’attuale discutere di politica e di problemi nazionali in Italia è la necessità imperativa di etichettare sempre l’interlocutore con un simbolo.

Se dici che aver votato la “nipote di Mubarak” è un’indegnità, devi essere per forza anti berlusconiano.

Se sostieni che Bersani è stato un disastroso leader per il PD, ce l’hai con il PD.

Se sostieni un  segretario di un  partito di sinistra, sei un comunista.

Se tenti di dire che un gruppo parlamentare non può essere pilotato da uno che manda istruzioni via Internet tramite il proprio blog/azienda, sei un corrotto membro della casta terrorizzato dal nuovo che avanza.

Si arriva alla variazione popolare  del “puoi dire ciò che vuoi ma comunque i tuoi amici sono peggiori”, “il tuo partito non vale niente”, “il segretario è un invertebrato”,  “non è mai stato un leader”, “sono tutti uguali” e così via.

Poi l’uso continuo di parole con lo scopo di tappare la bocca:  la casta, perché si siede in parlamento, l’inciucio, quando si cerca di dialogare, la demonizzazione e mai il rispetto di chi non la pensa allo stesso modo, il massacro della persona con lo scopo di infangare la vita o la famiglia o il successo della persona stessa.

Al Senato è stato eletto Presidente il procuratore Aldo Grasso, non sono mancate le immediate contro informazioni: “Ma è uno che ha applaudito Berlusconi”. Alè subito etichettato. Alla Camera è stata eletta Laura Boldrini, anche lei immediatamente percepita come l’amica degli immigrati e quella che riceve gli zingari in parlamento.

Persino quando è stato eletto il nuovo papa, c’è stata la corsa all’infangamento: “Sì però è stato a pranzo con Vileda”, il dittatore sanguinario argentino, quello dei desparesidos. Ecco che gli infangatori di mestiere hanno messo l’etichetta anche a lui.

Questa cosa è diventata insopportabile, sia nei talk show ormai diventati una fabbrica di litigi, o uno sfogo di rancori, per non parlare di Internet, dove appena si dice qualcosa a favore o contro qualcuno, si viene etichettati come antidemocratici, ignoranti, e se sei una donna, è meglio che parli di fiori piuttosto che di politica.

Questo sistema è drasticamente peggiorato negli ultimi tempi, in particolare con l’arrivo della cosiddetta novità grillina. I nuovi arrivati armati di indignazione contro tutti, sputano sul piatto dove loro stessi mangiano e non sanno che comunque anche loro, con la loro esibita superiorità morale stanno diventando casta. Una casta di insopportabili.

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8 Risposte

  1. In effetti sì, è una cosa che trovo insopportabile anch’io, che i talk show non li seguo più da un pezzo.
    Però le cose si leggono e si sentono in giro.
    Quando una persona inizia a farsi conoscere, di fatto traccia di sé una immagine della quale, inevitabilmente, gli altri si faranno una idea.
    In questa fase di “ancoraggio”, è quindi importante prestare attenzione a ciò che si vuole trasmettere, perché sarà principalmente ciò per cui si verrà ricordati, che piaccia o no. La gente diventa prevenuta nei confronti degli altri.
    E’ una cosa che vale per tutti, nella vita di tutti i giorni, figuriamoci per un personaggio che si appresta a diventare “pubblico”.
    Io però l’ho notata da tutti (grillini/destra/sinistra), verso tutti (grillini/destra/sinistra), indistintamente.
    Quanto a ritenere non idonea una donna, in quanto tale, nel trattare certi argomenti, non c’è “ancoraggio” che tenga, denota solo profonda ignoranza.
    Ciao carissima, un grande abbraccio e buona giornata.

    1. Non riesco più ad assistere ad un talk show, senza provare un senso di “nausea”. Siano essi di qualsiasi rete i presenti sono sempre quelli, e con protervia giudicano, catalogano e ovviamente etichettano senza ascoltare minimamente le ragioni degli altri.
      Ne ho abbastanza di filosofi, di giornalisti, di opinionisti “intelligenti”. Sempre quelli e sempre le stesse parole. Subentra una certa repulsione, un’ irritazione che non riesco a spiegare bene, ma che mi porta quasi sempre a cambiare canale tv, a leggere qualcosa d’altro, ad interessarmi d’altro.
      E’ come se ci si sentisse soli davanti a questa mania persecutoria.
      Finiremo con lo spegnere la tv e finalmente a parlare di noi e fra di noi.
      Ciao pesciolina, un abbraccio.

  2. IL SANGUINARIO DITTATORE ARGENTINO E’ VIDELA…NON VILEDA…IO SONO COMUNISTA…E VOI?
    Inviato da iPhone

    1. Forte Mario. che lapsus che ho fatto!!!!!
      Questa è la forza della pubblicità, non nascondo che ho riso di me stessa. Grazie. Ho deciso di lasciare “Vileda”, chissà, forse, con tutti quei detersivi che reclamizza così intensamente, possiamo fare un po’ di pulizia!
      Anch’io sono comunista….ma pare che ora sia diventato un insulto.
      Ciao Mario, un abbraccio.

  3. “… la necessità imperativa di etichettare sempre l’interlocutore con un simbolo”; io credo che questa necessità sia parte della natura umana, etichettare significa distinguere se uno è un tuo possibile compagno di strada, oppure un avversario, poi, dopo decenni nei quali la politica non ha usato il suo potere di mediazione per smussare tante differenze, ( particolarmente quelle sociali ed economiche), le etichettature sono ancora più urlate in special modo nei talk show che non chiariscono mai niente, ma ci sono i soliti noti urlatori che. sempre però col senno di poi, devono spiegare che solo loro sono i detentori della vera verità che siano filosofi barbuti o direttori e vicedirettori di giornali di parte, sempre i soliti sono.
    PS: rispondendo a Mario Lanza: Comunista? Io forse ho creduto di esserlo fino a quando un grandissimo uomo politico che vedeva molto lontano mi disse che la forza propulsiva della Rivoluzione di Ottobre si era esaurita, e credo avesse ragione; oggi, seguendo i successori di quel Grande Uomo, mi sono ritrovato, quasi inconsapevolmente, democristiano, però se mi guardo attorno cercando di reagire, vedo solo il deserto.

    1. E’ vero, etichettare significa distinguere una cosa dall’altra, però, secondo me, significa anche darle un prezzo.
      Assistiamo a dibattiti televisivi che rasentano l’intollerabilità, proprio perchè le persone che parlano (hai ragione sempre quelle) non solo etichettano, ma in base a ciò squalificano o qualificano una persona. (Accade anche su questo blog, dove mi mandano semplicemente a “studiare” oppure “a parlare solo di fiori”, ma non di politica).
      Quante volte ci sentiamo dire voi di sinistra (etichetta) siete dei coglioni (il prezzo).
      A me questa cosa disturba, posso essere di sinistra, ma valere assi di più di un Gasparri o di una Santanché o di un Bossi che ci mostrano strafottenti “il dito medio” per dire che…. ci hanno fottuto.
      Oppure sentiamo un grillo qualunque uscito dalla tana che ci insulta a man bassa col linguaggio funereo che lo distingue. Ci pensi il grillo da dove ricava tutti i suoi soldi, se non da questa comunità e da questo paese.
      Sarà sempre così per il futuro. Ma se diamo uno sguardo indietro, troviamo sì le etichette, ma mai il prezzo al seguito.
      Berlinguer era un comunista, ma nessuno gli ha mai dato del “coglione”.
      Ciao Sileno, un abbraccio.

  4. le etichette sono paragonabili agli stereotipi, riassumono troppo e lasciano poco spazio alla fantasia – ciao

    1. E’ verissimo: riassumono troppo!. Ma sai che ti dico…mi basta dire Gasparri, e sento anche la puzza.
      Ciao carissima, un abbraccio

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