25 APRILE – 63esima BRIGATA “BOLERO”

25 APRILE

LA 63esima BRIGATA “BOLERO”

QUELLA DI MIO NONNO PARTIGIANO

 La bandiera

La 63a brigata Garibaldi fu costituita nella primavera-estate 1944 quando furono accorpati numerosi nuclei armati che operavano nella zona ad ovest di Bologna, in pianura e in montagna.
I nuclei più grossi erano quelli di Monte San Pietro guidato da Amleto Grazia “Marino” e Monaldo Calari “Enrico”. Comandante fu nominato Corrado Masetti “Bolero”.
La brigata nell’autunno contava oltre 230 uomini, molti dei quali disertori dell’esercito tedesco o ex prigionieri sovietici.
Ai primi d’ottobre la brigata fu attaccata da ingenti forze tedesche a Rasiglio (Sasso Marconi), perché occupava un’importante posizione strategica alle spalle della linea del fronte.
Lo scontro durò più giorni, con gravi perdite partigiane, sia in caduti sia in prigionieri, 13 dei quali furono trasferiti a Casalecchio di Reno e trucidati nei pressi del ponte della ferrovia.
Verso la fine d’ottobre, quando alla brigata giunse l’ordine di convergere su Bologna, per prendere parte a quella che si riteneva l’imminente insurrezione, fu deciso di inviare in città il distaccamento del Comando, forte di una ventina d’uomini, al comando di Masetti e Calari. Dopo essersi aperto la strada combattendo, il gruppo non poté attraversare il fiume Reno in piena e a Casteldebole fu attaccato e distrutto dalle SS tedesche.
Nell’inverno la brigata fu ricostituita con la nuova denominazione di 3a brigata Nino Nannetti. Renato Capelli “Leo” fu nominato comandante, Raffaele Vecchietti “Gianni” commissario politico e Adelfo Maccaferri “Brunello” e Bruno Corticelli vice comandanti. Dopo l’arresto di Capelli, in marzo il comando fu assunto da Beltrando Pancaldi “Ran”.
La brigata – che ai primi d’aprile assunse il nome di 63a brigata Bolero Garibaldi – era organizzata su sei battaglioni intestati a caduti: Nello Zini a Bazzano; Gastone Sozzi a Monteveglio; Angelo Artioli a Calderara di Reno; Umberto Armaroli a Sala Bolognese; Antonio Marzocchi ad Anzola Emilia, San Giovanni in Persiceto, Sant’Agata Bolognese e Crevalcore e Monaldo Calari a Monte San Pietro.
Era inquadrata nella divisione Bologna montagna “Lupo”.

La brigata ebbe 1.548 partigiani e 706 patrioti.
I caduti furono 242 e i feriti 69.

(Nazario Sauro Onofri) (Internet)

 

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26 Risposte

  1. Marinella da Durban R.S.A. |Rispondi

    GRAZIE, GRAZIE, GRAZIE, GRAZIE, GRAZIE, GRAZIE, INFINITAMENTE GRAZIE A TUTTI QUELLI CHE VIVI O MORTI HANNO COMBATTUTO PERCHE’ OGGI IO E TE E TANTI ALTRI PIU’ O MENO STUPIDI POSSONO AVERE DIRITTO DI LIBERTA’ E PAROLA IN QUESTO NOSTRO PAESE.
    W L’ITALIA – W LA RESISTENZA – W I PARTIGIANI – W LA DEMOCRAZIA E LA LIBERTA’
    UN ABBRACCIO E BUON 25 APRILE 2010
    Marinella

    1. La 63esima brigata “Bolero” dove mio mio nonno ha combattuto, comprendeva diversi battaglioni e dall’aprile 1944 fu messo nel battaglione di Monte San Pietro (BO), intestato a Monaldo Calari, trucidato dai nazisti a Casalecchio di Reno, nell’ottobre del 1944.
      Conservo ancora la striscia che si misero sul braccio sinistro il 25 APRILE, GIORNO DELLA LIBERAZIONE.
      I ricordi nella nostra famiglia sono ancora molto vivi e si tramandano di generazione, con anche questi “ricordi personali” di storia.
      Ciao Marinella, un abbraccio.

  2. grazie a loro, e ovviamente anche a suo nonno.
    trovo che sia indispensabile tramandare i ricordi di famiglia di generazione in generazione. se tutti lo facessero, forse non si sarebbe proibito alla banda comunale di qualche paese di suonare bella ciao.

    1. Il tempo scolorirà anche questi ricordi, ma rimangono le cose a testimoniarle. Le foto, le mostrine di soldato, le lettere d’amore, la medaglia di combattimento.
      Tra i ricordi più belli il libro scritto da un polacco, Willy Beckers, rimasto amico di famiglia, che mi è stato consegnato proprio da lui, molti anni dopo la guerra, quando anni dopo è tornato a trovarci (ogni tanto si rifaceva vivo).
      Ora non c’è più, ma allora era giovane, quando era partigiano, aveva 22 anni (era nato infatti nel 1922) e dopo l’otto settembre 1943 disertò e si unì ai partigiani. Non so come mai finì dalle nostre parti, ma fece parte anche lui della 63esima brigata “Bolero”.
      La storia che racconta è depurata di tanti episodi violenti, perchè l’ha scritta almeno vent’anni dopo, ma il racconto si snoda fra le case dei contadini, pagliai, macchie di alberi, torrenti, cose che si possono vedere anche adesso. Il titolo del libro è: “Banden! Waffen raus!”: L’ultimo inverno di lotta partigiana nella collina bolognese.
      I figli ed i nipoti delle persone da lui raccontate sono nostri amici di famiglia. Ecco perchè il ricordo rimane e speriamo che non si spenga mai.
      Ciao carissima ragazza con la valigia, sempre in viaggio!

      1. CIAO, NON SO CHI SEI , MA QUEL SIGNORE CHE TI ERA COSì SIMPATICO ERA MIO PADRE….,MI PIACEREBBE SAPERE CHI SEI E CONOSCERTI, GRAZIE
        ANNA MARIA BECKERS

  3. Quegli uomini diedero tutta la loro carne e la loro anima per noi… ed anche per chi ora, cerca di infangare il loro sacrificio.
    Tentativo che dobbiamo rigettare con tutte le nostre forze!!!
    La vittoria nazifascista avrebbe rappresentato la realizzazione di quanto di peggio l’umanità serba nei suoi incubi e propositi peggiori, il lato oscuro del’essere umano, la sua dimensione folle ed animalesca.
    Sento un’infinita riconoscenza per tutti i partigiani, per tutte le partigiane che senza naturalmente conoscerci, in un certo senso ci misero al mondo… perchè ci fecero nascere in un mondo libero dal nazifascismO.
    W la Resistenza, ORA E SEMPRE!

    1. Grazie Riccardo, il tuo commento mi dà la possibilità di inserire come morirono i 13 partigiani catturati in uno scontro con i nazisti ai primi di ottobre 1944:

      Repubblica — 03 ottobre 2004 pagina 7 sezione: BOLOGNA

      “Li hanno legati ai pali, agli alberi, alle cancellate di una villa. Li hanno avvolti con filo spinato attorno al collo. Hanno mirato alle gambe perché morissero più lentamente e il filo spinato incidesse le carni. Una tortura che finì con un colpo di grazia. I cadaveri rimasero in vista per una settimana, con il cartello «Banditen», prima che il parroco don Carlo Marzocchi avesse il permesso di seppellirli nel giardino della villa di fronte. è stata una delle esecuzioni naziste più feroci avvenute in provincia di Bologna. Tredici partigiani – un medico costaricano, sei soldati russi di cui tre ignoti, quattro combattenti italiani di cui uno ignoto e due coloni – trucidati in pieno centro di Casalecchio, il 10 ottobre 1944. Da sempre l’ hanno definita «l’ Eccidio del Cavalcavia». «Una sarabanda selvaggia, una sagra dell’ infamia e della tortura, una inumana giostra di perversità».
      L’articolo continua dicendo che all’eccidio parteciparono anche dei fascisti italiani e fu proprio un graduato italiano a legare quelle persone col filo spinato. Quel luogo, per giorni, fu meta di “turismo” da parte di nazisti tedeschi i quali si facevano fotografare davanti a quei cadaveri, per le loro foto ricordo.

      E poi alcuni dicono che dobbiamo dimenticare!
      Sarebbe come uccidere quei partigiani un’altra volta.
      Ciao Riccardo, arriverderci.

      P.S. La brigata partigiana che operava nella zona di Marzabotto, sede del famoso eccidio alla Chiesa di Casaglia, Monte Sole, si chiamava “Stella Rossa”. Il comandante era “Lupo” Mario Musolesi.

  4. Credo fosse questo il pezzo segnalatomi, perché l’indirizzo mi mandava a una pagina vuota.
    Fra le cose che più mi sollevano lo spirito v’e’ l’andare, il 25 aprile, ai pranzi organizzati dall’ANPI.
    A un certo punto, il più anziano comincia a intonare, e in tre minuti pare di essere alla Scala.
    Cantano come combattevano,
    con il cuore.

    Fammi sapere se il post era un altro.

    Ciao

    1. Il post era questo, forse ho commesso qualche imprecisione nel copiarlo. Come tu ci sia riuscito lo stesso resta un mistero. Grazie Zac, la memoria ci aiuta. Siamo tutti figli di una memoria.
      Ciao.

  5. Ho semplicemente scorso tutti i post.
    Mi son detto, mo’ lo brinco.
    E l’ ho brincato.

    P.S.
    Mio nonno materno fu partigiano.
    Mio nonno paterno fu gerarca.
    Pensa il casino in famiglia…

    1. E così si spiega perchè Zac.
      Ciao.

      Commento di speradisole agosto 8, 2010 @ 7:59 pm |Modifica
      Replica

  6. @ Anna Maria Beckers.
    Carissima, questi sono i miracoli della rete. Un grande abbraccio e appena posso, ti rispondo in privato.
    A presto.

    1. Per Anna Maria Bechers
      Carissima, per un errore mio si è cancellato il tuo indirizzo mail e non posso risponderti.
      Se vuoi puoi scrivermi a
      speradisole@gmail.com
      Grazie, e chiedo scusa.
      Arrivederci.

  7. TI HO MANDATO LA M,AIL CON L’ INDIRIZZO, CIAOI

    1. Grazie Anna Maria. A presto.

    2. MA ALLORA SCRIVIAMOCI ….
      CIAO
      ANNA MARIA

  8. Mio padre Palmieri Sergio apparteneva a questa compagnia, ne ha sempre parlato, a noi figli e ai nipoti, con orgoglio. E io sono orgogliosa di lui. GRAZIE A TUTTI.

    1. Carissima, i ricordi ce li dobbiamo conservare e se possibile trasmettere. Purtroppo la generazione che ha vissuto queste vicende dolorose non c’è più, almeno io non ho più nessuno che in forma diretta, mi possa ancora spiegare queste cose. Mi restano i ricordi dei racconti, ma un po’ sbiaditi nel tempo.
      Uno dei posti dove si nascondevano i partigiani della 63esima brigata Bolero, era la Chiesa di Montemaggiore, il parroco si chiamava don Giuseppe. La chiesa c’è ancora ed è posta in cima alla collina che divide la Landa dal paese di Fagnano. Vicinissimo c’è “Monte Biancano” dove abitava mio nonno.
      Grazie Odette. Il tuo cognome non mi è nuovo e probabilmente i nostri nonni o genitori si sono conosciuti,. Lo facciamo anche noi, con un abbraccio e con un ricordo del 25 aprile, quando l’incubo tedesco finì.
      Ciao carissima. un abbraccio.

  9. Buongiorno, sto facendo una ricerca su una zona di Monte San Pietro e precisamente su Ca’ Tigrai che all’epoca della guerra era abitata dalla famiglia Torri. Mi piacerebbe avere notizie sulla casa che faceva parte della linea difensiva della 63° Brigata Bolero e su Amleto Grazia “Marino”. Grazie. Lina Orlandi

    1. Carisima Lina, mi dispiace non poter esserti d’aiuto. Purtoppo tutti coloro che avevano memoria di quei luoghi, non ci sono più, per quanto mi riguarda. I miei nonni e bisnonni, erano di quelle parti, ma pur avendone mantenuto la memoria, non ho più alcuna contezza di chi potesse abitare a Monte San Pietro. I miei bisnonni e nonni sono venuti via da quel paese poco prima della guerra del 1939 ed erano loro che mantenevano i fili di conoscenza con le persone che abitavano in quel paese.
      I miei genitori non ci sono più ed i mei parenti, quelli che hanno un certa età e potrebbero ricordare, non mi hanno saputo dire nulla.
      Auguri per la tua ricerca.
      Ciao

  10. Buon giorno a tutti!!! Sono volontaria di una programma televisiva russa, che si chiama “Jdi menia”. Nella brigada partigiana “Bolero 63” ara un partigiano armeno Vardapetian Melikset. In brigada lo chiamavano Alessandro o Aleksandr. Lui ha conoshuto Rafaele Raimondi (Remodi, Remondi). Forse Rafaele aveva o lavorava in mulino. Rafaele aveva nipoti, si chiamavano Alma e Maria e Mario. Rafaele aveva anche un nipote Luciano. Anche lui era partigiano. Luciano a preso Melikset nella sua brigada “Bolero 63a” per commbattere contro i fashisti. I fashisti anno bucato gli occhi a Luciano. Melikset e Alma erano innamorati e dopo e nata la figlia. Da quel momento Melikset non e mai visto la sua Alma e la sua figlia(forse si chiama Armenui). Stiamo cercando tutte queste persone o loro parenti. Purtroppo Melikset e morto nel 1980, ma prima di morire ha detto ai suoi figli trovare la sua famiglia italiana. Figli e nipoti di Melikset in Russia voglono sapere che destino anno avuto questi persone. Abbiamo anche le foto Alma, Maria, Mario. Vi prego, se qualquno sa qualcosa contattare con me +393484584061, natik555777@mail.ru. Ne saro molto grata se qualquno manda il suo video che raconta le storie dei suoi nonni, come era questa guerra per loro…
    Mi scusi per il mio italiano
    Natalia

    1. Ho scritto il post sulla 63esima Brigata Bolero, perché era quella cui ha partecipato mio nonno. Purtroppo coloro che, a mia conoscenza, potrebbero aiutarti in questa ricerca sono morti. Posso dirti che di mulini ce n’erano più di uno che erano situati sui fiumi attorno ai quali agiva la brigata Bolero. Il nome Raffaele Raimondi è comune da quelle parti. I fiumi sono Il fiume Reno, il torrente Samoggia ed il fiume Lavino. Sono tutti in provincia di Bologna e forse proprio La Provincia di Bologna potrebbe aiutarti in questa ricerca.
      Auguri e buon lavoro.

    2. MIA ZIA è ANCORA VIVA E CONOSCE TUTTI , COMINCIO LA RICERCA , CIAO
      ANNA MARIA

  11. cARISSIMA sPERADISOLE , HO SAPUTO CHE IL GIORNO 3 MAGGIO ALLA SALA POLIVALENTE DI PONTE RIVABELLA CI SARà UNA CENA DEDICATA ALLA RESISTENZA, MI HANNO RIFERITO CHE SUL VOLANTINO PUBBLICITARIO C’è LA FOTO DI MIO PADRE !
    CREDO CHE PARTECIPERò , TU CI SARAI , COSì CI CONOSCIAMO !!! SPERO PROPRIO DI Sì, QUESTA è LA MIA MAIL DI LAVORO PUOI SCRIVERMI ANCHE QUI , GRAZIE :
    ANNAMARIA.BECKERS@ASCOM.BO.IT.
    UN ABBRACCIO
    ANNA MARIA

    1. Carissima,
      purtroppo sono impegnata per la campagna elettorale. Non so se riesco a venire, perché non pensavo che la cosa mi occupasse tanto tempo.
      Ti ringrazio sempre per essere presente a queste cose e io riserberò nel cuore il ricordo di tuo padre, di cui conservo gelosamente il libro con la sua firma.
      Con affetto. Speradisole.

  12. carissima , riusciremo mai ad incontrarci ????
    anna maria

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