UN CASO DEPRECABILE

UN CASO DEPRECABILE

imagesCA0A4HCFSulla vicenda Ingroia, Imposimato è tranchant e parla di una «scelta devastante sul piano della credibilità della magistratura. Il suo, come quello Di Pietro, sono casi deprecabili che lasciano adito a dubbi e generano il sospetto che tutto il loro lavoro sia stato strumentale alla politica».

La decisione del magistrato siciliano non solo fa nascere il sospetto che l’intera attività svolta sia stata solo strumentale a una discesa in campo, ma rischia di far perdere credibilità anche a tutto il team di persone che hanno lavorato con lui e alimenta il sospetto che l’attività giudiziaria, specie se clamorosa, venga intesa da alcuni come opportunità per una carriera politica.

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12 Risposte

  1. Sono anni ormai anni che la politica ha preso il posto del lavoro dei magistrati. La politica dovrebbe essere un’idea non per se stessi ma per il Popolo…utopia, ormai si sta sfiorando l’incostituzionalita’….e tutti, dico tutti ,vogliono arrivare alla politica solo per interessi personali!
    Del Popolo, non interessa a nessuno. Sono ormai disgustata da come funziona l’Italia . Ho solo l’umile speranza che tra i tanti Italiani si ci sia ancora chi come me, spera in un futuro migliore, anche se per farci sentire e sperare che cambi qualche cosa….dobbiamo smetterla di fare le pecore. Ma far rispettare i nostri diritti. Diritti che sono costata la vita a tanti Italiani.

    1. Sono d’accordo con te, la politica dovrebbe essere un’arte del possibile per il bene della gente. E invece guarda com’è stata ridotta. E’ diventata una specie di taxi dove tutti coloro che amano il potere per fini personali, vogliono salire.
      Quando si sente dire che chi siede in parlamento incassa mensilmente uno stipendio che rasenta i 25.000 mila euro al mese, viene l’acquolina in bocca a molti. 25.000 mila euro al mese sono un’enormità per chi, pur lavorando dignitosamente, non li prende neppure in un anno. Senza calcolare tutte le agevolazioni.
      Basta avere un po’ di notorietà, o crearsela ad hoc, ed il gioco è fatto. Si entra in politica. Questo è vero opportunismo personale. Cosa che ha fatto questo magistrato.
      Ciao carissima, un abbraccio.

  2. Mi trovi perfettamente d’accordo! Dal mio punto di vista non è che i magistrati si debbano astenere dall’entrare in politica perché son sicuro che molti di loro apporterebbero ottime qualità in Parlamento per via di alcune battaglie contro la mafia, però io guardo al dopo. Ciò che trovo personalmente scandaloso è il fatto che Ingroia abbia chiesto l’aspettativa. Non riesco tanto a pensare che dietro alla sua attività ci fosse una precisa idea politica e che tutto è stato finalizzato alla sua discesa in campo. Da che mondo è mondo tutti i magistrati avranno la propria idea politica; ma la loro intelligenza si dimostra se nell’esercizio delle loro funzioni riescono a non mostrarla. Ingroia non solo è intervenuto politicamente, non solo è stato richiamato dall’Anm, ma poi è pure sceso in politica. Mi domando allora: “E se non dovesse entrare? Cosa fa? Torna nella magistratura? Con quali garanzie di indipendenza?” Perché l’indipendenza non è una parola qualunque, ma un requisito costituzionale per l’esercizio di quella specifica attività! Secondo me per legge dovrebbe essere impedito che i magistrati scesi in politica tornino a fare la propria attività. Sono attività incompatibili, ragion per cui c’è bisogno di operare una scelta. O in politica, o nella magistratura! Altrimenti a questo punto che ce ne facciamo della Costituzione?
    Ma il caso dei magistrati non è l’unico secondo me, e non si limita a Ingroia, Grasso, Di Pietro o De Magistris. Un’altra categoria che moralmente dovrebbe essere indipendente invece ci prende gusto a scendere in politica e sono i giornalisti. Parlo di Ruotolo, Minzolini, Sechi e compagnia bella. Se dovessero stancarsi della politica con quali garanzie di indipendenza ed obiettività tornerebbero a scrivere? Perché se anche costoro non sono soggetti a prescrizioni normative circa la loro indipendenza, secondo me un giornalista dovrebbe avere un obbligo morale di garantire obiettività ed indipendenza in ciò che scrive. Ovvio che scendendo in politica la si perde!
    Un saluto

    1. Condivido quanto scritto riguardo ai magistrati, invece per quanto riguarda i giornalisti non mi scandalizzo che entrino in politica e non mi aspetto nemmeno che essi siano “super partes”, dipende poi dall’onestà intellettuale di ciascuno essere credibili e indipendenti; più che i giornalisti entrati in Parlamento, mi scandalizzano tutti quei pennivendoli strabici che sembrano gli unici detentori della verità e non mancano mai ad un talk-show sempre pronti a spargere liquami e calunnie infondate contro gli avversari politici dei loro padroni .

      1. Che dire Sileno, i giornalisti appartengono ad una casta che ha dei padroni, e, a seconda di come tira il vento, molti abbassano la schiena e si inchinano al padrone del momento. Brutta gente quella che fa così. Uno che scrive notizie ed informa la gente dovrebbe sempre dire la verità e non tirare ad imbrogliare.
        Ciao Sileno, un abbraccio.

    2. E’ un personaggio, quello di Ingroia, che per un po’ mi ha incuriosita e poi delusa. Innanzitutto era in Guatemala a svolgere un importante lavoro per l’Onu (non so esattamente che cosa, ma uno non va in un paese straniero per conto di un’organizzazione come l’Onu, solo per fare la comparsa). Improvvisamente, in due mesi appena, ha fatto il suo compitino ed è bello e pronto per saltare in politica. Chissà se l’Onu è rimasta contenta della “strana bravura” di quest’uomo che in pochissimo tempo risolve tutto. Non so neppure come ci sia rimasto anche il Guatemala, che praticamente ha visto passare Ingroia come una saetta. Non credo che l’Italia, come paese, c’abbia fatto una gran bella figura.
      Poi comincia l’avventura della politica, prima di tutto senza licenziarsi definitivamente dalla carica pubblica di pubblico ministero, ma soltanto chiedendo l’aspettativa, riservandosi così la sedia per “dopo”, non si sa mai.
      Vedremo se andrà in Parlamento, forse sì e cosa farà, secondo me proprio poco. Farà la fine di Di Pietro, ridotto ormai all’ombra di se stesso.
      Quando ritornerà in magistratura, come pubblico ministero, dubito che gli vengano assegnati casi importanti. Accuserà i ladri di polli, ma anche quelli, potranno dichiarare di non gradire un magistrato così prevenuto, con chi, magari, ha la tessera del Pdl o del Pd, in tasca.
      In questo modo, senza ombra di dubbio, ha pregiudicato la sua carriera di magistrato. In buona sostanza dovrebbe dimettersi dalla magistratura e non entrarvi mai più.
      Ciao Tommaso, un abbraccio.

  3. Ingroia inizia subito col cercare di mangiare a quattro ganasce e comportarsi come l’asino di Buridano. Solo che l’asino di Buridano è morto per non aver saputo scegliere tra un secchio d’acqua e uno d’avena, mentre quelli come Ingroia qualunque sia la loro scelta, politica o magistratura, cadranno sempre in piedi.
    Ciao

    1. Sì, ed inizia subito a dare addosso a tutti. E’ abituato a giudicare le persone e tendenzialmente a ritenerle colpevoli, per mestiere. Tuttavia mi ha impressionato il suo “logo” elettorale. Il nome nero ed enorme incombe su un popolino rosso. Mi sembra lui stesso con la sua toga nera che incombe su chi sta giudicando. Atteggiamento che non mi piace, come non mi piace il suo modo di comportarsi con sufficienza come se tutti fossero inferiori a lui.
      In poche parole: troppa boria, poca credibilità e cattiva compagnia.
      Ciao Antonio, un abbraccio

  4. Secondo me non c’è niente di scandaloso. Anche l’ex DS Ayala entrò in politica e poi ritornò in magistratura. Ora esercita un ruolo diverso da quello che ricopriva prima di entrare in politica. Il problema è che la sua candidatura ha dato fastidio al Pd che invece di guardare ai propri grossi errori, ha scatenato una campagna denigratoria contro Ingroia.
    Ciao Spera!

    1. Non so bene se la presenza di Ingroia con la sua pattuglia dia fastidio al Pd. Vedi ha con sé personaggi come Diliberto, Ferrero altri che non hanno fatto un gran bene quando erano al governo, hanno pensato solo alla loro “purezza” di idee. Molto bello e romantico, ma assai meno efficace come governo.
      Il Pd è giovane come partito, ed è la prima volta che si presenta alle elezioni. Prima c’era l’Unione di Prodi che ha messo insieme persone talmente diverse da risultare impossibile anche solo pochi giorni di governo.
      In quanto al personaggio Ingroia, con questa scelta si è giocato parecchio. Farà qualcosa d’altro, se torna alla magistratutìra, ma non avrà più tanta visibilità.
      Ciao Pattume, un abbraccio

    2. Dal mio punto di vista contesto l’ingresso di Ingroia in politica perché è la Costituzione che ci dice che politica e magistratura devono essere reciprocamente indipendenti. Ma il problema è prettamente della magistratura in quanto politici che sono passati in magistratura non se ne sono mai visti. Al di là di quanto accaduto in passato secondo me non c’è possibilità di sostenere che dopo l’esperienza politica Ingroia possa essere ancora indipendente e garanzia di terzietà. Non voglio togliere la possibilità che i magistrati scendano in politica perché hanno molto da dare secondo me, ma non deve esistere lo strumento dell’aspettativa perché cozza contro le prescrizioni costituzionali che sono ben chiare. Che faccia come Di Pietro che è entrato in politica e che ci rimarrà probabilmente. L’importante per me è non tornare indietro dopo aver fatto una scelta specifica. D’altronde l’Anm stesso è indispettito che alcuni magistrati scendano in politica, segno che proprio all’interno della categoria questo passaggio è poco accettato!

      1. Più lo ascolto, questo magistrato e più non lo capisco. Un po’ come Di Pietro, che ogni volta che viene interpellato non fa altro che ripetere che “l’aveva detto”. E uno che fa così innervosisce e basta.
        Ma questo magistrato che aveva una bella carriera davanti a sé, tanto da essere stato scelto dall’Onu, per una importante missione in Guatemala contro il narcotraffico, per quale motivo ha scelto la politica. Mi è sembrato un atto di autolesionismo.
        Spesso risponde che glielo ha detto o imposto la sua coscienza.
        Se voleva difendere la legalità, poteva benissimo continuare a farlo in modo più efficae stando nella magistratura, senza esporsi così tanto a sinistra, da diventare poi del tutto inaffidabile nel momento in cui tornerà a fare il magistrato.
        Comunque si vede che la sua coscienza è molto forte, e lo guida nelle acque della politica, come altri sono stati attirati dalla politica, per semplice interesse personale.
        Vedremo come vanno a finire le cose. E sinceramente non vedo l’ora che questa brutta campagna elettorale finisca.
        Ciao Tommaso

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