E’ BRAVO, SA FARE BENE IL SUO LAVORO: PROMOVIAMOLO (il rischio di incorrere nel “Principio di Peter”).

Alcuni anni fa, mi fu regalato un libro “IL PRINCIPIO DI PETER“, libro che mi piacque moltissimo, poi, come succede a volte, lo prestai e quel libro non è più “tornato a casa”.

Non ho avuto il coraggio di chiederne la restituzione, non  ricordavo neppure bene a chi l’avevo prestato e quindi non avevo idea a chi chiedere ed ho lasciato perdere. In ogni modo pazienza, lo troverò, mi dicevo. L’ho cercato per molto tempo, in diverse librerie e mostre del libro della mia  città, inutilmente, era fuori catalogo, irreperibile, dovevo mettermi il cuore in pace.

Di recente ho avuto modo di scoprire, con mia grande gioia, che finalmente era uscita la ristampa. Dalla prima uscita, anno 1969, la ristampa al 2008 (almeno per quanto io sappia). Quasi 40 anni dopo, finalmente la ristampa.

Il libro, si legge nella controcopertina, spiega in modo chiaro e divertentissimo perchè chi comanda – dal nostro superiore diretto a un primo ministro – sia spesso un incompetente. Spiega perchè sul lavoro e nella società di solito le cose vadano malissimo nonostante i migliori presupposti. Come dice l’autore, nella sua introduzione, una volta che si sia conosciuto il Principio di Peter, non si può tornare in una condizione di beata ignoranza: “Non sarete più in grado di venerare i vostri superiori e opprimere i vostri sottoposti. Mai più”.

Per stuzzicare un po’ la curiosità di coloro che hanno la bontà di leggere questo blog e che non conoscono già il libro e, sinceramente, anche per mio diletto personale, riporto la prima parte del libro, quella che spiega il principio di Peter.  Vi accorgerete di quanto sia attuale e di quante volte, noi stessi, ci siamo imbattuti nelle situazioni, riportate dall’autore. Anche la meritocrazia, se legata alla gerarcologia e non accompagnata da criteri di valutazione diversi, puo’ diventare un rischio.  Buona lettura!

Comincio a sentir puzza di ratto”  M.de Cervantes

“””Quando ero ragazzo mi fu  insegnato che gli uomini ai vertici sanno quello che fanno. Mi dicevano: “Peter, più sai più vai lontano”. Così sono rimasto a scuola fino alla laurea e poi ho affrontato il mondo tenendo saldamente in pugno quelle idee e il mio titolo di professore. Nel corso del mio primo anno di insegnamento rimasi sconcertato nello scoprire che parecchi insegnanti, presidi, ispettori e provveditori sembravano essere inconsapevoli delle loro responsabilità professionali e incompetenti nell’eseguire i loro compiti. Per esempio, le principali preoccupazioni del mio preside erano che tutte le tende parasole fossero alla stessa altezza, che nelle aule regnasse la quiete e che nessuno calpestasse le aiuole.  Le principali preoccupazioni del provveditore erano che nessuna minoranza, non importa quanto fanatica, avesse motivo di ritenersi offesa e che tutti i moduli ufficiali fossero presentati entro le date indicate. L’istruzione dei ragazzi sembrava essere la cosa più lontana dalle menti degli amministratori scolastici.

Sulle prime pensai che potesse trattarsi di una debolezza peculiare del sistema scolastico in cui ero capitato a insegnare, così feci domanda di trasferimento in un’altra provincia. Compilai gli appositi moduli, allegai la documentazione richiesta assoggettandomi di buon grado a tutte le esigenze della burocrazia. Alcune settimane più tardi, la mia domanda e tutti i documenti mi tornarono indietro!

Non che ci fosse qualcosa da dire sulle mie credenziali; i moduli erano stati compilati correttamente, e un timbro ufficiale certificava che erano stati ricevuti nei tempi prescritti e in perfette condizioni. Ma una lettera di accompagnamento diceva: “I nuovi regolamenti prescrivono che questi moduli non possano essere accettati dal dipartimento per l’istruzione a meno che non siano inviati per posta raccomandata. Voglia per favore rinviarceli con tale modalità”.

Cominciai a sospettare che il locale sistema scolastico non detenesse il monopolio dell’incompetenza. Col passare degli anni mi accorsi che in ogni organizzazione esiste un certo numero di persone non in grado di compiere il proprio lavoro.

Un fenomeno universale

L’incompetenza sul lavoro è onnipresente. Lo avete notato? Probabilmente lo abbiamo notato tutti.

Vediamo i politici pieni di indecisioni far posa di essere volitivi uomini di Stato e “fonti autorevoli” incolpare della propria inaffidabilità “situazioni impreviste”. Infiniti sono i dipendenti pubblici indolenti e insolenti, i capi militari la cui pavidità è occultata da retorica sul coraggio e gli uomini di governo il cui innato servilismo impedisce loro di guidare il paese.

Ormai smaliziati non facciamo più caso a un prete dai comportamenti immondi, a un giudice corrotto, a un avvocato privo di scrupoli, a uno scrittore che non sa scrivere e a un insegnante di inglese che non conosce la grammatica.  Nelle università assistiamo a lezioni inascoltabili biascicate da professori incomprensibili.

Vedendo l’incompetenza ad ogni livello gerarchico – politico, legale, scolastico e del mondo produttivo -, ho ipotizzato che la sua causa sia intrinseca a qualcuna delle regole che governano l’assegnazione dei posti ai lavoratori.  Ho così iniziato a studiare i modi in cui i dipendenti salgono la scala gerarchica, e che cosa accada loro dopo ogni promozione.

Per mettere assieme una quantità significativa di dati scientifici ho raccolto centinaia di casi reali. Eccone tre.

Archivio amministrazione comunale – caso n.17

J.S.Minion era capo della squadra manutenzione al dipartimento lavori pubblici di Excelior City. Tutti lodavano la sua inesauribile affabilità. “Mi piace Minion – diceva il sovrintendente ai lavori pubblici – ha buona capacità di giudizio ed è sempre gentile ed accomodante”. Era un comportamento adatto alla posizione di Minion, il quale, non avendo rapporti con la politica, non si trovava mai a dover entrare in conflitto con i suoi superiori.  Il sovrintendente andò in pensione e Minion prese il suo posto. Continuò a non entrare  mai in conflitto con nessuno. Passava al suo caposquadra qualsiasi indicazione gli provenisse dall’alto senza mai valutarla criticamente. Ciò che ne conseguì furono istruzioni spesso in contrasto una con l’altra, e i continui cambiamenti di rotta demoralizzarono l’intero dipartimento. Cominciarono ad arrivare valanghe di proteste dal sindaco e dagli assessori, dai contribuenti e dai sindacati. Minion continua ancora adesso a dire di “sì” a chiunque e si limita a fare da solerte messaggero tra i suoi superiori e i suoi subordinati. Sovrintendente di nomina, fa in pratica il fattorino. Il settore manutenzione supera regolarmente il budget previsto pur non riuscendo a fare i lavori che gli spettano. Minion, un caposquadra competente, è diventato un sovrintendente incompetente.

Archivio settore servizi  – caso n. 3

E.Tinker era un apprendista particolarmente zelante e intelligente all’autofficina G.Reece Auto Repair, Inc. e presto fu promosso operaio specializzato. Avendo dimostrato una eccezionale abilità nel diagnosticare guasti oscuri e una pazienza infinita nel ripararli, qualche mese fa è stato promosso capo officina.  Ma a quel punto il suo amore per la meccanica e il suo perfezionismo si sono trasformati in debolezze.  Si accolla qualsiasi lavoro che ritiene interessante, non importa quanto sia affollata l’officina. “In un qualche modo ce la faremo” dice.  Non molla una riparazione finchè non è pienamente soddisfatto. Si intromette continuamente nel lavoro degli altri. E’ raro riuscire a trovarlo alla sua scrivania. Di solito è affondato fino ai gomiti in un motore mentre un meccanico che dovrebbe fare quel lavoro resta a guardare e gli operai siedono tutt’attorno in attesa che siano loro assegnati nuovi incarichi. Così, l’officina è sempre nel caos e sovraccarica di lavoro, e spesso i tempi di consegna non sono rispettati. Tinker non capisce che il cliente medio vuole solo che la sua auto gli sia restituita il più in fretta possibile e che gli importa poco della perfezione! Non capisce che alla maggior parte dei suoi meccanici importa più della paga che dei motori. Così Tinker non va d’accordo nè con i clienti nè con i suoi sottoposti. Era un meccanico competente, ora è un capo officina incompetente.

Archivio militare – caso n. 8

Consideriamo ora il caso del generale A.Goodwin, scomparso di recente. Le sue maniere cordiali e informali, la sua conversazione schietta, la sua indifferenza per il bon ton e il suo indubbio coraggio lo avevano reso l’idolo dei suoi uomini, che aveva guidato verso molte meritate vittorie. Quando Goodwin fu promosso feldmaresciallo si ritrovò ad avere a che fare non più con i soldati, ma con uomini politici e generali degli eserciti alleati. Non riuscì ad adeguarsi al protocollo.  Non riuscì a costringere i propri  discorsi negli ambienti della formalità e dell’adulazione. Si trovò a bisticciare con tutti i dignitari e arrivò al punto di starsene sdraiato per giorni ubriaco e imbronciato nel suo alloggio mobile.  Le decisioni militari passarono dalle sua mani a quelle dei suoi subordinati. Aveva raggiunto una posizione che era incompetente a ricoprire.

Un importante indizio!

A un certo punto mi accorsi che casi del genere avevano una caratteristica in comune. Le persone erano state promosse  da una posizione di competenza a una posizione di incompetenza. Mi resi conto che prima o poi questo può accadere a un qualunque lavoratore in qualsiasi gerarchia.

(Tralascio alcuni esempi ed alcune ipotesi, per trascivere:)

La mia analisi di centinania di casi di incompetenza sul lavoro mi ha portato a formulare il Principio di Peter:

IN UNA GERARCHIA OGNI LAVORATORE TENDE A SALIRE SINO AL PROPRIO LIVELLO DI INCOMPETENZA

Una nuova scienza!

Dopo aver formulato il Principio mi sono reso conto di aver inavvertitamente fondato una nuova scienza, la gerarcologia – lo studio delle gerarchie. Il termine gerarchia si riferiva in origine all’ordinamento eccelsiastico basato su vari livelli di potere. Il significato attuale comprende qualsiasi organizzazione i cui membri o lavoratori siano collocati a vari livelli, gradi o classi. Benchè sia una disciplina recente, la gerarcologia sembra già essere ampiamente applicabile ai campi dell’amministrazione pubblica e privata.

Ciò riguarda anche voi!

Il mio Principio è la chiave per capire tutti i sistemi gerarcologici, e quindi capire l’intera struttura della civiltà. Alcuni pochi eccentrici cercano di evitare di essere coinvolti nelle gerarchie, ma di fatto chiunque operi nel commercio, nell’industria, nei sindacati, nelle forze armate, nella religione, e nell’istruzione ne è implicato.  Tutti sono sottoposti al Principio di Peter.  Naturalmente, molte persone possono avere partita vinta per una promozione o due, passando da un livello di competenza a un più alto livello di competenza. Ma la competenza in una nuova posizione le qualifica per una ulteriore promozione. Per ciascun individuo – per voi, per me – la promozione finale è il passaggio da un livello di competenza a uno di incompetenza. (Nota: I fenomeni della canonizzazione a spinta  (l’essere spinti su a calci) e dello svolazzo laterale non sono, come potrebbe pensare  un osservatore casuale, eccezioni al Principio. Sono solo pseudopromozioni e saranno esaminate nel capitolo 3) .

Così, dato un tempo sufficiente – e dando per scontata l’esistenza di un numero sufficiente di gradi sulla scala gerarchica – ogni lavoratore tende a salire e a fermarsi al suo livello di incompetenza.

Il corollario di Peter afferma:

COL TEMPO, OGNI POSTO TENDE A ESSERE OCCUPATO DA UN LAVORATORE INCOMPETENTE A SVOLGERE LE PROPRIE FUNZIONI.

Chi manda avanti la baracca?

Ovviamente è raro trovare un sistema in cui ogni lavoratore abbia raggiunto il proprio livello di incompetenza.   Il lavoro è svolto da quegli impiegati che non hanno ancora raggiunto il loro livello di incompetenza”””.

Per saperne di più e leggere un libro divertente: IL PRINCIPIO DI PETER  – Perchè il vostro superiore è un incompetente? Questo libro vi dà la risposta

Autori: Laurence J. Peter – Raymond Hull       Ediz. Calypso

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4 Risposte

  1. anch’io avevo copia di questo fantastico – e sempre attuale – testo. E, come te ho avuto la malaugarata idea di prestarlo…MAI PIU TORNATO (!). Stracercato, niente da fare. Neanche dalla Calypso.

    1. Non conviene mai prestare i libri. Oltre a quello di cui ho parlato, ne ho perso altri di interesse notevole. Ho sempre amato i libri e alcuni “amici” me li chiedevano in prestito, ma come succede non tutti ritornavano. Allora ho deciso, niente prestiti, in particolare se si tratta di edizioni non più reperibili.
      Mi dispiace, so com’è frustrante non trovare più quello a cui si teneva molto, ma vorrei provare a cercarlo nella mia libreria, chissà, ho la tua mail, nel caso lo trovassi te lo farò sapere.
      Ciao. Un abbraccio.

  2. Ho trovato edizioni in lingua tedesca,francese e spagnolo MA IN ITALIANO niente di niente salvo EBAY che lo mette in vendita a 58,…. euri. Nel risponderti CHIEDO CHE CHIUNQUE NE SIA IN POSESSO di inviarmi eventuali FOTOCOPIE (oppure una normale file in formato PDF). Penso che la casa editrice Calypso farebbe un affare se lo ristampasse: mai,in tempi come questi, sarabbe un libro di successo e gradito.
    In data :18/Marzo/2016.

    SAluti

    Colsoft@tin.iy

    1. Carissimo Pietro,
      ho aspettato a risponderti perché ho cercato nelle librerie della mia città se ci fosse il libro di cui stiamo parlando. Prtroppo dopo l’edizione del 2008 (che è andata a ruba), bessuna libreria ne ha a disposizione e non sono previste ristampe per il momento.
      Condivido quanto dici che la casa editrice potrebbe fare una ristampa dopo tanti anni e ci guadagnerebbe molto. E’ possibile mi è stato detto, anche perché le librerie lo richiedono.
      Vedrai che riuscirai a trovarlo.
      Un abbraccio Speradisole.

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