LA LIBERALIZZAZIONE DELLE FARMACIE

LA LIBERALIZZAZIONE DELLE FARMACIE 

20151110194235-farmaciaLa proposta di liberalizzazione delle farmacie che attualmente si legge sulla stampa e che è uscita dalle solite indiscrezioni è questa: “Una farmacia ogni 3.000 abitanti. Il numero delle autorizzazioni è stabilito in modo che vi sia una farmacia ogni 3.000 abitanti. Nelle Regioni con numero di farmacie inferiore al fabbisogno stimato, i farmaci di fascia C potranno essere venduti anche negli esercizi commerciali”.

Non è una liberalizzazione, ma una  semplice modifica della legge vigente n.475/68 che prevede una farmacia ogni 5.000 abitanti nei comuni fino a 12.500 abitanti, ed una ogni 4.000 abitanti negli altri comuni e che una farmacia non può essere aperta a meno di 200 metri di distanza da un’altra.

Abbassare semplicemente il numero degli abitanti a 3.000, quale criterio per aprire una farmacia significa avere poche farmacie in più, ma tutte inserite nella pianta organica gestita dalle Regioni o dalle Provincie a seconda della legislazione locale.

Attualmente le farmacie in Italia sono 16.000. Con la pseudo-liberalizzazione annunciata se ne apriranno altre 6-7000 forse.

Queste poche farmacie “in più” saranno in pianta organica,  a tutti gli effetti,  non si faranno concorrenza tra di loro, ma continueranno a vendere i farmaci, anche quelli non a carico del Servizio sanitario, e senza ricetta medica al prezzo consigliato dalle ditte produttrici. http://www.agenziafarmaco.gov.it/it/content/il-prezzo-dei-farmaci

Nessuna concorrenza quindi, ma solo qualche punto di vendita in più.

Perciò una liberalizzazione, come quella annunciata è un semplice ritocco alla legge vigente.

La vera liberalizzazione consiste nel permettere che altri punti vendita (parafarmacie e centri commerciali) possano vendere al pubblico tutti i prodotti farmaceutici di fascia C,  quindi tutti i prodotti farmaceutici che sono a carico del cittadino, con le caratteristiche della concorrenza, come quella di offrire gli stessi prodotti a minor costo.

Questi punti vendita garantiscono la qualità e la correttezza del servizio con la presenza del farmacista, che è un laureato uguale a quello presente nelle farmacie, è iscritto all’Ordine professionale, ha gli stessi obblighi, gli stessi doveri e rispetta lo stesso codice deontologico della professione.

Ciò che tutela il cittadino nell’acquisto di un farmaco non è dato dai muri della farmacia, ma dalla presenza del farmacista comunque e dovunque.

La legge 475 del 1968, concesse ai titolari di farmacia la possibilità di vendere l’esercizio riformando la legge Giolitti (1913), che invece prevedeva che  la «concessione governativa» fosse “ad personam”,  e “ad vitam” (la farmacia non poteva essere acquistata, venduta, trasferita per successione o a qualsiasi altro titolo. La titolarità poteva essere conseguita esclusivamente per concorso pubblico, espletato sulla base dei soli titoli di carriera e di servizio dei partecipanti. La concessione, che poteva essere revocata in qualsiasi momento nelle ipotesi previste dalla legge, durava quanto la vita del titolare).

Con la possibilità di vendere le farmacie queste assunsero un connotato “commerciale” e non più solo sanitario, con l’esercizio commerciale si poteva vendere anche la concessione governativa ad personam  e non più “ad vitam”. Con successive leggi del 1982, e del 1991, la cosa peggiorò ancora in quanto la concessione poteva essere data anche a società,  la farmacia perdette quindi anche  il senso della concessione ad personam.

Tutte le leggi succedutesi nel tempo hanno sempre previsto una evoluzione della farmacia in senso commerciale, con un’economia protetta che al giorno d’oggi non ha più senso.

Per fare un esempio, le farmacie comunali di Bologna, tutte, eccetto quella di Piazza Maggiore, sono state vendute ad una multinazionale tedesca. La Farmacia comunale vicino a casa mia ora si chiama “Doc Morris”. Si è liberalizzato la titolarità della farmacia.

E’ tempo ormai di liberalizzare anche il servizio, consentendo la libera vendita del farmaci a carico del cittadini in altri punti di vendita rispetto alle farmacie. Aprirne altre perché si comportino allo stesso modo, non è una liberalizzazione.

L’assistenza farmaceutica a carico del servizio sanitario nazionale, viene erogata attraverso le farmacie pubbliche e private, tutte “convenzionate”(art.28 legge 833/1978), quindi nulla cambia per il cittadino assistito dal servizio sanitario nazionale, ma cambierebbe molto per lo stesso cittadino, in termini di spesa,  nel momento in cui, avendo bisogno di altri farmaci non erogabili dal servizio sanitario, potesse usufruire di più servizi a minor costo, con la stessa  garanzia, tutela e qualità.

Ciò che rafforzerebbe la farmacia o il sistema della farmacia è la sua maggiore integrazione con servizio sanitario, sopperendo a quelle che sono le carenze del sistema stesso sul territorio. Il sistema “farmacie” va ripensato nella direzione di avere sempre di più una farmacia dei servizi integrata nel servizio sanitario nazionale, presidio di salute pubblica e punto di riferimento dei servizi di medicina territoriale. Quindi non solo farmaci da vendere, (oppure occhiali, calzature, cosmetici, alimenti, omeopatici, giocattoli, ecc.) ma più servizi.

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25 Risposte

  1. Ottima esposizione sulla liberalizzazione delle farmacie, finalmente ho capito qualcosa al riguardo.
    Grazie e un abbraccio

    1. Grazie Sileno, sono contenta di aver contribuito a fare chiarezza in questo campo. Credo anche che sia poco conosciuto e che tante inesattezze vengano propagandate per verità.
      L e lobby dei farmacisti son potenti e vedrai che riusciranno ad ingannare tutti i cittadini facendo passare per liberalizzazione un semplice modifica delle legge vigente.
      Ciao Sileno, un abbraccio.

  2. Si vede che gioca in casa, cara dott.
    Un post chiaro, esaustivo ed esplicativo di come le farmacie facciano monopolio e, molto poco, il servizio ai cittadini.
    Ne abbiamo parlato spesso e sono perfettamente d’accordo con lei.
    Per fare un esempio, molto, molto semplice dirò che la settimana scorsa mi è capitato di comperare un farmaco per mia madre con ricetta bianca (che sempre avevo acquistato in farmacia) presso la parafarmacia della Coop di Castenaso; il farmaco acquistato in farmacia mi era sempre costato 12,00 euro, comperato in parafarmacia l’ho pagato 8,60 euro.
    Mica male un risparmio di più di 3 euro su 12.
    (non ci crederà ma mia madre non ha fatto una piega, sentito il costo, sul fatto che non lo avessi comperato in farmacia, e se si è convinta mia madre….)

    1. Ecco, il tuo esempio è la evidente manifestazione di quanto possa risparmiare un cittadino, quando compra dei farmaci. Ed è anche evidente il margine di guadagno per le farmacie, per non parlare poi dei cosmetici e di tutto il resto.
      Come vedi, la tentazione delle lobby dei farmacisti, in questo caso credo che si tratti di “Federfarma” la potente associazione dei titolari di farmacia e della FOFI la federazione degli ordini italiani (con sede a Roma) è quella di far passare per liberalizzazione, una semplice modifica della legge vigente.: qualche farmacia in più purchè il monopolio del farmaco resti alle farmacie di pianta organica.
      Importante per i proprietari di farmacia, è mantenere la pianta organica gestita dagli enti pubblici Ciò contribuisce a mantenere il monopolio dei farmaci e ne dà valenza pubblica, ma quello che avviene nella farmacia è solo commercio privato.
      Ciao Silvana a presto.

  3. Mi è venuta in mente leggendo il commento di mia mamma riguardo alla farmacia della Coop di Castenaso un’altra cosa che secondo me potrebbe essere utile: vendere i “classici” farmaci senza ricetta (per classici intendo quelli che ognuno ha preso almeno una volta nella vita e che non richiedono la consulenza di un farmacista, come, chessò, il Dissenten) e alcuni prodotti che normalmente si trovano solo in farmacia (ad esempio test di gravidanza, prodotti particolari per la bellezza, come quelli Avène, ecc.) direttamente NEI supermercati, e non solo nella farmacia all’interno del centro commerciale. O comporterebbe molti problemi?

    1. Alcune ditte produttrici di cosmetici hannio scelto come via di commercializzazione le farmacie (come Vichy, a Liberac, EuPphidra, Hexlance. Avene, eccetera) perchè la farmacia darebbe maggiori garanzie in forza appunto della presenza del farmacista.
      Ciò fa onore alla professione, ma questo sistema fa sì che le ditte possano mantenere prezzi molto alti, ma il contenuto non varia molto.
      Ti faccio l’esempio classico di una crema di bellezza. Tutte hanno un contenuto per il 99% di vaselina, acqua, glicerina, acido stearico, cui si aggiungono alcuni privncipi attivi, in piccolissima quantità. spesso di origine vegetale e profumi. oltre alcuni antisettici come clorexidina.
      La capacità di emulsionare questi prodotti in modo più o meno efficace nè dà la morbidezza e il profumo..
      Una crema quindi ha come base ciò che serve alla pelle per ammorbidirla e proteggerla, cioè acqua, glicerina, vaselina o lanolina (ma in pochi casi perchè essendo di origine animale può dare allergie) il resto è meccanica o tecnica
      Le sostanze ed i loro dosaggi che si possono inserire nei cosmetici sono elencati in lunghe direttive della Comunità Europea. Sono leggi che si devono rispettare. anche per la cosmesi.
      Quindi una pomata per il viso comprata nel supermercato non differisce di molto da quella delle farmacie, solo che la presenza di un professionista rassicura di più le persone.
      Avrai presente la famosa crema Nivea. Fu inventata da un farmacista tedesco di nome Beiersdorf che ebbe l’accortezza di mescolare la vaselina con pochissimi alcoli, (e la chiamò eucerina), riuscì a fare un’emulsione gradevolissima e a tutt’oggi risulta la miglior crema per la pelle. Dal viso ai piedi.Vendibile ovunque.
      E’ come l’aspirina per il mal di testa
      Ciao Vitty, un abbraccio..

  4. Ps. Dimenticavo: vedo che ora si è lanciata con il cambio della grafica del blog 😀

    1. E’ sì, mi sto divertendo molto a cambiare immagine, ma ne ho provate molte e non riesco a cancellare quelle che non mi piacciono. Se passi di qua, magari mi insegni, come sempre.
      Grazie Vitty, un abbraccio.

  5. Perchè lo stesso farmaco (intendo identico al 100%) in Francia costa tra il 30 ed il 50% in meno?
    La differenza a cosa è dovuta? Anni fa scoppiò lo scandalo dei farmaci che in Italia costano di più, sull’onda di quello del latte in polvere, ma i soggetti interessati furono bravissimi a spargere nebbia e depistare, con il risultato che calò un pò il prezzo del latte in polvere ma i farmaci rimasero allo stesso prezzo. La verità è che in Italia i farmacisti hanno dei margini mostruosi e lo affermo avendo avuto la possibilità di constatare il patrimonio accumulato da una farmacista che conoscevo in vent’anni di attività e parliamo di svariati milioni di €uro. Per cui quando sento parlare dei farmacisti come fossero dei poveretti, mi sale il sangue alla testa. Qui al confine con la Francia c’è un flusso costante di persone che ogni giorno prende il treno e va a Tenda in farmacia. Come hai scritto tu nel post, spacceranno un aumento nel numero delle farmacie come una liberalizzazione e tutto rimarrà inalterato come prima.
    Ciao

    1. I prezzi dei farmaci in Italia vengono stabiliti dalle industrie farmaceutiche al momento della loro registrazione e quindi della loro commercializzazione.
      L’Aifa (che ha sostituito la vecchia Cuf (Commissione Unica del farmaco) dei tempi di Poggiolini, prende atto del costo senza indagare.
      Sempre l’Aifa stabilisce se il farmaco è concedibile dal servizio sanitario nazionale, in quale fascia deve essere collocato, oppure se non è concedibile (e il costo resta a carico del cittadino) stabilisce se richiede la ricetta medica o se è classificabile come farmaco da banco, cioè senza ricetta.
      Addirittura in Italia i prezzi sono aggiornati solo in aumento in base all’inflazione Il che è capitato centinaia di volte, producendo un enorme guadagno per chi aveva molti farmaci nei magazzini e quindi ai cosiddetti grossisti o fornitori.
      Questo sistema fa si che in Italia le ditte farmaceutiche possono chiedere prezzi alti, perchè nessuno indaga se veramente si tratta di costi di ricerca o se sono dei doppioni o se non c’è nulla di nuovo.
      Inoltre i margini per i farmacisti sono altissimi. Ti basti pensare che uno sciroppo per la tosse, venduto a 10 Euro (sembra poco) ma il farmacista se lo compra all’ingrosso e lo spinge per la vendita lo acquista al prezzo di un euro o anche meno. Lo vende a 10, ma tu non troverai mai sulla scatola indicato il costo del medicinale, c’è solo il codice a barre che al consumatore non rivela nulla.
      Per non parlare dei cosmetici dove il margine è oltre il 70%.
      Sui farmaci rimborsati dal servizio sanitario nazionale il farmacista si trattiene circa il 25% per il servizio in convenzione..
      Per limitare le spese farmaceutiche enormi, in Emilia Romagna le farmacie ospedaliere che acquistano i farmaci, per legge, con lo sconto del 50%, da anni distribuiscono direttamente ai pazienti del territorio, i farmaci più innovativi e più costosi, producendo enormi risparmi e con grandi mal di pancia dei titolari di farmacia, che sono giunti persino a dire che i farmacisti ospedalieri non erano in grado di fare il proprio mestiere. (cosa che tentano adesso di fare con i farmacisti che lavorano nelle parafarmacie).
      Per avere farmaci a minor prezzo, chi sta a Roma può andare alla farmacia del Vaticano. Ci sono anche farmacie internazionali, come quella di Stresa, piuttosto interessanti.
      Le industrie farmaceutiche in italia fanno bagordi. e pensare che noi ne avevamo di industrie, ma che hanno chiuso surclassate dalla globalizzazione e dalla potenza delle multinazionali.
      Spero tanto che il governo Monti abbia la forza fi fare davvero questa liberalizzazione in modo che le parafarmacie ed i supermercati possano vendere tutto quello che è a carico del cittadino, compresi i farmaci che richiedono la ricetta medica, ma che il servizio sanitario non rimborsa. Il risparmio per i cittadini sarebbe molto grande.
      Ma ho i miei dubbi quando penso che i farmacisti per anni hanno combattuto per tenersi persino i profilattici. in farmacia. Sono una lobby potentissima.
      Ciao Raffaele, sono stata un po’ lunga, ma si tratta di un argomento che mi è familiare e quindi mi sono lasciata trascinare.
      Un abbraccio.
      .

      1. No Sole, non sei stata lunga, ho letto con piacere e mi hai chiarito alcune cose che non mi tornavano….grazie
        Un abbraccio
        Ciao

  6. hai ragione Raf, conosco gente che va in Francia a fare la spesa farmaceutica…e per aggiungere esempi a esempi: un banale prodotto erboristico in farmacia 13.00 € e nei supermercati 4,50 € ! – sono per la scelta sempre e comunque, ciao

    1. E’ già molto che tu riesca a leggere il prezzo sulle scatole dei prodotti in farmacia, se il prodotto non è rimborsabile dal servizio sanitario. E il tuo esempio è un’altra testimonianza di quanto possa rendere una parola come “farmacia”.
      Grazie Loretta dell’esempio e da ora in poi leggi i prezzi e chiedi uno sconto. Lo possono fare anche le farmacie, ma…. spesso dicono che non si può il prezzo è imposto.Non è sempre vero.
      Ciao . un abbraccio.

      Coi.

  7. Dal momento che è stato detto tutto e di più,non so se ancora esiste come i notai o gli avvocati che solo i figli possono accedere a quella professione.Qualche anno fa si perchè io conosco un farmacista titolare di due farmacie ,una in centro e una in un paese,avendo due figli la centrale l’ha passata alla figlia e l’altra al figlio,dal momento che non era una cima è andato a comprargli la laurea a Camerino,ma ha dovuto toglierlo da come era zuccone,ha dovuto aprirgli una mesticheria almeno lì danni non nè fà.Mentre una mia amica farmacista non è riuscita ad aprire una farmacia ed è finita a fare l’informatrice,tutto questo mi sembrò un gran paradosso.
    NB La mia amica aveva anni di esperienza come farmacista,se voleva aprire doveva accontentarsi di un armadio farmaceutico in un paese in capo al mondo.
    Ciao speradisole a presto Lidia.

    1. Non sarà mai fatta una vera liberalizzazione, ma semmai alle parafarmacie ed ai centri commerciali andranno alcuni prodotti come la tachipirina, l’aspirina ed alcune pomate e poco più.
      Se invece fosse liberalizzato completamente il commercio del farmaco a carico dei cittadini, cioè tutti i farmaci di fascia C compresa la pillola, il viagra, si aprirebbe un mercato del valore di circa 3,3 miliardi di euro sui quali può essere applicato uno sconto del 10-20% fino al 27-30% nei corner della grande distribuzione.
      Nel decreto “Salva Italia” di dicembre era stato previsto che i farmacisti titolari delle farmacie, già adesso dovevano applicare lo sconto del 10% su tutti i farmaci di fascia C, ma i farmacisti, senza la concorrenza, non applicano nessun sconto, anche se lo prevede la legge già in vigore..
      Ma la gente non lo sa e non insiste per chiedere lo sconto.
      La denuncia viene dalla Codacons che sta organizzando un ricorso collettivo al Tar e alla Corte Costituzionale per contestare la non totale apertura alla vendita dei farmaci di fascia C.
      Si tratta di cifre gigantesche che pochi fortunati si dividono. Rimane tutto in famiglia.
      Ciao Lidia, un abbraccio.

  8. attualmente per aprire una farmacia,in seguito a permesso da parte del comune di appartenenza quali costi comporta????quelli di una normale attività……..????perche prima si parlava di milioni di euro……

    1. Aprire una nuova farmacia, se si vince per concorso pubblico ed il Sindaco emette il decreto di titolarità, non costa quasi niente. Occorre trovare i locali adatti, entro una determinata area, e farsi anticipare da una banca i soldi per l’acquisto di attrezzature e medicinali, una prima fornitura.
      Qualsiasi banca concederà il mutuo o gli anticipi, perchè la farmacia è un esercizio che garantisce entrate, non solo dei farmaci del servizio sanitario nazionale (le ricette mediche a carico del Servizio sanitario), ma anche i farmaci a carico dei consumatori e tutta una pletora di prodotti svariatissimi che consentono di “fare cassetto” ogni giorno.
      Chi vince per concorso una farmacia si mette a posto per tutta la vita sua, dei suoi figli, nipoti e pronipoti.
      Se invece la si acquista, cioè si compra una farmacia già avviata, allora si parla di milioni di euro a seconda della posizione, degli incassi, e della clientela.
      Pare che con le liberalizzazioni siano istituite almeno altre 5.000 farmacie nuove in Italia. Pochissima cosa, e pochissimi risparmi si realizzeranno da parte dei consumatori rispetto ad una vera liberalizzazione che consenta la vendita dei farmaci non a carico del servizio sanitario nazionale, presso le cosiddette “parafarmacie”, che prevedono la presenza di un farmacista, ma non richiedono il decreto di apertura da parte del Sindaco.
      Può sembrare un controsenso, ma il servizio “farmaceutico”, quello a carico dello Stato, è una “concessione” vera e propria che lo Stato (tramite l’atto pubblico del Sindaco) dà a privati. Col tempo e con il sapiente uso di leggi studiate ad hoc, si è consentito ai privati, titolari di farmacia, di commercializzare una concessione pubblica.
      Questa liberalizzazione fatta dal governo Monti, non è una liberalizzazione, ma un semplice ampliamento di un monopolio privato che non consentirà mai risparmi per il consumatore.
      Ciao Sonia, se sei farmacista non titolare, auguri, spero che tu vinca una farmacia per concorso.
      Un abbraccio..

  9. Ciao stavo facendo una ricerca sulle liberalizzazione e lasciami dire che mi hai lasciata con la bocca aperta …molte cose vengono nascoste e fatte passare per altro, grazie di avermi aperto gli occhi.
    Saluti.

    1. Sono contenta di esserti stata utile. Sì è vero molte cose non vengono dette, perché si vogliono fare passare per riforme, o liberalizzazioni ciò che non è.
      Lo sai che nel decreto “Salva Italia” è scritto che le farmacie debbono applicare lo sconto del 10% sul prezzo dei farmaci di fascia C a carico del cittadino?
      Beh! Nessuna farmacia lo fa.
      E ti sei chiesta come mai non si trovano nei supermercati prodotti tipo siringhe, garze sterili, o garze pretagliate, ma solo cerotti, qualche disinfettante, e un po’ di cotone idrofilo?
      Per concedere ai supermercati la vendita dei profilattici si è fatta una battaglia feroce ai tempi dei tempi. Questo per dire come il monopolio sia potente e sia ancora più potente la lobby dei proprietari di farmacia.
      Ciao carissima. Un abbraccio

  10. grande speradisole!!!!!!!!!!!!!!!! ne sai di cose e fai bene a mettere nero su bianco grazie!!!!!!

    1. Grazie Gianni. Accetto con grande piacere il tuo complimento.
      E’ difficile parlare di queste cose, note purtoppo a pochi, ma ti assicuro che la furbizia di queste lobby è enorme.

      Per esempio, con la commercializzazione delle farmacie i farmacisti collaboratori sono stati degradati da “sanitari” (come dice il Testo Unico delle Leggi sanitarie, che non mi risulta essere stato abrogato) a semplici “commessi”, come quelli di qualsiasi altro negozio. Questo declassamento ha dimezzato i loro stipendi, mentre ha continuato a gravare sulla loro spalle la responsabilità personale professionale.

      Non solo ma la loro iscrizione obbligatoria all’Ordine dei Farmacisti, per esercitare la professione, anche come collaboratori, li obbliga a pagare la pensione ENPAF, privata, anche se al termine del loro carriera lavorativa avranno un’altra pensione, quella di dipendente commesso. Tuttavia ciò non è un vantaggio perché la pensione privata dell’ENPAF si aggira attorno ai 200 euro al mese quando è grasso che cola, mentre le trattenute nel corso dell’attività lavorativa sono onerose e sproporzionate rispetto alla misera pensione.
      DI tranelli, in questo campo, ce ne sono moltissimi: uno fra tutti, all’inizio del lavoro il salario di un farmacista collaboratore si aggira attorno ai 1000-1200 euro al mese ed il giovane farmacista è tentato di chiedere una riduzione consistente del costo dell’ENPAF. I giovani hanno pochi soldi e quindi accettano quasi tutti di pagare meno. Ma la pensione ENPAF viene calcolata su quello che si versa nei primissimi anni e quindi anche se poi si chiede di aumentare i contributi ENPAF perché magari si hanno a disposizione più soldi per pagare di più, la pensione resta sempre bassissima, in forza del fatto che contano quasi esclusivamente i contributi versati nei primissimi anni di attività.

      Altro inghippo è l’obbligo di pagare L’ENPAF privata legata all’iscrizione all’Ordine professionale. Poiché per lavorare si deve essere iscritti all’Ordine, si è costretti a pagare l’ENPAF, anche se si lavora come dipendente e si godrà di altra pensione (entrambi assai misere). Cosa che non avviene per i medici.
      Che i farmacisti collaboratori paghino l’ENPAF obbligatoriamente conviene solo ai titolari i quali disponendo di somme notevoli anche in giovane età, possono pagare l’ENPAF per intero da subito, inoltre, il fondo pensioni ENPAF si arricchisce in particolare per il versamento dei contributi dei collaboratori,che sono molti ma molti di più dei titolari.
      Anche qui vige il detto: pagano i più poveri per pagare le pensioni ai più ricchi. Non c’è paragone fra quello che guadagna un collaboratore di farmacia nel corso della sua vita rispetto ad un titolare, mentre rimane uguale la responsabilità professionale.
      Ciao Gianni, un abbraccio

  11. parlano di molte fidiussioni bancarie per aprire una farmacia, per quale motivo? ne sai qualcosa? grazie
    quanto tempo di anzianità lavorativa occorre per poter accedere al mitico concorso?
    ti ringrazio tantissimo ciao

    1. Le fideiussioni bancarie sono necessarie se il vincitore del concorso deve aprire una farmacia nuova e non ha le possibilità economiche sufficienti, oppure se si vuole comprare una farmacia già avviata, ma non si hanno tutti i soldi richiesti. Sostanzialmente è un contratto tra privati che si fa in banca. E’ più complicato dirlo che farlo.
      Solitamente la banca non nega mai una fideiussione a chi vuole aprire una farmacia, se la si è vinta per concorso, la banca sa bene che la farmacia è un “negozio” che rende e che renderà sempre, in quanto alle spalle c‘è il Servizio sanitario.

      Per partecipare ad un concorso per vincere una nuova farmacia non occorre anzianità. E sufficiente la laurea e l’esame di stato per l’abilitazione, oltre l’iscrizione all’ordine dei farmacisti. Ma, c’è un problema, che nell’esaminare e valutare i vincitori si tiene conto dell’anzianità di servizio. I punteggi assegnati variano significativamente a seconda se un farmacista ha fatto il collaboratore di farmacia privata o comunale, se è titolare di altra farmacia e ne vuole vincere una migliore, se esercita nella farmacia ospedaliera, se insegna, se lavora in una parafarmacia, se lavora in un ente pubblico (per esempio al Ministero della Salute, o all’Istituto superiore di Sanità o nell’esercito), o se è titolare di una farmacia sussidiata di montagna, per cui è molto difficile vincere una farmacia quando si è appena laureati. Naturalmente vengono valutate anche le prove che sono di tecnica farmaceutica ed orali.
      Tieni presente che i concorsi sono banditi o dalle Regioni o dalle Provincie, a seconda delle leggi regionali. Non sono banditi a livello nazionale, vengono tuttavia pubblicati sulla Gazzetta Ufficiale.
      I concorsi, di regola, si dovrebbero tenere ogni due anni, perché ogni due anni vengono revisionate le piante organiche delle farmacie. Nell’eventualità che la popolazione sia cresciuta o, come nel caso delle liberalizzazioni, sia abbassato il numero degli abitanti richiesti per aprire nuove farmacie, l’anno successivo alla revisione delle piante organiche si dovrebbe procedere a bandire il concorso pubblico.
      Inoltre se in un comune fosse necessario aprire più di una farmacia. la metà di queste viene assegnata al comune e l’altra metà viene messa a concorso. Nel caso la farmacia a concorso fosse una sola questa viene assegnata al comune, se, nel precedente concorso, la farmacia è stata assegnata ad un privato.
      Se sei farmacista ed iscritto all’Ordine, puoi trovare tutte queste informazioni presso l’Ordine stesso.
      Ciao Gianni, un abbraccio.

      1. grazie carissima se mai tu volessi fare una capatina verso firenze o meglio in valdarno ,saremmo onorati della tua presenza .ciao alla prossima

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