NOVARA, AMATA CITTA’ D’UN TEMPO

NOVARA, AMATA CITTA’ D’UN TEMPO

web_marketing_novaraNovara.

Conosco molto bene la città di Novara per essere stata una “oriunda”, o una “non del territorio”.  

Ho iniziato la mia carriera professionale, “fuori casa”,  proprio in quella città, lontana dalla mia famiglia oltre 450 chilometri.

Sono stata una pendolare per anni.

Sacrifici che si fanno per poter lavorare. Sacrifici comuni a tante altre persone, niente di straordinario.

Novara, una città che ho amato e che amo ancora per tanti motivi, ma che ora mi sta deludendo, per come è governata.

Questo articolo di Claudio Fava, amatissimo giornalista,  descrive la Novara attuale, sconosciuta, triste, egoista, diffidente, chiusa e razzista.

Non è più la mia Novara.

Novara razzismo Italia

Di Caludio Fava

Quand’eravamo ragazzi, Novara per noi era la De Agostini.
Cioè le carte geografiche, le capitali col cerchietto nero, il blu profondo degli oceani, un esotismo scolastico che sapeva di monti, laghi, fiumi, lingue, navigazioni, epifanie… Era un’orizzonte senza linee, una geografia che mescolava, colorava e si presentava ai nostri occhi denso e ricco.

Insomma: era il mondo. E noi, ragazzi di provincia, lustravamo con gli occhi e con l’anima quelle carte geografiche appese ai muri delle nostre scuole, le solcavamo con lo sguardo, imparavamo a conoscerle e a smarrirci dentro.

Adesso Novara rischia di diventare periferia triste di quest’Italia. Meno che provincia: s’è fatta quartiere, rione dell’anima, luogo chiuso e diffidente. Come quasi tutte le altre città italiane del nord.

Merito delle delibere inventate dalla giunta comunale, leghisti e Pdl.

La prima delibera sancisce che se si sta a chiacchierare in tre dopo la mezzanotte nei parchi cittadini, fosse pure ferragosto, rischi la galera.

La seconda dispone che i locali etnici devono stare ben distanti l’uno dall’altro, almeno 150 metri, pena il ritiro della licenza.

La terza dice che non si può più mangiare il kebab per strada.

La quarta impone alle insegne dei negozi in lingua non italiana di affiancare la traduzione ben in vista (dunque supermarket, wine, hot dog dovranno essere accompagnati dalla opportuna traduzione: supermercato, vino, cane caldo…) .

Un’ultima delibera, infine, dice che se non sei italiano e vuoi avere una licenza commerciale (o vuoi conservare quella che t’hanno già improvvidamente rilasciato), dovrai superare un test di cultura generale.

Ora, facevano prima durante il fascismo ad attaccare un bel cartello sulle vetrine per spiegare che quello era un negozio ariano. C’era più onesta sincerità: ci si definiva razzisti senza troppi giri di parole.

A Novara, per pudore o per viltà, quella parola non si pronuncia. La si riduce a caricatura di se stessa (i test, le insegne in italiano, i capannelli dei consumatori di kebab sugli italici marciapiedi…). Ma il significato molesto di quell’assembramento di delibere è lo stesso: fuori dai coglioni gli immigrati. Non solo da Novara.

Colpa della Lega? Solo colpa loro? Troppo comodo. È l’Italia, bellezza. È questa la nuova questione settentrionale. Ed è anche l’inettitudine nostra, opposizioni di sua maestà, attenti nei discorsi ad accoppiare sempre tra loro le parole come fossero carabinieri: immigrazione, ma anche sicurezza.

La settimana scorsa, a quaranta chilometri da Novara, in un’assemblea altolocata del PD sono state elaborate sull’immigrazione proposte per tanti aspetti non lontane dalle delibere che vi ho appena raccontato: permesso di soggiorno a punti, test d’ingresso per gli immigrati, prova d’esame sulle tradizioni italiane.

Questa evocazione della tradizione, e ci spiace dirlo, è stata una trovata di Veltroni. Si dirà: tradizioni italiane, mica padane, come vorrebbe la Lega. Peccato che il punto non stia nell’aggettivo, padane o italiane, ma nel sostantivo forte, aspro e improprio: la tradizione.

Parola che oggi profuma di razza, che sa di privilegio. Parola ariana. Parola sgrammaticata, se penso a quante razze stavano su quelle carte geografiche, quand’ero ragazzo, squadernate davanti ai nostri occhi, belle perché diverse, lontane tra loro, profumate di un altrove che era il sogno della nostra vita.

Adesso l’altrove è tutto chiuso dentro di noi: la nostra razza, la nostra lingua, il nostro campanile.

Verrebbe voglia di applicarle alla lettera, queste proposte bizzarre. Verrebbe da farlo davvero un test di ammissione sulle tradizioni italiane. Magari i nigeriani ti risponderebbero, con la lingua della verità, che per loro le nostre tradizioni sono le miserabili mazzette pagate in Sicilia a destra e a sinistra dai notabili della politica, sono i senatori della repubblica riveriti come padri della patria e condannati per associazione mafiosa, sono i quindici euro al giorno che i nostri caporali pagano agli immigrati schiavi nelle campagne napoletane, sono le risate dei costruttori (italianissimi) quando apprendono che la terra trema e che potranno intingere il loro pane sulla morte degli altri con gli appalti per la ricostruzione.

Facciamolo, questo test! Ma pronti a raccogliere tutte le risposte che ci verranno servite. E a specchiarci in quelle risposte, senza far finta che basterà mandare a casa Berlusconi per riscoprire il profumo perduto di quelle carte geografiche.

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12 Risposte

  1. Impareggiabile Fava.
    Il Feudatario, in pieno Medioevo, promulgava editti ben più democratici.

    Strano che non abbiano ancora bruciato tutti i libri scritti dagli stranieri.
    Sara’ che si vogliono tenere il Mein Kampf.

    Ciao,
    Zac

    1. Con questa deriva bruceranno anche i libri scritti da stranieri, ovviamente extracomunitari.

      Sono legata alla città di Novara perchè è stata la “novità” assoluta del mio lavoro, l’indipendenza, la gioventù, l’amore e l’amicizia dei colleghi, tuttora presenti.
      Non si possono dimenticare emozioni così forti.

      Mi piace moltissimo Claudio Fava, riesce a dire le cose così bene che ha tutta la mia ammirazione. E mi piace tenere i suoi articoli, quelli che particolarmente mi colpiscono, per così dire “in casa”.

      Si terranno, i nostri pensatori retrogradi, il Mein Kampf, naturalmente, quello è un buon libro di scuola, per esaltare la “razza padana doc”, o la “razza dei lumbard”, o “i veneti ciò”.
      Comincio a fare un po’ di confusione con tutto questo federalismo casalingo.
      Ciao Zac. Un saluto.

  2. Chissà se lassù si ricordano il film “LA VITA E’BELLA,può darsi che se dovesse venirgli in mente,nelle vetrine potrebbero mettere il cartello con su scritto(vietato l’ingresso ai musi rossi neri gialli e bianchi troppo pallidi).
    Ciao speradisole un abbraccio e buona domenica Lidia.

    1. Ho sempre visto quella città con occhi diversi, i ricordi che ho sono belli.
      Pensare che ora è legaiola, xenofoba al punto da rasentare il razzismo, non mi fa piacere.
      Non metteranno cartelli nei negozi, ma sicuramente guarderanno con sospetto il diverso.
      Peccato, crollano certi miti per me. Meglio tenersi il bel ricordo.
      Ciao Lidia, un abbraccio.

  3. Novara è una roccaforte della Lega Nord. Il bellimbusto Cota è il caudillo ed ha i suoi vassalli nel sindaco uscente che è stato messo in giunta regionale per prepararsi al salto in parlamento. E secondo i sondaggi è uno dei sindaci più amati..pensa te..il piemonte è morto.
    a.y.s Bibi

    1. Piemontesi “falsi e cortesi”, così diceva un antico detto, non so se vale ancora.
      La mia esperienza invece è stata molto positiva ed ho trovato ottime persone.
      So che Cota è novarese di nascita, come è novarese Scalfaro, due uomini che più diversi non possono essere.
      Forse io sono stata fortunata ad incontrare quelli buoni.
      Mi dispiace però che siano diventati leghisti, razzisti e, per questo, credo anche molto tristi.

      A proposito di Cota, ho letto in questi giorni che sta tremando, sembra che abbia perso le elezioni, se, come dicono, ritengono false alcune liste elettorali a suo sostegno.
      Pare che anche Bossi sia piuttosto arrabbiato e stia prendendo piuttosto male la faccenda.
      Gli verrebbe meno un bel pilastro.
      Staremo a vedere.
      Ciao Bibi, un abbraccio.

      P.S.Dal mio studio, certe mattine, si vedeva il Monte Rosa. Non era proprio rosa di colore, ma a volte, per uno strano gioco di colori, si colorava d’oro.
      Mi sono rimasti questi ricordi, come ricordo la nebbia, la famosa nebbia del riso, che taglia le gambe. Nel senso che è bassa e fittissima e quando guardi in basso non vedi i piedi. Se hai un cane con te, non lo vedi.
      Dura poco, poi si alza, ma è stranissima, soprattutto nelle zone delle risaie e vicino al Ticino.

      1. Non te lo dico perchè non posso…ma quella è la mia zona.Provengo da lì, dalle cascine della Bassa a riso e la conosco bene la nebbia del riso, quella che nessuno ha mai visto, altro che nebbia di londra, quella che non riesci a vederti i piedi. Sono cresciuto a “paniscia” e nebbia.
        Riguardo a Cota…se esce dalla porta..rientrerà dalla finestra; chi ci lascerà le penne sarà l’ex sindaco che si è dimesso per andare in giunta regionale e si troverà senza sedia.
        a.y.s. Bibi
        P.S. Cota…non è novarese, è nato a Novara… diverso.E per uno che parla di immigrati ..figlio di immigrati..dovrebbe vergognarsi.
        Peccato che nn c’era la Lega quando suo padre è venuto su con la valigia di cartone, gli avremmo chiesto il permesso di soggiorno. Vedi che ci sono ancora i piemontesi falsi e cortesi?
        E pure Scalfaro..è mica tanto novarese…
        PP.SS. pure io non sono novarese, vado fiero delle origini nel mio paesello nella Bassa

  4. @ Grazie Bibi. Conosco bene anche la “paniscia” e quel vino nero forte di cantina, servito nei bicchieri rigorosamente “non” a calice(in bottiglia forse si chiama la Bonarda o il Ghemme), ma quello di cantina, non aveva nome, solo che era nerissimo, colorava il bicchiere, buono e dopo un po’ ne avresti bevuto ancora.
    Una persona che amo ancora moltissimo e che mi è sempre stato accanto in questi anni è di Casalvolone. Regno infinito della nebbia, delle rane che piovono, (quelle piccole piccole ma complete, non sono girini) e della zanzare verdi che sembrano elicotteri.
    Ma d’estate quelle immense terre gialle, fino a perdere la vista in lontananza, mi sono rimaste nel cuore.
    O in primavera quel verde che spunta dall’acqua e non è ancora pianta, è meraviglioso.
    Forse perchè guardavo tutto con gli occhi della giovinezza e dell’amore.
    Scusami Bibi, ma la tua bassa, insieme all’articolo di Claudio Fava, hanno risvegliato, in me, tanti ricordi.
    Ciao e grazie.
    Credo di aver capito che negli occhi abbiamo avuto lo stesso panorama. E’ bello saperlo.
    Un abbraccio.

  5. Non vorrei fare il terzo incomodo ma quei posti li conosco anch’io,mi sono rimasti nel cuore,la nebbia che oscurava i monti ma non le vette,il monterosa,forse per uno strano gioco del sole la neve aveva delle sfumature da mozzafiato.Solo una cosa ci differenzia,che in quell’anno persi mia madre,e mio marito mi portò in quelle montagne,sperando di mitigare la mia sofferenza.
    Ciao speradisole ciao BIBI piacere di conoscerti a presto Lidia.

    1. Spesso i luoghi che conosciamo ci portano alle situazioni che abbiamo vissuto, proprio, lì. Mi dispiace che i tuoi ricordi siano legati ad un evento tragico, come la perdita della mamma.
      So comunque che ami la montagna e quindi apprezzi molto anche il Monte Rosa, alto irreggiungibile e bellissimo, nonostante tutto.
      Ma sono belle anche le dolomiti e le meravilgiose valli, dove crescono quelle mele buonissime.
      Ti ricordi? Un abbraccio Lidia, e a presto.

  6. Se vuoi una torta di mele buonissima,senza grassi,tempo impiegato 1/4 d’ora più cottura.In casa dura meno di un respiro. Fammi sapere.
    Ciao Speradisole un abbraccio Lidia.
    PS E’ nelle Dolomiti che vorrei dormire per sempre.

    1. Carissima Lidia, sei sempre una sorpresa, certo che la voglio, io adoro le mele, soprattutto dopo che “me le” hanno presentate così bene. A volte ne compro troppe e si potrebbero trasformare in una adorabile, buona, profumata e appetitosa torta di Lidia.
      Grazie. Ciao.
      Mandala via mail, se credi.

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