UN UOMO DI NOME FRANCESCO

UN UOMO DI NOME FRANCESCO

Un uomo di nome Francesco Mastrogiovanni di 58 anni maestro elementare, è stato sottoposto a trattamento sanitario obbligatorio  (Tso) per aver violato, si presume, ma non è stato ancora accertato il codice della strada percorrendo in auto, di notte,  un’area pedonale. Nessun capo d’imputazione e nemmeno una denuncia  per quanto accaduto nel corso di quella notte e nessuna diagnosi di infermità mentale, ma ciò non è valso ad evitargli il trattamento sanitario obbligatorio.  E’ stato portato nel reparto psichiatrico dell’ospedale di Vallo della Lucania. Non è stato disposto nemmeno l’elettrocardiogramma  e il suo corpo viene costretto a una degenza coatta e a una postura intollerabile. Nessuna cura e nessuna assistenza, niente da mangiare e nemmeno da bere. E’ completamente isolato anche se intorno a lui si muovono parecchie persone.

La scena della sua agonia è stata ripresa, dalla camera di sorveglianza del reparto. L’abbiamo vista in questi giorni sul canale di espresso.it (visibile dalle 12,32 del 28 settembre fino alla mattina del 2 ottobre).  L’uomo è come un crocifisso,  le caviglie e i polsi serrati da cinghie di cuoio e plastica lo inchiodano al letto di contenzione e gli impediscono qualsiasi movimento. I piedi sono scalzi, il corpo nudo, sui fianchi un’esile striscia di costume da bagno abbassato per consentire che al sesso sia applicato un catetere. E’ una scena terribile  che richiama alla mente immagini di una stanza della tortura nell’Urss di Stalin, o nei lager di Hitler, o a Guantanamo o in qualsiasi parte del mondo dove si tortura  la gente. Ma questa scena non appartiene a queste storie, purtroppo è datata e collocata qui e ora in un reparto dell’ospedale civile di Vallo della Lucania, provincia di Salerno.

In quel reparto si è consumata una catastrofe della medicina. E non è la prima volta che si assiste alla totale  abdicazione da parte di un numero rilevante di operatori sanitari, al proprio ruolo professionale  e alla loro trasformazione in custodi e carcerieri.

Per questo caso sono imputate 18 persone tra medici e infermieri  Il 2 ottobre è prevista la requisitoria del pubblico ministero. I familiari di Francesco Mastrogiovanni hanno preso la decisione difficile di trasmettere al pubblico l’agonia del loro familiare, nella speranza che l’orrore e lo strazio cui è stato sottoposto il proprio familiare, non si ripeta mai più. (Riassunto di un art. di Luigi Manconi su l’Unità)

Grazia Serra (nipote di Franco Mastrogiovanni) illustra sinteticamente a Valeria Collevecchio del TG3
la vicenda che ha avuto come epilogo la morte dello zio.

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9 Risposte

  1. Non ci sono parole e pensare che la nostra costituzione è fra le migliori del mondo, ma ormai ci siamo mitridizzati a violazioni continue dei più elementari diritti umani e, quel che è peggio a ritenere normale lasciar soffrire nell’indifferenza e fino alla morte un uomo circondato da una miriade di persone per le quali la salvezza della vita dovrebbe essere una missione

    1. Hai ragione, non ci sono parole, ma solo rabbia. Tanta rabbia. E personalmente sento un grande dispiacere per il lavoro ospedaliero, così degradato mentre dovrebbe essere un lavoro carico di umanità e consolazione.
      Questi episodi fanno molto male a tutti noi, perché ci fanno perdere la fiducia nelle persone alle quali, prima o poi consegniamo la nostra vita.
      Esiste un lassismo anche nei controlli. Per esempio non c’è mai qualcuno che passi in questi reparti e dia un’occhiata a come vanno le cose. Un controllo avrebbe forse consentito di vedere che accanto a quelle mani legate c’era un piatto di cibo che la persona non avrebbe mai potuto mangiare perché impedito forzatamente a muoversi.
      Ma c’è paura a controllare i medici, e gli infermieri perché questi non vogliono essere controllati. Si attizzerebbe una rivoluzione senza fine, i controlli sono considerati un’invadenza sulla scienza e coscienza di ciascun operatore sanitario. Beh! Alle luce di questi tanti e troppi episodi così drammatici, la scienza e coscienza dei sanitari è andata a farsi benedire. E’ solo una balla per fare quell’accidente che si vuole.
      Ciao Sileno, un abbraccio.

  2. La sanità é capace di queste vergogne, la giustizia é un disastro, la politica non ne parliamo, c’é qualcosa per cui valga la pena vivere in questo paese?
    Ciao

    1. Gli imputati sono giudicati per sequestro di persone e morte conseguente al sequestro. Una cosa molto simile a quella che è successa a Stefano Cucchi. In questi casi non c’è solo trascuratezza, ma crudeltà vera. E se stesse in me giudicherei queste persone proprio per crudeltà e li condannerei non solo a non più esercitare la loro professione, ma li esporrei a pubblico ludibrio per anni.
      La sanità è capace di queste vergogne, come dici tu, perché la giustizia non funziona. Non si possono aspettare tre o quattro anni prima di condannare questa gente. In questi anni è stata libera di ammazzare qualcun altro, magari qualcuno senza parenti o amici che si siano interessati a loro. Andavano giudicati seduta stante.
      Ma il degrado che ha colpito questo paese in tutti i campi dalla sanità, alla politica e anche al’edilizia, per esempio, dove si sono fabbricate case che crollano con niente o capannoni che stanno su per miracolo, è dovuto al fatto che al primo posto dei valori per cui vale la pena di vivere c’è il denaro. Solo il denaro. E anche quei medici e quegli infermieri lavoricchiano solo per il denaro non per il mestiere che sono stati chiamati a svolgere.
      E’ difficile cambiare questa mentalità, forse ci vorranno generazioni, e solo allora si potrà vedere un nuovo rinascimento.
      Ciao Raffaele, un abbraccio

  3. Mi chiedo se fra gli animali e gli uomini,qual’è la bestia?
    Ciao speradisole un’abbraccio Lidia.

    1. Le bestie uccidono per fame, gli uomini uccidono per cattiveria e per senso di onnipotenza sui deboli.
      Questi episodi creano diffidenza in tutti noi. Tuttavia debbono invitare i familiari ad insistere anche con un avvocato, di potere di vedere i propri congiunti quando sono in ospedale. Anche se sono sedati o se sono in terapia intensiva. Si deve poter constatare come sono trattati, specie se rinchiusi in reparti così difficili come quelli psichiatrici. Non esistono più i manicomi da anni, e non si sente la necessità di istituirli in questi reparti.
      Ciao Lidia, un abbraccio.
      Grazie.

  4. Una speranza, quella dei familiari del povero Mastrogiovanni, che almeno a mio parere, ben difficilmente sarà esaudita. Ci siamo, infatti, già dimenticati della clinica degli orrori di Milano. Proprio la Regione che secondo il pensiero Celeste, è all’avanguardia e, dovrebbe, essere d’esempio all’Italia intera (San Raffaele a parte). Siamo, purtroppo molto mal messi. Basta leggere le lettere che i lettori inviano ai quotidiani, per raccontare di episodi che non sono altro che la narrazione di normali comportamenti professionali e, viceversa sono vissuti come miracoli che nemmeno a Medjugorje o a Lourdes…meditate gente, meditate.
    Un caro saluto.

    1. Non riesco a capire. Persone che hanno studiato una vita, come medici ed infermieri che di fronte alle persone sofferenti non fanno il loro mestiere. Non intervengono e non prestano soccorso e, dopo la morte, quel corpo rimanere legato al letto ancora per dieci ore.
      Il filmato mostra anche un atteggiamento crudele, qualcuno lascia un piatto di cibo a poca distanza dalle mani legate dell’uomo. Come fa un uomo anche affamato, a nutrirsi con le mani legate al letto a livello dei fianchi?
      Ripeto non riesco a capire questi atteggiamenti, ed anche il rifiuto ai familiari di poter vedere il proprio congiunto.
      Probabilmente il degrado morale che ha colpito la classe politica di questo paese, si è trasmesso anche a persone che pur non essendo politici hanno comunque un potere nelle mani. Questi medici ed infermieri hanno avuto il potere di torturare un uomo ed ucciderlo su un letto d’ospedale. Un uomo innocente.
      Ciao Gerry, sono particolarmente amareggiata per questi episodi, perché toccano profondamente anche il mio lavoro.
      Ti abbraccio con affetto. Ciao.

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