SIMONE DE BEAUVOIR, quando l’eccellenza è donna

contentCi sono libri che segnano la vita. Per me è stato il libro di Simone De Beauvoir “IL SECONDO SESSO”. Un libro che consiglio a tutte le donne di tenere sul comodino.

Pubblicato nel 1949 in Francia, (nel 1961 in Italia) suscitò un grande scalpore soprattutto per la lucidità, il rigore, con cui una donna costruisce un discorso sul suo sesso.  L’autrice imposta e svolge il suo saggio con il linguaggio, la tecnica, ed il metodo della filosofia esistenzialista, quella che ebbe in Jean Paul Sartre, compagno di Simone per tutta la vita, il suo massimo rappresentante.  

Si guarda la donna in tutte le fasi della sua esistenza: dall’infanzia alla pubertà, all’iniziazione sessuale, alla maturità, alla vecchiaia e in tutte le sue situazioni e comportamenti: sposa, madre, zitella, prostituta, lesbica, narcisista, amorosa, mistica.

Il libro va al di là di un’inchiesta-documentario che illumini e avvii verso più adeguate soluzioni, molti dei problemi che lievitano o inquietano, non solo le vite singole delle donne (e degli uomini) ma l’intera compagine sociale.

La casistica esaminata fa di questo volume la più esauriente, forse, delle enciclopedie sessuali. Ma la Beauvoir non si ferma alle attestazioni e alle analisi, anzi le fa convergere verso l’obiettivo principale del libro: che è l’auspicata e necessaria integrazione della donna nella società, con piena uguaglianza di diritti e di doveri, e quindi con tutte le conquiste e i progressi che se conseguono: parità salariale, controllo delle nascite, aborto legale, riconoscimenti giuridici, civili e politici.

Negli anni che stiamo vivendo, quasi un secolo dopo, in cui sembra che la donna sia stata declassata a “escort” o che tale debba fingersi per conquistare un posto di rilievo nella società, nell’economia, nella politica e nella classe dirigente in generale, questo volume di Simone De Beauvoir diventa quanto mai attuale.

Eppure di donne eccezionali il novecento è stato ricco. Penso a Maria Montessori, a Madre Teresa di Calcutta, a Jaqueline Kennedy, alla Principessa Diana, a Golda Meir, a Margaret Thatcher, a Maria Callas, Benazir Bhutto, al premio nobel  per la pace Suu Kyi (vivente), a Indira Gandhi, ma il mondo sembra tornare indietro sul concetto di donna, sul suo valore nella società. Per quanti nomi eccellenti al femminile si siano evidenziati, il mondo è rimasto al maschile. 

Non c’è parità salariale, anzi, c’è semmai il licenziamento facile e, per contro, l’assunzione al lavoro più complicata, perchè se giovane, potrebbe fare figli e quindi si tramuterebbe in un danno per l’azienda che guarda solo al profitto. Concetto moderno di maschilismo industriale.

Tornando al libro della Beauvoir, significative sono le primissime parole che un lettore legge, aprendo il libro: “C’è un principio buono che ha creato l’ordine, la luce e l’uomo, e un principio cattivo che ha creato il caos, le tenebre e la donna” . Pitagora. 

Dunque, da sempre, la donna è vista al negativo.

Scrive la Beauvoir nella sua introduzione: Mi sono irritata talvolta durante qualche discussione, nel sentirmi obiettare dagli interlocutori maschili: “voi pensate la tal cosa perchè siete una donna” . Ma io sapevo che la mia sola difesa consisteva nel rispondere: “la penso perchè è vera”, eliminando con ciò la mia soggettività, non era il caso di replicare: “e voi pensate il contrario perchè siete un uomo” perchè è sottinteso che il fatto di essere uomo non ha nulla di eccezionale.

La donna ha delle ovaie, un utero; ecco le condizioni particolari che la rinserrano nella sua soggettività: si dice spesso che “ragiona con le sue ghiandole” ( isterismo deriva dalla parola utero). L’uomo dimentica superbamente di avere un’anatomia, che comporta ormoni e testicoli.

“La femmina è femmina in virtù di una certa assenza di qualità”, diceva Aristotele. “Dobbiamo considerare il carattere delle donne come naturalmente difettoso e manchevole”;  e . S.Tommaso ugualmente decreta che la donna è “un uomo mancato”, un “essere occasionale” . Proprio questo vuol simboleggiare la storia della Genesi, in cui Eva appare ricavata, come dice Bossuet, da un “osso in soprannumero di Adamo”.

La donna è soltanto ciò che l’uomo decide che sia, viene qualificata, dall’uomo:  “il sesso”, intendendo che la donna appare essenzialmente al maschio un essere sessuato; la donna per lui è sesso, dunque lo è in senso assoluto. La donna  si determina e si differenzia in relazione all’uomo, non l’uomo in relazione a lei; è l’inessenziale di fronte all’essenziale. L’uomo è il soggetto in Assoluto, lei è l’Altro.

La categoria dell’Altro ha origini molto lontane quanto la coscienza stessa. Persino nelle mitologie più antiche si trova sempre una dualità che è quella dell’Uno uguale a se stesso e dell’Altro. Dapprima però, non era individuato alcun elemento distintivo sessuale. Le coppie Urano-Zeus, Sole-Luna, Giorno-Notte non implicano alcun elemento femminile, come non è implicato nell’opposizione del Bene al Male, dei principi fasti e nefasti, della destra e della sinistra, di Dio e di Lucifero. L’alterità è una categoria fondamentale del pensiero umano. Nessuna collettività si definisce mai come Uno senza porre immediatamente l’Altro di fronte a sè.

Bastano tre viaggiatori uniti per caso in uno scompartimento perchè tutti coloro che viaggiano nello stesso scompartimento diventino degli “altri”, vagamente ostili. Per gli abitanti di un paese, chi non appartiene a quel paese è un altro, di natura sospetta, o uno straniero.

“”A questo punto una breve divagazione personale alla “filosofia” dell’Altro, in quanto categoria, mi viene spontanea e la ritrovo nella insistente propaganda leghista contro l’Altro, il diverso, il clandestino, quello che delinque per definizione””.

Esempi significativi: per l’antisemita gli Ebrei sono “altri”, come lo sono i Negri per i razzisti, gli indigeni per i coloni, i proletari per le classi possidenti.

Solo che la coscienza dell’Altro gli oppone a sua volta la stessa pretesa: in viaggio il contadino si accorge che gli abitanti dei paesi vicini lo guardano come uno straniero e rimane scandalizzato. Fra villaggi, clan, nazioni, classi vi sono guerre, commerci, trattati, lotte che tolgono al concetto di Altro il suo senso assoluto e ne svelano la relatività. Volenti o nolenti, individui e gruppi sono obbligati a riconoscere la reciprocità del loro rapporto.

Perchè dunque questa reciprocità non ha preso rilievo tra i sessi, perchè uno dei termini si è affermato come il solo essenziale, abolendo ogni relatività in rapporto al suo correlativo, definendo quest’ultimo come pura alterità? Perchè le donne non contestano la sovranità maschile? Da dove deriva alla donna una passività così grande?.

Si possono citare casi in cui , durante un tempo più o meno lungo, una categoria è riuscita a dominare assolutamente sull’altra. Spesso è l’ineguaglianza numerica a conferire tale privilegio: la maggioranza impone la sua legge alla minoranza, oppure la perseguita. Ma le donne non sono una minoranza, ci sono tante donne quanti uomini sulla terra.

Spesso, due gruppi in contrasto sono stati inizialmente indipendenti o si sono ignorati, oppure si tolleravano, poi è sopravvenuto un avvenimento storico che ha subordinato il più debole al più forte. Per esempio la diaspora giudaica, lo schiavismo in America, la conquiste coloniali, la rivoluzione del proletariato, sono avvenimenti che hanno una data. In questi casi per gli oppressi, c’è stato un “prima” e un “dopo”.
Per le donne no, questo non è avvenuto, perchè una donna è donna per struttura fisiologica; fin dal più remoto passato furono subordinate all’uomo; la loro subordinazione non è la conseguenza di un fatto o di uno sviluppo.

Le donne, tranne in certi congressi che restano manifestazioni astratte, non dicono mai “noi”. Gli uomini le chiamano “le donne” (o quote rosa, come subdolamente si dice oggi) ma le donne per qualificarsi si designano con questa stessa parola.

“””Cantava un tempo Rosanna Fratello “Sono una donna, non sono una santa”, quindi si qualificava come tale. Oggi il premier non dice “sono un maschio, non sono un santo”, dice semplicemente “non sono un santo”, non qualifica il suo sesso. Non ne ha bisogno perchè lui, rappresenta l’essenziale, per il concetto che ha di sè, in quanto uomo e della donna in genere”””.

L’azione delle donne, anche negli anni del femminismo, non è stata altro che un movimento simbolico, esse hanno ottenuto ciò che gli uomini si sono degnati di concedere e niente di più, non hanno strappato niente, hanno ricevuto. Il fatto è che non hanno i mezzi concreti per raccogliersi in un’unità in grado di porsi, opponendosi. Le donne non hanno un passato, una storia, una religione, una solidarietà d’interessi o di lavoro, tra loro non c’è neppure un legame che le qualifichi come “comunità”.

Vivono disperse in mezzo agli uomini, legate ad alcuni uomini – padri o mariti o fratelli –  più strettamente che alle altre donne; e ciò per i vincoli creati dalla casa, dal lavoro, dagli interessi economici, dalla condizione sociale. Le borghesi, le nobili, le straricche non sono solidali con le operaie, con le proletarie, come si diceva un tempo.  Le bianche sono solidali con gli uomini bianchi, non con le donne negre.

Il legame che unisce la donna ai suoi oppressori non si può paragonare ad alcun altro fatto storico. La divisione dei sessi è un dato biologico, non un momento della storia umana. Nessuna frattura della società in sessi è possibile. Ecco ciò che definisce essenzialmente la donna: essa è l’Altro nel senso di una totalità in cui i due termini sono indispensabili l’uno all’altro. La necessità biologica – desiderio sessuale e desiderio di una prole – sembra che sottometta il maschio alla femmina, ma non ha riscattato socialmente la donna. Anche il padrone e lo schiavo sono uniti da un bisogno reciproco, che tuttavia non affranca lo schiavo, perchè nel rapporto tra padrone e schiavo, il padrone soddisfa il suo bisogno e non ne fa oggetto di mediazione, viceversa lo schiavo, nel suo stato di dipendenza, interiorizza il bisogno che ha del padrone, per paura, per speranza.

Ora la donna è sempre stata, se non la schiava, la suddita dell’uomo; i due sessi non si sono mai divisi il mondo in parti uguali e ancora oggi, nonostante che la condizione della donna si sia evoluta, la donna è gravemente handicappata.

Si può dire che in nessun paese l’uomo e la donna hanno una condizione legale paritetica e spesso la differenza va a duro svantaggio della donna. Anche se astrattamente le sono riconosciuti dei diritti, una lunga abitudine le impedisce che essi trovino nel costume la loro espressione concreta.

Economicamente gli uomini e le donne costituiscono quasi due caste (due gabbie salariali si direbbe oggi); a parità di condizioni i primi hanno situazioni più favorevoli, salari più elevati, maggiori probabilità di riuscita. Nulla di nuovo si dice quando si afferma che gli uomini occupano nell’industria, nella politica, nell’economia, un numero assai più grande di posti e detengono le cariche più importanti. Oltre la forza concreta, posseggono un prestigio del quale l’educazione dell’infanzia tramanda la tradizione: il presente assorbe il passato, e nel passato, la storia è stata fatta dai maschi.

Tuttavia per le donne rifiutare la complicità con l’uomo significherebbe per loro rinunciare a tanti vantaggi che porta con sè l’alleanza con la casta superiore. L’uomo sovrano proteggerà materialmente la donna vassalla e penserà a giustificarne l’esistenza. Sottraendosi al rischio economico ella scansa il rischio metafisico di una libertà che deve creare i propri fini senza concorso altrui. E’ un cammino più agevole, si evita la tensione e l’angoscia di un’esistenza autenticamente vissuta. Quando l’uomo considera la donna come l’Altro, trova in lei una complicità profonda. Così la donna non rivendica se stessa in quanto soggetto perchè non ne ha i mezzi concreti, perchè sperimenta il necessario  legame con l’uomo senza porne la reciprocità e perchè spesso si compiace nella parte dell’Altro.

Ma comè cominciata tutta questa storia?

Si capisce che la dualità dei sessi, come ogni dualità, si sia tradotta in un conflitto. Non è altrettanto chiaro perchè l’uomo abbia vinto in partenza. Infatti, sembra che la battaglia potesse essere vinta dalle donne o l’esito restare in sospeso eternamente. Perchè invece il mondo è sempre appartenuto agli uomini?

Domande non nuove, certamente e che hanno avuto una quantità di risposte, ma proprio per il fatto che la donna è l’Altro nega ogni valore alla spiegazione degli uomini, troppo dettate, evidentemente, dal loro interesse.

Poulain de la Barre, un femminista poco noto, nel XVII secolo disse: “Tutto ciò che hanno scritto gli uomini sulle donne, deve essere considerato con sospetto, perchè essi sono allo stesso tempo giudici e parti in causa”.

Dovunque, in ogni tempo, i maschi hanno ostentato la soddisfazione che provano nel sentirsi i re della creazione. “Benedetto sia Dio nostro Signore e Signore di tutti i mondi per non avermi fatto donna” dicono gli Ebrei nelle preghiere mattutine; mentre le loro spose mormorano con rassegnazione: “Benedetto sia il Signore che mi ha creata secondo la sua volontà” . Tra i favori di cui Platone ringraziava gli dei, il primo era che l’avessero creato libero e non schiavo, il secondo uomo e non donna.

Ma i maschi non avrebbero fruito pienamente di questo privilegio se non l’avessero concepito come fondato nell’assoluto e nell’eternità: hanno cercato di trasformare in diritto il fatto della loro supremazia. “Coloro che hanno creato e compilato le leggi, essendo uomini, hanno favorito il loro sesso, e i giureconsulti hanno volto le leggi in princìpi”, dice ancora Poulain de la Barre.

Legislatori, preti, filosofi, scrittori, dotti si sono accaniti a dimostrare che la condizione subordinata della donna era voluta in cielo e utile alla terra. Le religioni foggiate dagli uomini riflettono tale volontà di dominio: nei miti di Eva e di Pandora gli uomini hanno trovato armi.  Hanno messo la filosofia, la teologia al loro servizio, come risulta dalle proposizioni citate di Aristotele e S.Tommaso.

Fin dall’antichità, scrittori satirici e moralisti si sono compiaciuti di descrivere le debolezze femminili. Si sa quali violente requisitorie sono state indirizzate contro le donne attraverso montagne di letteratura. Questa ostilità, spesso gratuita, cela una volontà di autogiustificazione, più o meno abilmente mascherata.

Colpisce, per esempio, che il codice romano per limitare i diritti della donna invochi “la debolezza di spirito, la fragilità del sesso” nel momento in cui, indebolendosi la famiglia, la donna diviene un pericolo per gli eredi maschi. E’ degno di nota che nel secolo XVI per tenere la donna maritata sotto tutela, si facesse appello all’autorità di Sant’Agostino, dichiarando che “la donna è una bestia, nè salda, nè costante”, mentre la nubile è riconosciuta capace di amministrare i propri beni.

Nel secolo XIX la contesa femminista diventa di nuovo una lite settaria; una delle conseguenze della rivoluzione industriale  è la partecipazione delle donne al lavoro produttivo: a questo punto le rivendicazioni della donna escono dalla teoria e trovano certe basi economiche; di conseguenza i loro avversari si fanno più aggressivi; benchè la proprietà fomdiaria sia in gran parte detronizzata, la borghesia si aggrappa alla morale tradizionale che vede nella solidità della famiglia la garanzia della proprietà privata: essa tende a legare la donna al focolare domestico con tanto maggiore asprezza quanto più l’emancipazione femminile si fa più minacciosa.

Per provare l’inferiorità della donna, gli antifemministi hanno messo in campo non solo, come una volta, la religione, la filosofia e la teologia, ma anche la scienza: biologia, psicologia sperimentale, ecc. Ciò che al massimo si accordava all’Altro sesso era “l’uguaglianza nella differenza”. E’ una formula che ha avuto fortuna ed è molto significativa ed è esattamente quella che le leggi di Jim Crow hanno usato nei confronti dei Negri d’America, tale segregazione è servita unicamente per introdurre le più severe discriminazioni.

Il problema è di sapere se questo stato di cose è destinato a durare.

Molti uomini se lo augurano, ben pochi hanno disarmato. Vi sono maschi che temono la concorrenza femminile: ogni studentessa che diventa medico o avvocato ruba il posto ad un uomo. Un altro beneficio che assicura gli oppressori è che il più umile di loro si sente superiore, così il maschio più mediocre si sente di fronte alle donne un semi-dio.

Gli uomini traggono profitto dall’alterità della donna ancora in tante altre maniere più sottili. Essa è un sollievo miracoloso per tutti quelli che soffrono di complessi di inferiorità: nessuno di fronte alle donne è più arrogante, aggressivo e sdegnoso dell’uomo malsicuro della propria virilità.

L’uomo anche se nutre la maggior simpatia possibile per la donna, non può rendersi conto, veramente, della sitazione concreta della donna. Perciò non è il caso di prestar fede ai maschi quando si affannano a difendere privilegi che in realtà  non sanno misurare in tutta la loro portata. Non ci si deve lasciare intimidire dal numero e dalla violenza degli attacchi diretto contro le donne, nè frodare dagli elogi interessati rivolti alla “vera donna”, nè vincere dall’entusiasmo che suscita il suo destino in uomini che per niente al mondo vorrebbero condividerlo.

Neppure ci si deve fidare dei femministi, assai spesso l’intenzione polemica toglie loro ogni valore. Se la “questione femminile” è tanto oziosa, ciò si deve al fatto che gli uomini ne hanno fatto una “disputa” e quando si litiga non si ragiona più come si dovrebbe. Ogni argomento posto anche dai femministi chiama subito il suo contrario e spesso sono inconcludenti. Per tentare di vederci chiaro è necessario uscire da questi binari; bisogna respingere le vaghe nozioni di superiorità, inferiorità, uguaglianza che hanno guastato le discussioni e ricominciare da capo.

La situazione della donna si presenta in questa singolarissima propettiva: pur essendo come ogni individuo umano una libertà autonoma, ella si scopre e si sceglie in un mondo in cui gli uomini le impongono di assumere la parte dell’Altro; in altre parole, pretendono di irrigidirla in una funzione di oggetto.

Il dramma della donna consiste nel conflitto tra la rivendicazione fondamentale di ogni soggetto che si pone sempre come essenziale e le esigenze di una situazione che fa di lei un inessenziale.

Data questa situazione in che modo potrà realizzarsi come essere umano? Quali vie le sono aperte? quali finiscono in un vicolo cieco? come trovare l’indipendenza nella dipendenza? quali circostanze limitano la libertà della donna? E sarà in grado di superarle? Questi sono i problemi fondamentali che vorremmo chiarire, Il che equivale a dire che non porremo la sorte dell’individuo in termini di felicità, ma in termini di libertà.

 

DESTINO –  Così inizia il primo capitolo del libro IL SECONDO SESSO di Simone de Beauvoir:

“LA DONNA? è semplicissimo – dice chi ama le formula semplici: è una matrice, un’ovaia; è una femmina: ciò basta a definirla. In bocca all’uomo, la parola “femmina” suona come un insulto; eppure l’uomo non si vergogna della propria animalità, anzi è orgoglioso se si dice di lui: “E’ un maschio!”

“””Mi sembrano parole di una attualità sconvolgente”””.

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11 Risposte

  1. Bellissimo post. Complimenti, condivido in tutto e per tutto.
    Brava

    1. Grazie, Silvana, non l’ho messo su oknotizie, perchè mi sembra troppo lungo, ma se alcuni possono leggerlo senza rompersi, potrei farlo. In ogni modo se non l’hai già nella tua libreria, è un volume davvero interessante, per una donna. Ciao.

  2. L’ho letto da ragazzina, ma ho dato testè mandato a Vitty di andare a comprarlo.
    Rileggerlo è un buon esercizio, soprattutto di questi tempi.

  3. Religione,filosofia ecc.hanno condannato la donna all’inferiorità. Non irrilevante è stata ed è la forza muscolare dell’uomo. E non irrilevante è stato ed è il comportamento e il contegno di molte donne di oggi, alle quali si deve chiedere di confrontarsi con gli uomini usando l’arma dell’intelligenza, della grazia, della bellezza anche interiore, non l’esibizione sfrenata degli attributi fisici. E gli uomini,finalmente, si convincano che la donna è il perno intorno al quale si muove l’esistenza, la loro esistenza in primo luogo, la cui conduzione, senza la guida muliebre, sarebbe, anzi è, devitalizzata. Pare, però, che un cambiamento sia in atto. Impercettibile ma reale. La chiesa sta cedendo nei giudizi sulla femminilità; la filosofia moderna e la cultura mutano concezione sulla donna ed è nell’aria il sentimento di un recupero graduale di autorevolezza e di supremazia da parte “dell’altra metà del cielo” o meglio, di parte “dell’altra metà del cielo”:e ciò è un buon inizio. Potremo riparlare del difficile argomento.Un caro saluto a tutti.

    1. Trovo, carissimo Sandro, che i tempi che viviamo adesso siano tempi bruttissimi per la donna.
      Una donna viene presa a fare il ministro dopo che si è prostuita, il suo corpo in cambio della carriera.
      Una donna onorevole, brava, capace, e soprattutto non disponibile, come la Bindi, viene misurata sulle base della sua “bellezza”, che tra l’altro è magnifica, perchè ha il coraggio di accettare gli anni, senza farsi i labbroni, le tette, e tuti i lifting, cui ricorrono coloro che non sanno invecchiare.
      La violenza contro le donne, le bambine in casa e fuori non è mai stata così feroce. Si uccide per motivi religiosi e per motivi di pura e semplice sporcheria dell’animo.
      Le fotografie del capo berluska a villa certosa, danno un’idea del rispetto delle donne in quel cervello ed uno che è capo di un paese ne dà l’esempio. Se lo fa lui siamo liberi tutti di farlo anche noi.
      La cartellonistica stradale per promuove un prodotto si basa su frasi equivoche e mettono sempre in risalto oltre il corpo femminile, la sua disponibilità (diceva la promozione di una nave: noi c’abbiamo messo le poppe, voi metteteci il culo e puoi immaginare l’immagine grandissima di quel culo), questi casi sono a bizzeffe per le strade ed anche in televisione, La maturità di un ragazzo si forma con questi insegnamenti.
      Secondo me, siamo in un grade periodo di decadenza morale e civile, determinata da una certa mentalità maschilista che avviliosce le donne ed il loro corpo.
      Questo succedde solo da noi, in Italia, persino la propaganda televisiva di un banale prodotto,è diversa se fatta in Inghilterra o in Italia, qui da noi usano donne succinte, con doppi sensi.
      Non fa bene a nessuno questo clima ed autorizza le menti più deboli a pensare che a loro tutto sia dovuto, si meravigliano se una donna o una bambina dice di no.
      E’ meschino, Sandro, ed è brutto per una donna.
      Ciao Sandro, scusami se sono stata troppo lunga, ma il tuo commento mi ha dato modo di esprimere ora, perchè a suo tempo ho inserito quel post su Simone De Beauvoir.
      Ciao Sandro.

  4. Sono capitata su questo post per caso, e lo trovo davvero illuminante! GRAZIE!

    1. Grazie a te che hai avuto la pazienza di leggere. Anche per me è stato illuminante. Ciao.

      1. avrei voluto leggerlo 50 fa, sicuramente mi avrebbe aiutato tanto, lo leggo oggi e mi fa venire i brividi…meglio tardi che mai, quante cose avrei , e non avrei fatto….. mi piace tanto , è illuminante la sera non vedo l’ora di andare a letto x leggere, a volte non mi accorgo dell’ora che passa, grazie ad una mia giovane amica che me lo ha consigliato…

        1. Ciao carissima,
          tieni il libro sul comodino, come faccio io da anni. Aiuta a sopportare.
          Un abbraccio.

  5. Lo trovo un articolo fantastico. Se prima avevo intenzione di leggere la De Beauvoir, adesso non vedo l’ora. Non ho esperienze dirette personali di trattamento diverso in quanto donna (per fortuna), ma ho spesso sentito nella mia vita la sensazione che la mia femminilità, intesa come il mio “essere donna”; sia stata negata. Tutte le volte, ad esempio, che nella mia mente mi attribuisco aggettivi come “forte” e soprattutto “potente”, non posso fare a meno di provare un certo disagio, in quanto sento che questi aggettivi sono da riferirsi a un uomo, non alla ragazza. E questo fatto mi dà abbastanza fastidio.

    1. Carissima Alice,
      Ti ringrazio molto. Non solo per la tua sensibilità, ma anche perché avevo aperto il blog da pochi giorni e non sapevo bene come comportarmi.
      L’articolo è un po’ lungo. L’ho riletto, ma sinceramente non toglierei niente.
      Anch’io, quando mi dicono che “ho le palle” per portare avanti un lavoro, mi irrito parecchio. Ma è così che vengono definite le donne forti e che nella vita hanno successo. E quindi, ancora oggi, ancora nella nostra società che si dice avanzata, ancora oggi nel secono XXI la donna per essere capace, deve avere le palle.
      Beh! a me sembra solo una grande offesa.
      L’unica cosa che mi consola è che, almeno per ora, per generare è necessario un utero e delle ovaie. E finché la scienza non progredirà al punto che queste cose “esclusivamente” femminili” non sono più becessarie, la natura vuole che per generare occorra una donna o comunque una femmina. La natura è così e neppure l’uomo, con tutte le sue palle, forse non riuscirà mai a cambiarla.
      Ciao Alice. Grazie e se posso darti un consiglio, leggi il libro. Simone De Beauvoir è davvero ancora una gran donna.
      Un abbraccio. Speradisole.

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