QUEGLI OSSESSIONANTI TRILLI

QUEGLI OSSESSIONANTI TRILLI

812335481_smallPer chi viaggia in autobus, come me, quei trilli continui dei telefonini sono diventati un incubo. E’ snervante passare anche quei pochi minuti seduti davanti ad una “bimba” di 20 anni che vuole scaricare il fidanzato e si confida con l’amica. E’ snervante sentire l’elenco delle malattie della signora seduta a fianco, che si lamenta di tutte le disgrazie che le stanno capItando. E’ snervante sentire un borbottio continuo in una lingua ostrogota che vi mormora all’orecchio non so quale castroneria. E’ snervante sentire i resoconti di una altrettanto snervante riunione condominiale. E’ snervante sentire gli interessi personali di chiunque tenga quel coso all’orecchio per conversare, davanti a tutti e a voce alta.

Per non parlare dei vagoni ferroviari, dove costretti ad una convivenza forzata, siamo obbligati ad ascoltare le cazzate degli altri  C’è chi chiama la mamma, c’è chi chiama la moglie per rassicurarla e subito dopo chiama l’amante che lo sta aspettando alla prossima stazione. Chi condivide anche con schiamazzi la gioia della vittoria della propria squadra del cuore e chi piange qualcosa che non ha più. Si combinano affari e si progettano vaganze. Insomma, un vagone ferroviario è diventato una centralina telefonica.

Abbiamo abolito libri e giornali, tanto, come diceva Tremonti, non sono beni commestibili, ma abbiamo continuato a masticare cellulari.

Pochi giorni fa ero nella sala d’aspetto del mio medico curante, non c’era pace, ma una cacofonia, un vociare di gente che parlava forte da sola.  Provavo a concentrarmi sul libretto che avevo preso con me, sapendo che l’attesa non sarebbe stata breve (si trattava di “Ausmerzen” di Marco Paolini), ne ho letto alcune pagine, senza capire niente, il rumore era tale da togliere la concentrazione per seguire attentamente la lettura.

La stessa cosa si ripete sulle spiagge assolate, nei teatri prima dell’inizio dello spettacolo, nei bar, per strada, dal parrucchiere, o nel supermercato. Raramente in queste occasioni sono state dette cose veramente importanti, fondamentali, che non potessero aspettare, non dico un incontro, ma almeno una telefonata coi fili.

Le compagnie telefoniche ci hanno informato che, in questo anno di crisi, le telefonate degli italiani sono diminuite di un miliardo. Beh! Non è un gran danno, se sono diminuite le chiacchiere inutili. In quelle chiacchiere non c’è nulla di urgente e se la crisi ce ne risparmia qualcuna, fa solo bene. Ci potrebbe restare un po’ più di tempo per i nostri pensieri.

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6 Risposte

  1. Ciao Speradisole, ben tornata! Non sono riuscito a commentare prima ma sappi che in quel lasso di tempo in cui non hai scritto cominciavo a preoccuparmi! Ad ogni modo sotto certi punti di vista hai ragione ma credo dipenda dalla sensibilità di ciascuno di noi e da come ci svegliamo la mattina. Se la persona ha un briciolo di educazione e parla con voce bassa a me non crea problema tanto in bus o treno spesso non ha quasi nulla da fare. Al massimo se non ho le cuffiette comincio a farmi gi affari degli altri! Non nego che anch’io sia particolarmente suscettibile per altre cose. Ad esempio io abolirei dai luoghi pubblici chi fuma perché se viaggi come una sardina in treno perché mi devo trovare schiacciato addosso ad uno che ha appena spento la sigaretta e puzza (lo dico) di merda da qui a un kilometro? Non solo: puzza lui, il suo alito quando respira, e pure i suoi vestiti che, essendo a contatto coi miei fanno puzzare pure i miei! E la lista potrebbe essere lunga a seconda di quanto siamo suscettibili noi: ad esempio in luoghi chiusi a me da fastidio chi mangia mandarini perché il loro odore così forte permane nel treno o nell’aula della lezione che se io mi sto mangiando un panino puoi capire la bellezza di mangiare un panino al mandarino. Alla stessa maniera chi si unge di amuchina profumata coi profumi più fastidiosi che ci siano al mondo può darmi in qualche maniera fastidio. Le possibilità alla fine sono infinite. In tutte le cose, secondo me, c’è una barriera rappresentata dall’educazione delle persone stesse, quindi il problema semmai è là. Poi, come dicevo precedentemente possiamo svegliarci male e allora ci darà fastidio qualsiasi cosa, ma ci possono essere giornate più fortunate nelle quali la puzza di fumo, di mandarino, di amuchina o il cellulari non ci danno per nulla fastidio. Alla fine sta anche a noi sopportare, sempre nel rispetto delle norme sulla buona educazione1

    1. Hai perfettamente ragione, è solo questione d’educazione. Nessuno nega la necessità di poter utilizzare un mezzo, come il cellulare, che consente comunque, per esempio di tranquillizzare qualcuno o di concludere affari, ma c’è un limite.
      In autobus è diventato una specie di sport, specie tra gli stranieri, probabilmente sfruttano il tempo libero che hanno quando sono in viaggio, ma ti assicuro che in certi momenti la confusione delle voci e delle lingue diventa insopportabile.
      Ho raccontato l’episodio della sala d’attesa perché per tutto il tempo (dalle 10,33 alle 12,45 è il tempo che ho atteso) c’è stato uno (uomo) che ha continuamente telefonato, e a voce alta, tanto da infastidire persino il medico, che è uscito dall’ambulatorio, per dare una calmata al chiasso che c’era.
      Come non darti ragione per quanto riguarda i vari odori, non sempre paradisiaci che si respirano, quando c’è ressa o comunque si è costretti a convivere per qualche ora tutti insieme. A me è capitato a Roma, sempre in autobus e sono scesa per il disgusto. A qualcuno si vede che fa male l’acqua. E tipi del genere li vedi anche al Pronto Soccorso.
      Grazie per la tua vicinanza. Come ho detto ora sto bene e quando tornerò via, perché purtroppo dovrò farlo, magari lascio scritto qualcosa.
      Per ora ti abbraccio e ti auguro Buone Feste di cuore.
      Ciao.

  2. Cara Sole, condivido quello che hai scritto e con ragione. Sinceramente ogni qualvolta mi reco in Francia o Svizzera, in Spagna o in Germania non vedo la gente comportarsi come qui. Inoltre le nostre abitudini così poco rispettose al limite della maleducazione sono contagiose, per cui in Italia vediamo stranieri comportarsi come a casa loro non farebbero mai. Recentemente ho viaggiato in aereo, clientela internazionale, bambini stranieri seduti a leggere o giocare con PS, italiani a correre tutto il tempo nel corridoio, con i genitori che a voce alta raccontavano i cavoli loro come se a tutti potesse interessare qualcosa.

    1. Si nota la differenza con gli altri paesi!!! E come!!! Ma basterebbe che fossimo tutti un po’ più educati. E’ vero anche gli stranieri si adattano alle nostre abitudini un po’ sopra le righe, quando sono qui da noi, ma l’adattarsi a volte è una cosa positiva. Sono stata a Napoli, a Palermo, in tante altre città dove chi viaggia in macchina sembra che abbia costantemente la mano sul clacson anziché sul volante. Ebbene le stesse persone quando guidano una macchina nella mia città, Bologna, dove nessuno suona il clacson, si adeguano facilmente. L’ho notato fra tanti cari amici napoletani e siciliani.
      Ciao Raffaele, un abbraccio e Buone Feste.

  3. Dopo quello che ho letto,mi sento un bestia rara,quando sono fuori il telefono lo tengo con il silenziatore,per cui le più volte non lo sento. e a casa poi mi sgridano,dicendomi che lo porti a fare.Mio marito lo porta ma lo odia.
    Dal medico è proibito se non nell’ingresso,può disturbare le infermiere che prendono nota dei pazienti. Ma la cosa che mi fa ridere è il fatto che incontro gente che parla forte,se non vedo l’auricolare non capisco perchè gesticolano e parlano da soli.
    Ad ogni modo ognuno si deve esibire come può,senza rispetto per gli altri come se lo fosse un oggetto che hanno solo loro.
    Ciao speradisole un abbraccio Lidia.

    1. Io non sono molto amante del cellulare, ce l’ho, come tutti, ma lo uso solo quando serve, più che altro come cabina telefonica. E dico per fortuna che c’è, perché in certe occasioni è davvero importante averlo.
      Ma come tutte le cose dobbiamo avere l’intelligenza di usarlo bene e quando serve veramente. Le chiacchiere lasciamole da parte, soprattutto se siamo in autobus o in mezzo alla gente per non urtare la suscettibilità e la libertà degli altri.
      Ciao Lidia, un grande abbraccio.

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