LE ALBICOCCHE

LE ALBICOCCHE

Provate a toccarle, la buccia delle albicocche è talmente gradevole al tatto  che sorprende. L’albicocca non si sbuccia si mangia con la “pelle”  e alcuni poeti hanno paragonato la buccia di questo frutto alla plasticità e alla bellezza del viso della donna amata, una pelle tenera e squisita che si mangia tutta, così come vorrebbe il trasporto amoroso verso la donna amata.

Le albicocche, per apprezzarne la gradevolezza ed il profumo, debbono essere mangiate mature. Sono facilmente digeribili ed ipocaloriche.

La durata delle albicocche è brevissima,  anche se conservate in frigorifero, dove, tra l’altro, perdono sapore, per cui è bene acquistarne solo quanto basta, magari spesso,

Sono ricche di provitamina A, perché contengono molto beta-carotene che è fondamentale per la produzione della melanina, la sostanza che ci protegge dai raggi solari e ci fa abbronzare. Il beta-carotene ha anche altre proprietà: ci protegge dalla cancerogenesi indotta da agenti chimici, rende più acuta la capacità visiva notturna,  protegge le mucose della bocca, del naso e della cornea, rinforza le ossa e i denti, potenzia le difese immunitarie contro le infezioni respiratorie, contro gli elementi tossici dell’aria inquinata e contro i danni del fumo.
Le albicocche sono inoltre un’ottima fonte di potassio e di vitamina C.

Non si deve mangiare la mandorla contenuta nel seme, perché contiene una  certa quantità di acido cianidrico.

Arrivano dall’oriente misterioso, come le pesche, in particolare dall’Armenia. Ancora oggi, infatti, si coltivano  qualità che portano  il nome della terra d’origine  come il Prunus armeniaca.

Le coltivazioni in Italia si trovano un po’ dappertutto,  dalla Sicilia alla Val Venosta, ma le zone di maggior produzione sono nell’appennino romagnolo  e nella zona vesuviana della Campania.

Se vi trovate a passare in aprile nelle zone del Santerno, e più precisamente nel comprensorio di Casalfiumanese (colline imolesi),  vedrete come gli agricoltori romagnoli hanno trasformato il paesaggio in un giardino. In primavera, (nella prima decade di aprile), la fioritura  delle piante di albicocche fa incantare.

In giugno, i frutti arancioni che fanno capolino fra il fogliame verde sono uno spettacolo indescrivibile e una delizia per il palato.

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Prunus armeniaca

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2 Risposte

  1. 4 albicocche 2 tazze di thè verde rigorosamente senza zucchero,un vasetto di yogurt magro questa è la mia colazione in questo periodo.
    Ciao speradisole un abbraccio Lidia.

    1. Molto buona la tua colazione e molto salutare.
      Mangiare frutta fresca, colorata, che contiene molti antiossidanti, è un toccasana.
      Brava e quando non ci sono più le albicocche, ci saranno le prugne, le pesche. l’uva nera, ed ogni ben di dio che abbiamo noi in Italia.
      Purchè fresca e soprattutto italiana.
      Ciao Lidia, un abbraccio.

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