ESISTE ANCORA LA SCHIAVITU’

ESISTE ANCORA LA SCHIAVITU’?

bimbi-indiaPremetto che le notizie riportate sono tratte dal sito, www.nuoveschiavitù.it. Di conseguenza, rimando a tale sito internet l’approfondimento dell’argomento, in quanto nel blog, ho riportato solo alcuni aspetti del problema. Ringrazio anche coloro che di tale informazione ci fanno dono, altrimenti nessuno parlerebbe di questo immenso male, vecchio, ma sempre nuovo e più che mai attuale.

Sì la schiavitù esiste ancora!

Oggi il termine “schiavitù” si riferisce ad un’ampia gamma di violazioni dei diritti umani con diverse caratteristiche rispetto al passato:

Vecchia schiavitù                                   Nuova schiavitù

Proprietà legale accertata                         Proprietà legale evitata

Alto costo d’acquisto                                   Bassissimo costo d’acquisto

Bassi profitti                                                 Elevatissimi profitti

Scarsità di potenziali schiavi                     Surplus di potenziali schiavi

Rapporto di lungo periodo                         Rapporto di breve periodo

Schiavi mantenuti a vita                              Schiavi usa e getta

Importanza delle differenze etniche       Irrilevanza delle differenze etniche

Nonostante l’universale condanna, la schiavitù è una realtà del mondo contemporaneo, un fenomeno complesso e in continua evoluzione. Oggi si parla di milioni di vittime che fruttano all’economia mondiale miliardi di dollari.

Uomini, ma soprattutto donne e bambini sono soggetti a nuove forme di sfruttamento estremo, violazioni dei diritti umani che hanno ambiti e caratteristiche diversi anche rispetto al passato.

Le cause:

–         L’aumento della povertà è tra le prime cause poiché rende più vulnerabili le persone lasciando loro poche possibilità di scelta e di difesa.

–         Un altro fattore è la redditività della schiavitù: basti pensare che dolo la tratta di esseri umani è al mondo al terzo posto come proventi da attività illegali dopo il traffico di armi e di droga.

–         Il sistema economico attuale, inoltre, sfrutta nei paesi più ricchi il lavoro nero dei migranti, nei paesi più poveri delocalizza basandosi in larga misura su paghe irrisorie, sulla mancanza di controllo delle condizioni di lavoro, sullo sfruttamento e sul lavoro coatto.

Le diverse forme di sfruttamento:

–         sfruttamento sessuale delle donne

–         sfruttamento sessuale dei bambini

–         traffico d’organi

–         lavoro forzato

–         servitù domestica

–         servitù religiosa

–         sfruttamento dei bambini nei conflitti

–         sfruttamento dei bambini per accattonaggio.

Quanti sono gli schiavi?

Trattandosi di un settore illegale e pieno di ombre è difficile dare stime precise. Secondo la Nazioni Unite nel mondo contemporaneo esistono 27 milioni di schiavi, mentre per alcuni attivisti la cifra si aggira attorno ai 200 milioni. Anti-Slavery parla di 126 milioni di bambini coinvolti nelle peggiori forme di lavoro minorile che includono lo sfruttamento sessuale, lavoro per debito e schiavitù. (I dati sono aggiornati al dicembre 2008).

Donne e sfruttamento sessuale

Le donne trafficate a scopo sessuale, sia oltre che entro i confini del paese d’origine, sono, secondo le Nazioni Unite, 4 milioni, un mercato che muoverebbe dal 5 ai 7 miliardi l’anno. A livello europeo l’industria del sesso risulta coinvolgere circa 500.000 giovani.

In Italia  il fenomeno interessa almeno 70mila donne, di cui più della metà straniere (9 milioni sono i clienti delle prostitute, con un giro di affari di 90 milioni al mese).

I confini di questa moderna schiavitù, che si intreccia sempre più con la criminalità organizzata, sono difficili da tracciare. Dall’agosto 2000 al giugno 2006 sono arrivate al Numero Verde antitratta, da tutta Italia, oltre 494 mila segnalazioni di situazioni di sfruttamento e violenza contro le donne straniere.

Secondo gli studiosi del fenomeno, la prostituzione delle immigrate in Italia inizia a diffondersi negli anni Ottanta con le ondate migratorie delle donne dell’America Latina che provocano di conseguenza, verso la fine del decennio, la ritirata (dalla strada) delle italiane.

E’ seguito poi l’arrivo delle asiatiche, ma è con il conflitto nella ex Jugoslavia e con il massiccio esodo delle donne dell’Est che si comincia a parlare di tratta.

Raggirate con finti matrimoni o fidanzamenti fasulli (accade di sovente alle albanesi), o con false promesse di un lavoro dignitoso e remunerativo, le vittime vengono vendute ad un prezzo che si aggira intorno ai 20 milioni di lire. Nel caso soprattutto delle prostitute africane, dalle ragazze viene contratto un debito per coprire le spese di viaggio per l’Italia, una cifra difficilmente restituibile.

Bambini e sfruttamento sessuale

L’UNICEF valuta che circa un milione di bambini ogni anno viene introdotto nel commercio sessuale. Di seguito si riportano alcuni dati:

–         Asia Watch, un’organizzazione non governativa, ha riportato che 50.000 ragazze nepalesi sono state vendute e mandate in India per essere costrette a lavorare nei bordelli di Bombay.

–         Nella repubblica Dominicana si calcola che 25.000 bambini siano lavoratori del sesso.

–         Nell’Africa occidentale sono circa 35.000 i bambini lavoratori del sesso.

–         In Lituania si ritiene che un numero oscillante fra il 20 e il 50% delle prostitute sia costituito da minorenni. E’ noto che bambine appena undicenni lavorino come prostitute nei bordelli e che bambini provenienti da istituti, alcuni fra i 10 e i 12 anni, siano stati utilizzati per girare film pornografici.

–         In Cambogia un sondaggio condotto dalla Vigilanza sui diritti umani (Human Rights Vigilance) su 6.110 persone intervistate, coinvolte nella prostituzione, nella città di Phnom Penh e in undici province ha riscontrato che il 31% degli intervistati erano bambine e bambini fra i 12 e i 17 anni.

–         Il vincolo del debito è spesso il modo in cui le ragazze vengono forzate alla prostituzione in molti paesi asiatici, fra cui India, Myanmar, Nepal, Pakistan e Tailandia. Le ragazze devono lavorare per restituire il denaro preso in prestito dai genitori o da un tutore e non possono smettere di prostituirsi finché il debito non sia stato completamente estinto.

Traffico d’organi

Nel giro di poche decadi il trapianto è diventato un’operazione con rischi contenuti. Un successo che ha fatto impennare la domanda: nel 2005 negli Stati Uniti più di 16 mila reni sono stati trapiantati, facendo registrare un aumento del 45% rispetto ai 10 anni precedenti. Ma in questo periodo il numero delle persone in lista per un trapianto di rene è salito del 119% mentre oltre 3.500 persone sono morte nell’attesa.

In Europa occidentale sono circa 40 mila i pazienti che aspettano un trapianto e dal 15 al 30 per cento moriranno nell’attesa che è, in media, pari a tre anni (in Europa), mentre si prevede che per il 2010 si arriverà ai 10 anni.

Uno scenario  che ha favorito il via al traffico degli organi (il costo di un rene si aggira attorno ai 3.000 dollari) creando vittime in prevalenza nei Paese più poveri e soprattutto tra i minori.

India: nell’India più povera, quella dell’entroterra rurale, esistono interi villaggi utilizzati come fonti d’organi. Soni i “Villaggi della speranza” dove i malati, provenienti dall’Europa ma anche dall’India più benestante, sono pronti a pagare quanto necessario per ottenere un rene da persone così povere che sono pronte a cederlo pur di vivere.

Nel 1994 la pratica è stata messa fuori legge, ma in realtà risulta abbastanza semplice evitare i controlli.

Cina: una legge del 1984 stabilisce che gli organi dei condannati possono venir utilizzati per il trapianto, se il prigioniero dà il suo consenso (cosa non troppo difficile da ottenere nelle carceri cinesi). Tutto deve essere fatto in segretezza, per evitare l’eventuale cattiva immagine che ne deriverebbe, rendendo così anche difficile identificare i partecipanti a questa attività. Le esecuzioni vengono programmate proprio per andare incontro alle esigenze di mercato. Per Amnesty International sono circa 10 mila le esecuzioni all’anno con conseguente espianto.

Albania e paesi dell’est Europa: anche in Albania si è sviluppato un importante giro di sfruttamento che avrebbe portato alla scomparsa di 2 mila bambini solo per il traffico di organi, con destinazione Italia e Grecia, dove si arriva a pagare 30 mila euro per un fegato.

Mozambico:  le suore di Santa Maria hanno denunciato, anche con prove fotografiche, il ritrovamento di cadaveri di bambini senza fegato, pancreas, cuore, occhi, organi sessuali.

Il fatto che parte della polizia protegga gli artefici di questi delitti farebbe spiegare la lentezza delle indagini. Alle persone che venivano incarcerate bastava pagare una cauzione per uscire.

Le Autorità ammettono le strane sparizioni che sono avvenute soprattutto nelle città di Maputo, ma minimizza la situazione.

Afghanistan: centinaia di bambini afgani, di età compresa fra i 4 e i 10 anni, sono stati uccisi per il traffico d’organi. Un cuore fruttava dai 25 ai 30 milioni, la metà un rene o una cornea.

Brasile: anche i bambini brasiliani sono vittime di questo traffico. Sotto finte adozioni bambini malati di AIDS, venivano portati via per poter ottenere i loro organi.

Lavoro forzato

“Lavoro forzato è ogni lavoro o servizio imposto sotto minaccia e per il quale la persona non si è offerta spontaneamente” (Convenzione 20 dell’organizzazione internazionale del lavoro9).

Una persona diventa un lavoratore forzato quando il suo lavoro è richiesto in cambio di un prestito in denaro per il quale viene costretto a lavorare sette giorni su sette con una retribuzione minima o nulla. Secondo Anti-slavery sono 20 milioni le vittime del bonded labour, 12 milioni secondo l’Organizzazione internazionale del lavoro (Oil): intere famiglie che lavorano in condizioni inumane nelle zone agricole dell’Asia del sud, bambini trafficati nell’Africa occidentale, uomini impegnati nelle fazende brasiliane e donne esportate per schiavitù sessuale e domestica in Europa.

L’Oil sottolinea come il lavoro forzato sia presente sotto diverse forme in tutti i continenti, in tutti i paesi e in tutti i sistemi economici.

Servitù domestica

Sono migliaia le donne obbligate a lavorare come domestiche nelle case private d’Europa: lo ha rivelato un rapporto presentato al Consiglio d’Europa dove si è decisa la “tolleranza zero” contro la schiavitù domestica.

Alle spalle una famiglia d’origine che vive solo con i loro stipendi.

Le schiave del lavoro domestico sono spesso costrette a lavorare ventiquattro ore al giorno. Alcune si consolano come possono, ma c’è anche chi si rifugia nell’alcool. Badanti, colf, tate, mestieri che talvolta nascondono situazioni di fatto servili perché “se lavora in una famiglia fino a 16 ore al giorno per 500 o 600 euro al mese e con un pomeriggio libero alla settimana, si può essere formalmente liberi, ma in realtà si vive in uno stato di servitù domestica”.

Nel libro inchiesta dal titolo “La città e le ombre”, edito da Feltrinelli due osservatori sociali, Alessandro del Lago ed Emilio Quadrelli, descrivono alcune realtà italiane definendole “nuove schiavitù”. Riportano storie ed interviste, anche dichiarazioni come quella di una “padrona” di casa: “Una domestica deve essere disponibile ed assecondare anche i capricci. Se una padrona le chiede un caffè alle dieci di sera, non può rispondere che la sua giornata è finita, deve sempre essere pronta. Non so se ho reso l’idea”. O di una signora latino-americana che parla della sua esperienza di badante in questo modo: “Ho capito che badante significa  essere totalmente a disposizione di chi ti dà lavoro. Ciò che si vuole è una persona straniera, per pagarla poco, farla lavorare tanto, ma soprattutto trattarla come una schiava e il fatto che sia straniera dà alle persone il diritto di non rispettare i suoi bisogni”.

Servitù religiosa

Nella regione meridionale del lago Volta, esistono le trokosi. Si tratta di donne, ma più spesso di bambine di 4-5 anni che vengono portate ai santuari del dio Tro, una delle divinità del sistema religioso vudù, per espiare colpe commesse nella famiglia, anche in un lontano passato: debiti, omicidi, furti, ecc.

Le trokosi passano tutta la loro vita nei santuari, a lavorare i campi dei sacerdoti del dio Tro e quando diventano più grandi ne diventano le concubine.

La vita delle trokosi è un’esistenza di stenti: non possono cibarsi di quello che coltivano, vengono spesso picchiate e possono riconquistare la loro libertà solo in tarda età. Si conta che vi siano circa 10-12.000 trokosi in Ghana, ma ve ne sono anche in Togo e in Benin.

Nel Nord del mondo le credenze di stampo medioevale sono superate, ma sono molte le vittime di sette e culti religiosi che sfociano in fanatismo, superstizioni e violenze.

Lo sfruttamento dei bambini nei conflitti

Più di 300.000 minori di 18 anni sono attualmente impegnati in conflitti nel mondo.

La maggioranza di questi hanno dai 15 ai 18 anni, ma ci sono reclute anche di 10 e la tendenza che si nota è verso un abbassamento dell’età. Decine di migliaia corrono ancora il rischio di diventare soldati.

Il problema più grave è in Africa, in Asia ma anche in America ed Europa,  parecchi stati reclutano minori nelle loro forze armate.

Negli ultimi 10 anni è documentata la partecipazione ai conflitti armati di bambini dai 10 ai 18 anni in 25 paese. Alcuni sono soldati a tutti gli effetti, altri sono usati come “portatori” di munizioni, vettovaglie, ecc. e la loro vita non è meno dura e a rischio dei primi.

Alcuni sono regolarmente reclutati nelle forze armate del loro stato, altri fanno parte di armate di opposizione ai governi; in ambedue i casi sono esposti ai pericoli della battaglia e delle armi, trattati brutalmente e puniti in modo estremamente severo per gli errori. Una tentata diserzione può portare agli arresti e, in qualche caso, ad una esecuzione sommaria.

Secondo i casi resi noti in occasione della Conferenza internazionale “Liberiamo i bambini dalla guerra”, tenutasi nel febbraio 2007, dal 1998 sono stati smobilitati e reintegrati:

–         3.015 minori in Burundi

–         1.194 in Costa d’Avorio

–         27.346 nella Repubblica Democratica del Congo

–         360 in Somalia

–         16.400 in Sudan

–         2.916 in Colombia

–         5.900 in Sri Lanka

–         20.000 in Uganda

–         11.780 in Liberia

–         3.300 in Angola

–         4.00 in Afghanistan

–         8.334 in Sierra Leone

Le bambine sono 120.000 nel mondo costrette a lavorare o combattere negli almeno 21 eserciti attivi nel mondo, ossia il 40% dei 300 mila minori usati come soldati. Lo ha denunciato l’organizzazione non governativa britannica “Save the children” in un rapporto del 2007. Molte di loro non hanno più di 8 anni, benché la Convenzione sui diritti dell’infanzia vieti l’impiego di bambini soldato sotto i 15 anni. Oltre a dover combattere e occuparsi della cucina, le bambine sono quasi sempre costrette a sottostare alle esigenze sessuali dei soldati adulti.

Per citare qualche numero, in Uganda le bambine coinvolte in conflitti sono 6.500, nel Congo 12 mila, in Sri Lanka 21.500.

Lo sfruttamento dei bambini per accattonaggio

L’accattonaggio rappresenta la più tradizionale forma di profitto attraverso l’”utilizzo” dei minori. Il problema, già emerso alla metà degli anni Ottanta, in Italia ha coinvolto piccoli nomadi di origine diversa. Rom, marocchini e dell’Est europeo. I minorenni di etnia albanese e rumena vengono “affidati” dalle proprie famiglie a organizzazioni criminali che si occupano della loro “collocazione” in Italia.

Due sono i motivi dell’aumento del fenomeno:

–         aumento dei flussi migratori

–         i margini di guadagno: ogni bambino può rendere circa 100 euro al giorno.

Secondo l’Osservatorio europeo dei fenomeni di razzismo e xenofobia in Italia sono circa 50 mila i bambini costretti dal racket a mendicare. Altre fonti sottolineano che il fenomeno è troppo fluttuante per offrire stime scientifiche: a Roma si ritiene che tra i 300 e 400 minorenni vengano utilizzati per mendicare sulle strade cittadine, in prevalenza stranieri, la cui provenienza è legata ai flussi migratori.

NUOVE FORME DI SFRUTTAMENTO

Non si vedono più le catene, non esiste più il diritto legale di possedere un essere umano, ma le persone sono comunque ridotte in schiavitù con la coercizione (anche indiretta), la negazione della libertà e soprattutto la violenza. La forma più comune è il debito: in cambio di un prestito di denaro la vittima si impegna, senza che vengano definiti durata e natura del servizio, che poi non andrà a ridurre il debito originario. Esiste inoltre la schiavitù basata sul possesso – forma praticata in Africa settentrionale e occidentale e in alcuni paese arabi e la schiavitù contrattualizzata che consiste nell’offrire un contratto al lavoratore, per poi ridurlo in schiavitù, una volta arrivato sul posto di lavoro.

LA TRATTA DEGLI ESSERI UMANI

La tratta degli esseri umani è un problema su scala mondiale e consiste nel trasferimento di persone con la violenza, l’inganno o la forza finalizzato al lavoro forzato, alla servitù o a pratiche assimilabili alla schiavitù.

Si parla do schiavitù  perché i “trafficanti” usano la violenza, minacce e altre forme di coercizione, per costringere le proprie vittime, nella maggior parte dei casi donne e bambini, a lavorare contro il loro volere.

Le statistiche parlano di cifre che variano dai 500mila (OIM), 1.000.000 (Interpol), 700mila (USAID), 2.000.000 (Nazioni Unite) stime spesso calcolate sul numero di soggetti irregolari in movimento. Un “affare” particolarmente lucrativo che renderebbe a livello globale dai 7 ai 10 miliardi di dollari (32 miliardi secondo le Nazioni Unite), profitto paragonabile solo al traffico di armi e stupefacenti.

Il traffico o tratta di esseri umani, è diverso dal favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Quest’ultimo mira ad ottenere un beneficio finanziario o di altro tipo dall’entrata illegale di una persona in uno stato del quale la persona stessa non è cittadina né residente. Nel caso di favoreggiamento di immigrazione clandestina il reato consiste quindi nel trasportare persone consenzienti e organizzare il loro ingresso in uno stato senza documenti idonei. Nel caso della tratta di esseri umani invece si è in presenza di metodi coercitivi o ingannevoli ma non sempre l’ingresso nel territorio di un altro stato avviene in maniera illegale ed esiste anche il traffico “interno” di persone.

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