HO TANTA SETE, DATEMI UN BICCHIERE D’ACQUA

HO TANTA SETE, DATEMI UN BICCHIERE D’ACQUA

«Il mondo è quel disastro che vedete, non tanto per i guai combinati dai malfattori, ma per l’inerzia dei giusti che se ne accorgono e stanno lì a guardare». Le parole di Albert Einstein sono ritornate in mente a un medico di 39 anni, Erminio Longhini, durante una visita al Policlinico di Milano.

Era un calda giornata estiva del 1975 e da un letto giungeva un flebile lamento: «Ho tanta sete, datemi un bicchiere d’acqua». Indifferenti alla richiesta gli infermieri. Anche l’inserviente che stava pulendo il pavimento. Quando Longhini chiese a quest’ultima perché non provvedesse alla supplica, si sentì rispondere: «Non tocca a me.»

Quella sera stessa il medico, che era primario dell’Ospedale di Sesto San Giovanni, turbato da quella risposta, ne parlò con un gruppo di amici. E concluse con determinazione: «Tocca a noi!» Tutti furono subito d’accordo. Nacque così, in quel momento, l’Avo: l’Associazione di volontariato ospedaliero, oggi presente in Italia con 30 mila volontari e 246 gruppi che operano in 500 ospedali.

Ogni anno, il 24 ottobre, festeggiano la loro giornata nazionale.  Quest’anno a Firenze. Sul manifesto, sotto un bicchiere d’acqua sovrastato da un microfono, c’è scritto «Scelte di vita».

In ospedale i pazienti patiscono una drammatica solitudine. È importante fermarsi accanto a loro, stringere una mano, ascoltare confidenze, timori e preoccupazioni, dedicando loro un po’ del nostro cuore e un po’ del nostro tempo, per consolarli e soprattutto per ascoltarli.

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4 Risposte

  1. Quanta umanità ed altruismo in tanti volontari, ( non in tutti purtroppo!), impegnati in mille attività, dallo sport, ai servizi alla persona, all’ambiente ecc.
    Molto meritoria la missione dei volontari ospedalieri, una missione anche molto difficile, perchè a contatto con il dolore e le miserie umane e dico missione perché si svolge nell’ombra, mossa solamente dall’amore per i più bisognosi, senza riconoscimenti pubblici.
    Ciao Spera

    1. A volte succede che il personale ospedaliero non sopporta la presenza di persone estranee, o comunque persone che stiano accanto ai malati. Non sopportano neppure i familiari. Una cosa è certa e succede sempre più spesso negli ospedali, si muore nell’abbandono più totale. I familiari vengono avvertiti a decesso avvenuto. Trovo la cosa un po’disumana. Per questo mi piace che negli ospedali ci siano persone che dedicano il loro tempo ad assistere un malato, semplicemente standogli accanto.
      Ciao Sileno, un abbraccio.

  2. Se non ci fosse l’Avo,quanta solitudine negli ospedali,in particoral modo nei reparti di geriatria dove gli anziani alle volte sono lasciate troppo sole.
    Come dice Sileno è una missione,toglie del tempo libero a chi la fà ma lo rende felice,
    per averla compiuta.
    Ciao speradisole un’abbraccio Lidia.

    1. E’ così Lidia, gli anziani che sono diventati un peso per la famiglia e sono stati scaricati nelle case di riposo, vengono ricoverati, perché la loro età purtroppo lo comporta, subentra la malattia. Spesso i familiari sono assenti, e solamente la presenza di un volontariato può aiutarli a sopportare un degenza. Il volontario può aiutarli durante il pasto o durante la notte. La solitudine in quelle condizioni è ancora peggiore della vecchiaia. Ci sono anche le “badanti”, a pagamento, ma non sempre sono generose.
      Ciao Lidia, un abbraccio.

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