Archivi Mensili: giugno 2011

LA FIDUCIA


LA FIDUCIA

Anche la famiglia, a quanto pare, ne ha le tasche piene.

Il figlio di Silvio, il Piersilvio, afferma che Mediaset in borsa va male perché è legata al premier.

Che succede anche gli scommettitori in borsa hanno perso la fiducia e la stima nel cavaliere?

Che strano, proprio strano, la sola fiducia che gli rimane è quella dei 315 che hanno creduto alla nipote di Mubarak. La fiducia comprata a suon di milioni. Quanto basta.

La notizia della sfiducia di Piersilvio a Silvio è stata battuta oggi nei sottotitoli di Rainews24.

QUANDO CI SI METTONO I SARDI…


QUANDO CI SI METTONO I SARDI…

Quando ci si mettono i pastori sardi la vita si fa più dura anche per il Berlusconi miliardario.

La società lombarda “Edilizia Alta Italia”, di proprietà della Fininvest, negli anni ’80, aveva acquistato 280mila metri cubi di terreno vicino alla spiaggia dell’Aga Khan la Costa Smeralda, per spalmarci sopra alberghi, residence e ville e realizzare,  a mare,  un porto turistico da 2000 posti barca. Una costa Turchese accanto a quella Smeralda.

Durante tutti questi anni la società edilizia non ha costruito niente ed i pastori sardi hanno continuato a farci pascolare sopra le loro pecore.

Il pascolo è un’attività che spiana  la strada all’usocapione. Dopo vent’anni di pascolo indisturbato, il terreno diventa proprietà di chi lo utilizza.

Mentre i manager milanesi erano intenti a scartabellare e a progettare i loro interventi edilizi, i pastori galluresi maturavano il diritto alla proprietà di quei terreni. Proprietà che, allo scadere del tempo utile, i pastori hanno reclamato, facendo sfumare i sogni dell’attuale presidente del consiglio, che voleva non essere da meno dell’Aga Khan.

Paolo Murgia è stato un piccolo Davide che ha affrontato  Golia in questa storia. Era nato nel 1924 ed ora non c’è più.  Però, a bloccare il progetto della costa Turchese, ci si sono messi  altri due allevatori: i coniugi Putzu, che rivendicano il possesso di 83 ettari ed Elido Bua che chiede la proprietà di altri 85 ettari. Ed è con questi sardi che Berlusconi dovrà fare i conti.

All’estremo opposto dell’isola, nella punta meridionale di Teulada, c’è un altro agricoltore che resiste all’avanzata di quelli del mattone ed è Ovidio Marras di 80 anni. Ha detto no alla Sitas, la cordata capitanata  dal Monte dei Paschi di Siena, Caltagirone e Benetton che vogliono quel terreno per fare spazio al lussuoso Capo Malfatano Resort. Settecento ettari su cui dovrebbe sorgere  un albergo gestito dai Marcegaglia, poi piscine, terme, villette, centri sportivi.

Ma Ovidio Marras, indomabile, ha già trascinato in tribunale tutti quanti e non intende cedere. Ha costretto a fare abbattere una specie di rustico dell’albergo che avevano cominciato a costruire proprio sulla stradicciola che porta a casa sua.

(Fonte l’Unità)

Ha tutta la mia solidarietà l’ottantenne Marras e gli stringo forte la mano perché non si perda d’animo, nonchè ai coniugi Putzu e ad Elido Bua, ai quali auguro altri 80 anni di vita. I miliardari debbono smetterla di depredare il territorio sardo per farne un loro esclusivo club. Non portano neppure ricchezza ai sardi, ma solo fastidio.

IL MURO


IL MURO

C’era una volta, ma forse c’è ancora, un paese diviso in due da un muro. Era un muro alto, massiccio, grigio e minaccioso.  Mai, proprio mai, nessuno aveva osato scavalcarlo.

Nel muro  non c’erano passaggi, porte o cose simili. Neanche un buchetto piccolo piccolo.  Quelli che erano nati da questa parte del muro non avevano mai visto quelli che erano nati dall’altra parte e viceversa.

Gigi abitava da questa parte del muro. Era un bambino gentile, con gli occhi castani e i capelli neri. Ma era stufo di giocare sempre da solo nel cortiletto della sua casa, che, era stata costruita proprio contro il famoso e tetro muro.

“Perché non posso andare a giocare dall’altra parte del muro?”, chiese Gigi, un giorno. alla mamma.

“Perché di là ci abita della gente molto cattiva”, rispose la mamma. “E se non mi credi chiedilo a tuo padre”

Gigi andò a trovare il padre nel suo laboratorio. “Perché non posso andare a giocare dall’altra parte del muro?”

“Perché di là ci abita della gente molto cattiva” rispose il padre.

Gigi ritornò a giocare da questa parte del muro. Ma ormai la tentazione di dare almeno una sbirciatina al di là del muro era troppo forte.

Vide che il cemento del cortile era scheggiato proprio contro il muro e, quasi con indifferenza, infilò la sua paletta sotto un grosso frammento. Il pezzo di cemento si alzò con estrema facilità. Gigi cominciò a scavare con decisione.

Dall’altra parte del muro, c’era  un altro cortile, una casetta, un bambino di otto anni con i capelli neri e gli occhi castani. Il Gigi dell’altra parte del muro portò il Gigi di questa parte del muro a visitare il suo nascondiglio segreto.

“Io ho un fratello, una sorella e un cane”, gli disse Gigi.

“Proprio come me”, gli rispose Gigi.

Gigi passeggiò con Gigi in lungo e in largo per la città dall’altra parte del muro.

“Ti comprerei un gelato, ma i miei si sono dimenticati di darmi, come al solito, la paga della settimana”, gli disse Gigi.“Anche i miei”, gli disse Gigi.

“Io non me la cavo troppo bene in matematica ed ho un po’ paura del buio” disse Gigi.

“Proprio come me”, gli rispose Gigi.

I due ragazzi si presero per mano e ritornarono presso il muro.

“Bisogna sempre stare attenti, perché ci sono delle persone spaventosamente cattive!” disse Gigi dell’altra parte del muro.

“Dove sono tutte quelle persone spaventosamente cattive?”, chiese Gigi di questa parte del muro. “Stanno dall’altra parte del muro” gli rispose Gigi.

Finalmente Gigi si infilò di nuovo nel buco e ritornò a casa sua da questa parte del muro.

Entrò in casa facendo finta di niente, ma la sua fuga era stata notata. Papà e mamma erano là che l’aspettavano con le mani sui fianchi e il cipiglio delle grandi sgridate. “Gigi!”, gridarono, “Tu sei stato dall’altra parte del muro!”

“Sì”, rispose Gigi.

“E allora”, gridarono, “come sono?”

“Proprio come noi”, rispose Gigi.

 (Anonimo)

L’immagine l’ho presa da qui

PERO’ LA MONNEZZA DELLA SVIZZERA AI LEGAIOLI PIACE


PERO’ LA MONNEZZA DELLA SVIZZERA AI LEGAIOLI PIACE

I legaioli non vogliono i rifiuti di Napoli, e allora perché il termovalorizzatore di Brescia brucia i rifiuti che arrivano dalla Svizzera?

E’ solo una questione di soldi? O una questione di tigna legaiola nei confronti di Napoli?

Forse perché la Lombardia è la terronia della Svizzera ed allora non le resta che ubbidire!

Comunque il termovalorizzatore di Brescia ha tre vie: due smaltiscono i rifiuti solidi urbani ed una smaltisce le biomasse.

Quest’ultima via è libera, nel senso che è sul libero mercato e potrebbe benissimo smaltire le biomasse compattate di Napoli, ma non vogliono che ciò accada, anche se Napoli paga, perchè preferiscono pulire la Svizzera,  come se i rifiuti svizzeri profumassero.

Non si pretende che lo facciamo “per sempre” ma intanto dare la mano ai propri concittadini per risolvere l’emergenza sarebbe il minimo.

Ma aspettarsi una mano di solidarietà dai legaioli è come aspettare che la luna cada nel pozzo.

(Fonte: i vari quotidiani)

LA LEGA VUOLE RIFARSI IL LOOK


LA LEGA VUOLE RIFARSI IL LOOK

Dopo la sconfitta dei referendum ed il flop di Pontida con la balorda promessa dei quattro ministeri al Nord, la Lega, per rifarsi il look del celodurismo, se la prende con i rifiuti di Napoli.

Calderoli e soci cercano di dimostrare che colui che ha vinto a Napoli è un povero incapace.

Si oppongono con tenacia e testardaggine a qualsiasi intervento del governo e a qualsiasi aiuto al nuovo Sindaco.

Da noi si dice: “hai voluto la bicicletta, adesso pedala”, quando si vuole rifiutare qualsiasi aiuto a qualcuno, ma soprattutto quando si mostra una grossa invidia per chi ha occupato un posto che si voleva fosse occupato da altri.

Se avesse vinto Lettieri, la Lega non si sarebbe opposta a niente di niente e si sarebbe dimenticata che i napoletani sono “terroni”.

Lo sfruttamento di disgrazie ed inefficienze ai fini propagandistici per la Lega costituiscono la base del loro sistema di governare. Ogni problema del paese, anzichè risolverlo visto che sono al governo per questo, diventa solo uno spot elettorale.

Come a Lampedusa hanno lasciato, per giorni e giorni, 6000 persone a languire su quelle coste, senza fornire loro neppure i gabinetti, ora approfittano della disastrosa situazione napoletana, per dimostrare che sono dei duri.

Lo fanno con l’aiuto di chi, a Napoli, non vuole che la situazione si risolva, con l’aiuto cioè dei camorristi e del clan dei Cosentino.

De Magistris pur trovandosi il 60% del consenso dei cittadini napoletani, ha contro tutti: governo, regione, interessi corporativi, camorra. Tutti pronti ad annunciare ai quattro venti che anche De Magistris ha fallito.

Sarebbe una soddisfazione dei “lumbard”, che per anni hanno avvelenato i terreni del Sud  seppellendo in quelle terre le loro schifezze e per la camorra che, con De Magistris sindaco, teme di perdere il controllo del territorio. 

LA VENERE E’ TORNATA


LA VENERE E’ TORNATA

La Venere di Morgantina è tornata in Sicilia,  ad Aidone (Enna) nel museo archeologico, dopo quarant’anni di misteri,  polemiche e battaglie legali fra l’Italia e gli Usa.

La statua greca fu trafugata  negli anni settanta da alcuni tombaroli, segata in tre parti, fu portata prima in Svizzera, poi in Inghilterra,  finì negli Usa, al museo Paul Getty.

L’Italia e gli Usa, per diversi anni, si misurarono in una logorante “guerra dell’arte” che si concluse nel 2007  con un’intesa fra il ministero dei Beni Culturali,  la Regione Sicilia e i quattro più importanti musei americani, che accettarono la restituzione di 67 capolavori  tra i quali la Venere di Morgantina.

La statua della dea greca è ora ospitata nel suo habitat originario, dove fu trovata, in una zona ricca di storia, tradizioni e bellezze artistiche.

Raggiungere Aidone da Enna non è  agevole. Ci si avventura nella Sicilia centrale, in un territorio ricco di boschi e la strada è piena di tornanti,  per questo si era sostenuto che era meglio metterla in un museo più accessibile.

Ma è più giusto che la statua sia collocata nel suo posto originario.

La provincia di Enna, infatti, ospita le importanti rovine archeologiche  di Morgantina e la preziosissima Villa del Casale di Piazza Armerina, che riaprirà definitivamente al pubblico nel prossimo autunno, mentre è già possibile visitare la restaurata Basilica laica.

Questa Venere è priva del piede e del braccio sinistro e della parte posteriore della testa. Sul corpo si scorgono le tre fratture, fatte dai tombaroli per facilitarne il trasporto,  anche se i restauratori del museo Paul Getty hanno fatto il possibile attraverso un sistema funzionale di fissaggio, per nasconderle.

E’ alta 2,20 metri e raffigura una divinità femminile, Venere.  Per il corpo è stato utilizzato il calcare, mentre per la testa e gli arti, il marmo.

Il panneggio è contraddistinto del cosiddetto “effetto bagnato”, lo stile che richiama quello delle sculture del Partenone, realizzate da Fidia e dalla sua bottega ateniese del V secolo avanti Cristo.

La figura era completata da decorazioni policrome per conferire all’immagine un aspetto di vitalità impressionante. Le tracce di rosa, azzurro e rosso nel panneggio ne sono  la prova.

Nella versione originaria la dea aveva in mano probabilmente una fiaccola ed era arricchita da un’elaborata acconciatura.

(la notizia)

Come dice Philippe Daverio: non importa quanti sono i visitatori di un museo, non si misura l’audience, ciò che conta è che si preservi la delicata trasmissione della poesia di ieri.

LE ALBICOCCHE


LE ALBICOCCHE

Provate a toccarle, la buccia delle albicocche è talmente gradevole al tatto  che sorprende. L’albicocca non si sbuccia si mangia con la “pelle”  e alcuni poeti hanno paragonato la buccia di questo frutto alla plasticità e alla bellezza del viso della donna amata, una pelle tenera e squisita che si mangia tutta, così come vorrebbe il trasporto amoroso verso la donna amata.

Le albicocche, per apprezzarne la gradevolezza ed il profumo, debbono essere mangiate mature. Sono facilmente digeribili ed ipocaloriche.

La durata delle albicocche è brevissima,  anche se conservate in frigorifero, dove, tra l’altro, perdono sapore, per cui è bene acquistarne solo quanto basta, magari spesso,

Sono ricche di provitamina A, perché contengono molto beta-carotene che è fondamentale per la produzione della melanina, la sostanza che ci protegge dai raggi solari e ci fa abbronzare. Il beta-carotene ha anche altre proprietà: ci protegge dalla cancerogenesi indotta da agenti chimici, rende più acuta la capacità visiva notturna,  protegge le mucose della bocca, del naso e della cornea, rinforza le ossa e i denti, potenzia le difese immunitarie contro le infezioni respiratorie, contro gli elementi tossici dell’aria inquinata e contro i danni del fumo.
Le albicocche sono inoltre un’ottima fonte di potassio e di vitamina C.

Non si deve mangiare la mandorla contenuta nel seme, perché contiene una  certa quantità di acido cianidrico.

Arrivano dall’oriente misterioso, come le pesche, in particolare dall’Armenia. Ancora oggi, infatti, si coltivano  qualità che portano  il nome della terra d’origine  come il Prunus armeniaca.

Le coltivazioni in Italia si trovano un po’ dappertutto,  dalla Sicilia alla Val Venosta, ma le zone di maggior produzione sono nell’appennino romagnolo  e nella zona vesuviana della Campania.

Se vi trovate a passare in aprile nelle zone del Santerno, e più precisamente nel comprensorio di Casalfiumanese (colline imolesi),  vedrete come gli agricoltori romagnoli hanno trasformato il paesaggio in un giardino. In primavera, (nella prima decade di aprile), la fioritura  delle piante di albicocche fa incantare.

In giugno, i frutti arancioni che fanno capolino fra il fogliame verde sono uno spettacolo indescrivibile e una delizia per il palato.

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Prunus armeniaca

C’AVETE “STRACCIATO I MARONI”


C’AVETE “STRACCIATO I MARONI”

La cosa più sensazionale cha abbiamo sentito a Pontida, sono stati i cori, i superbi canti virili dei legaioli di stampo antico: “Se i monti fosse de tocio”, “Gobo so pare, goba so mare”, “ L’uselin de la comare”, cantati a squarciagola.

Le donne padane cicalavano ed intanto cucinavano padano doc “Polenta e osei”.

Poi è salito sul palco il “celoduro” che senza fiato ha gridato “Padania”.

Fin qui il folclore di una festa paesana, con molti invitati e tanto chiasso, ma festa di paese appunto.

Il celoduro che doveva rivelare chissà quale strabiliante soluzione per cambiare questo paese, come novità ha proposto lo spostamento di quatto ministeri a Monza. Lo si sapeva già ma insomma, sul pratone sacro di Pontida, era una novità

Ha risposto bene Matteo Renzi a questo proposito e la sua risposta è stata più convincente di quella di Alemanno o della povera Polverini. Siamo disposti a spostare i ministeri  quando quello di Maroni  andrà a Caltagirone e quello di La Russa a Lampedusa.

Ovviamente il discorso delle tasse è stato accennato, quello tira sempre, ma i caporioni sanno benissimo che di questi tempi abbassare le tasse è impossibile. E’ un po’ di polvere davanti agli occhi dei legaioli seduti sul pratone.

Quindi, per tirare le somme, tutto un gran parlare e tutto un gran trambusto attorno alla Lega, per ascoltare la solita aria fritta.

Sono tanti anni che la Lega è al governo e l’unica cosa che ha prodotto sono state le ronde, ed i respingimenti, gesto di grande umanità introdotto da Maroni in prima persona al tempo di Gheddafi. Facile risultato, a Gheddafi  erano stati promessi mari e monti e lui, che scrupoli umanitari non ne ha, ha facilmente eseguito.

Il “celomoscio” di Roma ci dice anche che sulla legge elettorale si può trattare, ma sappiamo perché. Se si andasse a votare ora, vincerebbe la sinistra.

Di conseguenza, per tirare a campare e galleggiare, il celomoscio romano cerca di intortare tutti con una possibile riforma elettorale.

Tra celoduro a Pontida di Roma ladrona  e celomoscio a Roma del miliardario, c’avete proprio “stracciato i maroni”.

CHE SIA UN SEGNO DEL DESTINO?


CHE SIA UN SEGNO DEL DESTINO?

Forse nessuno l’aveva avvertito che era troppo tardi per telefonare.

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